Il caso Fabio Volo: (Italia) Uno e (Rai)Trino

Vogliamo dire due parole sul caso Fabio Volo? Lo avete presente, no? Fabio Volo, nome d’arte di Fabio Bonetti, attore, scrittore, conduttore televisivo… Ma lasciamo perdere Wikipedia… Volo è un caso eccellente (parolona). Un fenomeno di complessa decrittazione. I suoi romanzi vendono slavine di copie (de gustibus). L’ultimo, per dire, È tutta vita, storia di una coppia in crisi che cerca di tenersi in piedi, è appena uscito dalla top ten, ma fino a qualche settimana contendeva il primato in classifica al libro del Papa (intervistato da Andrea Tornielli), così va il mondo. Poi Volo conduce da una dozzina d’anni una popolare trasmissione su Radio Deejay. Fa cinema, anche se non più con l’originalità dei primi lavori diretti da Alessandro D’Alatri (Casomai e La febbre). Vengo al dunque perché mi rendo conto di averla presa un po’ larga. Tutti i sabati lo vediamo seduto al tavolo di Che fuori tempo che fa, ospite fisso ma un tantino pleonastico di Fabio Fazio. Sta lì, ride, annuisce con sagacia, dice qualcosa se riesce a trovare una battuta brillante, solitamente surclassato, come tutti, dal funambolismo di Nino Frassica.

Bene, da qualche settimana c’è una novità. La domenica Volo co-conduce su Italia Uno Le Iene che, da gennaio, l’autore e deus ex-machina Davide Parenti ha voluto doppiare anche il martedì. La faccenda suona strana. Il sabato su Raitre e la domenica su Italia Uno, peraltro per mezz’ora in sovrapposizione con il programma del conduttore che lo ospita gentilmente la sera prima. Una regola di policy aziendale vigente in Rai prescrive ai suoi artisti (altra parolona) l’impegno di non lavorare per la concorrenza, né come conduttori né in qualità di ospiti, almeno nelle 24 ore successive alla partecipazione ad un programma Rai. È un invito, una forma di tutela e di difesa della tv pubblica per non svalutare le partecipazioni ai suoi show. Come mai Volo fa eccezione, non solo come conduttore di un programma Mediaset, ma anche nello stesso orario di quello di cui è ospite la sera precedente? Pare che l’ex direttore di Raitre Andrea Vianello abbia fatto il diavolo a quattro per opporsi a questa situazione, scontrandosi anche con i massimi vertici aziendali. Invano, come si vede. Le Iene hanno due edizioni guidate da due terzetti: la domenica Geppi Cucciari, Miriam Leone e Fabio Volo; il martedì sempre Geppi, Pif e Nadia Toffa. Tutti, eccetto quest’ultima, appartenenti alla scuderia di Beppe Caschetto. Il quale, peraltro, è l’agente anche di Fazio. Chissà perché e chissà come ha fatto digerire alla Rai di non mettere Volo nel terzetto di conduttori del martedì…

 

 

Freccero: sottoscrivo il “piano” di Verdelli. E su Crozza…

Carlo Freccero di qua, Carlo Freccero di là. Consigliere Rai di sopra, guru della tv di sotto. Illuminato, massone, senza testa, estremista… Ecchessarammai! Fuoco di fila di siti e giornali centrodestri. Prediche, reprimende. Mah… Davvero non si capisce il perché di questi attacchi. Ok, lui è andato a sproloquiare a Radio Ondarossa, apriti cielo. Ma colori e reperti archeo-mediatici a parte, con questa nuova dirigenza Rai che allinea tutte le reti al “pensiero unico renziano” è ovvio che Freccero faccia il Giamburrasca della situazione. Anzi, è l’unica voce dissonante, se permettete in modo un filo più incisivo dei consiglieri ufficialmente d’opposizione come Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzucca. Diciamola tutta, anche in virtù di una diversa conoscenza della materia di cui parla. Eppure: basta, si metta a lavorare eccetera. Come se, con questa nuova legge e i famosi superpoteri del Superdg, i consiglieri d’amministrazione non avessero un peso prossimo allo zero…

Comunque. Freccero fa questa intervista a Ondarossa, trentasette minuti in cui spazia da Obama a Il Segreto di Canale 5. Dove sbava è su Carlo Verdelli presentato come “giornalista dell’infotainment”. “Ma no, puoi capire…”, tampona Freccero al telefono. “Campo Dall’Orto lo difendo sempre. E per Verdelli ho votato a favore…”.

