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Luca e Paolo, Quelli che… si prendono Rai 2

Non è esattamente la loro parte in commedia e neanche la loro misura. Luca e Paolo sono soprattutto degli incursori e funzionano meglio sulle distanze brevi che al timone di contenitori un po’ pletorici com’è diventato negli anni Quelli che il calcio, uno dei programmi più longevi della televisione italiana (Rai 2, domenica ore 13.45, share del 6.41 nell’anteprima e 9.09 nel programma). Ma, in fondo, i due comici sono pur sempre dei polistrumentisti in grado di passare dalla satira alla gag fulminea alla canzoncina sulla Var con Nina Zilli. Per reggere un helzapopping di tre ore bisogna saper suonare archi e fiati, pur contornandosi di altri musicisti. Come conferma la nuova edizione di Camera Café incastonata tra la fine del Tg2 e l’inizio del primetime, l’operazione è chiara. Il duo comico, passato alla tv pubblica dopo 15 anni in Mediaset, si candida a essere il perno, quasi il testimonial della nuova Rai 2. La televisione si fa con le idee, i format e il palinsesto. Ma si fa molto anche con i volti. Per l’imprimatur si vede pure Fabio Fazio, primo conduttore di Quelli che…, di passaggio a Rai 2 nel suo trasloco da Rai 3 a Rai 1.

Luca e Paolo hanno scelto di mettersi in gioco alla testa di un format un tantino stagionato, rivolto al pubblico escluso dall’esclusiva dei diritti tv, che nobilita le piccole emittenti private, maestre di chiacchiere attorno al vuoto. Dirigono un’orchestra composta da tanti, forse troppi ex: arbitri (Paolo Casarin, ospite fisso per la var della Var), telecronisti (Bruno Pizzul, che sfoggia sempre una bella sintassi), allenatori (Serse Cosmi, Emiliano Mondonico), calciatori (Fulvio Collovati). A gestire i collegamenti pensa Mia Ceran, titolare di un tacco 16 molto glam e di uno scanzonato abitino con scollatura in favore di telecamera, che quando dice a Mondonico che l’Atalanta è «una squadra dove molte società hanno fatto shopping» sa di cosa parla. Altre new entry: Francesco Mandelli, inviato, e l’onnipresente Federico Russo che sforna l’immancabile classifica delle papere. L’obiettivo è metabolizzare la mancanza di immagini con gag, siparietti, rimbalzi di linea e tormentoni tra i quali spicca il Massimo Giletti di Ubaldo Pantani. L’apice si tocca con Cient’anni, musicarello datato 1999, in cui Giorgio Mastrota esordì come attore al fianco di Gigi D’Alessio. Superare la malinconia serpeggiante causata dall’invisibilità delle partite è impresa ardita per un programma che, Emanuele Dotto docet, è più radio che tv.

La Verità, 12 settembre 2017