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I cinque motivi del boom di Rischiatutto (2.0)

Non c’erano dubbi che Rischiatutto avrebbe fatto il botto (oltre 30 per cento di share e 7,5 milioni di telespettatori). Bastava non inventare troppo, non stravolgere il format originale di Mike Bongiorno aggiornandolo solo un po’, con un tocco d’ironia e di scanzonatura, la sfumatura che Fabio Fazio indossa meglio di questi tempi. Fatta questa premessa, i motivi del successo della serata d’esordio del Rischiatutto 2.0 sono molteplici.

  1. La forza del format. Intanto: del 2.0, inteso come aggiornato ai tempi del web, non c’è traccia. Niente televoto, niente social network e cinguettii vari in tempo reale. Il quiz classico, tradizionale, senza spezie virtuali e internettose, il padre di tutti i telequiz è più che sufficiente ad attrarre il grande pubblico.
  2. Il retrogusto vintage. Indovinata l’idea di mantenere studio, cabine, tabellone, grafica e musiche originali, e tutti i piccoli riti inventati da Mike, la prova pulsante, le buste, la chiusura delle cabine, le gag con il Signor No, Ludovico Peregrini, soddisfacendo il feticismo dei cultori. Indovinata anche l’idea di partire con il bianco e nero per poi colorare l’ambiente. Nostalgia stuzzicata nelle giuste dosi, senza eccessi e indugi compiaciuti. Il vintage funziona, come insegna la Tipo di Montalbano. Fazio sa come surfare su queste onde, Anima mia docet.
  3. Il format largoRischiatutto fu campione di ascolti nei primi anni ’70, quando Christian De Sica era giovane, Fabrizio Frizzi adolescente, Lorella Cuccarini, Fabio De Luigi e Maria De Filippi bambini. I ragazzi di adesso, invece, ne hanno sentito parlare da genitori e nonni e un pizzico di curiosità ce l’hanno. Mike riusciva a trasformare i concorrenti in caratteristi e a imprimerli così nell’immaginario, motivo per cui i telespettatori dell’epoca erano curiosi di rivedere la mitica signora Longari e il bizzarro Andrea Fabbricatore cinquant’anni dopo. La traversalità generazionale era uno degli obiettivi di Fazio. Missione compiuta.
  4. Il generalismo della Rai. La televisione cresce e si impone sfruttando la televisione. Il tuffo nel passato è stato un tuffo in un’epoca in cui la Rai rappresentava tutto il Paese. La scelta di ospiti-concorrenti molto generalista paga. Christian De Sica e i volti rappresentativi della storia e del presente della Rai come Frizzi e Cuccarini avevano voglia di giocare. Importante anche la presenza di Maria De Filippi. Rischiatutto e quella Rai sono come la Nazionale e quando gioca la Nazionale tutti remano nella stessa direzione. Anche le materie dei concorrenti di stasera (musica sinfonica, storia della Juventus e Marylin Monroe) sono passioni di massa.
  5. Le novità riuscite. La materia vivente interpretata da Alberto Tomba (stasera toccherà a Fiorello), scelto con il criterio di cui sopra, la massima popolarità, funziona. Come funziona l’innesto di Nino Frassica, già collaudato a Che fuori tempo che fa. Matilde Gioli ha gli occhi e il sorriso giusti per interpretare il ruolo di valletta, ironica e dolce ad un tempo.

Stasera si bissa. Resta da vedere se la gara con i concorrenti sconosciuti avrà la stessa presa di quella con i volti noti. E in autunno si vedrà se il Rischiatutto (2.0) resterà su Raitre o verrà promosso sulla prima rete, Daria Bignardi permettendo.

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

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Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

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Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…

 

