Marano e Freccero ce l’hanno fatta: riecco Santoro (anche in video)

Di Gad Lerner s’è già scritto, di Michele Santoro ancora no. Come si fa a non dire: a volte ritornano. Dunque, come anticipato da TvBlog l’ex Infedele sarà su Raitre dall’inizio del 2017 con Islam-Italia, sei Continua a leggere

Contratti Mediaset: cosa faranno Bonolis, De Filippi e Raffaele

Il 4 luglio prossimo, una settimana dopo la Rai, anche Mediaset presenterà i palinsesti per la prossima stagione. I dirigenti della tv commerciale vorrebbero arrivare alla serata di gala con inserzionisti e giornalisti con tutte le loro cose a posto. I contratti con le star, s’intende. E allora, senza troppe Continua a leggere

Sette cose non vere scritte sulla Rai

Cresce il nervosismo dei politici che seguono i movimenti dentro la Rai. I nuovi dirigenti non soddisfano, sono ritenuti lenti, timidi. Si sbrighino, dopo le amministrative c’è il referendum. Sottosegretari e commissari vigilanti rumoreggiano, vogliono contare e influenzare le scelte. Basta seguire le audizioni della Commissione di Vigilanza per rendersene conto (http://bit.ly/1VmfGeI). L’altro giorno il sottosegretario alle Telecomunicazioni Antonello Giacomelli ha criticato la nuova dirigenza della tv pubblica, espressa non più tardi di nove mesi fa dal governo di cui è autorevole rappresentante. Il piano industriale di Campo Dall’Orto? Non c’è… “C’è solo un’indicazione di obiettivi”. Si sa, i politici non amano parlare di media company. Vogliono nomi e caselle. Chi dirigerà il Tg3 e chi condurrà Ballarò. Siamo tutti Ct della Nazionale e direttori di Raiuno. Stando invece al piano industriale gli obiettivi primari sono cambiare filosofia, migliorare contenuti, modernizzare l’informazione, aggiornare linguaggi. Teoricamente, se si riuscissero a quadrare i contenuti con questi direttori dei tg, potrebbero persino rimanere. L’obiettivo è creare un’azienda dell’immaginario in grado di stare al passo con la rivoluzione tecnologica.

Michele Anzaldi, commissario di vigilanza Rai

Michele Anzaldi, commissario di vigilanza Rai

Per fare il confronto tra questa mission e la realtà quotidiana, l’altro giorno la Rai di Firenze ha dovuto acquistare da un service esterno le immagini della voragine sul Lungarno. All’ora in cui si è verificato il disastro non c’erano troupe in servizio e le norme sindacali impediscono di usare un telefonino o un tablet per girare anche un video d’emergenza. Modernità… Altro esempio: in Rai esistono ben 250 siti che ne riportano il marchio (tutti ovviamente con un traffico modesto per non dire irrisorio), ma non esiste una divisione digitale che li gestisca. Tutto questo non preoccupa né Michele AnzaldiSalvatore Margiotta, per citare due vigilanti a caso in quota Pd. Margiotta è invece preoccupato che esista uno “scollamento” tra il governo e i vertici di Viale Mazzini. Magari. Non s’era detto che lo scopo della nuova governance e del dg trasformato in amministratore delegato doveva fungere da scudo contro le ingerenze dei partiti? Chiacchiere, loro vorrebbero tutto, come dire, più incollato. E se non lo è abbastanza, scalpitano. Vogliono le nomine giuste e i conduttori giusti. E bisogna farla pagare a Verdelli che, parlando dell’intervista a Riina, disse “non censuro per le dichiarazioni di cinque o dieci politici”. Nel frattempo, chissà come e chissà perché, continuano a uscire indiscrezioni molto ipotetiche e nomi improbabili.

Ecco una lista di notizie infondate.

