Finalmente la Rai dà «Carta Bianca» alla Berlinguer

S’intitolerà Carta Bianca la nuova, travagliata, striscia quotidiana di Bianca Berlinguer, su Rai 3 dalle 17.30 alle 18, dal 26 ottobre prossimo. Dopo la lunga attesa per avere il numero di matricola e la separazione consensuale da Michele Santoro («Se chiami un architetto per avere un’idea è una cosa, ma se lo chiami e poi il progetto vuoi disegnarlo tu è un’altra»), il programma è stato finalmente inserito in palinsesto. Se quel «bianca» vada scritto con la B maiuscola del nome proprio della conduttrice o con la b minuscola dell’aggettivo non è chiaro. In ogni caso si auspica che la Rai conceda la carta del colore giusto all’ex direttrice del Tg3.

L’eleganza della Ercolani Non è partito benissimo Week end con il nonno, il nuovo format lanciato dalla Rai 4 di Angelo Teodoli. Ma l’idea è buona e l’esperimento merita di proseguire. Piuttosto, fa riflettere il fatto che sia firmato dalla Stand by me di Simona Ercolani, consulente per la comunicazione del premier, in cabina di regia nel Comitato per il Sì al referendum. Di regie se ne intende…

Ilary Blasi conduce «Grande Fratello Vip»

Ilary Blasi conduce con autorevolezza e scanzonato pragmatismo «Grande Fratello Vip»

E quella di Ilary Blasi Sempre in tema di donne, a Mediaset sono in ascesa le quotazioni di Ilary Blasi, alla guida del Grande Fratello Vip, sempre vincente negli ascolti con La Catturandi di Raiuno. La moglie di Totti ha scelto mise minimaliste e senza gioielli, ma regge il timone del reality con piglio scanzonato e autorevolezza quando si tratta di dissociarsi dalle intemperanze di Clemente Russo e Stefano Bettarini. In più, ogni settimana una polemica spinge la serata: prima l’intervista alla Gazzetta dello Sport, poi le sparate dell’ex marito di Simona Ventura. Per gli amanti del genere…

La Rai vince a Lampedusa Buon risultato di ascolti per Fuocoammare, il film di Francesco Rosi vincitore del Festival di Berlino, candidato italiano nella corsa agli Oscar: proiettato su Raitre nell’anniversario della strage di profughi al largo di Lampedusa, dove la Rai ha organizzato l’ultimo Prix Italia, il film ha ottenuto l’8,8 per cento di share (2,2 milioni di spettatori). A seguire l’inchiesta Lontano dagli occhi di Domenico Iannacone si è assestata al 7,4 per cento.

Sì o No, match generazionale Tra le tante cose scritte attorno all’imperdibile dibattito tra Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky chez Enrico Mentana su La7, il dettaglio delle capigliature è stato, a suo modo, rivelatore delle biografie dei tre protagonisti. Pettinatissimo e un po’ laccato, il premier cresciuto nel pieno degli anni Ottanta; semicalvo il professore, uomo che ne ha viste tante; scarmigliato e un tantino arruffato il giornalista, passato attraverso i conflitti dei Settanta.

La Verità, 5 ottobre 2016

 

Conti, lo showman renziano incassa 4,5 milioni in 3 anni

Se c’è un volto che identifica e riassume il renzismo televisivo è quello abbronzato del fiorentino Carlo Conti. Un brand, un marchio. Una presenza e un attivismo che hanno molto di simbolico. Certo, dirà qualcuno in vena di distinguo, Conti lavora in Rai da ben prima che Matteo Renzi assurgesse al ruolo di premier megagalattico 2.0. Vero. Ma altrettanto vero che, come che sia, da un paio d’anni a questa parte il peso del conduttore di Tale e Quale Show è andato crescendo in maniera esponenziale. E ora il cumulo di ruoli e cariche fa sospettare anche un discreto cumulo di euro. L’altro giorno sul Giornale Giancarlo Mazzuca, consigliere di amministrazione della tv pubblica, si è chiesto quanto Conti «riesca a incamerare tra radio, tv e pure Sanremo dove è, ormai, intoccabile». Alla domanda, finora caduta nel vuoto, La Verità è in grado di rispondere: stando all’ultimo contratto da poco rinnovato, pare senza eccessivi ritocchi, Conti guadagna 4,5 milioni in tre anni. Una cifra che sembra iperbolica. Ma, tutto considerato, fino a un certo punto.

