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Schegge di realtà nel webblob di Makkox

Per ora il traino sul tg di Enrico Mentana non si vede. Skroll, la nuova striscia di Makkox (Marco Dambrosio), vignettista della scuderia di Zoro (Diego Bianchi) arruolato da Andrea Salerno galleggia attorno all’1% (200.000 telespettatori circa, La7, tutti i giorni alle 19.30). L’idea potrebbe anche essere carina e modaiola: un blob dei social network, Instagram in particolare che forse è quello che si presta maggiormente per sintesi ed eclettismo. Lo scopo è convincere giovani e internauti vari a sintonizzarsi per vedersi, rivedersi, riconoscersi e specchiarsi, per abbassare l’età media e consegnare nuove fette di pubblico al tg. I post si concentrano su tre o quattro argomenti al dì: la Mostra del cinema di Venezia, l’uragano Irma e Trump, la legge per l’abolizione dei simboli fascisti, oppure Roma alluvionata, il lancio del nuovo iphone, i vip e lo sport preceduti da una meravigliosa anteprima con Lionel Messi al pianoforte il giorno dopo Barcellona-Juventus. Il tutto montato in sequenza logica, a conferma o smentita del post precedente, mescolando persone note (Bobo Vieri è già un tormentone) e perfetti sconosciuti.

Ne esce un mondo dinamico e pulp, forse parallelo ma comunque interessante perché in presa diretta. Schegge di realtà, rubata, sfiorata, carpita, rivisitata, scorrono (scrollano) nei frammenti a portata di mouse o di touch. Ma finora l’operazione non pare riuscita. È ancora presto per dire se è un flop. Ci vuol tempo perché la voce giri. Ma forse è proprio il mondo social che stenta ad attecchire e il pubblico di riferimento si tiene a debita distanza dalla tv. Ricordate l’esperimento con Lia Celi su Rai 3? A differenza di Gazebo social news, nel quale il web era contaminato con la politica e in cui Makkox era un sapido contorno, in Skroll video, selfie e foto sono tutto. Arricchiti dai contrappunti del vignettista. «Un programma webete», è il sottotitolo mentaneggiante. Un webblob, si potrebbe dire. Con vaghi rimandi etici.

Giletti, Gabanelli e… tutti gli incendi dell’estate Rai

Abbandoni, dimissioni, defezioni e, per non farsi mancare nulla, previsioni di bilanci in rosso di 100 milioni. La Rai diretta da Mario Orfeo e presieduta da Monica Maggioni è come la costa sud della Sardegna in questa torrida estate d’incendi seriali: ne spegni a fatica uno e ne divampano altri tre o quattro, ancor più letali. Per un Fabio Fazio che si è voluto trattenere a costo di un contratto multimilionario ora al vaglio della Corte dei conti, in pochi giorni hanno detto addio a Viale Mazzini Daria Bignardi, direttore di Rai 3, e Massimo Giletti, che ha traslocato a La7. Qualche settimana fa si erano registrati gli abbandoni di Nicola Savino e della Gialappa’s band, rientrata a Mediaset. Ora sul futuro di Milena Gabanelli, uno dei volti più rappresentativi dell’informazione del servizio pubblico, si addensano nubi sempre più minacciose. Il preoccupante bollettino sullo stato di salute aziendale aveva fatto crescere l’attesa per la prima audizione alla Commissione di Vigilanza del direttore generale. La quale, realizzata astutamente in notturna, si è rivelata ugualmente un supplizio sia sul terreno finanziario che su quello editoriale.

Mario Orfeo alla presentazione dei palinsesti autunnali

Mario Orfeo alla presentazione dei palinsesti autunnali della Rai

Nel 2017 le entrate dal canone dovrebbero scendere di 140 milioni rispetto al 2016, mentre nel 2018 il calo dovrebbe essere di 170 milioni, motivo per cui il rosso previsto tra due anni «è di 80-100 milioni», ha messo le mani avanti Orfeo. La faccenda è tanto più fastidiosa a fronte dell’inserimento del canone nella bolletta elettrica allo scopo di azzerare l’evasione fiscale. L’argomento principale dell’audizione avrebbe dovuto essere il contratto di Fazio. Ma dopo aver garantito che la nuova collocazione su Rai 1 porterà un risparmio del 16%, Orfeo ha lamentato scarsità di risorse bussando a quattrini: «Il mercato pubblicitario attraversa ancora una fase d’incertezza», i costi degli eventi sportivi lievitano, mentre il canone di abbonamento «è sceso da 100 a 90 euro». In più ci sono «i prelievi straordinari che si sono succeduti» (i 150 milioni chiesti da Renzi a Luigi Gubitosi ndr). Chissà come la prenderanno dalle parti di Largo del Nazareno: anziché risolvere i problemi come Wolf di Pulp fiction, Orfeo li pone.