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, non ancora giubilato

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, non ancora giubilato

  1. Fabrizio Ferragni, attuale vicedirettore del Tg1, nominato direttore di RaiParlamento al posto di Gianni Scipione Rossi.
  2. Carlo Verdelli pronto a mollare perché non tocca palla, inascoltato dagli altri dirigenti.
  3. I talk show che, escluso Porta a Porta, sono due (Ballarò e Virus), trasformati in programmi di infotainment.
  4. Massimo Giannini già fuori dalla Rai e in cerca di un altro posto.
  5. Pif conduttore di Ballarò.
  6. Francesco Merlo silurato come collaboratore di Verdelli (inizierà il primo giugno come consulente).
  7. La triade femminile di direttori dei telegiornali composta da Sarah Varetto, Lilli Gruber e Lucia Annunziata.

Campo Dall’Orto: una nuova direzione Rai per l’animazione

Niente domande sul caso Vespa e l’intervista a Salvo Riina. C’è stato troppo rumore in questi giorni e, dunque, meglio lasciar decantare le polemiche. Che, presumibilmente, rinfocoleranno mercoledì prossimo con l’audizione unificata in Vigilanza del direttore editoriale dell’informazione, Carlo Verdelli, e del direttore di Raiuno, Andrea Fabiano. Dunque, a Venezia per la ventesima edizione di Cartoons on the Bay, Antonio Campo Dall’Orto ha scelto di buon grado di restare concentrato sull’argomento di giornata. Dando, però, anche una notizia: nascerà in tempi che si presumono relativamente brevi una nuova direzione che si occuperà del settore dell’animazione, cartoni, fumetti e prodotti per bambini. Serve una “testa unica” che sappia e possa razionalizzare questa grande area produttiva, stando al passo con le esigenze della globalizzazione e della multimedialità. Niente di ufficiale, ancora: bisogna prima presentare il piano industriale, il 20 aprile prossimo, e approfondire l’idea in Consiglio d’amministrazione. Ma la prospettiva è questa.

“I nuovi scenari dell’industria dell’animazione visti da una media company” era il titolo dell’intervento previsto dal direttore generale. Che ben presto ha lasciato spazio alle domande degli addetti ai lavori per quello che, promosso dalla Rai e realizzato da Rai Com, radunando creativi e produttori tra gli altri di Disney, Turner Italia, De Agostini, è il più importante appuntamento europeo dell’animazione, dopo il Festival di Annecy, in Francia. Quanto la nuova Rai consideri strategica questa industria (80 produttori, tremila addetti, 100 milioni di fatturato annuo), rivolta agli under 18 in tutti i diversi stadi d’età (22 canali tv in Italia) lo si evince proprio dalla presenza di Campo Dall’Orto, prima volta di un direttore generale della Rai, nella giornata di chiusura della manifestazione.

“Con la sua venuta potremo andare sulla notizia”, aveva auspicato l’amministratore delegato di Rai Com Luigi De Siervo: così è stato. “Del resto, il direttore generale mostra da sempre grande attenzione per i nuovi linguaggi dell’animazione grazie alla sua esperienza professionale, anche internazionale”, aveva sottolineato il padrone di casa del festival. Non potrebbe essere diversamente per un servizio pubblico che, senza dimenticare la sua vocazione (dal primo maggio stop alla pubblicità su Rai YoYo), vuole proporsi come media company attenta alla cross-medialità, ormai più che nuova frontiera l’unica percorribile se si vuole stare dentro il mercato. È questo pensare in grande l’obiettivo del servizio pubblico annunciato da Campo Dall’Orto a Venezia. “Fino a qualche tempo fa la Rai si è concepita unicamente come televisione, con i suoi generi e le sue frammentazioni. Poi c’erano quelli di internet, ma erano un’altra cosa e stavano lì in fondo. Era la filosofia degli anni ’90. Ora cominciamo ad avere consapevolezza che lavoriamo per costruire l’immaginario. È un approccio più globale, che concepisce in modo unitario fin dall’origine l’intera filiera del prodotto”, ha sottolineato il dg Rai. Ben venga anche l’intesa tra Vivendi e Mediaset se serve ad accelerare questo processo: “La nascita di nuovi soggetti sarà in grado di attrarre più talenti e noi, come servizio pubblico, avremo comunque un ruolo crescente anche grazie all’introito maggiorato del canone, circa 175 milioni in più all’anno da destinare alla produzione creativa”.

