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«Il Collegio», docureality tra paternalismo e sadismo

È un esperimento interessante Il Collegio, adattamento di un format internazionale di Magnolia per la rete diretta da Ilaria Dallatana, sua ex capo. Lo chiamano docureality pedagogico: 18 adolescenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni vengono catapultati con la macchina del tempo in un convitto del 1960 (il Celana di Caprino Bergamasco) per sostenere, davanti a severi professori e controllati da arcigni «sorveglianti», l’esame di terza media come si sosteneva all’epoca, latino compreso (Rai 2, ore 21.20, share dell’8,28 per cento). Il tuffo indietro di oltre mezzo secolo è alquanto brusco: via piercing e internet, requisizione di mp3 e cellulari e investigazioni per rastrellare gli apparecchi bis e tris nascosti appositamente per buggerare le regole; abitudini, cibo, capigliature, biancheria, orari, studio e tutto il resto rigorosamente consoni ai sixties, assai più spartani del presente. Al punto che qualcuno, uscito la prima volta dal nido famigliare, getta la spugna e si ritira. La maggioranza invece accetta la sfida e come tale la vive, per non farsi «addomesticare» dal regime degli adulti, babbani o matusa a seconda dell’epoca. C’è anche la dose mattutina di olio di fegato di merluzzo «che serve a rinforzare le ossa», pedaggio inevitabile se si vuole accedere alla colazione. Disciplina anche nel refettorio e nelle camerate e chi sgarra sbatte contro punizioni, più o meno esemplari: scrivere 100 volte la stessa frase, lavare i pavimenti eccetera. Le occasioni non mancano, sia per l’altezzosità di qualche ragazzo, sia per l’ignoranza diffusa: qualcuno non conosce la posizione geografica delle regioni italiane, qualcun altro scambia Camillo Benso conte di Cavour per Luciano Pavarotti, tutti s’impiastricciano con l’inchiostro della penna stilografica. Per la verità anche il prof d’italiano meriterebbe un discreto ripasso per un «Io vorrei che lei rifletta» da brividi, rivolto a un’alunna recalcitrante. Tra un contrasto e l’altro si conoscono le storie dei ragazzi, le famiglie da cui provengono, la rinuncia che costa loro di più, dallo shopping ai trucchi, dal cellulare alla moto. Obiettivo dichiarato: mettere davanti alla tv i più giovani insieme ai genitori. La voce narrante di Giancarlo Magalli tesse le fila del racconto e si deve al suo tono autoironico il giusto dosaggio tra paternalismo benevolo e sadismo più nerboruto, tipo «vediamo come se la cavano questi mocciosi». E si deve a lui e alla resa di qualche concorrente il superamento del dubbio che sia tutto finto e il rischio di un certo macchiettismo. Se i ragazzi di oggi sono tendenzialmente viziati devono ringraziare genitori e professori contemporanei. Non sarà che sono loro i più meritevoli del collegio?

La Verità, 4 gennaio 2017

Il ritorno di Santoro radicalizza il bipolarismo tv

Dove eravamo rimasti? Dove si trova il puntino al quale ricongiungere la nuova apparizione di Michele Santoro? Per il ritorno in televisione, in generale, si deve tracciare una riga sul calendario fino al 10 maggio 2015, giorno di congedo da Servizio Pubblico su La7. Per il ritorno in Rai, invece, bisogna risalire fino al 6 giugno 2011, stagione di Annozero, data di divorzio consensuale dalla tv pubblica. Insomma, che cos’è cambiato da quando il più controverso conduttore giornalistico della tv italiota se ne andò l’ultima volta? È inevitabile chiederselo, considerando che quello di domani sera a bordo del nuovo format intitolato Italia, un dirigibile che veleggia ad appuntamenti bimestrali, quattro in tutta la stagione (più due docufiction intitolate M), è l’eterno ritorno sul luogo del delitto di «Michele chi?», «Sant’oro», «Michelone», tanto per citare alcuni dei soprannomi inventati negli anni. Il terzo, per la precisione, dopo il primo del 1999, di rientro da Mediaset, allora Fininvest, dove aveva condotto Moby Dick, e dopo quello disposto dal Tribunale del Lavoro di Roma, marzo 2006, di rientro dal Parlamento europeo dov’era riparato dopo l’editto bulgaro. Stavolta torna da imprenditore, non più da dipendente com’era. Vende programmi chiavi in mano, realizzati dalla Zerostudio’s, la sua società di produzione, con o senza la sua conduzione, oppure con quella di Giulia Innocenzi, oppure si vedrà. Torna, riuscendo a far ritrasmettere, preceduti da introduzioni autografe, anche cinque speciali di Sciuscià «ancora molto attuali» parola di Ilaria Dallatana, direttrice di Rai 2. La quale aveva ragione, quest’estate profittando delle Olimpiadi, a bombardarci di annunci del minaccioso rientro.