Matteo Renzi, ospite del programma di Maria De Filippi, «Amici»

Matteo Renzi, ospite del programma di Maria De Filippi, «Amici»

Conti Carlo, nato a Firenze il 13 marzo 1961, sposato e padre di Matteo – di cui, secondo le cronache, il premier avrebbe dovuto essere padrino di battesimo ma, per sopraggiunti impegni, venne rimpiazzato all’ultimo momento da Leonardo Pieraccioni – Conti, dicevo, è il conduttore principe di Rai 1 avendo presentato nella scorsa stagione ben dieci programmi, tra i quali il fortunato I migliori anni, nonché alcuni eventi estivi. I suoi ruoli più prestigiosi tuttavia sono altri: la direzione artistica e la conduzione del Festival di Sanremo, dal 2015, la direzione artistica di RadioRai, da giugno di quest’anno, data in cui ha lasciato la guida dell’Eredità, altro successo consolidato. Per far intendere quanto sia potente, l’altro giorno uno come Albano Carrisi ha annunciato in un’intervista a un importante settimanale di avere tre canzoni pronte, «in cui credo molto… Spero che piacciano a Carlo Conti perché voglio tornare a Sanremo», ha auspicato ossequioso Albano. Ora, a rigor di logica, con un artista che vanta un blasone festivaliero di una vittoria due secondi e tre terzi posti, la prospettiva dovrebbe essere rovesciata. Cioè: dovrebbe essere Conti a sperare in Albano e non viceversa. Ma tant’è.

Dunque, l’altro giorno, Mazzuca rigirarava il quesito nel 730 del conduttore-autore-direttore artistico eccetera: «Visto che gli altri non parlano, vorrei che facesse lui outing sui suoi compensi… Chiedo troppo?». Trascorsi alcuni giorni bisogna rispondere affermativamente. A differenza di quelli di dirigenti e giornalisti, i contratti delle star sono protetti dal segreto aziendale per non favorire aste e andirivieni da un’emittente all’altra. Detto che Conti è un fedelissimo Rai con il dna della tv pubblica nel midollo, ecco accontentato Mazzuca e altri curiosi come lui. Oltre alle varie cariche, bisogna considerare che in Rai c’è chi, avendone meno, guadagna altrettanto o più di Conti. E non va dimenticato che gli artisiti producono valore aggiunto per tutta l’azienda. Puntualizza Franco Siddi, anche lui consigliere d’amministrazione Rai: «Conti ha una professionalità acclarata e il suo compenso non è tra i più elevati. Tuttavia, è ora di calmierare certi cachet e smettere di pagare le star come calciatori. E se, abbassando i compensi», continua il consigliere in quota Pd, «rischiamo di perdere qualche talento, pazienza. La Rai ha una missione pubblica. Anziché preoccuparci solo di duecento volti noti, dovremmo iniziare a pensare agli altri dodicimila dipendenti che hanno stipendi a livelli minimi».

Giorgio Panariello, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni durante lo show «Aria Fresca»

Giorgio Panariello, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni durante lo show «Aria Fresca»

Per tornare a Conti, forse sarebbe convenuto non caricarlo di troppe responsabilità. Ma non è facile come dirlo. Oltre al successo dei primi due Festival, il conduttore può vantare una vicinanza con il premier che non è solo nelle origini geografiche. Più che lo snobismo salottiero di Daria Bignardi o l’arborismo goliardico di Fabio Fazio, l’ex sindaco di Firenze si specchia nella cultura dell’intrattenimento pop che è la stessa di Conti. Non a caso da ragazzo partecipò alla Ruota della Fortuna e tuttora preferisce andare ospite di Maria De Filippi piuttosto che di Michele Santoro. Una sintonia a prova di reciproci endorsement. Dopo l’ultimo Festival il premier esternò: «So che forse non gli faccio un favore. Ma posso dire che Carlo Conti è stato come sempre impeccabile nel gestire Sanremo?». Parole che finirono dritte al Tg1 della sera. Dal canto suo, il conduttore si era più volte sbilanciato. Alle primarie del Partito Democratico: «Sarebbe una bella ventata. Speriamo ce la faccia. Il voto è segreto. Ci tengo molto a questa cosa. Se per caso dovessi andare a votare, però, voterò Renzi». Al momento della conquista di Palazzo Chigi: «È giovane e pieno di energia, capace di rendere la politica non meno seria, ma meno seriosa». E avanti così, fin da quando Renzi aveva 18 anni e «veniva a vedere Aria Fresca, il programma che facevo con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni in Toscana». Il programma che, attualizzato, i tre amiconi stanno portando in tour in questi giorni. Chissà se il premier tornerà a vederli.

