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De Giovanni fa bingo su Rai 1 orfana di Montalbano

Il Montalbano napoletano ha le visioni. Il Montalbano partenopeo vede spiritelli ammonitori. Il Montalbano vesuviano è anche lui un estimatore delle belle donne. Solo che è più tormentato del commissario di Vigata (Porto Empedocle). Scopriremo strada facendo le ragioni di questi turbamenti e i motivi che lo inducono a limitarsi a spiare dalla finestra di fronte i ricami della timida ma intrigante dirimpettaia. Intanto scorrono le indagini de Il senso del dolore, primo episodio del Commissario Ricciardi, serie prodotta da Rai Fiction e Clemart srl e tratta dai romanzi omonimi di Maurizio de Giovanni, piazzata nella prima serata di Rai 1 per accontentare l’affezionato pubblico del giallo mediterraneo, orfano della formidabile creatura di Andrea Camilleri.

Ci vorranno parecchio tempo e numerose prove vinte per poter dire che Ricciardi is the new Montalbano, ma che il tentativo sia questo è fatto dichiarato ed esplicito (lunedì, ore 21,35, share del 24,1%, 5,9 milioni di telespettatori). Troppe le somiglianze nella lentezza delle investigazioni, nella composizione del cast, nei rapporti con il mellifluo vicequestore, con l’arguto medico legale e il prete melomane.

Nella vitale e coloratissima Napoli degli anni Trenta, Luigi Alfredo Ricciardi (Lino Guanciale), impermeabile d’ordinanza e ricciolo che sdrammatizza il temperamento introverso, è chiamato a indagare sull’omicidio della star della lirica amico del Duce, avvenuto durante la rappresentazione di Pagliacci al Regio Teatro san Carlo. Come da copione, l’arrogante tenore è inviso ai colleghi per i soprusi e la spudorata condotta di adultero incallito. Al punto che la bella e misteriosa moglie (Serena Iansiti) è la prima presunta colpevole. Ma con l’aiuto del fedele brigadiere (Antonio Milo) e le soffiate di un femminiello (Adriano Falivene), il corso delle indagini devia verso un dramma della gelosia più pop e ruffiano («Credo alla fame e all’amore», ripete Ricciardi, i motivi per cui «continuo a veder morire»).

Curato nelle scenografie e nei costumi, con le visioni dei fantasmi delle vittime di cui coglie l’ultimo pensiero, grazie alla regia ironica e volutamente eccessiva di Alessandro D’Alatri, Il commissario Ricciardi fonde elementi mistery nel copione del poliziesco a tinte mélo. Dopo il rodaggio dei Bastardi di Pizzofalcone su Rai 2, de Giovanni fa l’en plein sulla prima rete, dov’è attualmente in onda anche con Mina Settembre, quasi che la Rai sia a corto di alternative. Del resto, l’autore napoletano è prolifico almeno quanto Camilleri: auguriamoci non sia altrettanto militante.

 

La Verità, 27 gennaio 2021