Anche il caso Gabanelli sembra lontano dalla quadratura. La realizzazione del Piano dell’informazione è una salita lastricata dalle dimissioni prima di Francesco Merlo, poi di Carlo Verdelli, infine di Antonio Campo Dall’Orto. Quanto a Gabanelli, a fine maggio aveva annunciato che se fosse stato bloccato il nuovo progetto di Rai 24 avrebbe potuto lasciare la Rai. Proposito ribadito pochi giorni fa. Ai vigilanti Orfeo ha detto che, «superata la prima fase di emergenza, abbiamo iniziato a esaminare con il Cda il tema» che sarà affrontato «in un tempo ragionevole». Verosimilmente, e senza essere troppo maliziosi, si andrà a dopo le elezioni.

Per il resto si naviga a vista. Il progetto di media company avviato da Campo dall’Orto è già evaporato. Il potenziamento della digitalizzazione è finito in qualche sottoscala. Dopo il passaggio di Fazio a Rai 1 e l’addio del gruppo di Diego Bianchi alias Zoro che gestiva la striscia serale di Gazebo social news, il palinsesto di Rai 3 è in altissimo mare. Ancor più con l’abbandono di Daria Bignardi, sostituita da Stefano Coletta e non, come molti si aspettavano, da Maria Pia Ammirati. Nel frattempo anche Andrea Salerno, altro possibile candidato, è già da un paio di mesi incardinato al vertice di La7.

Il curioso selfie twittato da Andrea Salerno con Cairo, Giletti e Mentana

Il curioso selfie twittato da Andrea Salerno con Cairo, Giletti e Mentana

La Rai, che la vulgata rimasta ferma al Novecento continua a dipingere come «la prima azienda culturale italiana», è in realtà l’editore televisivo più attardato e demodé del sistema. Basta ascoltare certe telecronache sportive o compulsare la proposta dei palinsesti estivi per averne conferma. Ai piani alti di Viale Mazzini, però, hanno altro a cui pensare. C’è da gestire la lunga volata di una campagna elettorale che si annuncia senza esclusioni di colpi. Non c’è tempo per ambizioni editoriali, velleità riformistiche, progetti innovativi. E non c’è spazio per voci dissonanti com’era quella dell’Arena di Massimo Giletti, 4 milioni di telespettatori medi e 7 milioni di utili all’anno. Ieri Orfeo ha replicato al conduttore su Twitter di non ver mai detto che «la domenica la gente deve stare tranquilla». Ma che non gli piace «l’informazione urlata e spettacolarizzata». Dopo Giovanni Floris, Massimo Giannini e Nicola Porro, un altro giornalista non renziano è stato accompagnato alla porta. Chissà perché «l’informazione urlata e spettacolarizzata» vale come discriminante in negativo per chi non si schiera con il padrone del vapore e non, per esempio, per Michele Santoro figliol prodigo di Mamma Rai previa professione di renzismo e rottura con gli ex amici filogrillini. La domanda sarà pure capziosa, ma la realtà dei fatti è che, poco alla volta, il primato dell’informazione e degli approfondimenti politici, core business del servizio pubblico, sta progressivamente passando in mano a La7.

 

La Verità, 3 agosto 2017

P.s. Ultima grana in ordine di tempo: la causa intentata da Paola Perego e dal marito Lucio Presta per i danni biologici ed economici subiti in occasione della chiusura di Parliamone…. sabato. E non sanati dal mancato accordo per il suo impiego nel prossimo palinsesto autunnale.