La Verità, 23 settembre 2016

Il borsino di 5 star binarie, tra Rai e Mediaset

Seconda puntata sulla prossima Mediaset, e non solo. Come detto, dopo alcuni significativi cambiamenti strutturali e l’ingresso di nuovi editori internazionali nella tv generalista la situazione è piuttosto fluida. Tutto il sistema Continua a leggere

Marano e Freccero ce l’hanno fatta: riecco Santoro (anche in video)

Di Gad Lerner s’è già scritto, di Michele Santoro ancora no. Come si fa a non dire: a volte ritornano. Dunque, come anticipato da TvBlog l’ex Infedele sarà su Raitre dall’inizio del 2017 con Islam-Italia, sei Continua a leggere

Contratti Mediaset: cosa faranno Bonolis, De Filippi e Raffaele

Il 4 luglio prossimo, una settimana dopo la Rai, anche Mediaset presenterà i palinsesti per la prossima stagione. I dirigenti della tv commerciale vorrebbero arrivare alla serata di gala con inserzionisti e giornalisti con tutte le loro cose a posto. I contratti con le star, s’intende. E allora, senza troppe Continua a leggere

Sette cose non vere scritte sulla Rai

Cresce il nervosismo dei politici che seguono i movimenti dentro la Rai. I nuovi dirigenti non soddisfano, sono ritenuti lenti, timidi. Si sbrighino, dopo le amministrative c’è il referendum. Sottosegretari e commissari vigilanti rumoreggiano, vogliono contare e influenzare le scelte. Basta seguire le audizioni della Commissione di Vigilanza per rendersene conto (http://bit.ly/1VmfGeI). L’altro giorno il sottosegretario alle Telecomunicazioni Antonello Giacomelli ha criticato la nuova dirigenza della tv pubblica, espressa non più tardi di nove mesi fa dal governo di cui è autorevole rappresentante. Il piano industriale di Campo Dall’Orto? Non c’è… “C’è solo un’indicazione di obiettivi”. Si sa, i politici non amano parlare di media company. Vogliono nomi e caselle. Chi dirigerà il Tg3 e chi condurrà Ballarò. Siamo tutti Ct della Nazionale e direttori di Raiuno. Stando invece al piano industriale gli obiettivi primari sono cambiare filosofia, migliorare contenuti, modernizzare l’informazione, aggiornare linguaggi. Teoricamente, se si riuscissero a quadrare i contenuti con questi direttori dei tg, potrebbero persino rimanere. L’obiettivo è creare un’azienda dell’immaginario in grado di stare al passo con la rivoluzione tecnologica.

Michele Anzaldi, commissario di vigilanza Rai

Michele Anzaldi, commissario di vigilanza Rai

Per fare il confronto tra questa mission e la realtà quotidiana, l’altro giorno la Rai di Firenze ha dovuto acquistare da un service esterno le immagini della voragine sul Lungarno. All’ora in cui si è verificato il disastro non c’erano troupe in servizio e le norme sindacali impediscono di usare un telefonino o un tablet per girare anche un video d’emergenza. Modernità… Altro esempio: in Rai esistono ben 250 siti che ne riportano il marchio (tutti ovviamente con un traffico modesto per non dire irrisorio), ma non esiste una divisione digitale che li gestisca. Tutto questo non preoccupa né Michele AnzaldiSalvatore Margiotta, per citare due vigilanti a caso in quota Pd. Margiotta è invece preoccupato che esista uno “scollamento” tra il governo e i vertici di Viale Mazzini. Magari. Non s’era detto che lo scopo della nuova governance e del dg trasformato in amministratore delegato doveva fungere da scudo contro le ingerenze dei partiti? Chiacchiere, loro vorrebbero tutto, come dire, più incollato. E se non lo è abbastanza, scalpitano. Vogliono le nomine giuste e i conduttori giusti. E bisogna farla pagare a Verdelli che, parlando dell’intervista a Riina, disse “non censuro per le dichiarazioni di cinque o dieci politici”. Nel frattempo, chissà come e chissà perché, continuano a uscire indiscrezioni molto ipotetiche e nomi improbabili.