Il termine di paragone finale però è quello che abbiamo visto in azione con l’ultimo Star Wars, “un evento dell’immaginario, globale, pervasivo, multimediale e che anche contenutisticamente ha dentro tutto: animazione, fantascienza…”. Il sistema dell’audiovisivo europeo e italiano dovrà fare i conti con l’industria che sta dall’altra parte dell’Atlantico. Ma per far questo anche la Rai in quanto servizio pubblico dovrà cambiare passo, “superando la parcellizzazione in voga fino ad oggi. Per questo, sapendo che le storie resteranno sempre centrali e il talento decisivo, sarà necessario unificare i vari momenti della produzione: dalla creatività alla realizzazione, dalle scelte editoriali fino alla distribuzione e commercializzazione di un prodotto”. Perciò servirà una “testa unica che razionalizzi tutta la filiera”, ha continuato Campo Dall’Orto. Confermando a precisa domanda che si tratta “di una nuova direzione che verrà messa a punto in accordo con il CdA” e in vista della presentazione del nuovo piano industriale. Solo a quel punto si capirà meglio se questa nuova struttura farà capo a Rai Fiction, a Rai Cinema o, più probabilmente, sarà indipendente.

Per tornare a parlare del caso Vespa, di liberatorie firmate dopo l’intervista e di censure di cui, bizzarramente, si preoccupano in coro gli esponenti di quasi tutte le forze politiche, ci sarà tempo da domani in poi…

Celentano e Adrian insieme su Canale 5 per 13 serate

Celentano torna in tv. Su Canale 5. Per tredici prime serate. Un ritorno in grande. Un evento. Anzi, l’evento. L’accordo tra Adriano e Mediaset, ovvero tra il Clan e Alessandro Salem, direttore generale dei Contenuti che ha carta bianca da Piersilvio Berlusconi, è ormai definito. Restano da perfezionare solo pochi dettagli, ma nella sostanza si può annunciare che Adrian, il travagliato fumetto autobiografico d’intonazione utopista-ecologista, in un primo tempo pensato per Sky e poi, di slittamento in slittamento (per divergenze con i fornitori di Cometa Tv e poi di Mondo Tv) divenuto oggetto di causa legale tra la tv di Murdoch e lo stesso Clan, andrà in onda dal febbraio prossimo su Canale 5. Sembrava cosa fatta già per la stagione in corso, poi la decisione dell’artista di tornare in sala d’incisione per un progetto con Mina ha suggerito di rivedere il calendario delle produzioni celentaniane.

image

Ma non tutto il ritardo vien per nuocere. Infatti, l’allungamento dei tempi comporta una robusta sorpresa. Questa è la notizia: Adrian non andrà in onda da solo, ma sarà accompagnato dal Molleggiato in carne e ossa. Per tredici serate, quanti sono gli episodi, Celentano realizzerà uno show inedito, all’interno del quale si svilupperà la storia del fumetto disegnato da Milo Manara (scritto con la collaborazione del grande Vincenzo Cerami) e musicato da Nicola Piovani. Così congegnato, ha tutte le carte in regola per essere l’evento televisivo della primavera 2017. Da tempo, dopo il boom epocale di Rockpolitik su Raiuno (anche se andò in onda privo del logo della rete) e le due serate dall’Arena di Rock Economy trasmesse da Canale 5, si attendeva il ritorno di Celentano in televisione. E da tempo si attendeva di vedere Adrian, il controverso cartoon al quale il suo ideatore crede moltissimo. Le due attese ora si fondono in una…

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

image

Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

image

Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…

 

