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Annunziata fa interviste, ma non le concede

Coerente con la sua formazione al Manifesto dove vigeva l’ugualitarismo salariale tra giornalisti e impiegati, Lucia Annunziata, ex presidente Rai, si è detta disposta ad accettare il controverso tetto di 240.000 euro annui di cui si sta discutendo da diverse settimane. Su un’altra questione la conduttrice di In mezz’ora cade in contraddizione. Richiesta di un’intervista in argomento, lei regina delle interviste, ha declinato: «Proprio perché so come sono, non ne faccio mai», ha detto.

«Casa Capuozzo» all’una di notte Sono una sorta di spin off di Terra!, il settimanale di Rete 4 condotto da Toni Capuozzo, i quattro reportage in cui, partendo dalla casa di famiglia in Friuli, lo storico inviato dei tg Mediaset prova a raccontare gli immigrati oltre i luoghi comuni «del boldrinismo e del salvinismo». Peccato che la prima puntata sia andata in onda all’una meno un quarto. Accorciare un po’ Quinta colonna che lo precede?

Renzi batte Casaleggio di 1 punto Il contraddittorio non è stato acceso né in un caso né nell’altro. A Otto e mezzo di Lilli Gruber, a far da contraltare a Davide Casaleggio nel suo esordio tv c’era Gianluigi Nuzzi (share del 5.56%), mentre per Mattero Renzi c’era Paolo Mieli (share del 6.56%).

L’autospot e l’autostop di Fiorello Dopo i profumi e gli chef nuove star della comunicazione, nella campagna pubblicitaria per un noto marchio di telefonia, Fiorello prende di mira gli spot tambureggianti delle marche automobilistiche. «Pensavate che… No, io non cambio. Io resto…». Al parcheggio, però, la potente auto è sparita. E a lui non resta che usare il cellulare per chiedere aiuto a un familiare, a un taxi, fare autostop, chissà. Presa in giro della pubblicità, dei testimonial che cambiano marchi e anche di sé stesso.

E la bicicletta di Jovanotti Continuano a crescere le visualizzazioni su Youtube e su JovaTv, la web tv di Lorenzo Jovanotti, di Jova Zelanda, il documentario autoprodotto del viaggio in Nuova Zelanda, da solo in bicicletta. Venti giorni nei quali ha percorso tremila chilometri, dormendo in tenda o in motel. Niente cellulare, social e musica. 55 minuti di film girato con telecamerina e montato da Michele Lugaresi. Motivo? Pubblicare, tra un anno, un nuovo disco. Ma intanto Jovanotti vuole azzerare gli ultimi dieci anni di lavori e successi per non illudersi di aver trovato la formula vincente. Solo nella chimica «le formule si possono ripetere all’infinito e danno gli stessi risultati». Nella musica bisogna reinventarsi ed essere sempre in movimento.

«Adrian» più complicato del closing Che fine ha fatto Adrian, l’atteso fumetto di Adriano Celentano da anni in rampa di lancio su Canale 5? Ora che è stato firmato il closing per il Milan, chissà mai che riesca ad andare in onda.

 

La Verità, 14 aprile 2017

 