Ecco una lista di notizie infondate.

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, non ancora giubilato

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, non ancora giubilato

  1. Fabrizio Ferragni, attuale vicedirettore del Tg1, nominato direttore di RaiParlamento al posto di Gianni Scipione Rossi.
  2. Carlo Verdelli pronto a mollare perché non tocca palla, inascoltato dagli altri dirigenti.
  3. I talk show che, escluso Porta a Porta, sono due (Ballarò e Virus), trasformati in programmi di infotainment.
  4. Massimo Giannini già fuori dalla Rai e in cerca di un altro posto.
  5. Pif conduttore di Ballarò.
  6. Francesco Merlo silurato come collaboratore di Verdelli (inizierà il primo giugno come consulente).
  7. La triade femminile di direttori dei telegiornali composta da Sarah Varetto, Lilli Gruber e Lucia Annunziata.

Campo Dall’Orto: una nuova direzione Rai per l’animazione

Niente domande sul caso Vespa e l’intervista a Salvo Riina. C’è stato troppo rumore in questi giorni e, dunque, meglio lasciar decantare le polemiche. Che, presumibilmente, rinfocoleranno mercoledì prossimo con l’audizione unificata in Vigilanza del direttore editoriale dell’informazione, Carlo Verdelli, e del direttore di Raiuno, Andrea Fabiano. Dunque, a Venezia per la ventesima edizione di Cartoons on the Bay, Antonio Campo Dall’Orto ha scelto di buon grado di restare concentrato sull’argomento di giornata. Dando, però, anche una notizia: nascerà in tempi che si presumono relativamente brevi una nuova direzione che si occuperà del settore dell’animazione, cartoni, fumetti e prodotti per bambini. Serve una “testa unica” che sappia e possa razionalizzare questa grande area produttiva, stando al passo con le esigenze della globalizzazione e della multimedialità. Niente di ufficiale, ancora: bisogna prima presentare il piano industriale, il 20 aprile prossimo, e approfondire l’idea in Consiglio d’amministrazione. Ma la prospettiva è questa.

“I nuovi scenari dell’industria dell’animazione visti da una media company” era il titolo dell’intervento previsto dal direttore generale. Che ben presto ha lasciato spazio alle domande degli addetti ai lavori per quello che, promosso dalla Rai e realizzato da Rai Com, radunando creativi e produttori tra gli altri di Disney, Turner Italia, De Agostini, è il più importante appuntamento europeo dell’animazione, dopo il Festival di Annecy, in Francia. Quanto la nuova Rai consideri strategica questa industria (80 produttori, tremila addetti, 100 milioni di fatturato annuo), rivolta agli under 18 in tutti i diversi stadi d’età (22 canali tv in Italia) lo si evince proprio dalla presenza di Campo Dall’Orto, prima volta di un direttore generale della Rai, nella giornata di chiusura della manifestazione.