Non sembrava. Comunque capisco che c’è questa pietra d’inciampo della nomina della Bignardi arrivata dopo le invettive di Anzaldi a Raitre…

“Esattamente… Ma Campo Dall’Orto è un professionista. Parlavo a Ondarossa, un’emittente clandestina. Mi chiedevano dell’informazione, ma le nomine non ci sono ancora state, salvo quella di Antonio Di Bella a Rainews 24“.

Che oggi è al centro delle polemiche. Verdelli ha detto in Vigilanza che fa uno share troppo basso per il numero di giornalisti che ci lavorano e la Maggioni, ex direttora, se l’è presa.

“Ma Verdelli ha detto soprattutto che il compito della Rai è informare, non tranquillizzare. Un piano editoriale che sottoscrivo in pieno. Sono contento di aver votato a favore della sua nomina”.

Però in quella intervista hai detto che è un campione dell’infotainment perché viene da Condé Nast. Riduttivo.

“Mi rendo conto. Verdelli ha diretto anche Sette del Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e si vedono già delle novità. L’intervista al Tg1 di Totti è stato un colpo assoluto. Uno smacco che Sky, con tutti i soldi che dà alla Roma, non ha ancora assorbito. Qualche tempo fa non sarebbe successo. Con quell’intervista lo sport è tornato dentro il telegiornale…”.

Sì, ma l’infotainment?

“L’infotainment. Esistono due tipi di infotainment. Quello migliore, alla maniera delle Iene e di Ricci, graffiante e di contenuto. E quello basso e gossipparo, che riempie i nostri pomeriggi. Auspico che i nostri contenitori rientrino nelle competenze dell’informazione a pieno titolo e si scelga la formula migliore”.

Comunque, con tutto questo casino chissà come si diverte Crozza. Aspettiamo di vedere la sua parodia domani sera su La7.

“Ma no. Mi ha assicurato che non la fa”.

Vabbè, per tenerti buono…

“No, lo giuro. Dopo tutto quello che ho fatto per lui, mi dileggia?”.

Voglio riportare Gino Bramieri in Rai è un capolavoro.

“Ha confuso Luttazzi con Bramieri”.

Macché confuso…

“Ma dài… Bramieri è un colpo di genio. Il rimosso assoluto, più di Luttazzi. Crozza mi ha battuto, sono invidioso… Però mi ha assicurato che non lo fa… Basta”.

La partita nel retropalco dell’Ariston

E se il  Festivalone di Conti finisse per salvare la poltrona di Giancarlo Leone? Difficile, difficilissimo: certo. Ma mica male come effetto collaterale. Dopo il successo dell’edizione dell’anno scorso, il direttore di Raiuno  ha fatto una corte spietata al presentatore fiorentino amico  di Renzi (senza certi impegni istituzionali il premier sarebbe stato padrino al battesimo del primogenito di nome Matteo) perché bissasse conduzione e direzione artistica della kermesse. Da quel che si è visto dopo le prime serate, bisogna riconoscere che ha avuto ragione lui. Sanremo funziona, si fa seguire, sta nei limiti. Magari non eccellerà in innovazione. Però è godibile.

Da settimane sui giornali è in corso il totonomine per la direzione di Raiuno (e non solo). Prima di sbarcare a Sanremo, l’unica certezza conclamata era che sarebbe stato l’ultimo Festival targato Leone. Difficilissimo se non impossibile metterla in discussione. Però il quasi cinquanta per cento della prima serata, persino incrementato nella seconda, è un risultato non facilmente ridimensionabile. Cambiare per fare peggio non è mai una bella idea. Hai visto mai che il concorso per la casella d Raiuno in atto in Viale Mazzini, retropalco dell’Ariston, si risolva in una conferma di @giankaleone? Missione pressoché impossibile. I nomi dei candidati girano vorticosamente, dopo il diniego di Paolo Ruffini, contattato già in dicembre da Campo Dall’Orto ma, come ha precisato al Corriere della Sera, dichiaratosi non disponibile perché non vuole “lasciare a metà” l’esperienza di Tv2000 da poco iniziata (figuratevi gli strepiti in caso contrario: la Cei si prende Raiuno…). Altri nomi: Ilaria Dallatana, già fondatrice e amministratore delegato di Magnolia, incarico da cui si è recentemente dimessa. Angelo Teodoli, promosso da Raidue, dove ha ottenuto buoni risultati. Eleonora Andreatta, spostata dalla direzione della Fiction. E poi, a prescindere di chi toccherà, Leone appare già destinato al coordinamento dei palinsesti al posto di Antonio Marano che ha chiesto di tornare a Milano.

