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Guzzanti, Zoro, Moretti: La7 guarda a sinistra

Il colpaccio è il ritorno in tv di Corrado Guzzanti. Siamo al Four Season di Milano, location abituale per la presentazione dei palinsesti di La7 e, come da regola del buon comunicatore, Urbano Cairo tiene l’annuncio più forte alla fine. Guzzanti andrà in onda dopo Otto e mezzo di Lilli Gruber, cinque giorni a settimana, con una «cartolina satirica» di cinque minuti in cui rivisiterà alla sua maniera un fatto di giornata facendo da trampolino alla prima serata. Già da qui è forse intuibile «una certa idea di tv» che ispira La7. Se il ritorno di Guzzanti, da novembre a giugno, è la novità di maggior rilievo, il caso che continua a tenere banco riguarda le sorti di Gianluigi Paragone, conduttore anti casta che è verosimilmente stato sacrificato sull’altare dell’omologazione renziana in vista delle elezioni. «Paragone è uno dei conduttori che è stato più a lungo in video negli ultimi anni, prima a In onda, poi con La gabbia e La gabbia open», premette Cairo. «Semmai abbiamo deciso un ripensamento ora che ha scelto una conduzione meno scapigliata e ha, per così dire, indossato la giacca. Resterà a far parte della squadra. Per lui, che è un giornalista di valore, con il direttore Andrea Salerno stiamo immaginando un nuovo impegno. Che potrebbe consistere in una serie di inchieste».

Corrado Guzzanti sarà su La7 con una cartolina quotidiana

Corrado Guzzanti sarà su La7 con una cartolina quotidiana

Cairo descrive La 7 come una rete «autorevole, credibile, qualificata e polifonica». Ma l’arrivo di Salerno, aggiungerà «il linguaggio della satira e della rivisitazione ironica della politica che bene si sposa con un palinsesto centrato sull’informazione e l’attualità», sottolinea l’editore. Che snocciola i risultati della «tv generalista che cresce di più in termini di ascolti (+ 3,91% in prime time) pur in presenza di nuovi canali come Tv8 e Nove». Elogia Otto e mezzo di Lilli Gruber (6,11% medio), alla quale è stato rinnovato il contratto fino al 2022. Rimarca gli ascolti del tg che sfiora il 6%, mentre Enrico Mentana, «ottimo centometrista e altrettanto efficace maratoneta», è sempre più protagonista con Bersaglio mobile e la Maratona. Annuncia la striscia quotidiana affidata a Marco Dambrosio, in arte Makkox, che, dalle 19.30 alle 20, racconterà in modo alternativo i fatti della giornata attraverso le immagini e i video ripresi da Instagram, nella speranza di fare da traino al tg. Per Diego Bianchi, alias Zoro, è invece prevista una prima serata da definire, lunedì o giovedì, in alternativa con Piazza pulita di Corrado Formigli, che ha prolungato il contratto per tre anni. Altra novità griffata, la proiezione di otto film di e con Nanni Moretti (da Palombella Rossa a Caro diario, da La stanza del figlio al Caimano) presentati da Moretti stesso. Seduto in prima fila, Salerno segue gli annunci e le gag dell’editore che lo chiama ripetutamente in causa, anche per il look informale, «niente camicia e cravatta. “Ma io sono così”, mi ha risposto. Lui è un creativo… Anzi, il claim “Una certa idea di tv” è una sua creazione. Quasi me ne dimenticavo, invece è importante», recupera l’editore.

