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Ballando con… Bolle, la danza diventa evento

D’improvviso, la Rai in una delle sue espressioni migliori da qualche anno a questa parte. C’è la riprova che intrattenimento non significa solo varietà ed evasione, quella prevedibile alternanza di comici e cantanti a cui ci ha tristemente abituati gran parte della programmazione in voga. Roberto Bolle danza con me (Rai 1, lunedì, ore 21.15, share del 21.5%) è stato uno spettacolo vero, capace di coniugare espressione artistica, gusto per il bello, talento, leggerezza, racconto. Chissà che cosa l’avrà partorito: una congiunzione astrale favorevole, la lontananza da pressioni e interferenze dei palazzi romani in queste settimane di vacanza della politica, la scarsa competenza dei dirigenti Rai in materia di danza. O, in positivo, la direzione artistica e la scrittura dello stesso Bolle, la collaborazione del coreografo Michael Cotten, uomo dei grandi eventi televisivi americani, la realizzazione della Ballandi Entertainment. Una serata evento che ha inaugurato nel modo migliore il nuovo anno e ha per una volta dimostrato la capacità del servizio pubblico d’intrattenere con piglio innovativo, dosando racconto biografico, competenza artistica, collaborazioni di alto profilo (Sting, Tiziano Ferro). Uno show con Bolle certamente grande protagonista nel ruolo di «étoile dei due mondi», in grado di alternare danza moderna e balletto classico: su tutti la performance di Luce e ombra, passo a due con Melissa Hamilton, dal balletto «Caravaggio» firmato da Mauro Bigonzetti. Ma anche uno show corale, che ha visto Marco d’Amore liberarsi della cupa maschera del Ciro Di Marzio di Gomorra per indossare i panni del narratore moderno di armonie e leggerezze con una disinvoltura che sorprende solo chi non l’ha visto recitare in American Buffalo (al Franco Parenti di Milano Bolle era in prima fila). Una coralità completata dalla partecipazione di Virginia Raffaele, formidabile il suo numero di danza moderna, Pif, Miriam Leone e Geppi Cucciari, tutti appartenenti alla scuderia di Beppe Caschetto. Sarebbe tuttavia bizzarro prendersela con lui. Più che una colpa forse è un merito avere tra i propri artisti alcuni dei migliori trenta quarantenni in circolazione. Piuttosto, compete alla Rai saperli dosare senza inflazionarli.

La Verità, 3 dicembre 2018