In questa situazione e con tante pressioni, portare a casa un buon Festival è tutt’altro che scontato. Conti non ha certo la carica da showman di Fiorello, né l’ambizione chic di Fabio Fazio, doti che all’Ariston possono rivelarsi limiti (cfr. l’enfasi sulla bellezza che infiacchì l’ultima prova di FF, oppure il ripetuto diniego di Fiorello con la motivazione che presentare una gara canora è diverso dal fare un varietà). Conti è invece un professionista che, al timone dell’evento esibisce qualcosa di meglio e di più del suo standard abituale. Per esempio, un grado di scrittura e una “narrazione” apprezzabile, come dimostrano le storie italiane che contrappuntano lo show (lo sprinter centenario, la classe di due alunni, il commovente pianista Ezio Bosso). È un professionista che sa mettere a frutto la conoscenza della macchina Rai, senza la quale non si convocano e si gestiscono senza polemiche star come Elton John e Nicole Kidman. È uno che sa dirigere il copione: Virginia Raffaele promossa co-conduttrice pur in veste di spalla comica (strepitosa Carla Fracci più della Ferilli; farà o no la Boschi?), l’assegnazione dei ruoli di valletti agli ornamentali Gabriel Garko (occhio alla grammatica) e Madalina Ghenea. Certo, niente voli sperimentali. E una gara che, con i soliti habitué (Dolcenera, Neffa, Ruggeri) sembra il torneo finale di tutti i talent, con l’unica assenza di The Voice (copyright Carlo Freccero per davidemaggio.it). Infine, una quantità modica di contemporaneità. Ma comunque un buon Festival, ben confezionato e con tutto quello che ci si aspetta.

Praticamente impossibile che possa salvare Leone. Anche perché spuntano altri nomi, che rispettano i criteri adottati da Dall’Orto e Maggioni nella scelta dei nuovi dirigenti. Primo, pescare all’esterno per rompere consorterie e vincoli dettati dalla lunga militanza aziendale: in calo le quotazioni di Andreatta e Teodoli. Secondo, non pescare professionisti di area renziana, per evitare le accuse di lottizzazione governativa che già imperversano: improbabile la scelta di Simona Ercolani, deus ex machina della Stand by me ma anche regista via whatsapp dell’ultima Leopolda. E allora? Allora potrebbe essere il momento di Dallatana. Oppure di Francesca Canetta, che prima di passare a Discovery, ha lavorato a lungo al suo fianco in Mediaset e in Magnolia di cui, con Giorgio Gori, fu tra i fondatori.

Fazio e Gramellini anticipano L’Ultima parola

Niente più leggio, niente più la rubrica separata a chiudere in modo un po’ forzato come una parentesi spegnendo il fermento del cazzeggio tra amici, come avevo scritto una settimana fa su Cavevisioni.it. Fabio Fazio e Massimo Gramellini hanno modificato la scaletta di Che fuori tempo che fa, anticipando l’Ultima parola all’interno del talk ( http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3299b40c-7c23-4684-8f07-71b8256c93a8.html ), e collegandola all’argomento della serata: i segreti nascosti nei cellulari, sulla scorta dell’uscita del film Perfetti sconosciuti con Giuseppe Battiston e Valerio Mastandrea, presenti in studio.

Questo blog ha suggerito una correzione a un programma di  Raitre ed è stato ascoltato.

Basta americanate, Mediaset cambia strategia di comunicazione

Due indizi fanno una tendenza: Mediaset cambia strategia di comunicazione dei prodotti. Fine dei red carpet con raffiche di flash, degli americanismi e dei vip per le allodole… La nuova linea è puntare sulle community, blog, social network e riviste, ovviamente senza escludere la grande stampa. Venerdì scorso in una saletta dell’Odeon a Milano giornalisti e blogger addetti sono stati invitati alla visione di Bosch e Mr. Robot, due serie in palinsesto nella primavera di Premium. La prima è un poliziesco-procedurale ispirato ai romanzi di Michael Connelly, imperniato sul detective Harry Bosch (Titus Welliver). Prodotta da Amazon, la vedremo su Premium Crime dal 24 febbraio. La seconda è un cyber trhiller, già osannato dalla critica e premiato all’ultimo Golden Globe, che ha per protagonista un hacker in lotta contro multinazionali e banche. Dal 3 marzo su Premium Stories. Il secondo indizio è l’appuntamento mercoledì sera in un loft di Corso Garibaldi per parlare dell’Isola dei Famosi. Quattro chiacchiere per accendere i motori sulla seconda edizione su Canale 5 (Simona Ventura tra i concorrenti). Visioni in anteprima, cene con anticipazioni, in una dimensione privata, senza ufficialità nè obbligo di scrittura. Una scelta, si vedrà tra qualche tempo quanto indovinata.