Ilaria Dallatana, direttrice di Rai 2, con Michele Santoro alla presentazione di «Italia»

Ilaria Dallatana, direttrice di Rai 2, con Michele Santoro alla presentazione di «Italia»

Eccoci alla vigilia, dunque: «Sono emozionato. Sono andato via due volte dalla Rai, ma in realtà non sono mai andato via. Sono una creatura Rai», ha detto richiamando l’orgoglio della maglia, prima di sciorinare la solita, megalomane, ambizione: «La missione è portare nella tv italiana un linguaggio che ora non c’è… Vengo a portare il disordine», ha aggiunto, messianico. Seduto tra il pubblico, Antonio Campo Dall’Orto è sembrato mantenere la sua aria zen: «Condivido con Santoro l’obiettivo di creare innovazione e servizio pubblico. Questo è un seme che viene gettato», ha auspicato il dg. E chissà se germoglierà, finalmente. Il terreno non sembra fertilissimo. Per ora l’innesto di Gianluca Semprini da Sky non è riuscito. Della nuova pianta di Bianca Berlinguer, allo sboccio della quale peraltro il reduce avrebbe dovuto collaborare, non s’intravedono nemmeno le prime gemme. E per il resto, che televisione trova l’ex conduttore di Servizio Pubblico? Trova una situazione più definita, con programmi e conduttori consolidati, soprattutto a La7, la rete di Urbano Cairo che ieri ha attaccato frontalmente: rivendica un ruolo di servizio pubblico alla sua tv nella speranza di strappare fondi statali «così, dopo aver preso i soldi di Telecom, magari stavolta si compra anche Repubblica».

Maurizio Belpietro, direttore della «Verità» e conduttore di «Dalla vostra parte» su Rete 4

Maurizio Belpietro, direttore della «Verità» e conduttore di «Dalla vostra parte» su Rete 4

Soprattutto, Santoro trova una Rai ancora a metà del guado, nella quale è più chiaro quello che ha perso – Massimo Giannini e Ballarò, Nicola Porro e Virus, il Tg3 della Berlinguer – mentre è meno visibile quello che ha guadagnato. Altre presenze non sono cambiate: da Bruno Vespa a Milena Gabanelli a Riccardo Iacona. Informazione ce n’è pochina, però. Col suo Italia bimestrale e anche con i Sciuscià rieditati, Santoro non ha in mente di contendere spazi e audience ai titolari dei talk show tradizionali. Detto questo, torna Santoro: chi sono gli anti-Santoro? Oppure, usando un’espressione di moda in ère precedenti: è stato trovato il famigerato «Santoro di destra»? Formule a parte, la domanda serve per provare a capire quale sia lo stato del pluralismo dell’informazione nel servizio pubblico. Nel giugno scorso, dato il benservito a Porro, al momento del lancio dei palinsesti, si era parlato di un programma di Pietrangelo Buttafuoco firmato da Giuliano Ferrara: tramontato prima di sorgere. Poi di altri possibili arrivi dalla carta stampata: timide avvisaglie, abortite. «Mancano le dissonanze», direbbe, quasi poeticamente, Carlo Freccero. Oppure: «Vige il pensiero unico», sottolineerebbe, in versione teorico-guerrigliera. Ditelo come volete: in Rai manca un vero pluralismo. Le differenti posizioni della società civile non sono adeguatamente rappresentate. Se ne parlerà nel prossimo consiglio d’amministrazione. Intanto, del chimerico «Santoro di destra» non v’è traccia. Sono tutti in forza a Mediaset, dove Porro è andato ad aggiungersi a Maurizio Belpietro e a Paolo Del Debbio. Siamo davanti a una sorta di bipolarismo televisivo. Ma il servizio pubblico non dovrebbe rappresentare tutti gli italiani?