Alle conferme di DiMartedì di Giovanni Floris, «vincente 32 volte su 35 sulla concorrenza», e del Faccia a faccia domenicale di Giovanni Minoli, si aggiunge la novità di Atlantide il mercoledì, documentari scelti e presentati da Andrea Purgatori. Al venerdì, invece, niente Maurizio Crozza. Ma Cairo dice di non sentirne la mancanza: «Ha fatto la sua scelta, gli rinnovo l’in bocca al lupo». Come per Paragone, anche per Luca Telese e David Parenzo, ora impegnati a In onda, si stanno studiando nuovi progetti. A Parenzo è stato rinnovato il contratto fino al 2020, mentre gli esiti de Il bianco e il nero, «per il quale di sicuro abbiamo sbagliato il titolo, ci hanno confermato che la cronaca nera incontra qualche resistenza». Così come qualche difficoltà frena il talent comico Eccezziunale veramente, che non tornerà. A differenza di Miss Italia che sarà riproposta con la conduzione di Francesco Facchinetti e la probabile presidenza della giuria affidata a Christian De Sica: intermezzo leggero, eccezionale veramente in un palinsesto sempre più compatto sulle news e gli approfondimenti. Non sarà che, considerando i nuovi innesti, da Zoro a Guzzanti al cineforum di Moretti, a proposito di quella certa idea di tv assistiamo a una chiara apertura a sinistra? «No, La7 non è mai stata da nessuna parte», nega Cairo. «In passato qualcuno sosteneva fosse una rete grillina. Non era vero e non è vero che adesso si sposta a sinistra. La7 cerca d’intercettare nel modo migliore l’evoluzione dei media. Abbiamo già trasmesso in passato Il Caimano di Moretti. Siamo una rete polifonica, nella quale i conduttori hanno totale libertà di espressione allo scopo di fornire ai telespettatori le chiavi per farsi ognuno la propria idea». Aspetteremo l’autunno per averne conferma. Dal canto suo, Salerno dribbla con sagacia romanesca l’interrogativo: «Una rete che guarda a sinistra? Ma… E dov’è la sinistra?».

La Verità, 13 luglio 2017

 

Con Salerno direttore, Fazio si avvicina a La7

Insomma, l’altra sera il trivio che si staglia davanti a Fabio Fazio, ormai ribattezzato FF, insieme con Luciana Littizzetto, ovviamente LL, ha avuto una plastica e autoreferenziale rappresentazione nel corso di Che tempo che fa. Il primo ospite era Walter Veltroni, nella nuova vita scrittore e regista, ma sempre punto di riferimento della sinistra romana di cui è espressione anche Andrea Salerno, neo direttore di La7. In chiusura di programma, invece, Littizzetto ha sottolineato gli inusitati elogi al partner espressi da Silvio Berlusconi nella famosa intervista a Panorama. Insomma, l’asta sul futuro della coppia è andata in onda in diretta. FF e LL sono in Rai, nella quale difficilmente rimarranno, ma dalla quale attendono una proposta. Ascoltano il canto delle sirene di Mediaset, nei confronti della quale sono state fatte aperture esplicite, prontamente e autorevolmente ricambiate. Infine, sondano il percorso che potrebbe condurli nella televisione di Urbano Cairo. Il quale sta muovendo le sue pedine, con tutta la circospezione di cui è dotato. Prima l’acquisto di Massimo Gramellini dalla Stampa, grande firma dall’identica fede calcistica e conduttore su Rai 3 di Le parole della settimana, spin off di Che fuori tempo che fa. Poi la nomina di Beppe Severgnini alla direzione di 7, il magazine del Corriere della Sera, con il non sempre elegante avvicendamento degli storici collaboratori. Infine, ora, l’inattesa scelta del veltroniano Salerno al vertice della rete, annunciata in contemporanea con un post su Facebook da Enrico Mentana, la sintonia con il quale è stata ribadita su Twitter dal neo direttore con un selfie che li ritrae insieme. Se era difficile immaginare FF e LL in dialogo sui contenuti con Fabrizio Salini, il direttore uscente di La7, non lo è affatto con Salerno.

Anche se con queste scelte si copre a sinistra, Cairo un po’ berlusconiano lo è davvero. Sebbene alcuni suoi suggerimenti non abbiano sortito i risultati sperati, l’impostazione alla rete vuol darla lui. L’editore di Rcs non è uomo che si muove in base a strategie di lungo periodo o per «degrillinizzare» il canale, ma un pragmatico che bada al sodo e al budget. Tuttavia, risulta difficile immaginare che l’ex assistente di Enzo Siciliano in Rai, il suggeritore di Serena Dandini e Sabina Guzzanti, l’ex direttore editoriale di Fandango e l’autore di Gazebo si limiti al ruolo di coordinatore del palinsesto. Ed è altresì difficile immaginare che, con tutte le sue frequentazioni, Salerno non imbarchi qualcun altro nella nuova avventura. Se si voleva facilitare l’approdo di Fazio e Littizzetto a La7, ecco fatto. Prendendoli da Rai 3, Cairo assesterebbe un colpo tremendo alla rete concorrente e sistemerebbe il week end della sua. Budget e sirene Mediaset permettendo. L’asta continua.

La Verità, 16 maggio 2017