Perché Gori e Caschetto fanno visita a Dallatana

Cosa ci facevano l’altro giorno Beppe Caschetto e Giorgio Gori nell’ufficio di Ilaria Dallatana, al quarto piano di Viale Mazzini? Si saranno trovati lì per caso, ognuno arrivato per conto proprio? Oppure sono andati insieme, ma solo per un saluto, una visita di cortesia alla donna che ha da poco preso il posto di Angelo Teodoli al vertice di Raidue? Caschetto è il principe degli agenti artistici, con una scuderia di talenti (la ITC 2000) lunga così, tra i quali compare anche Cristina Parodi. Gori invece è Gori: ex direttore di Canale 5, dove Dallatana era la sua vice (lo è stato anche Campo Dall’Orto, per dovere di memoria) e con la quale ha poi fondato Magnolia. Ora Gori si è tirato fuori, almeno sembra, dalla televisione, ed è efficiente sindaco di Bergamo. Ma, sempre per dovere di memoria, quando Mentana disse che il king-maker delle nomine Rai era lui (anche Daria Bignardi, com’è noto, stava a Canale 5), ha smentito, sorridente: “Ma no, io faccio il sindaco di Bergamo…”. L’altro giorno, però, era nell’ufficio di Dallatana insieme con Caschetto. Coincidenze, forse. O forse no. Perché, alle spalle, c’è una storia da sapere.

È una questione di società, brand e scatole cinesi. Un po’ noiosetta, ma portate pazienza, perché non è facile da decrittare, trattandosi di aziende che si occupano di contenuti intellettuali, data-driven, marketing e advertising (se non traduco male, analisi di dati, programmazione e promozione di contenuti). Provo a farla breve. Esiste questa importante società che si chiama Next14, con sede a Milano nella zona trendy di via Savona, una holding che ha come mission cavalcare la transizione digitale in atto. Per tentare di capire  qualcosa, leggo dal Manifesto sul sito: “L’adozione di stili di vita digitali e l’impatto di Internet nella dieta mediatica quotidiana ha cambiato per sempre il mondo media & advertising, in modo forse ancora più profondo di quanto già oggi viene percepito dai marketer, alle prese con complessità e variabili totalmente nuove, nella battaglia per la rilevanza, la misurazione e il ritorno dei propri investimenti pubblicitari”.

Insomma. Dentro questo network ci sono tutti i cervelli che hanno fondato Zodiak Active, sorella di Magnolia in Zodiak Media Group (De Agostini), che pochi giorni fa si è fusa con Banijay, formando un nuovo colosso internazionale della produzione televisiva con sede a Parigi (presidente Stéphane Courbit e ad Marco Bassetti), che in Italia, attraverso Magnolia, produce tra l’altro L’Isola dei Famosi, Pechino Express, Masterchef… Tornando a Next14, oltre a Marco Ferrari (fondatore di Neo Network e Zodiak Active), a Marco Franciosa (uno dei pionieri di Internet in Italia) e a Matteo Scortegagna (già responsabile delle attività televisive di Zodiak Active), tra gli investitori e gli outstanding (membri eminenti) si trova anche Gori.

Le sorprese però non finiscono qui. Nel Portfolio di Next14 c’è la Zero Studios, società che si occupa di produzione e distribuzione di contenuti televisivi, marketing e product placement, ha Scortegagna come amministratore delegato ed è in parte finanziata dalla ITV Movie, un’altra delle società di Beppe Caschetto, con la quale confeziona programmi tv “chiavi in mano”, tipo Crozza nel Paese delle Meraviglie. In sintesi, se Gori e Caschetto non sono tecnicamente soci poco ci manca. Perlomeno condividono alcuni interessi.