Fiorello antidepressivo c’inonda di buonumore

Travolgente. Trascinante. Tracimante. Come un’onda. Come l’ondata di buonumore che investe lo spettatore di Sky Uno e Tv8. È tornato Fiorello con Edicola Fiore, il programma cult del mattino e non poteva scegliere data migliore della Giornata della felicità che si festeggiava proprio ieri (alle 7.30 sul canale satellitare, alle 8 in chiaro e di nuovo su Sky Uno alle 20.30, in replica allungata). Edicola Fiore è il programma scaccia crisi. Lo show scaccia lamenti. L’antidepressivo del mattino. Ospite dell’anteprima il sindaco di Roma Virginia Raggi: «Bello, con i permessi è tutto a posto?». Attimo di panico sul volto dello showman. Poi: «Sì, tutto a posto». La seconda stagione del morning show – «noi siamo come le serie, andiamo a stagioni» – registra alcune novità rispetto alla prima. Intanto, il nuovo bar nel quartiere Vigna Clara, dove Fiorello arriva a bordo di un’Ape car rossa, inseguito da Stefano Meloccaro, lasciato a piedi per punirlo per l’eliminazione da Celebrity Masterchef. Poi una serie di nuovi personaggi, il fiorista indiano, il cameriere dell’Hilton, il rapper Danti in collegamento da Milano, il sacerdote della parrocchia Santa Chiara che impartisce la benedizione. Anche la sigla è cambiata, Jovanotti canta Edicola Fiore ci porta il buonumore in inglese dalle colline toscane, accompagnato da due rapper con lunghi dread. Se possibile, il ritmo è ancora più indiavolato della prima edizione. Forse persino troppo, tanto che Fiorello ammette qualche amnesia. Anche il cazzeggio è ancora più frenetico, con l’aiuto di Gabriella Germani che imita Angela Merkel innescando l’angolo delle cancelliere, l’ex ministro Annamaria Cancellieri (Fiorello stesso) e la giornalista del Tg3 Rosanna Cancellieri (ancora la Germani). I giornali e le notizie sono solo il pretesto per rompere la diga e provocare l’alluvione del buonumore. E poi gli ospiti, via skype o presenti in loco: Nicola Savino, Roberto Mancini, Sergio Castellitto, Benji e Fede… Un’altra trovata è l’inizio della stagione «dalla seconda puntata» perché, si sa, le prime sono sempre tutte uguali, formali e prevedibili, e poi mettono ansia. Sembra un dettaglio, ma è la chiave di tante cose, a cominciare dall’understatement televisivo di Fiore. Niente vincoli, niente stress da audience, niente competizioni esasperate. Ricordate quando diceva che gli piaceva la radio perché si può andare in onda senza farsi la barba. Fiorello, lo showman informale, l’entertainer casual, anarcoide, autoironico (lo stesso degli spot per il noto marchio di telefonia). Diverte perché si diverte lui per primo. La libertà di fare televisione senza pressioni sembra un solido motivo del suo buonumore contagioso. Difficile che il direttore di Rai 1, Andrea Fabiano, in missione per convincerlo a presentare il prossimo Sanremo, riesca a convincerlo.

 

Su Netflix il comico Grillo batte il gemello politico

E invece no, Grillo vs Grillo che la piattaforma Netflix ha da pochi giorni aggiunto alla sua offerta in streaming, non l’ho trovato così fazioso e tendenzioso. Un’ora e 35 minuti di show in grandissima parte autobiografico e con limitate digressioni politiche. Nessun accenno, per dire, a Matteo Renzi, a Matteo Salvini, a Virginia Raggi. Silvio Berlusconi vi compare solo un momento, ma nella veste di tycoon di Fininvest, quando offrì al comico genovese la conduzione di Ok, il prezzo è giusto appena acquistato a una cifra iperbolica («il mio agente, Marangoni, seduto vicino a me, sudava»). Lo spettacolo è stato registrato in un teatro di Genova il 16 dicembre scorso, in platea ci sono Gino Paoli, il vicino di casa di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, mai tirato in ballo. Ed è significativo il fatto che a trasmettere lo show sia una piattaforma americana e nessuno dei tanti editori nostrani, nemmeno La7 che ai grillini ha sempre dedicato parecchia attenzione. Sullo schermo gigante compare il leader del Movimento Cinque stelle, in giacca e cravatta, che pontifica sulla «democrazia che sa di pesce rancido», arzigogola genericamente sul futuro dei partiti e che, alla fine, si trasforma in un santone di bianco vestito, mentre lui, in platea, offre dei grilli seccati agli spettatori che li chiedono. Una cosa leggera. Di ciò che il politico sciamanico dice, nulla o quasi resta nella memoria. La parte più interessante e godibile è quella autobiografica, favorita anche dall’ambientazione genovese. Il movimento che nasce dall’insonnia, salutare e creativa, e dal conflitto tra depressione e desiderio di felicità che si concentra nel diaframma, «il nostro secondo cervello». Tutto si muove e si agita lì, e nelle conversazioni notturne con altri insonni. In alcune parti, lo show fa venire alla mente Volevo fare il ballerino di Fiorello, nel rapporto dialettico e conflittuale con il padre che lo vuole tenere in fabbrica e che non ride alle sue battute, ma poi se le rivende al bar con gli amici. Poi lo sbarco a Milano, nella stessa pensione frequentata da Paoli e De André, i primi spettacoli, fino alla chiamata in Rai. Che prova a imbrigliarlo, non devi parlare di nucleare (c’era il referendum): «Figuratevi, ho fatto il comico perché nessuno mi dicesse cosa potevo dire o non dire…». Si arriva all’incontro con Gianroberto Casaleggio e all’idea di «fare qualcosa per gli altri». Se da un comico e un imprenditore è nato un movimento politico – è la morale – tutto può succedere. Gli altri si alleano perché il M5s è un’anomalia non omologabile. Qualche volta la battuta è nebbiosa. Ma mai rabbiosa o iconoclasta. Certamente è uno show meno antisistema di tanti del passato, quando sbraitava davanti a slide fitte di organigrammi e assetti societari. Si ride, qualche volta amaro…

 

