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Il vero motivo dell’esonero di Mihajlovic

Non ha resistito e l’ha esonerato. È stato più forte di lui. Mandare a casa Sinisa Mihajolovic a sei giornate dalla fine e con una finale di Coppa Italia da disputare è una decisione che Berlusconi ha preso contro tutto e tutti. Avrà ragione lui? Da tifoso me lo auguro, ma ci credo poco. Deciso che il tecnico serbo non sarebbe più stato l’allenatore del prossimo anno, ha scelto di testare Brocchi nel finale di stagione. Dopo Inzaghi e Seedorf, si rischia di bruciare il terzo coach alle prime armi in due anni.

  1. Un feeling mai nato. Troppa schiena dritta, Sinisa. Troppa lingua svelta. Il Presidente preferisce gente più condiscendente e disposta a farsi consigliare. Mihajlovic ascoltava e dialogava, ma alla fine decideva lui.
  2. Il gioco sgradito. Berlusconi predica da sempre il gioco d’attacco, spettacolare, la padronanza del campo. Peccato che per praticarlo servano i giocatori adatti. Al Milan non c’erano nè Iniesta nè David Silva nè Di Maria, ma Honda e Bacca tanto per fare due nomi, giocatori strutturalmente gregari. Come gragaria è un po’ tutta la squadra, se si fa eccezione per Balotelli. Pochi giorni fa Demetrio Albertini ha detto che nessuno del Milan di oggi avrebbe giocato nel suo.
  3. Il mercato degli ultimi anni. Se non vuoi spendere soldi per comprare i campioni, dopo aver venduto Thiago Silva e Ibrahimovic, e vuoi puntare tutto sui giovani italiani, forse dovevi cominciare a tenerti El Shaarawi. Se non hai i giocatori, almeno devi avere l’allenatore che pratichi il gioco prediletto. Anche se è di sinistra e non ama la cravatta. Do you know Sarri?
  4. La decisione controcorrente. Lo hanno consigliato di andare avanti con Mihajlovic, nell’ordine: Galliani, i giocatori al completo (con l’eccezione di Menez, Mexese Boateng, poco utilizzati), Sacchi e i tifosi (il sondaggio della Gazzetta dello Sport ha dato un inequivocabile 92 per cento contrario).
  5. Pigmalione. Berlusconi spera d’inventare dal nulla un grande allenatore come già gli riuscì con Sacchi e Capello, ma non con Inzaghi e Seedorf. Con Brocchi mantiene un filo diretto: può essere una forza e anche una debolezza (come con Seedorf). La verità è che, come diceva Biagi, “se Berlusconi avesse le tette farebbe anche l’annunciatrice”. Per fare la formazione del Milan le tette non servono, ma un allenatore più malleabile di Mihajlovic sì.
  6. Motivi extracalcio. Alla fine, considerato l’azzardo, potrebbero essere stati decisivi altri elementi, personali e imprenditoriali. Berlusconi è vicino agli ottant’anni. Pochi giorni fa Vivendi ha acquistato Premium, la pay tv di Mediaset e, in prospettiva, è possibile che il socio francese allarghi la sua influenza nel gruppo. La politica va come va. Il Milan resta l’ultimo giocattolo che diverte e, in futuro, potrebbe dare ancora soddisfazioni al Presidente. Che ha fatto la sua scommessa. Speriamo la vinca.