L’altro giorno erano insieme nell’ufficio di Dallatana, ex braccio destro di Gori. Una coincidenza, forse. O solo un saluto. O magari l’idea di collaborare in futuri progetti, chissà. Non c’è necessariamente qualcosa di male nell’andare a trovare un neodirettore di rete Rai. Però non è neanche male sapere che tutto questo esiste. E agisce…

Il caso Fabio Volo: (Italia) Uno e (Rai)Trino

Vogliamo dire due parole sul caso Fabio Volo? Lo avete presente, no? Fabio Volo, nome d’arte di Fabio Bonetti, attore, scrittore, conduttore televisivo… Ma lasciamo perdere Wikipedia… Volo è un caso eccellente (parolona). Un fenomeno di complessa decrittazione. I suoi romanzi vendono slavine di copie (de gustibus). L’ultimo, per dire, È tutta vita, storia di una coppia in crisi che cerca di tenersi in piedi, è appena uscito dalla top ten, ma fino a qualche settimana contendeva il primato in classifica al libro del Papa (intervistato da Andrea Tornielli), così va il mondo. Poi Volo conduce da una dozzina d’anni una popolare trasmissione su Radio Deejay. Fa cinema, anche se non più con l’originalità dei primi lavori diretti da Alessandro D’Alatri (Casomai e La febbre). Vengo al dunque perché mi rendo conto di averla presa un po’ larga. Tutti i sabati lo vediamo seduto al tavolo di Che fuori tempo che fa, ospite fisso ma un tantino pleonastico di Fabio Fazio. Sta lì, ride, annuisce con sagacia, dice qualcosa se riesce a trovare una battuta brillante, solitamente surclassato, come tutti, dal funambolismo di Nino Frassica.

Bene, da qualche settimana c’è una novità. La domenica Volo co-conduce su Italia Uno Le Iene che, da gennaio, l’autore e deus ex-machina Davide Parenti ha voluto doppiare anche il martedì. La faccenda suona strana. Il sabato su Raitre e la domenica su Italia Uno, peraltro per mezz’ora in sovrapposizione con il programma del conduttore che lo ospita gentilmente la sera prima. Una regola di policy aziendale vigente in Rai prescrive ai suoi artisti (altra parolona) l’impegno di non lavorare per la concorrenza, né come conduttori né in qualità di ospiti, almeno nelle 24 ore successive alla partecipazione ad un programma Rai. È un invito, una forma di tutela e di difesa della tv pubblica per non svalutare le partecipazioni ai suoi show. Come mai Volo fa eccezione, non solo come conduttore di un programma Mediaset, ma anche nello stesso orario di quello di cui è ospite la sera precedente? Pare che l’ex direttore di Raitre Andrea Vianello abbia fatto il diavolo a quattro per opporsi a questa situazione, scontrandosi anche con i massimi vertici aziendali. Invano, come si vede. Le Iene hanno due edizioni guidate da due terzetti: la domenica Geppi Cucciari, Miriam Leone e Fabio Volo; il martedì sempre Geppi, Pif e Nadia Toffa. Tutti, eccetto quest’ultima, appartenenti alla scuderia di Beppe Caschetto. Il quale, peraltro, è l’agente anche di Fazio. Chissà perché e chissà come ha fatto digerire alla Rai di non mettere Volo nel terzetto di conduttori del martedì…

 

 

Freccero: sottoscrivo il “piano” di Verdelli. E su Crozza…

Carlo Freccero di qua, Carlo Freccero di là. Consigliere Rai di sopra, guru della tv di sotto. Illuminato, massone, senza testa, estremista… Ecchessarammai! Fuoco di fila di siti e giornali centrodestri. Prediche, reprimende. Mah… Davvero non si capisce il perché di questi attacchi. Ok, lui è andato a sproloquiare a Radio Ondarossa, apriti cielo. Ma colori e reperti archeo-mediatici a parte, con questa nuova dirigenza Rai che allinea tutte le reti al “pensiero unico renziano” è ovvio che Freccero faccia il Giamburrasca della situazione. Anzi, è l’unica voce dissonante, se permettete in modo un filo più incisivo dei consiglieri ufficialmente d’opposizione come Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzucca. Diciamola tutta, anche in virtù di una diversa conoscenza della materia di cui parla. Eppure: basta, si metta a lavorare eccetera. Come se, con questa nuova legge e i famosi superpoteri del Superdg, i consiglieri d’amministrazione non avessero un peso prossimo allo zero…