 

La Verità, 4 ottobre 2016

La direzione erratica e disinvolta di Ilaria Dallatana

Alla faccia della “rete anticonformista”. Della tv contemporanea, in grado di rappresentare le dinamiche della società moderna. Raidue e la sua direttrice Ilaria Dallatana sono nei casini a causa della censura di un bacio Continua a leggere

Come comunicano i direttori della Rai renziana

Il rinnovamento c’è, poche storie. Il 33 per cento dei programmi, il 43,8 su Raitre… Uno sforzo che, chi vuole, può anche disconoscere insistendo sui grandi ritorni, Santoro, Lerner eccetera. Tuttavia, è innegabile che un cambiamento si stia vedendo anche nella comunicazione. Intanto, il nuovo claim: Per te, per tutti. E poi la stessa presentazione dei palinsesti, con video numeri e slogan, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, luogo di cultura e con una storia, dove sono stati convocati tutti i volti, vecchi e nuovi, della tv pubblica. Per far capire che la Rai è avvicinabile. Anche se un po’ patinata, come dice Carlo Freccero…

Anche i direttori di rete hanno fatto uno sforzo di comunicazione e di empatia, sia con i giornalisti che con gli investitori pubblicitari. E hanno imparato a iniziare i loro interventi con le parole chiave delle loro reti, terminandoli in crescendo, con l’annuncio più forte. Sono andati complessivamente benino, con qualche inciampo e qualche sbavatura.

Andrea Fabiano. Sfortunato signor Nessuno. Quando fa il suo ingresso sul palco davanti agli inserzionisti che riempiono la platea della Sala Verdi s’inceppa la voce off dello speaker e lui comincia a parlare senza presentazione. Chi è quel ragazzo con barba in abito grigio e un po’ di fogli tra le mani? Il video ha già detto che l’Uno di Raiuno sta per “unica, universale e numero uno negli ascolti”. Ok, si presume ne sia il direttore, ma come si chiama? Lui spera che la sfortuna non lo accompagni quando si comincerà a far sul serio, da settembre in poi. “La musica sarà il nostro tappeto rosso: il grande intrattenimento in seconda serata”. Ma anche in prima, Mina e Celentano, Renato Zero, due serate in cui “Giletti celebrerà uno dei poeti più importanti della nostra storia, Mogol”. L’importante è esagerare. Dimenticanza studiata: Valter Veltroni, autore di Dieci coseSbavatura al mattino: alla conferenza stampa rimane in renziana camicia bianca (Campo Dall’Orto tiene la giacca).

Ilaria Dallatana, l’anticonformista. È la parola che le piace di più, chissà quanti like metterebbe su facebook. La usa ogni due frasi, alternandola a eclettico. Raidue invece non ha alternanza perché è entrambi, anticonformista e eclettica. Anche Teo Mammucari è anticonformista, ma pure Costantino della Gherardesca e Alessandro Sortino lo sono. Un po’ tesa anche nelle risposte: “Lo so, questa cosa di Gori, che è un mio grande amico e spero che lo resti per tutta la vita, me la porterò sempre dietro…”. Basta saper distinguere tra definitività e contingenze, ma se il reality Il Collegio lo fa proprio Magnolia e a Bergamo, dove Gori è sindaco, un po’ te la sei cercata. Lei, comunque, ostenta sicurezza e va dritta per la sua strada, senza curarsi troppo di trappole e collaboratori, distillando la sua frase celebre: fare il direttore di rete è il lavoro più bello del mondo. Auguri.

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Daria Bignardi, la più furba. A proposito di citazioni, al mattino ne fa subito una di troppo. “Aaron Sorkin diceva: se hai un problema con la storia, comincia dal problema”. Il suo problema è che deve dire troppe cose, presentare troppe novità, il 43,8 per cento di programmi cambiati. Soprattutto, deve citare tutte le star presenti in sala. Benvenuto Gianluca Semprini. Bentornato Gad. Benvenuto Pif. Franca (Leosini) dove sei? Serve a fare squadra, a galvanizzare il gruppo. Furba Bignardi. Con il nuovo taglio lascia intravedere il capello ingrigito, segno di maturità raggiunta. Ma se ha cambiato così tanto, il problema qual era? La rete lasciata da Vianello: chissà cosa farebbe Soorkin. Forse non la infarcirebbe di volti di Repubblica (Lerner, De Gregorio e Augias e Giannini se accetterà di restare).