Quel «Rischiatutto» che poteva essere un grande show

Riecco Rischiatutto, dopo le puntate spot di aprile su Rai 1. Rieccolo su Rai 3, nonostante i messaggi subliminali di Fabio Fazio che avrebbe preferito la rete ammiraglia. Ma Campo Dall’Orto l’ha promesso a Daria Bignardi e difficilmente tornerà sulla sua decisione. Però, questo è il punto. Rischiatutto ci può stare, come si dice, su Rai 3, ma probabilmente è troppo e tende a debordare perché è alieno rispetto alla cornice che lo ospita. Ha una ritualità, un linguaggio, una grammatica istituzionale che travalica la scrittura informale della terza rete (giovedì, ore 21.15, share del 13,8 per cento). Anche Fazio in doppiopetto – pazienza per la cravatta marrone – ci mette del suo. Rai 3 è informazione, inchieste, cronaca, talk show. Quiz no, varietà ancora meno. Messo così, è una citazione, tv vintage con qualche piccolo aggiornamento e l’invenzione nazionalpopolare della materia vivente, che l’altra sera era Carlo Verdone, pretesto per tuffarsi nella storia del cinema e nella carriera dell’attore-regista. Dell’annunciata versione 2.0 non s’è vista traccia se si eccettua una domanda dal web, cui si può rispondere tramite pc. Per il resto, ciò che manca davvero è il contorno, il contesto, decisivo affinché un programma si trasformi in evento. Non si può certo pretendere che quarant’anni dopo la stagione d’oro di Mike Bongiorno l’Italia si fermi come allora. Però un pizzico di pathos e di show in più: questo sì. Doppiopetto a parte, si capisce che Fazio gioca anche lui, pur mantenendo un aplomb formale. Si capisce la sua scelta di restare fedele al format originale, una scelta filologica, con le frasi di Mike («faccia bene i suoi conti», «faccio partire il tempo e le leggo le domande una alla volta», «ci pensi bene»), la stessa tendenza a stuzzicare i concorrenti, il distacco professionale, il ruolo del Signor No, il mitico Ludovico Peregrini, che Fazio vuol trasformare in personaggio. Ma forse proprio questa è, oltre che la forza, la debolezza dell’impostazione. Fazio è troppo «dentro» il progetto. E, alla fine, la cornice trasmette all’operazione un’aria dimessa e malinconicheggiante. Come se la Rai non ci avesse creduto fino in fondo per farne un grande appuntamento. La lettura dei quiz dal tabellone delle materie che all’epoca era un macchinario di meraviglie, oggi appare pedissequa. Oltre alla suspense manca lo show. Bastava sceneggiare qualche quesito, oppure renderlo più social, più tecnologico, e tutto sarebbe risultato più attuale. Per proclamarsi fedeli all’origine, c’è già Rischiatutto storia, l’appendice con i concorrenti di allora, gli aneddoti sentimentali di Peregrini («dopo la serata andavamo a cena al Santa Lucia») e, tra le cose migliori, Fiorello che legge brani da La versione di Mike (Mondadori).

La Verità, 29 ottobre 2016

«Rischiatutto» al posto di «Dieci cose», perché no?

Domenica pomeriggio Fabio Fazio è stato ospite dell’Arena di Massimo Giletti su Rai 1 per promuovere Rischiatutto e un paio d’ore più tardi si è autopromosso insieme con il Signor No nel suo Che fuori tempo che fa (dove ha lanciato anche il programma di Mika, dal 15 novembre su Rai 2 e Le parole della settimana di Massimo Gramellini, da sabato su Rai 3: en plein di promozioni aziendali dopo le accuse di tirare la volata ai programmi di Sky). Da Giletti Fazio ha detto che Rischiatutto andrà in onda nella rete dove lavora dal 1985 per «una decisione presa dalla direzione generale in accordo con la direttrice di Rai 3, Daria Bignardi». Infatti, la Bignardi aveva voluto garanzie da Campo Dall’Orto al momento della nomina. Però, visto come stanno andando le cose, sarebbe sbagliato cambiare idea? E posto che il giovedì di Rai 1 è bello solido, perché non piazzare Rischiatutto 2.0 al sabato sera spostando Dieci cose al giovedì su Rai 3? Fazzismo per veltronismo…

SkyTg24 monitora l’Italia sismica. È partita ieri «Italia trema», l’inchiesta di SkyTg24 voluta dalla direttrice Sarah Varetto a due mesi dalla catastrofe in Abruzzo per sottolineare che ci ricordiamo del rischio sismico puntualmente dopo le tragedie. Gli inviati del canale all news sono andati nei luoghi colpiti da terremoti, cominciando da Reggio Calabria (devastata nel 1908), per poi passare a Napoli, «zona rossa» tra due vulcani attivi, fino all’esempio virtuoso di Norcia. Sei reportage in onda alle 20.20 e in replica alle 23.20.

