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I David e il conduttore tuttologo poco credibile

Dopo due anni a Sky, la cerimonia di consegna dei David di Donatello è tornata sulle reti Rai, precisamente Rai 1 (mercoledì, ore 21.20, share del 14.3%, circa 3 milioni di telespettatori), con la conduzione di Carlo Conti. Stando alla vecchia e ambiziosa formula, «i David sono gli Oscar del cinema italiano», ma come il Quirinale ci costa più della Casa Bianca, la cerimonia nostrana, che non casualmente ha il suo viatico presso il Capo dello Stato, risulta ben più pletorica di quella hollywoodiana. Ci aveva provato Sky a renderla più smart, affidandone la conduzione ad Alessandro Cattelan ma, dopo l’opposizione dell’Accademia del cinema italiano alla richiesta di modifiche al regolamento (meno giurati e meno premi) la serata è tornata sotto l’egida di Mamma Rai. Insomma, il cinema resiste al mainstream. E quindi, vai con la cerimonia; nonostante il cambio di direzione artistica passata nelle mani della neopresidente Piera Detassis, subentrata a Giuliano Montaldo, succeduto per due anni al lungo regno di Gianluigi Rondi. Qualcuno ha sottolineato che la nuova direzione artistica ha inaugurato una svolta anche nella qualità dei premi: meno cinema d’autore, ingessato e assistito dai fondi pubblici, e più cinema spregiudicato, più vario nei generi (anche l’animazione), più giovane nei protagonisti. L’osservazione è pertinente. Tuttavia, la scelta di generi e generazioni diverse non è ancora garanzia di maggior vicinanza al pubblico, prova ne siano i troppo pochi giorni in sala di numerosi dei titoli premiati. D’accordo, ricerca e sperimentazione, ma senza dimenticare la fruizione finale. La stessa resistenza ha condizionato la serata televisiva che, per arrivare al verdetto sul miglior film ha dovuto superare uno slalom tra i premi al miglior truccatore, al miglior acconciatore, al miglior suono, ai migliori effetti digitali (con relativi, spesso logorroici, ringraziamenti). Non basta spendere il presentatore più istituzionale per trasformare la serata in un gala internazionale. Tantomeno aprire lo show con la performance di Paola Cortellesi e altre sei attrici contro il femminicidio (in parallelo alla sfilata in nero a Los Angeles). Né Sky prima né la Rai ora hanno provato ad affidare la conduzione a un attore disinvolto anche in tv che possa risultare più credibile e meno provinciale di Carlo Conti quando, rivolto a Steven Spielberg, ha rivelato che «questo signore da giovane aveva un gruppetto di amici, non Mario, Giovanni, Filippo, ma… tipo Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Brian De Palma, George Lucas…». Debolezze dei presentatori tuttologi.

La Verità, 23 marzo 2018