Articoli

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

image

Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

image

Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…

 

Crozza nella Rai delle Meraviglie

Il problema principale di Crozza nella Rai delle Meraviglie è se potrà continuare a prendere per i fondelli Renzi. Avete notato che nelle prime tre serate della nuova stagione su La7 il premier dentone è desaparecido? Sì, un piccolo richiamo nella prima puntata nelle vesti di partner di Denis Verdini, vero ras degli intrighi parlamentari. Meno di un cameo. Una citazione, ma significativa, è arrivata invece nell’ultima serata, dove il mattatore è stato un Donald Trump razzista, nazista, guerrafondaio. Risate facili, che si porterebbero benissimo anche su Mamma Rai.  Ma ecco la chiusa di Crozza: “Con un Trump così, noi ci lamentiamo di Renzi…”. Inconfutabile. E a chi fosse sfuggito: “Di fronte a Trump, Renzi Alfano e Brunetta tutta la vita. No, scusate, Brunetta mi è scappato”. Brunetta.

Ieri, dopo l’incipit tutto per Mentana e il secondo blocco sulle primarie americane, la terza tranche è stata dedicata ad un must come Antonio Razzi. Poi la sarabanda di Floris e diVenerdì, con il quartetto di collegati Pagnoncelli, Luttwak, Cacciari e Freccero (voglio portare chiunque su Raiuno… E Crozza?), mentre il finale è stato per lo strepitoso Germidi Soia. Nella collezione primaverile del Paese delle Meraviglie l’artista genovese ha scelto di rinnovare quasi completamente la galleria dei personaggi. Lentamente e impercettibilmente la carica provocatoria e satireggiante trascolora in una comicità più  soft ed ecumenica. Non più De Luca e Maroni, meno papa Bergoglio e Mattarella. Dentro il cuoco vegano, Trump (“l’abbiamo scritto ieri pomeriggio”) e la parodia carnevalesca dei talk show. Ma la vera novità delle prime tre serate è la sparizione di Renzi. La squadra degli autori è affiatata, il mattatore molto versatile, si può disinvoltamente improvvisare e assorbire qualche illustre omissione, senza perdere troppo smalto (6,95 per cento di share).

Il secondo problema di Crozza nella Rai delle Meraviglie è di tipo produttivo. A La7 il programma fornito “chiavi in mano” dalla ITV Movie di Beppe Caschetto costa circa 400mila euro a serata. E va notato che dura poco più di un’ora, forse meno al netto dei break pubblicitari. Ci sono da pagare gli autori, l’orchestra, il teatro di via Mestre a Milano e la star. Un budget elevato per la rete del risparmioso Urbano Cairo. Ma l’editore stringe i denti e allarga la borsa: con il 7 per cento abbondante di media, Crozza nel Paese delle Meraviglie è di gran lunga il programma di punta della rete e se il suo protagonista dovesse andarsene ne risentirebbe parecchio anche diMartedì, secondo per ascolti (5 per cento circa), dove la sua copertina garantisce a Floris un robusto contributo di audience.

Tuttavia, i rumors crescono. Rispetto a qualche anno fa, nelle ultime stagioni La7 ha perso centralità, il contratto tra il comico e la rete di Cairo scade a fine 2016 (la Rai potrebbe pagare la penale per anticiparne l’arrivo in autunno) e chi lo frequenta dice che Crozza è irrequieto. L’approdo naturale è la Rai meravigliao di Campo Dall’Orto. Ma, con un budget così, Raitre non se lo potrebbe permettere, mentre il repertorio sarebbe difficile da gestire nella Raiuno di don Matteo. Non resta che Raidue. Chissà, pur di favorire il clamoroso passaggio già sfumato nel 2013, precedente che conforta Cairo, Caschetto potrebbe persino rinunciare alla produzione “chiavi in mano”. Ecco di cosa hanno parlato l’altro giorno lui e Gori nell’ufficio di Ilaria Dallatana. Di Crozza. E di Virginia Raffaele, anche lei nella scuderia del principe degli agenti e con il contratto con Mediaset in scadenza nel 2016.