Natalia vicedirettore di SkyTg24 Flavio Natalia è il nuovo vicedirettore di SkyTg24 con delega alla cultura e agli spettacoli, spazio che si sta progressivamente ampliando nella rete all news diretta da Sarah Varetto. La notizia non è ancora ufficiale, ma confermata da fonti sicure. Natalia lascia l’incarico di Direttore della Comunicazione di prodotto della tv satellitare che verrà assunto ad interim da Riccardo Pugnalin, Vicepresidente esecutivo della Comunicazione e degli Affari pubblici. Mentre rimarrà direttore editoriale del magazine Sky Life e della newsletter Sky Evening News.

Pubblicità: Cairo provoca, il governo risponde Al convegno Microfoni @perti organizzato la scorsa settimana in Senato da Maurizio Gasparri si è registrata una interessante apertura del sottosegretario per la Comunicazione Antonello Giacomelli sul tema dei tetti pubblicitari. L’editore di La7, Urbano Cairo, aveva detto che “in Inghilterra la BBC non ha neanche un centesimo di pubblicità, lo stesso vale per la tv pubblica spagnola, in Francia non ha pubblicità dopo le ore 20 e in Germania c’è dalle 17 alle 20. In Italia, di contro, si fa una riforma e si introduce il canone in bolletta (che porterà 250 milioni in più nelle casse della Rai) ma nulla si dice sulla pubblicità. Avrebbero potuto ridurla…”. Giacomelli ha subito raccolto l’appunto: “Quello dei tetti pubblicitari è un tema, se ne può parlare. Però era giusto contrastare l’evasione del canone. Il processo di eliminazione degli spot su alcune reti è stato già avviato su canali come Rai Yoyo e Rai Storia. Quello della pubblicità è un tema vero purché si riconosca che è giusto combattere l’evasione”.

Rischiatutto resta su Rai3 e slitta in autunno

Rischiatutto non ce l’ha fatta a conquistare Raiuno e sarà trasmesso da Raitre. Era il programma più atteso della stagione. Un grande ritorno, un marchio storico della Rai dei momenti di gloria, correvano gli anni ’70. Da tempo Fabio Fazio lavora al progetto di una nuova edizione del principe dei telequiz, annunciato alla presentazione dei palinsesti del luglio scorso come l’asso della stagione 2016 e il sogno accarezzato della promozione su Raiuno. Invece no, quello che, guidato da Mike Bongiorno il giovedì sera, inchiodava davanti al video l’Italia intera (la media fu di 22 milioni di telespettatori, con punte di oltre 31, non c’erano ancora la tv commerciale e tantomeno l’Auditel) non ce l’ha fatta ad approdare sul “programma nazionale” come si diceva un tempo, e resterà su Raitre. Non solo. La seconda notizia è che il quiz slitta in autunno.

Chissà. Avrà puntato i piedi il direttore Andrea Vianello volendo difendere il lavoro di Fazio e della sua squadra… Oppure si sarà considerato di sostenere la sua rete che non scoppia di audience… Sarà stata una decisione della nuova dirigenza Rai per partire bene l’anno prossimo… Fatto sta che calendario e palinsesto hanno subito diversi aggiustamenti. Dopo il Festival di Sanremo, su Raitre andrà in onda una striscia quotidiana dal lunedì al venerdì con il casting dei concorrenti, un po’ in stile reality. L’orario previsto è quello attualmente occupato da Sconosciuti. Sarà certamente una strategia per alimentare l’attesa, in verità già lunga, e fidelizzare il pubblico più giovane che di Rischiatutto ha sentito parlare dai nonni. In primavera Raiuno trasmetterà un’unica puntata, rinviando al prossimo autunno quando, nella tradizionale serata del giovedì, il nuovo Rischiatutto diventerà appuntamento fisso di Raitre.

Con l’eccezione della regia di Duccio Forzano, non si sa ancora molto del cast. Se Fazio si contornerà dei suoi collaboratori abituali, da Luciana Littizzetto a Filippa Lagerbak. O se, come qualcuno ipotizza, coinvolgerà anche Nino Frassica, protagonista tutti i sabati a Che fuori tempo che fa, di una delle gag più esilaranti in circolazione quando mette in scena una demenziale sfida tra due concorrenti improvvisati del futuro telequiz.

