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Gomorra scala il box office, cinema e tv alleati

Una serie tv in vetta al box office non si era ancora vista. È una piccola rivoluzione copernicana per il cinema, per la tv e per tutto il sistema dell’audiovisivo in generale. Martedì i due episodi della terza stagione di Gomorra – La serie proiettati in 300 cinema sono stati visti da quasi 30.000 persone per un incasso superiore ai 260.000 euro, quasi 900 di media per sala. Il dato risulta sorprendente perché si registra nell’imminenza della programmazione televisiva. Cadono diverse certezze di natura commerciale. Per esempio: che il grande schermo sia nemico giurato del piccolo. E che una programmazione ravvicinata nelle sale eroda se non fagociti il pubblico del telecomando. Finora si è sempre pensato questo. Non a caso in questi anni è valsa la regola delle finestre. Per tutelare l’industria cinematografica la programmazione televisiva di un film doveva avvenire 105 giorni dopo la prima visione in sala. Era un accordo tra produttori, distributori ed esercenti: io programmo il tuo film ma tu t’impegni a non mandarlo in tv prima di tre mesi e mezzo. Ora i dati Cinetel della serie prodotta da Sky, Cattleya e Fandango cancellano la consuetudine. Facendo un raffronto con altri titoli dello stesso giorno si contestualizza la performance di Gomorra. The Place, il film di Paolo Genovese, secondo classificato, ha incassato poco più di 135.000 euro (media di 330 euro per sala); Thor: Ragnarok, blockbuster della Walt Disney, sesto classificato, si è fermato a 54.000 euro (media: 225). I 260.000 euro di Gomorra non sono tuttavia un record assoluto. Un mese fa, Loving Vincent, film d’animazione su Van Gogh, raggiunse nel suo primo giorno ben 380.000 euro. Ma si trattava di un evento nato per il cinema di cui non si conosce ancora la messa in onda. Al secondo posto in questa classifica si trova Sherlock – The Abominable Bride (338.000 euro), un episodio della serie Sherlock che però sarebbe andato in tv nove mesi dopo. Al terzo posto i due episodi della serie ispirata da Roberto Saviano.

È da qualche anno che le sale cinematografiche si sono aperte a brevi programmazioni di eventi come concerti, biografie, documentari non nati per il grande schermo. È un modo per contrastare la crisi e aumentare gli introiti nei giorni feriali, rivolgendosi a un pubblico diverso, tanto più in un contesto in cui gli incassi complessivi continuano a scendere (-13.5% il dato del botteghino al 31 ottobre 2017 sullo stesso periodo del 2016). Il caso di Gomorra però è rivoluzionario perché i due episodi sono stati proiettati nell’imminenza della messa in onda televisiva (da domani su Sky Atlantic e on demand). Il risultato di questa iniziativa, che circondata da un certo scetticismo, «dimostra che i modelli distributivi tradizionali possono e devono essere messi in discussione e riformati», sottolinea Andrea Scrosati, vice presidente esecutivo dei programmi di Sky Italia. «Il mercato e il pubblico lo stanno già facendo. Quando, insieme con dirigenti e manager di Cattleya, Wildside, Lucisano Group, Palomar e Indiana Production, abbiamo creato Vision distribution avevamo in mente questo percorso di rinnovamento. La strada è giusta ed è piuttosto raro che un rischio imprenditoriale si traduca in un guadagno per un’intera filiera. In questo modo i produttori trovano un ricavo imprevisto e un vantaggio di marketing attraverso la promozione presso pubblici diversi da quelli della pay tv, mentre gli esercenti traggono un profitto inaspettato da un prodotto destinato solo alla televisione. Infine, tra industria cinematografica e televisiva si crea un circuito virtuoso che potrà giovare a tutto il mercato». Tuttavia, Sky ha circa 5 milioni di abbonati: probabilmente un’operazione del genere non funzionerebbe per la tv generalista. «Non credo, anzi», riprende Scrosati. «I numeri di un’anteprima al cinema, per quanto di successo, riguardano una nicchia rispetto al pubblico di un prodotto di massa. Ma nell’epoca dei social, le 50.000 persone che partecipano alle anteprime si possono trasformare in altrettanti testimonial del prodotto che sta per andare in tv. Ovviamente, a patto che si tratti di un prodotto di qualità».

 

La Verità, 16 novembre 2017