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Sky ci prova, ma i David restano autoreferenziali

C’è qualcosa che non torna nel bilancio dei David di Donatello in versione Sky. C’è un divario, una discrepanza, tra l’impegno profuso, la visibilità sui media, i mezzi e le partecipazioni prestigiose, e il riscontro nei gusti e negli interessi dei telespettatori. Le considerazioni della critica non devono basarsi sull’indice di ascolto, ciò che conta è il prodotto, la qualità dello spettacolo proposto, il suo valore estetico. Per una volta, però, fa pensare l’1,2 per cento di share (307.000 telespettatori) conquistato da Tv 8, il canale in chiaro che, insieme a Sky Cinema Uno, Sky Uno e Sky Arte, ha trasmesso in diretta la serata della 61ª edizione (673.000 gli spettatori totali). Il pericolo maggiore in questi casi è quello dell’autocelebrazione, il complesso di superiorità dell’élite culturale rispetto alla massa. La consegna dei David di Donatello, gli Oscar del cinema italiano, è un appuntamento annuale che si espone fatalmente al rischio autoreferenziale, appagato anche dal ricevimento della comunità al Quirinale. Consapevoli di ciò, autori e produttori di Sky, che da due anni ha strappato l’esclusiva alla Rai, hanno tentato una formula ironica e scanzonata della cerimonia. Lo si era visto fin dai promo con Claudio Santamaria. Lo si è rivisto nell’insolito prologo con decalogo delle regole imprescindibili per conquistare il David, recitato da Valerio Mastandrea, Luca Argentero e Alessandro Cattelan. Conferma ulteriore è stata la scelta di Maccio Capatonda e Fabio Rovazzi, autori di una breve satira filmata per il premio al montaggio. Bersagli: la patina intellettuale e l’enfasi autoriale che circondano il dorato mondo.

La conduzione a tutta velocità di Alessandro Cattelan

La conduzione a tutta velocità di Alessandro Cattelan

Anche la conduzione a velocità vertiginosa di Cattelan era pensata allo scopo. Tutto giusto, tutto studiato. Salvo il pericolo di scivolare sul lato opposto del crinale. Ovvero, perdersi un pizzico di magia e la lingua sognante tipiche del cinema. Ritrovate per un attimo con Roberto Benigni e la sua poetica dedica del David alla carriera a Nicoletta Braschi. Oppure, nello sconclusionato ed esilarante ringraziamento della miglior attrice Carla Bruni Tedeschi. Insomma, l’appuntamento c’era e lo spettacolo anche. I telespettatori sono anche cinespettatori e tutto concorreva al successo. Ma il grande evento non c’è stato. Forse, tra i candidati, mancava un grande film. Oppure un grandissimo interprete che potesse far uscire il cinema dal suo recinto, trasformando una serata autoreferenziale in un evento popolare. C’è di che riflettere: la strada è giusta, ma sembra ancora lunga.

La Verità, 29 marzo 2017

La tv di Freccero e quella di Campo Dall’Orto. Tre domande

Ma insomma, come sono questi palinsesti Rai? E perché uno che se ne intende come Carlo Freccero ha votato contro? Le domande sorgono spontanee, e la risposta alla seconda – senza che il giudizio dello Continua a leggere

Il libro del Papa e l’happening di Benigni

C’era anche Roberto Benigni a presentare il libro di papa Francesco intervistato da Andrea Tornielli, vaticanista de La Stampa e responsabile dell’autorevole sito Vatican Insider, intitolato Il nome di Dio è Misericordia (edizioni Piemme, traduzione in 85 lingue). A fianco dell’artista, presenziava in una delle sue rare uscite pubbliche, il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, e Zhang Agostino Jianqiang, un detenuto del carcere di Padova convertito al cristianesimo, invitato dalla platea per una toccante testimonianza. A conferma dell’importanza dell’evento, moderava gli interventi il direttore della Sala Stampa Vaticana padre Federico Lombardi. Giù dal palco, per la diretta esclusiva su Tv2000 dall’Auditorium Augustinianum, un parterre nel quale si son visti Eugenio Scalfari, Luciano Violante, Massimo Borghesi, padre Antonio Spadaro, Andrea Monda, alcuni ambasciatori, vari professori, teologi, giornalisti.

“Un libro-conversazione più che un’intervista per strappare qualche scoop, oltre che uno strumento per vivere in profondità il Giubileo in corso”, ha precisato padre Lombardi, sottolinenando che la misericordia è probabilmente il fulcro di questo pontificato. Un libro “esperienziale”, denso di vita vissuta.

