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Il Festival degli «amici e compari» perde ascolti

Camminare dritti, allineati e coperti. Il binario è stretto e come ci si sposta un attimo si rischia il precipizio. È cominciato il 69° Festival di Sanremo, mancano tre serate all’alba di domenica. Di alba si deve parlare, considerata la lunghezza delle nottate dall’Ariston. Dopo l’ultima canzone la linea passa direttamente a Unomattina che inizia a scandagliare classifica e dietro le quinte. Poi, di collegamento in collegamento, si arriva alla nuova serata. Dunque, pochi margini di manovra e festival contratto, ingessato, con poca verve. Il dittatore artistico e i suoi vicepremier fanno squadra, stretti sul palco. Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio sembrano un governo in scadenza. Non perché litigano come quello vero, ma perché il capo è stato nominato dalla dirigenza precedente.

Se si muovono di lato, diciamo a destra senza implicazioni, spuntano le insidie della politica e meglio non parlarne più come ha esortato Bisio. Se inclinano a sinistra sempre senza implicazioni, lato musica e artisti, ecco il campo minato del conflitto d’interessi con l’incombente Friends & Partners, amici e compari, ad allungarsi sul palco (s)fiorito, dove di «armonia» neanche l’ombra. A guardare verso l’alto non è che vada meglio, rapporti formali con i vertici a cominciare dal direttore di Rai 1 Teresa De Santis. Quindi, portiamo a casa il risultato e buonanotte ai suonatori, ai cantanti e anche al pubblico, estenuato e parecchio meno di quello dell’anno scorso (10,08 milioni e il 49.5% di share contro 11,6 milioni e il 52.1% del 2018): il risultato più basso dal 2008. Come mai questa débàcle? In fondo, è semplice. L’edizione numero 69 del festivalone è ripresa dove si era fermata la numero 68. Nessuna novità, nessun guizzo. Sono cambiate le spalle del direttore, il copione no. Ci si aspettava lo smalto della Raffaele, ma cambiata di ruolo risulta contratta anche lei. Non a caso dà il meglio come Mary Poppins. A questo punto l’unica parte dove voltarsi è l’autoreferenzialità, la conduzione egoriferita. Ancor più dell’anno scorso: un lungo megaconcerto di Baglioni intercalato dalle canzoni in gara. Pronti via e parte Via, cantata a tre voci. Il monologo dell’impacciato Bisio è sul direttore sovversivo di Passerotto non andare via, con incorporata caduta di stile sui migranti «paciarotti, col pentolone, che cantavano Hakuna matata». Tra una canzone e l’altra – Abbi cura di me di Simone Cristicchi la migliore, quindi non vincerà – i duetti con lo stesso Bisio, Andrea Bocelli, Giorgia. Fortuna che quest’anno il direttore-conduttore è meno invadente…

La Verità, 7 febbraio 2019