Comunque. Freccero fa questa intervista a Ondarossa, trentasette minuti in cui spazia da Obama a Il Segreto di Canale 5. Dove sbava è su Carlo Verdelli presentato come “giornalista dell’infotainment”. “Ma no, puoi capire…”, tampona Freccero al telefono. “Campo Dall’Orto lo difendo sempre. E per Verdelli ho votato a favore…”.

Non sembrava. Comunque capisco che c’è questa pietra d’inciampo della nomina della Bignardi arrivata dopo le invettive di Anzaldi a Raitre…

“Esattamente… Ma Campo Dall’Orto è un professionista. Parlavo a Ondarossa, un’emittente clandestina. Mi chiedevano dell’informazione, ma le nomine non ci sono ancora state, salvo quella di Antonio Di Bella a Rainews 24“.

Che oggi è al centro delle polemiche. Verdelli ha detto in Vigilanza che fa uno share troppo basso per il numero di giornalisti che ci lavorano e la Maggioni, ex direttora, se l’è presa.

“Ma Verdelli ha detto soprattutto che il compito della Rai è informare, non tranquillizzare. Un piano editoriale che sottoscrivo in pieno. Sono contento di aver votato a favore della sua nomina”.

Però in quella intervista hai detto che è un campione dell’infotainment perché viene da Condé Nast. Riduttivo.

“Mi rendo conto. Verdelli ha diretto anche Sette del Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e si vedono già delle novità. L’intervista al Tg1 di Totti è stato un colpo assoluto. Uno smacco che Sky, con tutti i soldi che dà alla Roma, non ha ancora assorbito. Qualche tempo fa non sarebbe successo. Con quell’intervista lo sport è tornato dentro il telegiornale…”.

Sì, ma l’infotainment?

“L’infotainment. Esistono due tipi di infotainment. Quello migliore, alla maniera delle Iene e di Ricci, graffiante e di contenuto. E quello basso e gossipparo, che riempie i nostri pomeriggi. Auspico che i nostri contenitori rientrino nelle competenze dell’informazione a pieno titolo e si scelga la formula migliore”.

Comunque, con tutto questo casino chissà come si diverte Crozza. Aspettiamo di vedere la sua parodia domani sera su La7.

“Ma no. Mi ha assicurato che non la fa”.

Vabbè, per tenerti buono…

“No, lo giuro. Dopo tutto quello che ho fatto per lui, mi dileggia?”.

Voglio riportare Gino Bramieri in Rai è un capolavoro.

“Ha confuso Luttazzi con Bramieri”.

Macché confuso…

“Ma dài… Bramieri è un colpo di genio. Il rimosso assoluto, più di Luttazzi. Crozza mi ha battuto, sono invidioso… Però mi ha assicurato che non lo fa… Basta”.

La partita nel retropalco dell’Ariston

E se il  Festivalone di Conti finisse per salvare la poltrona di Giancarlo Leone? Difficile, difficilissimo: certo. Ma mica male come effetto collaterale. Dopo il successo dell’edizione dell’anno scorso, il direttore di Raiuno  ha fatto una corte spietata al presentatore fiorentino amico  di Renzi (senza certi impegni istituzionali il premier sarebbe stato padrino al battesimo del primogenito di nome Matteo) perché bissasse conduzione e direzione artistica della kermesse. Da quel che si è visto dopo le prime serate, bisogna riconoscere che ha avuto ragione lui. Sanremo funziona, si fa seguire, sta nei limiti. Magari non eccellerà in innovazione. Però è godibile.

