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La spontaneità della Clerici non salva «Portobello»

Era comprensibilmente emozionata Antonella Clerici alla prova d’esordio di Portobello, oltre quarant’anni dopo il debutto di Enzo Tortora. L’esame era di quelli particolarmente ostici, considerato il confronto inevitabile con una delle pietre angolari della televisione degli ultimi decenni. Da lì, infatti, dalle varie rubriche di quel programma, nacquero altrettanti spin off: da Carràmba che sorpresa a I cervelloni, da Chi l’ha visto? a Stranamore, solo per citarne alcuni. La Clerici era ben consapevole dell’azzardo in cui si è infilata, tuttavia ha fortissimamente voluto scommettere sull’impresa scegliendo di abbandonare La prova del cuoco per affacciarsi in prima serata, per altro contro il solidissimo Tú sí que vales di Maria De Filippi. Coraggiosa, la Clerici, niente da dire. Il risultato è stato inequivocabile: 28.8% di share per il talent di Canale 5 contro il 20.2 del mercatino tv di Rai 1. In fondo, a ben guardare, si tratta di due programmi nazionalpopolari. Anzi, considerate le provenienze di alcuni dei concorrenti, il primo si può definire internazionalpopolare.

Non era la competizione con la concorrenza, però, a emozionare e motivare il rischio della Clerici. Bensì l’impegnativo paragone con l’illustre antenato: diversi il contesto e il linguaggio televisivo, identici in gran parte si sono rivelati gli altri ingredienti. Il pappagallo innanzitutto, la cui presenza ha suscitato eccessive critiche dagli animalisti. Poi Carlotta Mantovan, moglie di Fabrizio Frizzi, nel ruolo di guida delle telefoniste che fu di Renée Longarini (tra quelle arruolate da Tortora c’erano Paola Ferrari, Gabriella Carlucci, Carmen Russo, Eleonora Brigliadori). Le cabine per i vari inserzionisti, tra i quali spiccavano Carlo Verdone in versione rockettara alla ricerca di rarità discografiche e un meno azzeccato inventore, deciso a raddrizzare la Torre di Pisa. Uguali anche le varie rubriche, a cominciare dal «Dove sei?», con il commovente ricongiungimento tra due fratelli o la ricerca dei salvatori di un gruppo di studenti rimasti imprigionati in una grotta 35 anni fa. La Clerici si è affidata alla spontaneità, smarrimenti compresi, all’interno di un format vintage dai tempi fin troppo rallentati. L’onestà va apprezzata, ma c’è molto da limare, una volta intrapresa questa strada. Tuttavia, dopo la riedizione di Rischiatutto allestita due anni fa da Fabio Fazio, anche questa operazione, a metà fra autocelebrazione e effetto nostalgia, consolida la sensazione che l’innovazione dell’intrattenimento non sia esattamente il punto di forza di questa Rai.

La Verità, 4 ottobre 2018

La Rai parla di futuro ma rilancia la Dandini

Lo slogan della Rai per il 2018-2019 è «Il futuro è già in programma», ma la sensazione è che il programma dovrà essere riveduto e corretto se non proprio resettato. Nonostante la presenza di gran parte degli artisti della casa, alla presentazione dei palinsesti negli studi di Via Mecenate a Milano tirava un’aria dimessa. Un senso di provvisorietà ha avvolto video e slide, appena mimetizzato dalla verve di Mario Orfeo, incrinata quando qualcuno gli ha citato il governo gialloverde. «Sono daltonico e non distinguo i colori», ha svicolato astutamente. Prima di illustrare un palinsesto che sarà un nuovo vertice a gestire, per puntellare la rotta incerta, l’amministratore delegato della Rai ha evocato e ringraziato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, facendo ricorso all’orgoglio di squadra del servizio pubblico, il cui compito è «accendere un calore, una voce, una compagnia. Qualcuno lo ha fatto meglio e ci ha insegnato molto», ha scandito, leggendo sul gobbo. Sul megaschermo alle sue spalle è comparso il primo piano di Fabrizio Frizzi che ha fatto scattare la standing ovation. «Questa immagine», ha proseguito, «è il ritratto del volto e del sorriso della Rai che vogliamo essere oggi e speriamo anche nel futuro». Quello che dovrebbe essere «già in programma», ma la cui scaletta, ieri, è stato difficile decodificare. Anche perché, per quanto si parli di futuro, il passato rimane sempre un porto sicuro visto che, dopo i remake di Rischiatutto e La Corrida, il pezzo forte sarà Portobello di Antonella Clerici.