Rai ente pubblico con lo zampino di… Non si è saputo più niente dell’inquadramento della Rai nella Pubblica amministrazione ipotizzato dall’Istat che ha improvvisamente recepito una direttiva europea allarmando giustamente i vertici di Viale Mazzini. Il Cda ha rimandato la palla al governo perché eviti l’equiparazione ai Comuni e alle Asl imponendo alla Rai di assumere dopo pubblici concorsi e di assegnare appalti dopo gare, anch’esse pubbliche. Non si è saputo più nulla: solo ci si ricorda che Valerio Fiorespino, già responsabile risorse umane licenziato dalla Rai, da settembre è capo del Dirm, dipartimento Istat dalla dicitura interminabile.

Chi interpreterà Berlusconi per Sorrentino. Venerdì l’ospite di Edicola Fiore era Paolo Sorrentino, reduce dalla «State dinner» alla Casa Bianca e Fiorello non ha perso l’occasione per sfruculiarlo. «È stata una cosa molto divertente, che non farò mai più», ha sintetizzato il premio Oscar citando David Foster Wallace. Altrettanto fulminante la gag di Fiore: «Sapete, Sorrentino sta pensando di girare un film su Berlusconi. Per interpretarlo, sul set si è presentato Silvio, ma dopo il casting la parte è andata a Renzi». Applausi.

 

La Verità, 25 ottobre 2016

 

Il Papa nuovo protagonista dell’immaginario quotidiano

Fumata bianca, habemus The Young Pope. Venerdì sera è partita la nuova, scandalosa, serie firmata da Paolo Sorrentino e quei geniacci della comunicazione di Sky si sono inventati l’idea del fumo che esala dal tetto della sede di Santa Giulia a Milano, come fosse un conclave della tv. Il giorno prima, vigilia del debutto, il fumo era nero. Una trovata, una forma di comunicazione fantasiosa. Anche ardita, in un certo senso. Un editore televisivo, laico e molto techno, prende a prestito una formula artigianale usata dal Vaticano per un annuncio di carattere sacro (chissà se è anche un segnale di fumo mandato dal primo al secondo). Anche architettonicamente il salto è notevole: dal tetto della Cappella Sistina a quello del palazzo di vetro di Santa Giulia. Un salto spazio-culturale. Ma forse, soprattutto, uno scherzo, un’efficace furbata.

Altrettanto geniale, in questi giorni, è stata l’idea di Mauro Pallotta, il Banksy romano, che aveva disegnato sul muro di una viuzza di Borgo Pio un graffito che ritraeva papa Francesco: issato su una scala a pioli armato di pennello, gioca a tris con il simbolo della pace (fate l’amore e non la guerra). Divertente anche la guardia svizzera che, nascosta dietro lo spigolo del muro, fa il palo mentre Bergoglio completa l’opera. Qualche tempo fa lo stesso Maupal aveva ritratto il Papa come Superman, una versione che non aveva incontrato il gusto del capo della Chiesa cattolica. Anche stavolta, con zelo forse eccessivo, i Vigili urbani della capitale hanno rapidamente provveduto a cancellare il murale, a dimostrazione del fatto che non sempre gli uffici decoro hanno nell’elasticità e nell’ironia la loro qualità migliore. Doti che invece ha ulteriormente confermato di possedere, se mai qualcuno ne dubitasse, Rosario Fiorello.

Il graffito di Mauro Pallotta con il Papa che gioca al tris della pace sui muri di Borgo Pio

Il graffito di Mauro Pallotta con il Papa che gioca al tris della pace sui muri di Borgo Pio

L’altra mattina, nel corso dell’imperdibile Edicola Fiore, lo showman siciliano ha preso spunto dalla vicenda del graffito per inscenare una gag delle sue su chi fosse l’autore della proditoria cancellazione. Dopo la telefonata al Comune di Roma, con annessa smentita dell’ufficio Decoro, ha squillato in Vaticano, facendo finta di parlare direttamente con Bergoglio: «Ciao Franci… Sì, ci vado tutte le domeniche… Volevo sapere: il graffito di Borgo Pio… Non ne sapete niente?». Una trovata comica, conclusa affettuosamente con canzone liturgica e «Viva il Papa».

Durante «Edicola Fiore» Rosario ha simulato una telefonata a Bergoglio: «Ciao Franci...»