Aaron Sorkin, sceneggiatore, tra l'altro, di film come The Social Network e Steve Jobs

Aaron Sorkin, sceneggiatore, tra l’altro, di film come The Social Network e Steve Jobs

Angelo Teodoli, in trasferta. A Milano il direttore di Rai Gold, romano purosangue, giocava fuori casa più di tutti. Più ancora del pugliese Fabiano. In trasferta davanti ai giornalisti, e ancor più davanti agli investitori. Mica facile spiegare cos’è Rai Gold. E anche la nuova mission di Rai4, la rete lanciata da Freccero e dalla sua squadra, e ora spinta a trasformarsi in generalista ma allo stesso tempo rivolta ai Millenials. Che poi sono gli under trenta. Il direttore di rete sarà anche il mestiere più bello del mondo, come dice Dallatana, ma per Teodoli sarebbe stato più facile parlare semplicemente di giovani. E nemmeno sarà facile quadrare il giovanilismo con le ambizioni generaliste. Auguri anche a lui.

Perché il caso Porro è un virus che debilita la Rai

Questa faccenda del Virus di Nicola Porro, e delle epurazioni che non sono epurazioni, gli sta venendo male alla nuova Rai di Campo Dall’Orto e Monica Maggioni. Un pasticcio. Intanto, perché ieri sera Virus ha fatto il record di ascolti, 6,2 per cento di share con quasi un milione e 400mila telespettatori (due punti più della media rivendicata dal direttore Ilaria Dallatana come causa della chiusura), trasformando Raidue in terza rete assoluta dietro Raiuno e Canale 5. E poi perché attorno alla cancellazione del programma si sta coagulando il forte sospetto che si vogliano spegnere le voci dissonanti – vedi anche il caso di Massimo Giannini rimosso da Ballarò – rispetto a quello che Carlo Freccero chiama “il pensiero unico renziano”. Forse non sarà così, anche perché il premier è stato spesso ospite di Virus, ma come diceva qualcuno che se ne intendeva, a pensar male si fa peccato, però… Così, ieri sera ogni ospite di Porro, da Salvini a Lupi, giocava al tormentone “mi dispiace molto che questa sia una delle ultime trasmissioni di Virus…”; “mi dispiace che la stiano segando…”.

Maurizio Crozza nei panni di Giovanni Floris nella parodia dei talk show

Maurizio Crozza nei panni di Giovanni Floris nella parodia dei talk show

Non che tutto ciò che fa Porro sia un capolavoro. I talk show sono in crisi da un pezzo (anche a causa della modesta statura del ceto politico) e anche Virus, come diMartedì di Giovanni Floris, si segmenta in tanti argomenti per raccogliere pubblici diversi, dalla morte di Pannella al probabile attentato terroristico all’aereo della EgyptAir, dalla burocrazia che ostacola gli imprenditori all’assoluzione del generale Mori, fino al ritorno sulla vicenda dei vaccini, per correggere gli errori di settimana scorsa. Insomma, un fritto misto che dà ragione alla parodia che dei talk ha fatto Maurizio Crozza su La7  (“stasera parleremo di referendum sulle trivelle e melanzane alla parmigiana…”).

Monica Maggioni, presidente della Rai

Monica Maggioni, presidente della Rai

Anche il coinvolgimento di Luigi Bisignani come ironico corsivista complottardo non ha giovato a Porro. E ha ragione la presidente Monica Maggioni quando, parlando con Repubblica, dice che “qualche epurazione nella mia vita l’ ho vista davvero, ma mai con una trattativa in corso sul programma successivo, il mantenimento dello stesso trattamento economico, la possibilità di studiare un format diverso insieme al nuovo direttore di rete. Se le epurazioni sono così, vorrei essere epurata anch’io”. Se però il nuovo format è un programma alle 19 della domenica pomeriggio qualche perplessità è più che giustificata. E va ad aggiungersi al fatto che, visto il momento, invece di essere subito fermato, Virus poteva restare in onda ancora qualche puntata per seguire le amministrative e il referendum in Gran Bretagna come chiedeva il conduttore. Questo avrebbe significato una collaborazione reale e non di facciata.