Il caso Fabio Volo: (Italia) Uno e (Rai)Trino

Vogliamo dire due parole sul caso Fabio Volo? Lo avete presente, no? Fabio Volo, nome d’arte di Fabio Bonetti, attore, scrittore, conduttore televisivo… Ma lasciamo perdere Wikipedia… Volo è un caso eccellente (parolona). Un fenomeno di complessa decrittazione. I suoi romanzi vendono slavine di copie (de gustibus). L’ultimo, per dire, È tutta vita, storia di una coppia in crisi che cerca di tenersi in piedi, è appena uscito dalla top ten, ma fino a qualche settimana contendeva il primato in classifica al libro del Papa (intervistato da Andrea Tornielli), così va il mondo. Poi Volo conduce da una dozzina d’anni una popolare trasmissione su Radio Deejay. Fa cinema, anche se non più con l’originalità dei primi lavori diretti da Alessandro D’Alatri (Casomai e La febbre). Vengo al dunque perché mi rendo conto di averla presa un po’ larga. Tutti i sabati lo vediamo seduto al tavolo di Che fuori tempo che fa, ospite fisso ma un tantino pleonastico di Fabio Fazio. Sta lì, ride, annuisce con sagacia, dice qualcosa se riesce a trovare una battuta brillante, solitamente surclassato, come tutti, dal funambolismo di Nino Frassica.

Bene, da qualche settimana c’è una novità. La domenica Volo co-conduce su Italia Uno Le Iene che, da gennaio, l’autore e deus ex-machina Davide Parenti ha voluto doppiare anche il martedì. La faccenda suona strana. Il sabato su Raitre e la domenica su Italia Uno, peraltro per mezz’ora in sovrapposizione con il programma del conduttore che lo ospita gentilmente la sera prima. Una regola di policy aziendale vigente in Rai prescrive ai suoi artisti (altra parolona) l’impegno di non lavorare per la concorrenza, né come conduttori né in qualità di ospiti, almeno nelle 24 ore successive alla partecipazione ad un programma Rai. È un invito, una forma di tutela e di difesa della tv pubblica per non svalutare le partecipazioni ai suoi show. Come mai Volo fa eccezione, non solo come conduttore di un programma Mediaset, ma anche nello stesso orario di quello di cui è ospite la sera precedente? Pare che l’ex direttore di Raitre Andrea Vianello abbia fatto il diavolo a quattro per opporsi a questa situazione, scontrandosi anche con i massimi vertici aziendali. Invano, come si vede. Le Iene hanno due edizioni guidate da due terzetti: la domenica Geppi Cucciari, Miriam Leone e Fabio Volo; il martedì sempre Geppi, Pif e Nadia Toffa. Tutti, eccetto quest’ultima, appartenenti alla scuderia di Beppe Caschetto. Il quale, peraltro, è l’agente anche di Fazio. Chissà perché e chissà come ha fatto digerire alla Rai di non mettere Volo nel terzetto di conduttori del martedì…

 

 

Fazio e Gramellini anticipano L’Ultima parola

Niente più leggio, niente più la rubrica separata a chiudere in modo un po’ forzato come una parentesi spegnendo il fermento del cazzeggio tra amici, come avevo scritto una settimana fa su Cavevisioni.it. Fabio Fazio e Massimo Gramellini hanno modificato la scaletta di Che fuori tempo che fa, anticipando l’Ultima parola all’interno del talk ( http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3299b40c-7c23-4684-8f07-71b8256c93a8.html ), e collegandola all’argomento della serata: i segreti nascosti nei cellulari, sulla scorta dell’uscita del film Perfetti sconosciuti con Giuseppe Battiston e Valerio Mastandrea, presenti in studio.

Questo blog ha suggerito una correzione a un programma di  Raitre ed è stato ascoltato.

Che fuori tempo che fa, meglio il varietà del pulpito

Una delle cose migliori di questa edizione di Che tempo che fa è la sigla pescata da Fazio e dai suoi autori in un disco di Sam Cook del 1962. S’intitola Twistin’  The night Away e sprigiona energia allegria leggerezza. Di cose belle in questa annata del programma di Raitre, la quattordicesima, ce ne sono parecchie, in particolare nell’edizione del sabato, Che fuori tempo che fa. Innanzitutto la riscoperta comica di Nino Frassica, un fuoriclasse assoluto. Se c’è un esempio dell’essere felicemente fuori tempo è il Frassica del sabato sera. Solo il siparietto del finto Rischiatutto vale la serata e a Fazio la palma della miglior trovata dell’anno. Ma l’antologia delle gag e dei calembour meriterebbe un pezzo a parte. Un filo più didascalica è la presenza di Fabio Volo che ha bisogno di tempi più lunghi, vedi intervista a Tarantino. Promettente anche la partecipazione fissa di Gigi Marzullo, come quella di Maurizio Ferrini, anche lui come Frassica un’invenzione di Arbore. Sabato tra gli ospiti c’erano Fausto Brizzi, autore di Ho sposato una vegana, purtroppo, accompagnato da Claudia Zanella, attrice, nonché la vegana in questione, giustamente bersagliata per l’integralismo tipico di chi sceglie questa filosofia non solo alimentare. Tanto più che, oltre a Katia Ricciarelli – s’intuisce una buona forchetta – l’altro ospite era lo chef Massimo Bottura, fresco vincitore di un importante premio europeo. Come s’immagina, tenere l’equilibrio tra palati così diversi non era facile, ma tra il serio e il faceto, terreno in cui dà il meglio, Fazio ci è elegantemente riuscito. In questi casi, quasi sempre, il problema si pone alla fine dello show, quando torna in campo Massimo Grammellini.