Fiorello finge di telefonare al Papa: «Ciao Franci»

Tre episodi che hanno in comune un tratto di fantasia e genialità. Ma soprattutto hanno in comune l’oggetto della comunicazione: il Papa e il Vaticano. Il dettaglio non è trascurabile. Quella che fino a qualche anno fa era un’istituzione austera e distante sta diventando accessibile e familiare fino al punto da diventare argomento di gag e provocazioni. Il Papa viene tirato dentro negli scherzi e negli show da comici e artisti di strada (il primo fu Maurizio Crozza con le parodie di Ratzinger). È un percorso inverso a quello inaugurato da Benedetto XVI, quando inaspettatamente, decise di aprire un account su Twitter, dando vita a una comunicazione più smart tramite un social media che si pensava non si addicesse al Soglio pontificio. L’iniziativa del papato che si protende verso la gente comune è stata successivamente potenziata dalle frequenti interviste ai media di Bergoglio e soprattutto dalle telefonate ad amici e persone sconosciute.

Ora però il flusso del messaggio scorre in senso contrario. È la società, attraverso il mondo dello spettacolo e della comunicazione, che prova a coinvolgere la Santa Sede. Il Papa è uno di noi. È uno che c’entra con noi, con il nostro immaginario e i nostri linguaggi. È qualcuno con cui si può dialogare. Che questo giovi alla missione cristiana della Chiesa è ancora da dimostrare. Viviamo in una società dominata dalla necessità della connessione continua e dalla dittatura della visibilità, in cui tutto è comunicazione. A grandi linee vien da pensare che forse si è più propensi ad accettare le idee di qualcuno di familiare piuttosto che di qualcuno di estraneo o inaccessibile. Oppure, ai ministri della fede cristiana gioverebbe astrarsi e rendersi più misteriosi? Risposte precostituite non ce ne sono, il dibattito è aperto. Per inciso, il dubbio se alla Chiesa convenga avvicinarsi maggiormente alla società o invece non sia proprio la distanza a renderla più attrattiva, è il tema che attraversa The Young Pope. Deciderà il pubblico il colore della fumata.

 

La Verità, 22 ottobre 2016

La condanna di Fiorello e la nostra gratitudine

È da giorni che ci penso. Da lunedì mattina, quando ho incontrato per la prima volta Fiorello. Pochi minuti, una cosa schietta, con una confidenza spontanea che mi continua a frullare in testa. Mi sono deciso a scriverne adesso perché non volevo essere insensibile. Però mi sembra importante.

Sono andato all’esordio di Edicola Fiore, Bar Ambassador, Via Flaminia Nuova 251, Roma. C’era Lorenzo Jovanotti, ospite di giornata, con una felpa di Rio de Janeiro, chissà perché. C’erano i capi di Sky. E c’era la solita euforia contagiata da lui, Fiorello. A un certo punto, mentre Jovanotti cantava davanti al bancone del bar, siccome alle sue spalle non c’era nessuno, mi hanno indicato in corsa di fare da comparsa, di occupare lo sfondo bevendo un caffè. Alla fine, terminato lo show, siccome il taxi non arrivava, ho pensato che era la volta buona per strappare un selfie o un autografo e far contenta anche mia moglie. Così mi sono avvicinato all’assembramento, ma sempre con una certa ritrosia.

Fiorello con Stefano Meloccaro e la squadra di «Edicola Fiore», tutte le mattine su Sky Uno e Tv 8

Fiorello con Stefano Meloccaro e la squadra di «Edicola Fiore», tutte le mattine su Sky Uno e Tv 8

Me ne stavo lì, in attesa, quando Fiorello mi ha chiamato: «Caverzan, che ci fai qui?». Ero basito: sebbene abbia seguito qualche suo show dal vivo, Fiorello non l’ho mai incontrato, né da vicino né da lontano. Come poteva riconoscermi? Di solito è il passante che indica la star per strada. Così, mi sono avvicinato. E lui: «Con chi credi di parlare, io sono peggio di un detective. Ti ho visto mentre prendevi il caffè. E poi ti leggo sul Giornale». «Attenzione», dico io, «non sono più al Giornale». «Eppure, ti ho letto l’altro giorno… Ah, ecco: La Verità». «Bravo! Un detective…». Intanto, si è avvicinato un ragazzo che gli ha chiesto un video per il villaggio Valtur di Novi (Vinodolski) in Croazia. Fiorello si presta, ha cominciato come animatore in Valtur: «Per il villaggio Valtur di Novi. Che non è il cioccolato svizzero», ammicca. E qui viene la rivelazione: «Vedi Caverzan», confida, «devo sempre avere la battuta, inventarmi qualcosa… Altrimenti la gente protesta: Fiorello non fa ridere. L’altro giorno ho incontrato una signora in coda alla cassa del supermercato: “Lei è Fiorello!”. “E allora?”. “Ma non fa ridere”. “Mi scusi, signora, sto facendo la spesa…”. Capito? Devi sempre far ridere, altrimenti s’incazzano». Alla fine ho estratto anch’io lo smartphone per il selfie, pensando all’invidia che avrei suscitato esibendolo. Ma soprattutto, mentre ero lì, pensavo che non potevo cominciare a chiedere a Fiore la solita intervista. In fondo, mi aveva già regalato la confidenza più preziosa, il segreto del comico, il cruccio dell’artista. La condanna a far ridere. La condanna a essere sempre clown, anche quando scendi a comprare le sigarette o trovi qualcuno in ascensore o aspetti i bagagli all’aeroporto.