Lo scopo di queste pagine non è stabilire ricette, definire casistiche, fissare paletti, ha osservato il cardinale Parolin nel suo intervento. Niente dogane spirituali, niente formule statiche e clausole per autenticare la fede delle persone. La misericordia è un Dio che ci attende a braccia aperte se appena abbiamo l’intenzione, anche se non la piena capacità, di compiere un piccolo passo verso di Lui. A Dio basta anche solo il desiderio di avvicinarsi a Lui.

Proprio perché si tratta di un libro esperienziale, il secondo intervento è stato la testimonianza di Zhang Agostino, un cinese trentenne, figlio di una famiglia buddista. Un ragazzo passato attraverso la dissoluzione, la disperazione e il rifiuto della famiglia. Finito in carcere dove, insieme al pentimento per il dolore provocato alla madre, gli è rinato il desiderio della felicità e del riscatto. L’incontro con altri carcerati lavoratori della Cooperativa Giotto, contenti di aver iniziato a frequentare la comunità cristiana, ha destato in lui la curiosità fino alla decisione di farsi battezzare e di ricevere i sacramenti nel carcere dove tuttora vive.

Una storia commovente. Dopo la quale non è stato facile intervenire per Benigni. Il libro-conversazione era stato definito da monsignor Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, un vero “happening editoriale”. Definizione indovinata anche per la performance dell’artista. “Solo al Papa poteva venire in mente di organizzare una presentazione con un cardinale veneto, un carcerato cinese e un comico toscano – ha subito scherzato Benigni -. Sono emozionato per la mia prima volta in Vaticano, l’unico sul palco senza collarino… Ma già da bambino la vocazione ce l’avevo: quando in classe alla domanda su cosa volevo fare da grande risposi senza indugio il Papa, tutti capirono che ero tagliato per diventare un comico”.

La presenza di Benigni è stata il clou dell’evento. Pensando al percorso del comico toscano, alle sue recenti performance, dalle letture della Divina commedia all’esegesi dei Dieci comandamenti, dopo la quale ricevette la telefonata proprio di Francesco, si ha la percezione che, come scrive San Paolo ai Corinzi, anche per lui il tempo si sia fatto breve. E che, sfrondando corollari e contorni, il premio Oscar per La vita è bella abbia deciso di mostrare il suo vero volto, senza mediazioni. “Ieri ero lì, al breve incontro per questo libro – ha raccontato – e mentre aspettavo il Papa mi sentivo come Zaccheo che sale sul sicomoro in attesa di Gesù che quando passa si ferma per dirgli: ‘scendi perché stasera vengo a casa tua’”. Per Benigni, Il nome di Dio è Misericordia è un libro “che innalza i cuori senza annebbiare il cervello. Un libro che si tiene in tasca, si legge d’un fiato, mentre si aspetta il treno… Il Papa dice che la misericordia è la giustizia più grande, un mondo con solo la giustizia sarebbe un mondo freddo. La misericordia è il cuore del suo pontificato”. Misericordia è anche la prima parola che si pronuncia nel poema dantesco. È al centro del salmo 50 che parla del perdono di Davide, il preferito di Benigni. La misericordia non va confusa con la pietà perché “contiene la perla lucente della gioia, una grazia leggera, la gioia nel dolore. Questi due sentimenti ci sono tutti e due nel pontificato di Francesco e anche in questo libro. Del dolore parliamo spesso, ma la gioia la teniamo spesso nascosta, invece è il gigantesco segreto del cristianesimo… Gesù non disdegna i beni della vita… Che è una lotta tra amore di sé fino a dimenticarsi di Dio e amore di Dio fino a rinunciare a sé”.

Un Benigni travolgente, come sempre, anche in un contesto sobrio come quello dell’Auditorium e della diretta sull’emittente dei vescovi diretta da Paolo Ruffini e Lucio Brunelli. “Cosa fa Francesco, verso dove sta andando – si è chiesto il comico -. Sta traghettando la Chiesa verso Gesù, verso il cristianesimo, il vangelo, attraverso la misericordia che non è una virtù molle, buonista, ma severa, che il Papa mette in gioco nei luoghi più difficili. Il primo viaggio è stato a Lampedusa, poi la porta santa del Giubileo l’ha aperta in Africa… In un mondo che vuole l’odio e la condanna, Francesco risponde con la misericordia, andando nei posti del dolore”.

Dopo una lunga citazione del Papa tratta dal libro, il comico ha chiuso con le parole di San Giovanni della Croce: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. E forse qui c’è tutto il Benigni di oggi.