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L’emozionante esperienza visiva di Dago in the Sky

S’intitolava «Homo robot» la prima puntata di Dago in the Sky, il programma di Roberto D’Agostino e Anna Cerofolini che per il terzo anno riflette su tendenze e avanguardie innescate dalla rivoluzione tecnologica (Sky Arte, martedì, ore 21.15). Più ancora delle stagioni precedenti quella appena iniziata è un’esperienza visiva, un viaggio estetico, un percorso visionario. Lo schermo non è più sezionato geometricamente in rettangoli e quadrati, ma le immagini sono fluide, evolvono, si sdoppiano, riflettono, accoppiano. Attraverso l’uso digitale della tv si va alla ricerca di un «Rinascimento hi-tech» capace di archiviare il «Medioevo analogico del secolo scorso». Su un angolo dello schermo, spunta e si rifrange il volto parlante di D’Agostino che segna i passaggi della riflessione o quello degli ospiti convocati per approfondirne alcuni segmenti specifici.

Oggi il sentimento più diffuso non è il timore del futuro, ma di ciò che avverrà domani mattina. Che ne sarà del lavoro con l’avvento dei robot? L’intelligenza artificiale cambierà anche il sesso? E influirà anche sull’identità degli esseri umani? Già oggi i computer ci battono a scacchi, fanno la pizza, guidano le auto. Ma «preparatevi», avverte D’Agostino, nella prossima società cibernetica «le macchine saranno più intelligenti degli esseri umani». La tecnologia è l’ideologia del ventunesimo secolo, solo che non ha come obiettivo il governo degli Stati, ma la creazione di un paradiso a misura dei robot più che degli esseri umani. Questo potrà passare per il governo dei cervelli, la sorveglianza delle menti, l’incanalamento delle pulsioni. Secondo Maurizio Molinari, la prima rivoluzione riguarderà il lavoro, l’automazione creerà disoccupazione e il tempo libero da residuale diventerà principale. Ma al momento nessuno sa come prenderla. Il punto di svolta sarà quando i robot avranno capacità creativa e inventiva. Per la master inventor Floriana Ferrara è un errore difendersi dalla tecnologia che è, invece, una grande opportunità. Grandi scrittori e registi del passato avevano immaginato che l’intelligenza artificiale avrebbe potuto influire sull’identità dell’essere. Quella che trent’anni fa era fantascienza ora è realtà. Ce n’è abbastanza per dividersi tra apocalittici e integrati. Scherzando, Albert Einstein osservava: «Il futuro non mi piace perché arriva troppo presto».

Nelle prossime puntate Dago in the Sky si occuperà di occulto, tendenze artistiche, celebrità digitali, vite stupefacenti, potere dei farmaci…

La Verità, 9 novembre 2017

Piace Genius: Einstein, tra fiction e storia

L’idea è notevole, a suo modo geniale, verrebbe da dire. Niente di cervellotico: anche in libreria le biografie funzionano. Dunque, si può serializzare tutto. Ancor meglio le vite dei geni, i grandi spiriti che hanno fatto la storia più o meno recente. Si chiama, infatti, Genius, la serie in 10 episodi trasmessa da National Geographic (giovedì sera, 403 di Sky, 293.000 telespettatori, record di ascolti per il canale) la cui prima stagione è dedicata ad Albert Einstein. Produttori e sceneggiatori hanno attinto alla biografia dello scopritore della teoria della relatività di Walter Isaacson (Einstein, his life and universe) e non hanno badato a spese, realizzando un’opera che, come conferma la qualità del cast artistico, non ha nulla da invidiare a quelle cinematografiche. Il premio Oscar Geoffrey Rush interpreta lo scienziato premio Nobel, mentre Emily Watson, anche lei insignita della statuetta, veste i panni della seconda moglie, Elsa. La regia è di Ron Howard. Produzione ambiziosa.

Siamo in Germania alla vigilia dell’ascesa nazista e l’eccentrico professore, attivo anche nelle relazioni con l’altro sesso al punto da sostenere la possibilità della convivenza con moglie e amante, diverte i suoi allievi con lezioni stimolanti e intrise d’ironia. La cattedra di fisica dell’università di Berlino se l’è conquistata superando esami selettivi e soprattutto la severità al limite dell’ostilità del padre. L’accidentata gavetta rimbalza nei flashback tra Zurigo, dove compie gli studi giovanili, Milano, dove la famiglia d’origine si stabilisce, e la Germania, dove finalmente lui conduce la sua vita e le sue ricerche. L’ombra di Adolf Hitler però incombe. E quando il ministro degli Esteri Walther Rathenau, amico e anche lui ebreo, viene assassinato in un agguato nazista, la moglie inizia l’opera per convincerlo ad abbandonare la Germania e trasferirsi in America. Dopo aver resistito ai tentativi di emarginazione del mondo accademico, le umiliazioni quotidiane lo spingeranno ad accettare l’invito delle università d’Oltreoceano. Ma ora c’è da superare l’avversione del potente direttore dell’Fbi, J. Edgar Hoover.

Con l’eccezione di qualche eccesso retorico e la tentazione di scolpire i dialoghi con frasi a effetto, Genius: Einstein bilancia lo spaccato domestico, l’affresco storico e i dialoghi tra fisica e metafisica, inevitabili nel biopic del più grande scienziato moderno. Riuscendo a trovare l’equilibrio per soddisfare un pubblico amante della storia, tra fiction e divulgazione. Nell’ultimo episodio verrà svelato il genio a cui sarà dedicata la seconda stagione.