Freccero: sottoscrivo il “piano” di Verdelli. E su Crozza…

Carlo Freccero di qua, Carlo Freccero di là. Consigliere Rai di sopra, guru della tv di sotto. Illuminato, massone, senza testa, estremista… Ecchessarammai! Fuoco di fila di siti e giornali centrodestri. Prediche, reprimende. Mah… Davvero non si capisce il perché di questi attacchi. Ok, lui è andato a sproloquiare a Radio Ondarossa, apriti cielo. Ma colori e reperti archeo-mediatici a parte, con questa nuova dirigenza Rai che allinea tutte le reti al “pensiero unico renziano” è ovvio che Freccero faccia il Giamburrasca della situazione. Anzi, è l’unica voce dissonante, se permettete in modo un filo più incisivo dei consiglieri ufficialmente d’opposizione come Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzucca. Diciamola tutta, anche in virtù di una diversa conoscenza della materia di cui parla. Eppure: basta, si metta a lavorare eccetera. Come se, con questa nuova legge e i famosi superpoteri del Superdg, i consiglieri d’amministrazione non avessero un peso prossimo allo zero…

Comunque. Freccero fa questa intervista a Ondarossa, trentasette minuti in cui spazia da Obama a Il Segreto di Canale 5. Dove sbava è su Carlo Verdelli presentato come “giornalista dell’infotainment”. “Ma no, puoi capire…”, tampona Freccero al telefono. “Campo Dall’Orto lo difendo sempre. E per Verdelli ho votato a favore…”.

Non sembrava. Comunque capisco che c’è questa pietra d’inciampo della nomina della Bignardi arrivata dopo le invettive di Anzaldi a Raitre…

“Esattamente… Ma Campo Dall’Orto è un professionista. Parlavo a Ondarossa, un’emittente clandestina. Mi chiedevano dell’informazione, ma le nomine non ci sono ancora state, salvo quella di Antonio Di Bella a Rainews 24“.

Che oggi è al centro delle polemiche. Verdelli ha detto in Vigilanza che fa uno share troppo basso per il numero di giornalisti che ci lavorano e la Maggioni, ex direttora, se l’è presa.

“Ma Verdelli ha detto soprattutto che il compito della Rai è informare, non tranquillizzare. Un piano editoriale che sottoscrivo in pieno. Sono contento di aver votato a favore della sua nomina”.

Però in quella intervista hai detto che è un campione dell’infotainment perché viene da Condé Nast. Riduttivo.

“Mi rendo conto. Verdelli ha diretto anche Sette del Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e si vedono già delle novità. L’intervista al Tg1 di Totti è stato un colpo assoluto. Uno smacco che Sky, con tutti i soldi che dà alla Roma, non ha ancora assorbito. Qualche tempo fa non sarebbe successo. Con quell’intervista lo sport è tornato dentro il telegiornale…”.

Sì, ma l’infotainment?

“L’infotainment. Esistono due tipi di infotainment. Quello migliore, alla maniera delle Iene e di Ricci, graffiante e di contenuto. E quello basso e gossipparo, che riempie i nostri pomeriggi. Auspico che i nostri contenitori rientrino nelle competenze dell’informazione a pieno titolo e si scelga la formula migliore”.

Comunque, con tutto questo casino chissà come si diverte Crozza. Aspettiamo di vedere la sua parodia domani sera su La7.

“Ma no. Mi ha assicurato che non la fa”.

Vabbè, per tenerti buono…

“No, lo giuro. Dopo tutto quello che ho fatto per lui, mi dileggia?”.

Voglio riportare Gino Bramieri in Rai è un capolavoro.

“Ha confuso Luttazzi con Bramieri”.

Macché confuso…

“Ma dài… Bramieri è un colpo di genio. Il rimosso assoluto, più di Luttazzi. Crozza mi ha battuto, sono invidioso… Però mi ha assicurato che non lo fa… Basta”.