Guzzanti, Zoro, Moretti: La7 guarda a sinistra

Il colpaccio è il ritorno in tv di Corrado Guzzanti. Siamo al Four Season di Milano, location abituale per la presentazione dei palinsesti di La7 e, come da regola del buon comunicatore, Urbano Cairo tiene l’annuncio più forte alla fine. Guzzanti andrà in onda dopo Otto e mezzo di Lilli Gruber, cinque giorni a settimana, con una «cartolina satirica» di cinque minuti in cui rivisiterà alla sua maniera un fatto di giornata facendo da trampolino alla prima serata. Già da qui è forse intuibile «una certa idea di tv» che ispira La7. Se il ritorno di Guzzanti, da novembre a giugno, è la novità di maggior rilievo, il caso che continua a tenere banco riguarda le sorti di Gianluigi Paragone, conduttore anti casta che è verosimilmente stato sacrificato sull’altare dell’omologazione renziana in vista delle elezioni. «Paragone è uno dei conduttori che è stato più a lungo in video negli ultimi anni, prima a In onda, poi con La gabbia e La gabbia open», premette Cairo. «Semmai abbiamo deciso un ripensamento ora che ha scelto una conduzione meno scapigliata e ha, per così dire, indossato la giacca. Resterà a far parte della squadra. Per lui, che è un giornalista di valore, con il direttore Andrea Salerno stiamo immaginando un nuovo impegno. Che potrebbe consistere in una serie di inchieste».

Corrado Guzzanti sarà su La7 con una cartolina quotidiana

Corrado Guzzanti sarà su La7 con una cartolina quotidiana

Cairo descrive La 7 come una rete «autorevole, credibile, qualificata e polifonica». Ma l’arrivo di Salerno, aggiungerà «il linguaggio della satira e della rivisitazione ironica della politica che bene si sposa con un palinsesto centrato sull’informazione e l’attualità», sottolinea l’editore. Che snocciola i risultati della «tv generalista che cresce di più in termini di ascolti (+ 3,91% in prime time) pur in presenza di nuovi canali come Tv8 e Nove». Elogia Otto e mezzo di Lilli Gruber (6,11% medio), alla quale è stato rinnovato il contratto fino al 2022. Rimarca gli ascolti del tg che sfiora il 6%, mentre Enrico Mentana, «ottimo centometrista e altrettanto efficace maratoneta», è sempre più protagonista con Bersaglio mobile e la Maratona. Annuncia la striscia quotidiana affidata a Marco Dambrosio, in arte Makkox, che, dalle 19.30 alle 20, racconterà in modo alternativo i fatti della giornata attraverso le immagini e i video ripresi da Instagram, nella speranza di fare da traino al tg. Per Diego Bianchi, alias Zoro, è invece prevista una prima serata da definire, lunedì o giovedì, in alternativa con Piazza pulita di Corrado Formigli, che ha prolungato il contratto per tre anni. Altra novità griffata, la proiezione di otto film di e con Nanni Moretti (da Palombella Rossa a Caro diario, da La stanza del figlio al Caimano) presentati da Moretti stesso. Seduto in prima fila, Salerno segue gli annunci e le gag dell’editore che lo chiama ripetutamente in causa, anche per il look informale, «niente camicia e cravatta. “Ma io sono così”, mi ha risposto. Lui è un creativo… Anzi, il claim “Una certa idea di tv” è una sua creazione. Quasi me ne dimenticavo, invece è importante», recupera l’editore.