Non dev’essere un bel vivere. Ci penso da qualche giorno, mentre mi godo l’incipit di buonumore che Fiorello ci regala tutte le mattine con la sua Edicola. Buonumore contagioso. Buonumore controcorrente. Pensiamo un momento quanto siamo normalmente inclini al lamento, alla recriminazione, all’ostilità verso gli altri. Giornali e internet sono pieni di questo vivere in cagnesco, per colpa di tutte le cose che sappiamo. La crisi, le tasse, la burocrazia, il capo ufficio. Ecco perché il buonumore che canta Jovanotti fin dalla sigla e che Fiorello ci scarica addosso con la sua adrenalina, tra il pigiama e il caffè, è un buonumore dirompente di cui dobbiamo essergli tutti grati. Ci basta questo, caro Fiorello. Ci basta questo incipit prezioso della giornata. Per il resto, tieniti la tua vita privata. Proteggila bene, malumori compresi, ché certamente li avrai come ogni persona normale: ti vogliamo creativo e fantasioso per tanto tempo. E fregatene delle signore del supermercato.

Dove va la nuova Sky in sei mosse

Seratona al Teatro degli Arcimboldi di Milano per la presentazione dei palinsesti Sky, loro li chiamano Upfront… Red carpet con star e talent della casa e ragazzini vocianti a caccia di autografi da Del Piero a Ilaria D’Amico, da Claudio Bisio ad Alessandro Cattelan. L’esordio è all’insegna della grandeur, ma anche dell’autoironia. Mix non facile. Sulle note della colonna sonora di Star Wars, Cattelan plana sul palco su uno skate alla maniera di James Bond e annuncia: “Umiltà! È questa la parola chiave della serata…”. Per scaldare ancora l’ambiente l’orchestra esegue la sigla del Festival di Sanremo e poi si corregge con quella della Champions League (a proposito, in contemporanea la Juve esordiva su Premium e chissà se Sky ha piazzato il suo galà in contemporanea per rubarle visibilità). Altro esempio di grandeur autoironica. Al momento di The Young Pope, Cattelan compare nell’abito bianco indossato da Jude Law – papa Pio XIII° mentre una voce dall’alto lo rampogna: “Stavolta avete davvero esagerato… Però, siccome sono un fan, mi procurate due biglietti per la prima di X Factor?”. Dunque, grande spettacolo e parterre. Insomma, sarà perché l’anno scorso non c’ero e la differenza salta di più all’occhio, fatto sta che davanti a questa profusione di energie e risorse, vien da chiedersi dove va Sky? cosa vuol essere o diventare?

 