Ai tempi di Mike Rischiatutto andava in onda su Raidue (Raitre non esisteva) per approdare sulla “rete ammiraglia” solo in occasione delle puntate finali. Fu ugualmente un successo storico.

De Angelis studia da Travaglio a Piazzapulita

Il tono è quello aggressivo-inflessibile del “giornalista scomodo”, figura mitica dei talk show di tendenza. Si sa, i programmi di approfondimento hanno ruoli definiti come le commedie. Alessandro De Angelis, firma politica dell’Huffington Post, è ospite fisso di Piazzapulita di Corrado Formigli su La7. Qualche settimana fa assurse agli onori della rissa verbale con Gianni Alemanno (“Nei suoi interventi manca la parola scusa ai romani. Lei o è complice o è incapace”. “Io ho commesso degli errori e mi scuso con i romani, ma per un anno mi hanno dato del mafioso sui giornali e nessuno si è scusato con me”), ieri ha ricostruito il conflitto d’interessi di Maria Elena Boschi e della sua famiglia come una Spectre etrusca. Il piglio vuol essere quello del castigatore alla Marco Travaglio. Forse più dentro le cose della politica e gli spifferi del Transatlantico, ma meno proiettato sul fronte della giustizia. Soprattutto, meno abrasivo del direttore del Fatto quotidiano.

Che cosa farà Simona Ventura Simona Ventura qua, Simona Ventura là. Che farà Simona Ventura? L’inviata all’Isola dei Famosi. No, la concorrente del reality. Oppure ballerà per Milly Carlucci su Raiuno, tanto più se dovesse esserci tra i concorrenti anche Stefano Bettarini, reduce dalla rottura con Ilenia Iacono. Chi riavvicina nello stesso programma l’ex coppia d’oro del fossip fa il colpo. Ma l’ipotesi di Ballando con le stelle sembra quella più praticabile. Dopo le critiche alla conduzione di Alessia Marcuzzi e altre varie punture dirette verso il mondo Mediaset, per Supersimo non tira una gran aria a Cologno. Dove invece si sente parlare di Pamela Prati e dello stesso Bettarini come due probabili naufraghi.

Floris chiude in sorpasso Aveva una lista di ospiti lunga come le convocazioni della Nazionale, Giovanni Floris per l’ultima puntata dell’anno di diMartedì (da Maurizio Landini a Lorena Bianchetti, da Maurizio Belpietro a Paola Marella oltre a Enrico Letta e padre Enzo Bianchi) e così accompagnato ce l’ha fatta a chiudere la stagione con il sorpasso su Ballarò: 6,75 per cento contro il 5,86 del programma di Massimo Giannini. Il bilancio complessivo di quest’autunno è 8 vittorie per Ballarò contro 6 di diMartedì che, però, porta la media stagionale al 5,31 per cento, +21 rispetto allo stesso periodo del 2014.

Che fine fanno l’amica di Gubitosi e il marito della Lorenzin? Le nomine sono rinviate a gennaio (prossimo consiglio d’amministrazione il 13/1), ma qualcosa si muove lo stesso in Rai. Qualche giorno fa, oltre ad approvare il budget finanziario per il 2016, a nominare capo della nuova divisione security Genseric Cantournet, ex capitano della gendarmeria francese, il Cda di Viale Mazzini ha deciso la creazione di un’unica macroarea “Comunicazione, Relazioni Esterne, Istituzionali e Internazionali”, nata dalla fusione delle “Comunicazione e Relazioni Esterne” e “Relazioni Istituzionali ed Internazionali”. Il responsabile non dovrebbe essere una figura giornalistica, ma di marketing. Che fine faranno Costanza Esclapon, voluta in Rai e più volte promossa da Gubitosi, e Alessandro Picardi, marito di Beatrice Lorenzin, direttori delle due strutture accorpate?

Buffa & Tranquillo: the reunion Il popolo dei social è già in subbuglio. Del resto, quando Federico Buffa abbandonò le telecronache della Nba si scatenò una rivolta. Ora che si vocifera della reunion con Falvio Tranquillo per il giorno di Natale, il tam tam è ripartito. Dopo oltre due anni dall’ultima telecronaca la coppia si riforma per We Love This Game, racconto di un’amicizia cresciuta a bordo parquet che diventa un viaggio lungo tre decenni fatto di storie di basket americano e dei suoi campioni. In onda il 25 alle 21 su Sky Sport 1 HD. Chissà se resterà uno speciale una tantum.

