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Con Marseille Netflix cerca un pubblico più pop

Nonostante critiche e stroncature la produzione ha appena rinnovato Marseille per la seconda stagione. L’annuncio è arrivato qualche giorno fa via Twitter.

La notizia non è di poco conto perché la serie con Gérard Depardieu nel ruolo di Robert Taro, sindaco di lungo corso della città mediterranea è la prima produzione di Netflix per l’Europa. Perciò era forse inevitabile aspettarsi qualcosa di paragonabile con House of Cards: lo svelamento del backstage cinico e sporco della politica, le connivenze col malaffare, i machiavellismi per raggiungere l’obiettivo finale. E certo, tutta la politica è paese, in Marseille c’è un po’ di questo. Ma scenario e ambizioni sono completamente diversi. Intanto Depardieu non è Kevin Spacey. Appesantito, cocainomane, fisicamente e politicamente in declino e pronto a passare la guida della città a Lucas Barres (Benoît Magimel), delfino allevato come un figlio, il cui tradimento lo fa repentinamente tornare in gioco. E poi qui la prospettiva è dichiaratamente local, con al centro i piani di sviluppo cittadini, il ruolo dei media, la malavita nordafricana, i problemi d’integrazione tipici della città portuale francese.

Selim (Nassim Si Ahmed) e Julia Taro (Stéphane Caillard) in una scena

Selim (Nassim Si Ahmed) e Julia Taro (Stéphane Caillard) in una scena

Creati da Dan Franck, diretti da Florent Siri, gli otto episodi della prima stagione scorrono veloci nelle dinamiche tra il leader buono, il discepolo ribelle e inaffidabile, la moglie, artista labile (Géraldine Pailhas), la bella figlia giornalista (Stéphane Caillard), la mafia che si serve della manovalanza marocchina. Il tutto nella solare cornice della città di mare, nella quale fa da sfondo il contrasto tra gli yacht in darsena e il racket meticcio della banlieue. Con le elezioni alle porte, affiorano in superficie gli scheletri del passato e la divisione tra buoni e cattivi, molto identificabile, s’intorbida.

Il confronto televisivo tra Robert Taro (Depardieu) e Lucas Barres (Magimel)

Il confronto televisivo tra Robert Taro (Depardieu) e Lucas Barres (Magimel)

Molto più vicina a Boss – la serie con Kelsey Gramer sindaco di Chicago (su Rai4 la seconda stagione) – che a House of Cards, Marseille ha una narrazione molto orizzontale, con toni caricati e qualche spruzzata fumettistica (la sigla iniziale, il ruolo di Vanessa D’Abrantes, il tentato suicidio della moglie) che rendono l’intreccio meno credibile e un filo troppo pop per gli standard del colosso della streaming tv. Ma se non ci si aspettano il capolavoro e l’innovazione linguistica, è uno show che si può tranquillamente vedere. Tanto più in questi tempi di ballottaggi nelle nostre città, dove un politico del carisma di Taro ce lo sogniamo. Come, del resto, s’incaricherà di dimostrare anche Suburra, prossima produzione Netflix in collaborazione con Rai, firmata Stefano Sollima.