“Con la sua venuta potremo andare sulla notizia”, aveva auspicato l’amministratore delegato di Rai Com Luigi De Siervo: così è stato. “Del resto, il direttore generale mostra da sempre grande attenzione per i nuovi linguaggi dell’animazione grazie alla sua esperienza professionale, anche internazionale”, aveva sottolineato il padrone di casa del festival. Non potrebbe essere diversamente per un servizio pubblico che, senza dimenticare la sua vocazione (dal primo maggio stop alla pubblicità su Rai YoYo), vuole proporsi come media company attenta alla cross-medialità, ormai più che nuova frontiera l’unica percorribile se si vuole stare dentro il mercato. È questo pensare in grande l’obiettivo del servizio pubblico annunciato da Campo Dall’Orto a Venezia. “Fino a qualche tempo fa la Rai si è concepita unicamente come televisione, con i suoi generi e le sue frammentazioni. Poi c’erano quelli di internet, ma erano un’altra cosa e stavano lì in fondo. Era la filosofia degli anni ’90. Ora cominciamo ad avere consapevolezza che lavoriamo per costruire l’immaginario. È un approccio più globale, che concepisce in modo unitario fin dall’origine l’intera filiera del prodotto”, ha sottolineato il dg Rai. Ben venga anche l’intesa tra Vivendi e Mediaset se serve ad accelerare questo processo: “La nascita di nuovi soggetti sarà in grado di attrarre più talenti e noi, come servizio pubblico, avremo comunque un ruolo crescente anche grazie all’introito maggiorato del canone, circa 175 milioni in più all’anno da destinare alla produzione creativa”.

Il termine di paragone finale però è quello che abbiamo visto in azione con l’ultimo Star Wars, “un evento dell’immaginario, globale, pervasivo, multimediale e che anche contenutisticamente ha dentro tutto: animazione, fantascienza…”. Il sistema dell’audiovisivo europeo e italiano dovrà fare i conti con l’industria che sta dall’altra parte dell’Atlantico. Ma per far questo anche la Rai in quanto servizio pubblico dovrà cambiare passo, “superando la parcellizzazione in voga fino ad oggi. Per questo, sapendo che le storie resteranno sempre centrali e il talento decisivo, sarà necessario unificare i vari momenti della produzione: dalla creatività alla realizzazione, dalle scelte editoriali fino alla distribuzione e commercializzazione di un prodotto”. Perciò servirà una “testa unica che razionalizzi tutta la filiera”, ha continuato Campo Dall’Orto. Confermando a precisa domanda che si tratta “di una nuova direzione che verrà messa a punto in accordo con il CdA” e in vista della presentazione del nuovo piano industriale. Solo a quel punto si capirà meglio se questa nuova struttura farà capo a Rai Fiction, a Rai Cinema o, più probabilmente, sarà indipendente.

Per tornare a parlare del caso Vespa, di liberatorie firmate dopo l’intervista e di censure di cui, bizzarramente, si preoccupano in coro gli esponenti di quasi tutte le forze politiche, ci sarà tempo da domani in poi…

Celentano e Adrian insieme su Canale 5 per 13 serate

Celentano torna in tv. Su Canale 5. Per tredici prime serate. Un ritorno in grande. Un evento. Anzi, l’evento. L’accordo tra Adriano e Mediaset, ovvero tra il Clan e Alessandro Salem, direttore generale dei Contenuti che ha carta bianca da Piersilvio Berlusconi, è ormai definito. Restano da perfezionare solo pochi dettagli, ma nella sostanza si può annunciare che Adrian, il travagliato fumetto autobiografico d’intonazione utopista-ecologista, in un primo tempo pensato per Sky e poi, di slittamento in slittamento (per divergenze con i fornitori di Cometa Tv e poi di Mondo Tv) divenuto oggetto di causa legale tra la tv di Murdoch e lo stesso Clan, andrà in onda dal febbraio prossimo su Canale 5. Sembrava cosa fatta già per la stagione in corso, poi la decisione dell’artista di tornare in sala d’incisione per un progetto con Mina ha suggerito di rivedere il calendario delle produzioni celentaniane.

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Ma non tutto il ritardo vien per nuocere. Infatti, l’allungamento dei tempi comporta una robusta sorpresa. Questa è la notizia: Adrian non andrà in onda da solo, ma sarà accompagnato dal Molleggiato in carne e ossa. Per tredici serate, quanti sono gli episodi, Celentano realizzerà uno show inedito, all’interno del quale si svilupperà la storia del fumetto disegnato da Milo Manara (scritto con la collaborazione del grande Vincenzo Cerami) e musicato da Nicola Piovani. Così congegnato, ha tutte le carte in regola per essere l’evento televisivo della primavera 2017. Da tempo, dopo il boom epocale di Rockpolitik su Raiuno (anche se andò in onda privo del logo della rete) e le due serate dall’Arena di Rock Economy trasmesse da Canale 5, si attendeva il ritorno di Celentano in televisione. E da tempo si attendeva di vedere Adrian, il controverso cartoon al quale il suo ideatore crede moltissimo. Le due attese ora si fondono in una…

