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Immaturi, quando nel casting c’è già la storia

La trasformazione di Immaturi in serie tv per Canale 5 era molto attesa e, dal primo degli otto episodi, la sensazione è che le buone premesse siano state soddisfatte (venerdì, ore 21.30, share del 19.3%). Il film scritto e diretto da Paolo Genovese nel 2011 incassò oltre 15 milioni di euro, risultando il terzo più visto dell’anno (dietro Che bella giornata con Checco Zalone e Qualunquemente con Antonio Albanese): pare giusto ricordarlo mentre si prende atto dell’annata sottotono del cinema italiano. Qui Genovese è supervisore artistico, autore del soggetto e della sceneggiatura, la produzione è sempre di Lotus production, mentre la regia è affidata a Rolando Ravello. Lo spunto della storia e la storia stessa sono confermati: un commissario dell’esame di maturità non era in possesso dei requisiti per esserlo, l’esame è nullo e, se si vuol esser «maturi», va ripetuto. Il felice gioco tra condizione scolastica e oggettiva, e quella esistenziale e soggettiva dei protagonisti, si ripete perché, nonostante il replay dell’esame, il gruppetto di studenti «ritardati» persiste a rinviare l’ingresso nell’età adulta. Ancor più che nel film, dove si presentavano da privatisti, qui li vediamo frequentare il liceo dando vita allo stimolante confronto generazionale con i diciottenni, inevitabilmente più maturi di loro. Il dj Piero (Luca Bizzarri) continua a fingersi sposato e padre per rintuzzare le richieste di matrimonio delle amanti, l’agente immobiliare Lorenzo (Ricky Memphis) si ostina a vivere da quarantenne in casa dei genitori, la cuoca sessuodipendente Francesca (Nicole Grimaudo) frena i tentativi del suo assistente di trovarle un compagno stabile, l’arredatrice Luisa (Irene Ferri) vive sola con la figlia e rimpiange l’innamoramento inespresso per Lorenzo. La defezione del neuropsichiatra Giorgio (Raoul Bova) e il cambio degli interpreti di Francesca e Luisa non indeboliscono il cast. Che invece si giova degli innesti di Claudia (Ilaria Spada), avvenente professoressa di storia e filosofia dalla doppia vita, e di Serena (Sabrina Impacciatore), sclerata signora della Roma bene. Genovese conferma la capacità di dosare commedia e riflessione, scegliendo protagonisti che abbracciano tutte le categorie sociali e antropologiche (c’è anche lo studente fattosi prete) per favorire lo sviluppo narrativo. Curare la definizione dei personaggi è il modo migliore per avviare bene la storia e le storie. Occhio solo all’effetto Cesaroni.

La Verità, 14 gennaio 2018