Insomma, se si vogliono migliorare formule e linguaggi dei programmi di approfondimento e tutelare i conduttori della real casa forse si poteva muoversi con più circospezione. Invece Mentana ha già fatto le sue avance e il forte dubbio che si voglia normalizzare la Rai rimane…

La differenza tra Rai e Sky in tre notizie

Vista da Palazzo San Macuto, Gomorra è un incubo. Anzi, un miraggio irraggiungibile. Un’entità astrale, forse: sto parlando della serie, ovviamente. Tanto per gradire, ecco qualche domanda alla rinfusa. Mentre vogliono sapere come impiega il suo tempo Carlo Verdelli, direttore editoriale dell’informazione Rai, che idea si sono fatti i vari Michele Anzaldi o Maurizio Gasparri di Gomorra? Quanti secoli ci vorranno prima che la Rai produca una serie in grado di reggere il confronto con quella di Sky? Nel frattempo, vale la pena presentare interrogazioni parlamentari su una parolaccia pronunciata da un conduttore che credeva di avere il microfono spento? Mentre ci pensiamo, oggi si è svolta l’ennesima audizione in Commissione di Vigilanza del dg Antonio Campo Dall’Orto. Un paio d’ore a giustificare, illustrare, rispondere, rintuzzare supposizioni dei commissari vigilanti dell’intero arco costituzionale su nomine, fiction, programmini da proteggere e quant’altro. Sull’argomento mi sono già espresso di recente (http://cavevisioni.it/2016/05/05/le-sedute-della-vigilanza-una-docufiction-brezneviana-2/) e non ci torno.

Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale della Rai

Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale della Rai

Ciò di cui voglio parlare è la distanza abissale che intercorre tra la quotidianità della nostra tv pubblica, altrimenti chiamata prima azienda culturale italiana, e quella della principale tv a pagamento che agisce sul territorio nazionale. Precisazione: anche la Rai, grazie al canone che quest’anno avrà un gettito maggiorato, è una tv a pagamento. Mentre dal canto suo anche Sky, grazie a canali come Tv8, Cielo e SkyTg24, è una televisione in chiaro. Ci sono ampie parti sovrapponibili e confrontabili tra loro, soprattutto sul telecomando degli spettatori. Semmai, le differenze sono che una è una multinazionale con sede negli States, mentre l’altra, che dovrebbe rappresentare la nostra storia, è gravata dall’invadenza della politica. Rai e Sky sembrano gravitare a distanza siderale tra loro. Televisioni che corrono due gran premi diversi. Basta confrontare la quotidianità dell’una e dell’altra, basandosi sulle notizie di giornata.

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò

Partiamo dalla Rai.

  1. La prima notizia di oggi, su molti siti e giornali, è l’epurazione di Massimo Giannini, il conduttore di Ballarò (Raitre) in rotta di collisione con il premier Renzi e nuovamente superato dal diMartedì (La7) di Giovanni Floris.
  2. La seconda notizia è rivelata dal Giornale. La produzione del reality show scolastico That’ll Teach ‘Em sul confronto tra i metodi d’insegnamento di mezzo secolo fa e quelli attuali, format inglese esportato in mezza Europa e previsto su Raidue, è stata vinta da Magnolia, società di provenienza del direttore della rete Ilaria Dallatana. Inevitabili le polemiche sul conflitto d’interessi.
  3. La terza notizia riguarda Paolo Bonolis. Definito “un fuoriclasse” da Campo Dall’Orto, il conduttore di Ciao Darwin ha parlato sia con i dirigenti Rai che con quelli Mediaset, ma alla fine ha deciso di rimanere a Cologno Monzese dove per lui si parla di un baby talent.
Ciro Di Marzio in Gomorra 2

Ciro Di Marzio in Gomorra La Serie, seconda stagione

Passiamo a Sky.