Il fatto è che in Fazio convivono due anime. Quella leggera goliardica arboriana, e quella moralistica savianesca. A volte si combinano armonicamente, come accadde in Vieni via con me (ma erano anni di polemiche e conflitti culturali accesi). Altre volte no. Fateci caso, anche nel nome e cognome di FF sono presenti queste due anime. Basta il cambio di consonante dall’uno all’altro per trasformare la morbidezza e l’affabilità di Fabio nel suono tagliente e allusivo di Fazio. Tenere in equilibrio queste due componenti non è cosa facile. Quando c’erano direttori come Angelo Guglielmi (Diritto di replica) e Carlo Freccero (Quelli che il calcio, Anima mia) veniva meglio. Ora si va per tentativi. Fazio ha sempre avuto bisogno di un partner, una sponda a cui mandare la palla. Claudio Baglioni, Roberto Saviano, Luciana Littizzetto. Con la quale si registra il sodalizio più duraturo, forse proprio perché le performance di Luciana estremizzano in chiave satirica il suo lato leggero-graffiante. Quello che lui esibisce nel breve monologo d’inizio puntata.

Da qualche anno nel programma è cresciuto il ruolo di Gramellini, editorialista e vicedirettore de La Stampa, un fuoriclasse del corsivo. Il suo Buongiorno vanta, come La Settimana enigmistica, innumerevoli e vani tentativi di imitazione. Solo che, in televisione, i corsivi possono risultare un filo pedanti (memorabile l’imitazione di Checco Zalone). Dipende soprattutto dal contesto. Nella nuova versione misto-talk, con tanti ospiti, alcuni fissi, a chiacchierare e cazzeggiare al tavolo come tra amici, Che fuori tempo che fa è un concentrato di energia e spensieratezza che potrebbe persino durare più dell’ora e mezza canonica.

Un vero varietà, senza aggiunte. Alla maniera dell’arboriano Quelli della notte. Gli interventi di Gramellini sono due, uno all’inizio, Le parole della settimana, che, con qualche inevitabile alto e basso, sono un buon avvio dello show. E uno alla fine, L’ultima parola, che però arriva a chiudere come una parentesi un po’ forzata il fermento della puntata. A quel punto Che fuori tempo che fa diventa, purtroppo, un varietà con uso di pulpito. Il problema è che Gramellini, oltre che coautore, è anche co-conduttore…

Mamma Rai, Papà Corriere e Rischiatutto

Mamma mia, che filippica. Dal Corriere della Sera di Luciano Fontana e Aldo Grasso non me l’aspettavo. Un pezzo intriso di telesociologia e messaggi cifrati per dire che no, su Rischiatutto di Fabio Fazio non si può. Il telequiz 2.0 su cui la Rai “punta molto” è bello, moderno, soprattutto intoccabile. Fin d’ora. Guai a dire che va in onda su Raitre anziché su Raiuno, come Fazio sognava e tanti pronosticavano. Non si sa se si siano risentiti i massimi vertici della tv pubblica, i direttori di Raitre e Raiuno o FF in persona, ma per pubblicare o far pubblicare un pezzo così qualcosa dev’esser successo in Viale Mazzini.

Come che sia, sorprende il tono della finta cronaca che ha tutta l’aria di essere una replica all’indiscrezione pubblicata una settimana fa da CaveVisioni.it. Peccato non venga citato. Ma tant’è, non si può aver tutto dalla vita… Però, la sostanza resta questa: una replica senza spiegare ai lettori l’antefatto. Che è questo.