Alle conferme di DiMartedì di Giovanni Floris, «vincente 32 volte su 35 sulla concorrenza», e del Faccia a faccia domenicale di Giovanni Minoli, si aggiunge la novità di Atlantide il mercoledì, documentari scelti e presentati da Andrea Purgatori. Al venerdì, invece, niente Maurizio Crozza. Ma Cairo dice di non sentirne la mancanza: «Ha fatto la sua scelta, gli rinnovo l’in bocca al lupo». Come per Paragone, anche per Luca Telese e David Parenzo, ora impegnati a In onda, si stanno studiando nuovi progetti. A Parenzo è stato rinnovato il contratto fino al 2020, mentre gli esiti de Il bianco e il nero, «per il quale di sicuro abbiamo sbagliato il titolo, ci hanno confermato che la cronaca nera incontra qualche resistenza». Così come qualche difficoltà frena il talent comico Eccezziunale veramente, che non tornerà. A differenza di Miss Italia che sarà riproposta con la conduzione di Francesco Facchinetti e la probabile presidenza della giuria affidata a Christian De Sica: intermezzo leggero, eccezionale veramente in un palinsesto sempre più compatto sulle news e gli approfondimenti. Non sarà che, considerando i nuovi innesti, da Zoro a Guzzanti al cineforum di Moretti, a proposito di quella certa idea di tv assistiamo a una chiara apertura a sinistra? «No, La7 non è mai stata da nessuna parte», nega Cairo. «In passato qualcuno sosteneva fosse una rete grillina. Non era vero e non è vero che adesso si sposta a sinistra. La7 cerca d’intercettare nel modo migliore l’evoluzione dei media. Abbiamo già trasmesso in passato Il Caimano di Moretti. Siamo una rete polifonica, nella quale i conduttori hanno totale libertà di espressione allo scopo di fornire ai telespettatori le chiavi per farsi ognuno la propria idea». Aspetteremo l’autunno per averne conferma. Dal canto suo, Salerno dribbla con sagacia romanesca l’interrogativo: «Una rete che guarda a sinistra? Ma… E dov’è la sinistra?».

La Verità, 13 luglio 2017

 

Con Salerno direttore, Fazio si avvicina a La7

Insomma, l’altra sera il trivio che si staglia davanti a Fabio Fazio, ormai ribattezzato FF, insieme con Luciana Littizzetto, ovviamente LL, ha avuto una plastica e autoreferenziale rappresentazione nel corso di Che tempo che fa. Il primo ospite era Walter Veltroni, nella nuova vita scrittore e regista, ma sempre punto di riferimento della sinistra romana di cui è espressione anche Andrea Salerno, neo direttore di La7. In chiusura di programma, invece, Littizzetto ha sottolineato gli inusitati elogi al partner espressi da Silvio Berlusconi nella famosa intervista a Panorama. Insomma, l’asta sul futuro della coppia è andata in onda in diretta. FF e LL sono in Rai, nella quale difficilmente rimarranno, ma dalla quale attendono una proposta. Ascoltano il canto delle sirene di Mediaset, nei confronti della quale sono state fatte aperture esplicite, prontamente e autorevolmente ricambiate. Infine, sondano il percorso che potrebbe condurli nella televisione di Urbano Cairo. Il quale sta muovendo le sue pedine, con tutta la circospezione di cui è dotato. Prima l’acquisto di Massimo Gramellini dalla Stampa, grande firma dall’identica fede calcistica e conduttore su Rai 3 di Le parole della settimana, spin off di Che fuori tempo che fa. Poi la nomina di Beppe Severgnini alla direzione di 7, il magazine del Corriere della Sera, con il non sempre elegante avvicendamento degli storici collaboratori. Infine, ora, l’inattesa scelta del veltroniano Salerno al vertice della rete, annunciata in contemporanea con un post su Facebook da Enrico Mentana, la sintonia con il quale è stata ribadita su Twitter dal neo direttore con un selfie che li ritrae insieme. Se era difficile immaginare FF e LL in dialogo sui contenuti con Fabrizio Salini, il direttore uscente di La7, non lo è affatto con Salerno.

Anche se con queste scelte si copre a sinistra, Cairo un po’ berlusconiano lo è davvero. Sebbene alcuni suoi suggerimenti non abbiano sortito i risultati sperati, l’impostazione alla rete vuol darla lui. L’editore di Rcs non è uomo che si muove in base a strategie di lungo periodo o per «degrillinizzare» il canale, ma un pragmatico che bada al sodo e al budget. Tuttavia, risulta difficile immaginare che l’ex assistente di Enzo Siciliano in Rai, il suggeritore di Serena Dandini e Sabina Guzzanti, l’ex direttore editoriale di Fandango e l’autore di Gazebo si limiti al ruolo di coordinatore del palinsesto. Ed è altresì difficile immaginare che, con tutte le sue frequentazioni, Salerno non imbarchi qualcun altro nella nuova avventura. Se si voleva facilitare l’approdo di Fazio e Littizzetto a La7, ecco fatto. Prendendoli da Rai 3, Cairo assesterebbe un colpo tremendo alla rete concorrente e sistemerebbe il week end della sua. Budget e sirene Mediaset permettendo. L’asta continua.

La Verità, 16 maggio 2017