Fiorello con Meloccaro all'Edicola, dal 10 ottobre su Tv8

Fiorello con Meloccaro all’Edicola, dal 10 ottobre su Tv8

  • Sempre meno pay tv. Dimenticato il conteggio degli abbonati (in lieve calo), la tv di News Corp gioca su più tavoli e piattaforme. Molto spazio ai canali in chiaro. Tv8 in particolare con la crescita della “rete generalista” (+ 14 per cento), ma anche il posizionamento di SkyTg24 (0,8 per cento). Più incerte identità e audience di Cielo.
  • Televisione giovane. Sky lavora sulla ricerca e il lancio di giovani talenti. Dopo Cattelan, che dalla prossima stagione condurrà quotidianamente il suo EPCC avvicinando ulteriormente l’inavvicinabile Dave Letterman, ora il nuovo astro nascente è Lodovica Comello, già apprezzata per immediatezza e simpatia in Singing in the car su Tv8.
  • Televisione delle eccellenze. Tra i momenti più divertenti della serata il collegamento con Fiorello, solita forza della natura, con la squadra dell’Edicola (dal 10 ottobre su Tv8): “Semprini e Mika se ne sono andati in Rai… Vabbé, se vogliono guadagnare di meno…”. Sky vuole mantenere e ampliare firme e brand. Oltre Fiorello, Paolo Sorrentino, Gomorra, X-Factor e le collaborazioni con HBO e Showtime.
  • Si lavora per addizione. La tv si allarga in orizzontale senza perdere in penetrazione. L’esempio è il lancio di una serie di 18 documentari sotto il titolo Il Racconto del reale, in programmazione su Sky Atlantic, il canale delle storie. Tra gli autori ci sono Giancarlo De Cataldo, Mimmo Calopresti, Beatrice Borromeo, il gruppo di 42° Parallelo, Michele Bongiorno.
  • Innovazione tecnologica. Forse la novità più forte: è stato annunciato l’avvento del sistema AdSmart attivo sui decoder My Sky, che consentirà agli investitori di mirare per target e area geografica le campagne pubblicitarie, indirizzando spot diversi a diversi abbonati, con annunci affini ai gusti e alle preferenze degli spettatori.
  • Tv più italiana. Forse il processo più interessante. Con le serie esportate all’estero, con i talent e le nuove produzioni, con l’acquisizione di nuovi artisti, Sky si propone come soggetto editoriale più italiano. L’origine australiano-americana si stempera progressivamente. Con il nuovo claimSiamo le vostre storie – reso da un bellissimo video, Sky vuole stabilire un meccanismo di identificazione anche emotiva con il suo pubblico. Siamo la stessa cosa…

 

 

 

Qual è il segreto di una buona pasta? Fiorello

In fondo Fiorello è come la pasta. Qual è il segreto per fare una buona pasta ? Ci puoi mettere tutti gli ingredienti più ricercati, se li hai. Altrimenti fa lo stesso. Fiorello potrebbe inventarsi uno show leggendo il vocabolario o l’elenco del telefono. Edicola Fiore è l’uovo di Colombo. L’idea era lì, talmente elementare che nessuno ci ha pensato. A cominciare dalla Rai per finire a Mediaset. Andava sul web da mesi, anni. Ha appena vinto il premio È giornalismo!, non la prima e l’unica volta che viene assegnato a un non giornalista professionista (con scorno dell’Ordine e dei sacerdoti dell’ortodossia). E dunque bastava provarci. Ci ha pensato Sky, la scia è partita, il fenomeno virale sui social, sui media, nelle conversazioni tra amici.

Lorenzo Jovanotti nella sigla di Edicola Fiore

Lorenzo Jovanotti nella sigla di Edicola Fiore

Fiorello ha arruolato Stefano Meloccaro, Jovanotti per la sigla, Fedez come corsivista in collegamento web, i Negramaro come guest star della prima puntata: “Noi siamo come le serie di Sky, nove episodi ma alla fine non si sa chi muore”. No, “siamo l’Unomattina di Sky e tu sei Franco Di Mare”. L’anteprima con Agonia cita le serie doc. Ci sarebbero anche le notizie da dare – 1,4 milioni di persone che devono restituire gli 80 euro, la spazzatura che sommerge le vie di Roma per lo sciopero dei netturbini – ma Fiore sommerge tutto con il “buonumore”, parola chiave, additivo imprescindibile della cura. Agonia, John Wayne, il Depresso, il Dottore, i Gemelli di Guidonia, stanno al gioco. All’autopresaingiro. E alla presa in giro della tv e del circo mediatico, la parodia di Gomorra, dei programmi scomodi che non fanno sconti a nessuno, di Sky che ti bombarda con la promozione e ti sommerge di repliche a tutte le ore e su tutte le reti. Il segreto di una buona pasta è Fiorello. In Italia la buona pasta piace a tutti. Tranne ai celiaci e ai vegani…

Fiorello con Stefano Meloccaro

Fiorello con Stefano Meloccaro

Post Scriptum Ieri sera, in vista del voto di domenica (mentre in Rai si frigna perché si parla troppo di referendum e poco delle amministrative) SkyTg24 ha rispolverato Il Confronto con i sindaci (stasera, davanti a Gianluca Semprini, per la prima volta si troveranno tutti i candidati di Roma). Su SkyUno, invece, ci sarà Gomorra e domani due nuovi episodi di Dov’è Mario: Sky punta a diventare il diario di giornata del ceto colto medio-alto.