Venerdì scorso avevo scritto su questo blog che, a differenza di come si era sempre pensato, Rischiatutto sarebbe andato in onda su Raitre e non su Raiuno. E che anche il calendario del palinsesto era cambiato: non più in primavera, bensì in autunno. Da febbraio, sulla Terza rete si sarebbe vista una striscia quotidiana con il casting dei concorrenti, mentre Raiuno avrebbe trasmesso solo una serata spot per dare appuntamento in autunno, il giovedì, sulla rete diretta da Andrea Vianello.

Fatti precisi e non smentiti dal Corriere, se non per il dettaglio che le puntate sulla Prima rete saranno due anziché una. Tutto il resto è confermato. Eppure, leggete e strabuzzate:  “La Rai ci crede a tal punto (in Rischiatutto 2.0) da spalmarlo su due stagioni (quella in corso e la prossima, in autunno) e su due reti (Rai1 e Rai3, appunto)”, scrive Renato Franco con zelante dispendio di parentesi. E continua: “Per la Rai da un lato è un progetto su cui c’è un forte investimento d’immagine,  ma dall’altro rappresenta anche un approccio nuovo. La sinergia tra le reti rientra nella nuova filosofia che la tv di Stato vuole inaugurare – s’incarica di edurre il collega – : al di là della specificità di ogni canale e delle differenze di target che ogni rete deve intercettare, la Rai intende cambiare modo di porsi e ragionare come un’unica entità. In questo senso va letto il passaggio di testimone tra reti. Questa collaborazione serve proprio a dare più forza al prodotto – prosegue volenteroso Franco – un bagno ‘popolare’ su Rai1 che ha un bacino di pubblico più ampio di Rai3 (ma dài!?) per cercare di pescare nuovi potenziali spettatori”.

E avanti così, per un’altra decina di righe di bla bla che profuma (?) di intervento da convegno o di comunicato stampa. In sintesi, di velina di Mamma Rai, preoccupata di promuovere il suo “programma patrimonio della tv pubblica e del costume italiano, ma che vuole guardare anche al futuro nelle sue declinazioni multipiattaforma”. Ma preoccupata anche di proteggere FF, il Figlio Fortunato…

Rischiatutto resta su Rai3 e slitta in autunno

Rischiatutto non ce l’ha fatta a conquistare Raiuno e sarà trasmesso da Raitre. Era il programma più atteso della stagione. Un grande ritorno, un marchio storico della Rai dei momenti di gloria, correvano gli anni ’70. Da tempo Fabio Fazio lavora al progetto di una nuova edizione del principe dei telequiz, annunciato alla presentazione dei palinsesti del luglio scorso come l’asso della stagione 2016 e il sogno accarezzato della promozione su Raiuno. Invece no, quello che, guidato da Mike Bongiorno il giovedì sera, inchiodava davanti al video l’Italia intera (la media fu di 22 milioni di telespettatori, con punte di oltre 31, non c’erano ancora la tv commerciale e tantomeno l’Auditel) non ce l’ha fatta ad approdare sul “programma nazionale” come si diceva un tempo, e resterà su Raitre. Non solo. La seconda notizia è che il quiz slitta in autunno.

Chissà. Avrà puntato i piedi il direttore Andrea Vianello volendo difendere il lavoro di Fazio e della sua squadra… Oppure si sarà considerato di sostenere la sua rete che non scoppia di audience… Sarà stata una decisione della nuova dirigenza Rai per partire bene l’anno prossimo… Fatto sta che calendario e palinsesto hanno subito diversi aggiustamenti. Dopo il Festival di Sanremo, su Raitre andrà in onda una striscia quotidiana dal lunedì al venerdì con il casting dei concorrenti, un po’ in stile reality. L’orario previsto è quello attualmente occupato da Sconosciuti. Sarà certamente una strategia per alimentare l’attesa, in verità già lunga, e fidelizzare il pubblico più giovane che di Rischiatutto ha sentito parlare dai nonni. In primavera Raiuno trasmetterà un’unica puntata, rinviando al prossimo autunno quando, nella tradizionale serata del giovedì, il nuovo Rischiatutto diventerà appuntamento fisso di Raitre.

Con l’eccezione della regia di Duccio Forzano, non si sa ancora molto del cast. Se Fazio si contornerà dei suoi collaboratori abituali, da Luciana Littizzetto a Filippa Lagerbak. O se, come qualcuno ipotizza, coinvolgerà anche Nino Frassica, protagonista tutti i sabati a Che fuori tempo che fa, di una delle gag più esilaranti in circolazione quando mette in scena una demenziale sfida tra due concorrenti improvvisati del futuro telequiz.