Da settimane sui giornali è in corso il totonomine per la direzione di Raiuno (e non solo). Prima di sbarcare a Sanremo, l’unica certezza conclamata era che sarebbe stato l’ultimo Festival targato Leone. Difficilissimo se non impossibile metterla in discussione. Però il quasi cinquanta per cento della prima serata, persino incrementato nella seconda, è un risultato non facilmente ridimensionabile. Cambiare per fare peggio non è mai una bella idea. Hai visto mai che il concorso per la casella d Raiuno in atto in Viale Mazzini, retropalco dell’Ariston, si risolva in una conferma di @giankaleone? Missione pressoché impossibile. I nomi dei candidati girano vorticosamente, dopo il diniego di Paolo Ruffini, contattato già in dicembre da Campo Dall’Orto ma, come ha precisato al Corriere della Sera, dichiaratosi non disponibile perché non vuole “lasciare a metà” l’esperienza di Tv2000 da poco iniziata (figuratevi gli strepiti in caso contrario: la Cei si prende Raiuno…). Altri nomi: Ilaria Dallatana, già fondatrice e amministratore delegato di Magnolia, incarico da cui si è recentemente dimessa. Angelo Teodoli, promosso da Raidue, dove ha ottenuto buoni risultati. Eleonora Andreatta, spostata dalla direzione della Fiction. E poi, a prescindere di chi toccherà, Leone appare già destinato al coordinamento dei palinsesti al posto di Antonio Marano che ha chiesto di tornare a Milano.

In questa situazione e con tante pressioni, portare a casa un buon Festival è tutt’altro che scontato. Conti non ha certo la carica da showman di Fiorello, né l’ambizione chic di Fabio Fazio, doti che all’Ariston possono rivelarsi limiti (cfr. l’enfasi sulla bellezza che infiacchì l’ultima prova di FF, oppure il ripetuto diniego di Fiorello con la motivazione che presentare una gara canora è diverso dal fare un varietà). Conti è invece un professionista che, al timone dell’evento esibisce qualcosa di meglio e di più del suo standard abituale. Per esempio, un grado di scrittura e una “narrazione” apprezzabile, come dimostrano le storie italiane che contrappuntano lo show (lo sprinter centenario, la classe di due alunni, il commovente pianista Ezio Bosso). È un professionista che sa mettere a frutto la conoscenza della macchina Rai, senza la quale non si convocano e si gestiscono senza polemiche star come Elton John e Nicole Kidman. È uno che sa dirigere il copione: Virginia Raffaele promossa co-conduttrice pur in veste di spalla comica (strepitosa Carla Fracci più della Ferilli; farà o no la Boschi?), l’assegnazione dei ruoli di valletti agli ornamentali Gabriel Garko (occhio alla grammatica) e Madalina Ghenea. Certo, niente voli sperimentali. E una gara che, con i soliti habitué (Dolcenera, Neffa, Ruggeri) sembra il torneo finale di tutti i talent, con l’unica assenza di The Voice (copyright Carlo Freccero per davidemaggio.it). Infine, una quantità modica di contemporaneità. Ma comunque un buon Festival, ben confezionato e con tutto quello che ci si aspetta.

Praticamente impossibile che possa salvare Leone. Anche perché spuntano altri nomi, che rispettano i criteri adottati da Dall’Orto e Maggioni nella scelta dei nuovi dirigenti. Primo, pescare all’esterno per rompere consorterie e vincoli dettati dalla lunga militanza aziendale: in calo le quotazioni di Andreatta e Teodoli. Secondo, non pescare professionisti di area renziana, per evitare le accuse di lottizzazione governativa che già imperversano: improbabile la scelta di Simona Ercolani, deus ex machina della Stand by me ma anche regista via whatsapp dell’ultima Leopolda. E allora? Allora potrebbe essere il momento di Dallatana. Oppure di Francesca Canetta, che prima di passare a Discovery, ha lavorato a lungo al suo fianco in Mediaset e in Magnolia di cui, con Giorgio Gori, fu tra i fondatori.