  1. La prima notizia riguarda gli ascolti di Gomorra – La Serie seconda stagione, uno show che ormai crea dipendenza. Gli episodi 3 e 4 trasmessi su Sky Atlantic e Sky Cinema Uno sono stati seguiti da 1,1 milioni di telespettatori con un incremento di ascolti dell’89 per cento rispetto agli stessi episodi della prima stagione.
  2. Fiorello ha annunciato su Twitter che la sua Edicola andrà in onda da giugno su Sky. Ma non nella pay tv, bensì su Tv8, uno dei canali in chiaro sopracitati. Saranno solo nove morning show “per vedere l’effetto che fa”. Con probabile ritorno in pianta stabile, dall’autunno. Nei giorni scorsi qualcuno aveva precipitosamente annunciato l’approdo in Rai dello showman. In realtà la firma della collaborazione con Sky risale già a qualche mese fa.
  3. Terza anticipazione: il canovaccio di Dov’è Mario?, la serie in quattro serate da mercoledì su Sky Atlantic. Con un certo scorno dei colleghi che attendevano la conferenza stampa, Repubblica ha pubblicato “l’editoriale supercazzola” a firma Mario Bambea, l’intellettuale di sinistra interpretato da Corrado Guzzanti che si sdoppierà nel comico trash Bizio.

È proprio così ovvio che Rai e Sky siano tv a due velocità? È proprio inevitabile che, parlando a un pubblico più vasto, la Rai debba perdere così tanto in qualità di contenuti e linguaggi? Non sarà che l’invadenza della politica in Rai faccia un po’ troppo da zavorra?

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

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Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

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Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…

 

Nuove nomine, cloni e format prendono la Rai

Campo Dall’Orto ci ha preso gusto. E anche i suoi direttori freschi di nomina. Batti il ferro finché è caldo, ed ecco un’altra infornata di esterni, vocabolo che fa inviperire quelli dell’Usigrai. Nel breve volgere di un paio di giorni e un CdA, CDO ha sciorinato altre tre new entry. Prima: Massimo Coppola, consulente editoriale della direzione generale per le strategie e i prodotti. Proviene da Rolling Stone (direttore), ha sul groppone la chiusura della casa editrice Isbn e il flop di Masterpiece su Raitre. Ma soprattutto, andando un po’ più indietro, è stato a lungo nella Mtv di Dall’Orto. Eccoli di nuovo insieme. Seconda nomina: Francesca Canetta, vicedirettrice a Raidue, quella capeggiata da Ilaria Dallatana, ex braccio destro di Giorgio Gori a Canale 5 e poi in Magnolia, dove tutti tre hanno realizzato L’Isola dei Famosi, Masterchef, Pechino Express, Ma come ti vesti? per Real Time eccetera. Grandi lavoratrici, Canetta e Dallatana sono di nuovo insieme (Gori sorveglia a distanza). Terza nomina: Alessandro Lostia, vicedirettore di Raitre, arriva da FremantleMedia (capo dei creativi e supervisore di produzioni come X FactorThe Apprentice e il solito Masterpiece), ma andando agli esordi si trova la formazione al marketing editoriale in Fininvest, la fondazione di Stand by me (la società di Simona Ercolani) e, tra il 2006 e il 2009, la direzione dei programmi di La7 nel periodo in cui Daria Bignardi conduceva Le Invasioni barbariche (e, per un anno, Campo Dall’Orto dirigeva la rete). Anche loro sono di nuovo insieme.

massimo-coppola

Ora, non c’è nulla di male a ricreare la squadra, tanto più se si tratta, come sembra, di lavoratori e professionisti competenti. Però, ci sono alcuni interessanti però. E cioè, primo: che per i motivi di cui sopra, si tratta di gente molto ben pagata, diciamo molto molto vicina al tetto degli stipendi per i manager pubblici, e ora questi stipendi usciranno in gran parte dal canone. Qui, più che la creazione della squadra, sembra che i big abbiano chiesto e ottenuto di lavorare con un loro clone, Coppola per Campo Dall’Orto, Canetta per Dallatana, Lostia per Bignardi. È solo questa clonazione a spiegare perché, ahimé, non era possibile rintracciare dei vice validi tra 13mila dipendenti Rai. Scegliere all’esterno i direttori di rete per imprimere una svolta ci può stare, ma raddoppiare le nomine forse un po’ meno. Magari può essere utile farsi affiancare da qualcuno che conosce come si apre la cassetta degli attrezzi di Viale Mazzini. Secondo però: i prescelti hanno in comune la provenienza nordica, Milano, Torino, Parma, ma in azienda sono sinteticamente targati come “i milanesi”, a testimonianza che la milanesizzazione della Rai non è universalmente gradita. Infine, terzo elemento comune ai neonominati, la militanza nelle aziende che hanno finora venduto programmi alla tv pubblica e, conflitti d’interessi a parte, la conseguente formatizzazione della Rai è qualcosa più che una vaga ipotesi.