Ai tempi di Mike Rischiatutto andava in onda su Raidue (Raitre non esisteva) per approdare sulla “rete ammiraglia” solo in occasione delle puntate finali. Fu ugualmente un successo storico.

Il boom di Zalone e i vampiri di La7

Quei vampiri di La7. Sono giorni che succhiano ascolti da Quo vado?, il film sbanca-botteghino di Checco Zalone (dal primo gennaio a oggi ha incassato 50 milioni, per circa 7 milioni di spettatori). La vampirizzazione è quella tecnica attraverso la quale un soggetto attinge copiosamente alle risorse di un altro ricavandone dei vantaggi in termini di energie, vitalità, produttività. Parlando di televisione, la vampirizzazione di qualche fenomeno di massa serve ad incrementare gli ascolti della rete o del programma che la pratica. Il che non è esattamente dare conto di una tendenza, di un fatto che attraversa e coinvolge la società. È proprio sfruttarne la forza, salire in groppa al gigante e farsi scarrozzare qui e là.

Son giorni che il palinsesto di La7 campa sul fenomeno Zalone. C’è Bersaglio mobile di Enrico Mentana dedicato a 1992, la serie prodotta da Wildside per Sky Italia e trasmessa per la prima volta in chiaro venerdì scorso? Niente di più efficace che innescarlo mandando in onda La prima Repubblica, colonna sonora del film, sulle immagini di Andreotti Craxi Forlani Pertini e compagnia. E così, sebbene all’inizio si avvertisse un certo spaesamento a rituffarci in Tangentopoli ora che siamo immersi nella crisi del terrorismo internazionale, l’avvio zaloniano ha aiutato lo stesso Mentana a superare un certo gap per chiedersi se “davvero con Mani Pulite tutto cambiò” e condurre in porto un dibattito ricco di notizie (compresa quella inedita di Di Pietro che all’epoca votò Msi).

Ma torniamo alla vampirizzazione. Di solito è il cinema a farsi trainare della televisione per lanciare un suo prodotto. Le continue ospitate di registi e attori a caccia di pubblicità a Che tempo che fa sono sotto gli occhi di tuttiStavolta accade il contrario. Tagadà vuole parlare della crisi occupazionale? La trovata migliore è trasmettere Zalone che parla del fascino del posto fisso. L’hanno visto in tanti, hanno riso tutti o quasi: vuoi vedere che si divertono anche alle 3 del pomeriggio nel salotto di Tiziana Panella? Il successo di Quo vado? cresce e travolge record su record. Si può mettere a tema anche il boom cinematografico tout court con fior di ospiti, come accaduto a Coffee Break di sabato mattina. L’han fatto tutti i giornali, fin dal 3 gennaio scorso, due giorni dopo l’uscita. Può farlo alla grande anche la rete diretta da Fabrizio Salini, insediato proprio in questi giorni. Domenica sera, all’ora in cui va in onda Otto e mezzo, ecco uno Special  Guest monografico su Checco Zalone, lungo blob di ospitate di Luca Medici (il vero nome del comico barese) dalla Bignardi, da Victoria Cabello, da Crozza, persino da Antonello Piroso (a proposito, che fine ha fatto?). Risultato: 2,94 per cento di share e 815mila spettatori, che sono più  dei 647mila (2,44 per cento) del film Pronti a morire che l’ha seguito.

Nella sua memorabile ospitata proprio chez Fabio Fazio, il 29 dicembre scorso, Checco Zalone aveva previsto in anticipo quello che sarebbe successo. Il conduttore lo canzonava sull’obbligo di battere il record di Sole a catinelle (con 52 milioni, il film italiano più visto da quando c’è l’euro) e sull’ansia da prestazione che l’uscita di Quo vado? poteva provocargli. Otto milioni e mezzo di spettatori al cinema non sono roba di tutti i giorni. “Già, 8 milioni e mezzo… Difatti non aveva senso che venissi qui… Tu quanti spettatori fai?”, aveva gigioneggiato il comico. “Ma… io per fare 8 milioni e mezzo impiego 20 anni, trenta…”, era stato al gioco Fazio. “Sì, fai 3, 4 milioni… Quindi il senso della mia ospitata è dire ai miei tre o quattro milioni in più: guardate questa trasmissione…”. Tutto chiaro no?