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«La nascita del governo? Come il Grande fratello»

Incontro Piero Chiambretti nel giorno del suo sessantaduesimo compleanno. Festa, regali… e bilanci non solo professionali. La nuova stagione di Matrix su Canale 5, pensata come una serie intitolata «La repubblica delle donne» e divisa in otto episodi sta andando più che bene. Ma Piero è ugualmente tonico e barricadero: «A fare le cose bene o male ci si mette lo stesso tempo, la differenza si vede in onda. Ogni puntata è come un’operazione a cuore aperto. Certo, non salviamo vite, ma le nostre scemenze le scriviamo come fossero per un film da Oscar», dice mentre gli cade l’occhio sulla biografia di David Lynch poggiata sulla scrivania. Dunque, tempo di bilanci tutti d’un fiato: «Mi sentivo già vecchio a 25 anni perché non ne avevo più 18. Quando Gianni Boncompagni diceva ≤guarda che ne ho ancora 79≥ si sentiva giovane. Fortuna che i compleanni arrivano una volta l’anno perché, con il telefonino e i social, se rispondi a tutti l’anno te lo sei giocato. Pablo Picasso diceva che ≤ci vuole molto tempo per diventare bambini≥. Io dico che, per vivere a lungo, bisogna invecchiare. Il che ha dei vantaggi: invecchiando vedi meno governi pasticcioni, meno politici impreparati, meno spread alle stelle, meno vittorie in Champions delle spagnole e meno tv trash».

Ha fatto la scaletta dell’intervista?

«Dimenticavo: meno presidenti della Repubblica accusati di alto tradimento».

Lei era confidente di Francesco Cossiga.

«Ero un suo servizio segreto deviato».

Non vorrà parlare di politica… Facciamo una sintesi di ’sto casino?

«Guardi, in questi giorni ho avvertito una sensazione di precarietà come poche volte. Premetto che sono un italiano sbagliato perché credo nel Paese ma sono anni che non voto. Alla cabina elettorale preferisco la cabina balneare».

A un certo punto sembravano coincidere.

«Anziché a nuotare saremmo andati a votare. Nell’incertezza noi ci siamo portati avanti con una puntata sulla Vita smeralda che partiva da Sapore di mare, il film con Jerry Calà e Isabella Ferrari che ci ha offerto la metafora del Paese che affoga. Lì Paolo Savona era perfetto. Un mio amico che lavora nell’alta finanza dice che siamo tecnicamente falliti. Quanto alla nascita del governo, sembrava una puntata del Grande fratello: chi entrava e chi usciva, chi elogiava in diretta e accoltellava nel backstage. Forse si poteva nominare subito premier Simone Coccia, il compagno dell’onorevole Stefania Pezzopane».

Il Grande fratello ha scatenato polemiche e Lele Mora ha detto che ci sono tre faide: quella del lungo, quella del corto e quella del pacioccone. Idee?

«C’è una certa competizione tra i gruppi di lavoro che producono più ore nei palinsesti. Oppure possono essere persone vicine a Piersilvio Berlusconi».

E la fisiognomica?

«Il corto potrei essere io, ma non c’entro con le faide perché sono un cane sciolto».

La statura è la seconda cosa che condivide con Silvio Berlusconi.

«Mi manca la prima: essere un grande imprenditore internazionale, dalla grande verve e con un contratto a tempo indeterminato con la vita».

Sbagliato: la prima è che entrambi avete iniziato sulle navi da crociera.

 

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Chiambretti a «Matrix»: meno circo ma poca convinzione

La prima notizia è che non c’è Cristiano Malgioglio, almeno per ora. Ma la seconda è che c’è ancora il cromatologo Ubaldo Lanzo che, quanto a eccentricità, ha pochi rivali. Alla fine però pare, meglio dirlo con cautela, che il classico circo di maschere di Piero Chiambretti sia stato ridimensionato. Ci guadagna il racconto, o come si dice oggi, la narrazione di Matrix Chiambretti, nuovo esperimento di rotocalco leggero in cui il conduttore ha… un filo conduttore (Canale 5, venerdì, ore 23.30, share dell’8,42 per cento). Certo, c’è sempre l’ammiccamento gossipparo tipico della pruderie chiambrettiana, le foto di donnine, i magazine e i social voyeuristi che impazzano sul web come un tempo sui tavoli dei parrucchieri. Se poi il protagonista della serata è il fresco ottantenne Lino Banfi, ecco che la connessione con gli anni d’oro della commedia scollacciata degli anni Ottanta non ha bisogno di un wi-fi troppo sofisticato.

Tuttavia, stavolta, c’è un tema centrale, venerdì sera era l’inferno (sulla scorta dell’uscita del film di Ron Howard), attorno al quale sono stati convocati gli ospiti, da Naike Rivelli a Patrizia De Blanck, da Lucrezia Lante della Rovere a Marina La Rosa, la Gattamorta del primo Grande Fratello, da Adamo Cirelli, «messaggero degli angeli», alla scrittrice Isabella Santacroce. Lo sconfinamento nel borderline mediatico è compiuto. Per il resto, le interviste Chiambretti le ha sempre sapute fare. Quando alla buona documentazione, grazie al lavoro di Tiberio Fusco, si unisce la verve ironica del conduttore il risultato è sicuro. Si scopre da un omaggio a Dario Fo che Lino Banfi è autore di versi in rima e che al suo ottantesimo compleanno ha trovato modo di presenziare pure Virginia Raggi. Approfittando di Banfi, anche Mediaset mostra la qualità del suo archivio, la prima apparizione su Canale 5 del comico pugliese a Risatissima («Se devi andare a Canale 5 vai a Milano 2, se devi andare a Italia 1 vai a Milano 3, se devi andare da Berlusconi vai in Brianza»). Clemente Mastella compare nell’inedita veste di critico cinematografico alla Festa del Cinema di Roma. Provocato dal conduttore, Vauro commenta il presenzialismo di Matteo Renzi, «un uomo solo al telecomando?». «A Renzi io direi che è solo un uomo», taglia corto il vignettista satirico.

Insomma, gli spunti non mancano. Ma la sensazione è che per l’ex Pierino il marchio del programma, in sinergia con le serate condotte da Nicola Porro, sia un vincolo oltre che una via di fuga dalla parte più effimera delle sue produzioni recenti. Rimane il dubbio su quanto lui sia convinto di questa versione light.

La Verità, 15 ottobre 2016

5 cose notevoli (più una) della prossima Mediaset

C’è molto movimento anche in casa Mediaset. In un certo senso era inevitabile: veniamo da un’annata carica di novità. Dalla riforma del panel dell’Auditel allo sbarco di Sky e Discovery nella competizione della Continua a leggere

Contratti Mediaset: cosa faranno Bonolis, De Filippi e Raffaele

Il 4 luglio prossimo, una settimana dopo la Rai, anche Mediaset presenterà i palinsesti per la prossima stagione. I dirigenti della tv commerciale vorrebbero arrivare alla serata di gala con inserzionisti e giornalisti con tutte le loro cose a posto. I contratti con le star, s’intende. E allora, senza troppe Continua a leggere

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

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Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

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Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…