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A completare l’operazione, si parla con insistenza di Peppi Nocera tra i consulenti di Raidue. Autore tv molto conosciuto, ha firmato molte edizioni dell’Isola dei Famosi, compresa quella in corso, e di X Factor. Ma andando un po’ indietro si trovano Stranamore, Matricole, Meteore per le reti Mediaset. E, più di recente, un romanzo intitolato La presentatrice morta.

Crozza nella Rai delle Meraviglie

Il problema principale di Crozza nella Rai delle Meraviglie è se potrà continuare a prendere per i fondelli Renzi. Avete notato che nelle prime tre serate della nuova stagione su La7 il premier dentone è desaparecido? Sì, un piccolo richiamo nella prima puntata nelle vesti di partner di Denis Verdini, vero ras degli intrighi parlamentari. Meno di un cameo. Una citazione, ma significativa, è arrivata invece nell’ultima serata, dove il mattatore è stato un Donald Trump razzista, nazista, guerrafondaio. Risate facili, che si porterebbero benissimo anche su Mamma Rai.  Ma ecco la chiusa di Crozza: “Con un Trump così, noi ci lamentiamo di Renzi…”. Inconfutabile. E a chi fosse sfuggito: “Di fronte a Trump, Renzi Alfano e Brunetta tutta la vita. No, scusate, Brunetta mi è scappato”. Brunetta.

Ieri, dopo l’incipit tutto per Mentana e il secondo blocco sulle primarie americane, la terza tranche è stata dedicata ad un must come Antonio Razzi. Poi la sarabanda di Floris e diVenerdì, con il quartetto di collegati Pagnoncelli, Luttwak, Cacciari e Freccero (voglio portare chiunque su Raiuno… E Crozza?), mentre il finale è stato per lo strepitoso Germidi Soia. Nella collezione primaverile del Paese delle Meraviglie l’artista genovese ha scelto di rinnovare quasi completamente la galleria dei personaggi. Lentamente e impercettibilmente la carica provocatoria e satireggiante trascolora in una comicità più  soft ed ecumenica. Non più De Luca e Maroni, meno papa Bergoglio e Mattarella. Dentro il cuoco vegano, Trump (“l’abbiamo scritto ieri pomeriggio”) e la parodia carnevalesca dei talk show. Ma la vera novità delle prime tre serate è la sparizione di Renzi. La squadra degli autori è affiatata, il mattatore molto versatile, si può disinvoltamente improvvisare e assorbire qualche illustre omissione, senza perdere troppo smalto (6,95 per cento di share).

Il secondo problema di Crozza nella Rai delle Meraviglie è di tipo produttivo. A La7 il programma fornito “chiavi in mano” dalla ITV Movie di Beppe Caschetto costa circa 400mila euro a serata. E va notato che dura poco più di un’ora, forse meno al netto dei break pubblicitari. Ci sono da pagare gli autori, l’orchestra, il teatro di via Mestre a Milano e la star. Un budget elevato per la rete del risparmioso Urbano Cairo. Ma l’editore stringe i denti e allarga la borsa: con il 7 per cento abbondante di media, Crozza nel Paese delle Meraviglie è di gran lunga il programma di punta della rete e se il suo protagonista dovesse andarsene ne risentirebbe parecchio anche diMartedì, secondo per ascolti (5 per cento circa), dove la sua copertina garantisce a Floris un robusto contributo di audience.

Tuttavia, i rumors crescono. Rispetto a qualche anno fa, nelle ultime stagioni La7 ha perso centralità, il contratto tra il comico e la rete di Cairo scade a fine 2016 (la Rai potrebbe pagare la penale per anticiparne l’arrivo in autunno) e chi lo frequenta dice che Crozza è irrequieto. L’approdo naturale è la Rai meravigliao di Campo Dall’Orto. Ma, con un budget così, Raitre non se lo potrebbe permettere, mentre il repertorio sarebbe difficile da gestire nella Raiuno di don Matteo. Non resta che Raidue. Chissà, pur di favorire il clamoroso passaggio già sfumato nel 2013, precedente che conforta Cairo, Caschetto potrebbe persino rinunciare alla produzione “chiavi in mano”. Ecco di cosa hanno parlato l’altro giorno lui e Gori nell’ufficio di Ilaria Dallatana. Di Crozza. E di Virginia Raffaele, anche lei nella scuderia del principe degli agenti e con il contratto con Mediaset in scadenza nel 2016.