 

Rivoluzione in vista, ecco come sarà XF10

Era finita da una manciata di minuti la finale di XF9 con l’inattesa vittoria di Giosada sui superfavoriti Urban Stranger che già TvZoom, il sito diretto da Andrea Amato, lanciava un sondaggio sui giudici: “chi verrà eliminato dopo questa edizione di XFactor? Fedez, Mika, Elio, Skin?”. Quesito tutt’altro che peregrino, perché, al culmine di un ottimo risultato della finale (9,7 per cento di share sommando gli ascolti di Sky Uno e Cielo in chiaro per circa 2,3 milioni di telespettatori, più 17 per cento rispetto alla finale dello scorso anno che totalizzò l’8 per cento e due milioni di persone), non altrettanto positivo durante il percorso di avvicinamento, è giusto prevedere una svolta per la decima edizione. Un cambiamento consistente, se non proprio una rivoluzione, ancor più giustificato se proseguirà la sfida a distanza con il Grande Fratello, l’ex Ferrari dei reality, che ha fatto registrare un trend positivo rispetto all’edizione della primavera 2014, ma ha segnato un netto calo nella puntata finale (22 per cento di share con 4,3 milioni di spettatori contro 24,2 e 4,7 milioni dell’edizione numero 13 quando andava in onda il lunedì).

A questo punto conviene mettere un po’ di ordine nei numeri e chiedersi se lo scontro diretto, il derby tra reality e talent show, non riproduca in un certo senso, gli effetti già visti per il raddoppio dei talk show al martedì sera (diMartedì su La7 e Ballarò su Raitre) con conseguente divisione del target. Quella di Mediaset è stata una chiara scelta di controprogrammazione: con il Grande Fratello al giovedì si voleva coprire XFactor. Obiettivo raggiunto solo parzialmente perché la controprogrammazione si è rivelata un’arma a doppio taglio, per due motivi. Il primo è che ormai il brand del talent è molto radicato soprattutto nel pubblico giovanile e femminile, lo stesso del Gieffe. XFactor è un fenomeno di costume, un argomento di discussione tra amici, un marchio che fa tendenza: quello che Grande Fratello è stato un decennio fa. Il secondo motivo, più tecnico, è che, contestualmente, le reti Mediaset sono uscite dalla piattaforma Sky e il pubblico sintonizzato sul talent, difficilmente, durante le lunghe pause pubblicitarie, cambia telecomando per sintonizzarsi su Canale 5 in digitale. Ma siccome vale anche il processo contrario, il non-zapping dal digitale al satellite, ecco che, salvo che per la finale dove XFactor è risultatoo chiaramente in crescita, hanno perso qualcosa sia il reality che il talent.

Chiusa la lunga parentesi sugli ascolti, torniamo agli scenari futuri e al sondaggio sui giudici di XF9. Ieri in un’intervista al Corriere della Sera, con molta astuzia Skin ha auspicato la continuazione della sua carriera nel talent (“l’anno prossimo vorrei vivere qui”; facendo il giudice a XF10? “Non ne abbiamo ancora parlato… Se tornerò l’anno prossimo saprò come mettere a frutto quello che ho imparato in questa edizione”).  Ma è sotto le orecchie di tutti che, con tutta la carica e l’empatia dimostrata verso i ragazzi e nonostante l’apprezzabile impegno, il problema della lingua persiste. Si vedrà. Un po’ più solidi appaiono gli altri componenti della giuria. Mika e Fedez, però, hanno tenuto a puntellare la loro posizione esplicitando in diretta l’orgoglio di lavorare nel miglior show musicale in circolazione, come conferma anche il livello degli ospiti nazionali e internazionali (dai Coldplay a Moroder). Quanto a Elio, lasciare da vincente non sarebbe un errore. Chi ha il posto assicurato anche per il prossimo anno è invece Alessandro Cattelan, la cui conduzione, al netto di qualche euforia di troppo (per esempio, dopo l’infelice esibizione di Battiato), è brillante e agile allo stesso tempo. Infine, a proposito di diretta, è apparso un po’ stucchevole quel “Ciao Milanooo” ribadito a squarciagola come un mantra da tutti. Non sarebbe da stupirsi se, nella prospettiva del cambiamento, quel “ciao” dovesse essere sinonimo di addio, in vista di un trasferimento dello show a Roma o altrove…