Quest’anno i palinsesti non sono stati presentati rete per rete, con orari e giorni della settimana chiari affinché tutti potessero capire, bensì per grandi aree e con una serie di parole chiave, ben otto, all’interno delle quali sono stati affastellati titoli, generi e conduttori. Per dire: dentro «bellezza» è finito l’intrattenimento che «è una cosa seria», mentre sul video scorrevano i volti di Fabio Fazio, Renzo Arbore e Andrea Bocelli che inaugurerà la stagione di Rai 1 dall’Arena, e i volteggi di Roberto Bolle e dei concorrenti di Ballando con le stelle. Parlando di «partecipazione», invece ecco comparire Eleonora Daniele (Storie italiane), Elisa Isoardi (La prova del cuoco) e Caterina Balivo (Vieni da me), sedute vicine anche in platea, i quiz e L’Eredità condotta da Flavio Insinna. Per presentare l’informazione si è scomodata la «verità», per la fiction si è usato l’hashtag «libertà», per il cinema la parola «sogno», per le serie tv «fantasia». Non è stato facile cogliere il criterio delle varie categorie, considerato che gli unici titoli ai quali è stato dato risalto nella fiction sono stati L’amica geniale, Lorenzo il magnifico e Il nome della rosa, tre produzioni realizzate «con prestigiosi player di rilevanza mondiale». Il dubbio è che le presentazioni trasversali, per aree arbitrariamente delimitate, soccorra quando l’offerta è debole o quando non si vogliano far risaltare le differenze di contenuti tra una rete e l’altra.

Sempre rispettando la trasversalità, sono da registrare alcuni importanti ritorni. Oltre a quello di Mara Venier alla conduzione di Domenica in, con lo spostamento a ridosso del tg di Cristina Parodi, anche quello di Serena Dandini, «una donna intelligente e importante per l’intrattenimento e la satira», ha garantito il direttore di Rai 3 Stefano Coletta, riscuotendo l’applauso della claque presente. Nella «tv del cambiamento», come ha ironizzato a un certo punto Orfeo, e nella Rai che ha il futuro già in programma, per parlare dell’universo femminile, Dandini rispolvererà in prima serata le vecchie gag della Tv delle ragazze. A completare il capitolo, da segnalare il rientro di Licia Colò su Rai 2 con Niagara, dedicato allo «spettacolo della natura». Dopo i ritorni, gli spostamenti: il più importante dei quali riguarda Alberto Angela, trasferito su Rai 1 con Stanotte a… Pompei, prologo di quattro serate di Ulisse.

Nessun rimpianto, invece, su altri recenti abbandoni. Né a riguardo di Massimo Giletti, a proposito del quale Orfeo ha manifestato «solidarietà a Selvaggia Lucarelli per quello che le è stato riservato qualche domenica fa»; né di Milena Gabanelli, «che ha fatto una sua scelta e che spero possa tornare in Rai, con o senza di me». Nessun rammarico nemmeno per il mancato acquisto dei Mondiali di calcio, «un impegno non adatto al servizio pubblico», ha garantito l’ad, «perché Mediaset può compensare la spesa per i diritti non dovendo sottostare al tetto del 4% di affollamento pubblicitario». Orfeo è contento così, con i risultati di Fabio Fazio su Rai 1 (16.3% medio, +1.5% rispetto all’anno precedente) e il bis sanremese di Claudio Baglioni, collegato da Lampedusa, fiore all’occhiello della convention. Quanto a Fiorello «chi vivrà vedrà».

A palinsesti presentati, l’Ansa ha comunicato che l’11 luglio la Camera nominerà i suoi due componenti del nuovo Cda Rai, ai quali seguiranno quelli scelti dal Senato. Quale futuro «è già in programma»?

 

La Verità, 28 giugno 2018