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

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Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

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Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…

 

Perché Gori e Caschetto fanno visita a Dallatana

Cosa ci facevano l’altro giorno Beppe Caschetto e Giorgio Gori nell’ufficio di Ilaria Dallatana, al quarto piano di Viale Mazzini? Si saranno trovati lì per caso, ognuno arrivato per conto proprio? Oppure sono andati insieme, ma solo per un saluto, una visita di cortesia alla donna che ha da poco preso il posto di Angelo Teodoli al vertice di Raidue? Caschetto è il principe degli agenti artistici, con una scuderia di talenti (la ITC 2000) lunga così, tra i quali compare anche Cristina Parodi. Gori invece è Gori: ex direttore di Canale 5, dove Dallatana era la sua vice (lo è stato anche Campo Dall’Orto, per dovere di memoria) e con la quale ha poi fondato Magnolia. Ora Gori si è tirato fuori, almeno sembra, dalla televisione, ed è efficiente sindaco di Bergamo. Ma, sempre per dovere di memoria, quando Mentana disse che il king-maker delle nomine Rai era lui (anche Daria Bignardi, com’è noto, stava a Canale 5), ha smentito, sorridente: “Ma no, io faccio il sindaco di Bergamo…”. L’altro giorno, però, era nell’ufficio di Dallatana insieme con Caschetto. Coincidenze, forse. O forse no. Perché, alle spalle, c’è una storia da sapere.

È una questione di società, brand e scatole cinesi. Un po’ noiosetta, ma portate pazienza, perché non è facile da decrittare, trattandosi di aziende che si occupano di contenuti intellettuali, data-driven, marketing e advertising (se non traduco male, analisi di dati, programmazione e promozione di contenuti). Provo a farla breve. Esiste questa importante società che si chiama Next14, con sede a Milano nella zona trendy di via Savona, una holding che ha come mission cavalcare la transizione digitale in atto. Per tentare di capire  qualcosa, leggo dal Manifesto sul sito: “L’adozione di stili di vita digitali e l’impatto di Internet nella dieta mediatica quotidiana ha cambiato per sempre il mondo media & advertising, in modo forse ancora più profondo di quanto già oggi viene percepito dai marketer, alle prese con complessità e variabili totalmente nuove, nella battaglia per la rilevanza, la misurazione e il ritorno dei propri investimenti pubblicitari”.

Insomma. Dentro questo network ci sono tutti i cervelli che hanno fondato Zodiak Active, sorella di Magnolia in Zodiak Media Group (De Agostini), che pochi giorni fa si è fusa con Banijay, formando un nuovo colosso internazionale della produzione televisiva con sede a Parigi (presidente Stéphane Courbit e ad Marco Bassetti), che in Italia, attraverso Magnolia, produce tra l’altro L’Isola dei Famosi, Pechino Express, Masterchef… Tornando a Next14, oltre a Marco Ferrari (fondatore di Neo Network e Zodiak Active), a Marco Franciosa (uno dei pionieri di Internet in Italia) e a Matteo Scortegagna (già responsabile delle attività televisive di Zodiak Active), tra gli investitori e gli outstanding (membri eminenti) si trova anche Gori.

Le sorprese però non finiscono qui. Nel Portfolio di Next14 c’è la Zero Studios, società che si occupa di produzione e distribuzione di contenuti televisivi, marketing e product placement, ha Scortegagna come amministratore delegato ed è in parte finanziata dalla ITV Movie, un’altra delle società di Beppe Caschetto, con la quale confeziona programmi tv “chiavi in mano”, tipo Crozza nel Paese delle Meraviglie. In sintesi, se Gori e Caschetto non sono tecnicamente soci poco ci manca. Perlomeno condividono alcuni interessi.

L’altro giorno erano insieme nell’ufficio di Dallatana, ex braccio destro di Gori. Una coincidenza, forse. O solo un saluto. O magari l’idea di collaborare in futuri progetti, chissà. Non c’è necessariamente qualcosa di male nell’andare a trovare un neodirettore di rete Rai. Però non è neanche male sapere che tutto questo esiste. E agisce…