Perché Gori e Caschetto fanno visita a Dallatana

Cosa ci facevano l’altro giorno Beppe Caschetto e Giorgio Gori nell’ufficio di Ilaria Dallatana, al quarto piano di Viale Mazzini? Si saranno trovati lì per caso, ognuno arrivato per conto proprio? Oppure sono andati insieme, ma solo per un saluto, una visita di cortesia alla donna che ha da poco preso il posto di Angelo Teodoli al vertice di Raidue? Caschetto è il principe degli agenti artistici, con una scuderia di talenti (la ITC 2000) lunga così, tra i quali compare anche Cristina Parodi. Gori invece è Gori: ex direttore di Canale 5, dove Dallatana era la sua vice (lo è stato anche Campo Dall’Orto, per dovere di memoria) e con la quale ha poi fondato Magnolia. Ora Gori si è tirato fuori, almeno sembra, dalla televisione, ed è efficiente sindaco di Bergamo. Ma, sempre per dovere di memoria, quando Mentana disse che il king-maker delle nomine Rai era lui (anche Daria Bignardi, com’è noto, stava a Canale 5), ha smentito, sorridente: “Ma no, io faccio il sindaco di Bergamo…”. L’altro giorno, però, era nell’ufficio di Dallatana insieme con Caschetto. Coincidenze, forse. O forse no. Perché, alle spalle, c’è una storia da sapere.

È una questione di società, brand e scatole cinesi. Un po’ noiosetta, ma portate pazienza, perché non è facile da decrittare, trattandosi di aziende che si occupano di contenuti intellettuali, data-driven, marketing e advertising (se non traduco male, analisi di dati, programmazione e promozione di contenuti). Provo a farla breve. Esiste questa importante società che si chiama Next14, con sede a Milano nella zona trendy di via Savona, una holding che ha come mission cavalcare la transizione digitale in atto. Per tentare di capire  qualcosa, leggo dal Manifesto sul sito: “L’adozione di stili di vita digitali e l’impatto di Internet nella dieta mediatica quotidiana ha cambiato per sempre il mondo media & advertising, in modo forse ancora più profondo di quanto già oggi viene percepito dai marketer, alle prese con complessità e variabili totalmente nuove, nella battaglia per la rilevanza, la misurazione e il ritorno dei propri investimenti pubblicitari”.

Insomma. Dentro questo network ci sono tutti i cervelli che hanno fondato Zodiak Active, sorella di Magnolia in Zodiak Media Group (De Agostini), che pochi giorni fa si è fusa con Banijay, formando un nuovo colosso internazionale della produzione televisiva con sede a Parigi (presidente Stéphane Courbit e ad Marco Bassetti), che in Italia, attraverso Magnolia, produce tra l’altro L’Isola dei Famosi, Pechino Express, Masterchef… Tornando a Next14, oltre a Marco Ferrari (fondatore di Neo Network e Zodiak Active), a Marco Franciosa (uno dei pionieri di Internet in Italia) e a Matteo Scortegagna (già responsabile delle attività televisive di Zodiak Active), tra gli investitori e gli outstanding (membri eminenti) si trova anche Gori.

Le sorprese però non finiscono qui. Nel Portfolio di Next14 c’è la Zero Studios, società che si occupa di produzione e distribuzione di contenuti televisivi, marketing e product placement, ha Scortegagna come amministratore delegato ed è in parte finanziata dalla ITV Movie, un’altra delle società di Beppe Caschetto, con la quale confeziona programmi tv “chiavi in mano”, tipo Crozza nel Paese delle Meraviglie. In sintesi, se Gori e Caschetto non sono tecnicamente soci poco ci manca. Perlomeno condividono alcuni interessi.

L’altro giorno erano insieme nell’ufficio di Dallatana, ex braccio destro di Gori. Una coincidenza, forse. O solo un saluto. O magari l’idea di collaborare in futuri progetti, chissà. Non c’è necessariamente qualcosa di male nell’andare a trovare un neodirettore di rete Rai. Però non è neanche male sapere che tutto questo esiste. E agisce…