La differenza tra Rai e Sky in tre notizie

Vista da Palazzo San Macuto, Gomorra è un incubo. Anzi, un miraggio irraggiungibile. Un’entità astrale, forse: sto parlando della serie, ovviamente. Tanto per gradire, ecco qualche domanda alla rinfusa. Mentre vogliono sapere come impiega il suo tempo Carlo Verdelli, direttore editoriale dell’informazione Rai, che idea si sono fatti i vari Michele Anzaldi o Maurizio Gasparri di Gomorra? Quanti secoli ci vorranno prima che la Rai produca una serie in grado di reggere il confronto con quella di Sky? Nel frattempo, vale la pena presentare interrogazioni parlamentari su una parolaccia pronunciata da un conduttore che credeva di avere il microfono spento? Mentre ci pensiamo, oggi si è svolta l’ennesima audizione in Commissione di Vigilanza del dg Antonio Campo Dall’Orto. Un paio d’ore a giustificare, illustrare, rispondere, rintuzzare supposizioni dei commissari vigilanti dell’intero arco costituzionale su nomine, fiction, programmini da proteggere e quant’altro. Sull’argomento mi sono già espresso di recente (http://cavevisioni.it/2016/05/05/le-sedute-della-vigilanza-una-docufiction-brezneviana-2/) e non ci torno.

Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale della Rai

Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale della Rai

Ciò di cui voglio parlare è la distanza abissale che intercorre tra la quotidianità della nostra tv pubblica, altrimenti chiamata prima azienda culturale italiana, e quella della principale tv a pagamento che agisce sul territorio nazionale. Precisazione: anche la Rai, grazie al canone che quest’anno avrà un gettito maggiorato, è una tv a pagamento. Mentre dal canto suo anche Sky, grazie a canali come Tv8, Cielo e SkyTg24, è una televisione in chiaro. Ci sono ampie parti sovrapponibili e confrontabili tra loro, soprattutto sul telecomando degli spettatori. Semmai, le differenze sono che una è una multinazionale con sede negli States, mentre l’altra, che dovrebbe rappresentare la nostra storia, è gravata dall’invadenza della politica. Rai e Sky sembrano gravitare a distanza siderale tra loro. Televisioni che corrono due gran premi diversi. Basta confrontare la quotidianità dell’una e dell’altra, basandosi sulle notizie di giornata.

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò

Partiamo dalla Rai.

  1. La prima notizia di oggi, su molti siti e giornali, è l’epurazione di Massimo Giannini, il conduttore di Ballarò (Raitre) in rotta di collisione con il premier Renzi e nuovamente superato dal diMartedì (La7) di Giovanni Floris.
  2. La seconda notizia è rivelata dal Giornale. La produzione del reality show scolastico That’ll Teach ‘Em sul confronto tra i metodi d’insegnamento di mezzo secolo fa e quelli attuali, format inglese esportato in mezza Europa e previsto su Raidue, è stata vinta da Magnolia, società di provenienza del direttore della rete Ilaria Dallatana. Inevitabili le polemiche sul conflitto d’interessi.
  3. La terza notizia riguarda Paolo Bonolis. Definito “un fuoriclasse” da Campo Dall’Orto, il conduttore di Ciao Darwin ha parlato sia con i dirigenti Rai che con quelli Mediaset, ma alla fine ha deciso di rimanere a Cologno Monzese dove per lui si parla di un baby talent.
Ciro Di Marzio in Gomorra 2

Ciro Di Marzio in Gomorra La Serie, seconda stagione

Passiamo a Sky.

  1. La prima notizia riguarda gli ascolti di Gomorra – La Serie seconda stagione, uno show che ormai crea dipendenza. Gli episodi 3 e 4 trasmessi su Sky Atlantic e Sky Cinema Uno sono stati seguiti da 1,1 milioni di telespettatori con un incremento di ascolti dell’89 per cento rispetto agli stessi episodi della prima stagione.
  2. Fiorello ha annunciato su Twitter che la sua Edicola andrà in onda da giugno su Sky. Ma non nella pay tv, bensì su Tv8, uno dei canali in chiaro sopracitati. Saranno solo nove morning show “per vedere l’effetto che fa”. Con probabile ritorno in pianta stabile, dall’autunno. Nei giorni scorsi qualcuno aveva precipitosamente annunciato l’approdo in Rai dello showman. In realtà la firma della collaborazione con Sky risale già a qualche mese fa.
  3. Terza anticipazione: il canovaccio di Dov’è Mario?, la serie in quattro serate da mercoledì su Sky Atlantic. Con un certo scorno dei colleghi che attendevano la conferenza stampa, Repubblica ha pubblicato “l’editoriale supercazzola” a firma Mario Bambea, l’intellettuale di sinistra interpretato da Corrado Guzzanti che si sdoppierà nel comico trash Bizio.

È proprio così ovvio che Rai e Sky siano tv a due velocità? È proprio inevitabile che, parlando a un pubblico più vasto, la Rai debba perdere così tanto in qualità di contenuti e linguaggi? Non sarà che l’invadenza della politica in Rai faccia un po’ troppo da zavorra?