Articoli

L’ultrash di Barbarella fa scappare gli sponsor

Ultrash. Volevamo stupirvi con effetti speciali e ci siamo riusciti. Ecco a voi l’ultrash. Il trash a oltranza. Senza remore, senza controlli. Oltre i limiti e i record. Ma anche oltre la sopportabilità. L’edizione numero 15 del Grande Fratello ha battuto tutti i primati. La ricerca dell’eccesso si è tramutata in un boomerang. Perché, quando lo stupore è troppo, l’eterogenesi dei fini è in agguato. La fuga degli sponsor dal reality di Canale 5 è un caso senza precedenti. Si vedrà se Barbara D’Urso e gli altri responsabili del format riusciranno a riprenderne in mano le redini. Ma appare difficile che i vari Nintendo, Bellaoggi, Acqua Santa Croce, Screen e gli altri brand che hanno comunicato «l’interruzione con effetto immediato della sponsorizzazione» a causa dei comportamenti nella casa (oltre a quelli che si sono formalmente dissociati), possano ripensarci. I buoni ascolti non compensano la diaspora degli sponsor. Lo scopo della tv commerciale è fornire platee di pubblico agli investitori pubblicitari, attraverso i quali si finanzia. Ma se gli investitori se ne vanno, i telespettatori restano desolatamente soli e le casse vuote. Non a caso ieri qualcuno ventilava il rischio di chiusura anticipata.

La richiesta della D’Urso, con tanto di minacce, di maggior autocontrollo ai concorrenti dopo la rissa sfiorata tra Baye Dame e Aida Nazir è parsa un rimedio tardivo e ipocrita. Fino a qualche giorno fa la conduttrice gioiva per lo share e a Pomeriggio cinque e Domenica live cavalcava l’onda trash tracimante dal reality. Il rientro di Baye Dame appena escluso ne è una piccola riprova. Da autrice, la D’Urso ha curato in prima persona il cast. Una volta scelti un nero gay con problemi di aggressività, un esponente di CasaPound che sostiene il bullismo sul Web, una persona evidentemente affetta da dismorfofobia (la mancata accettazione patologica del proprio aspetto) e altre figure borderline, è difficile non prevedere il peggio. Ora non è detto che basti tagliare qualche concorrente più eccessivo degli altri per normalizzare la situazione.

Anche l’ultima Isola dei famosi, con il famigerato cannagate, aveva creato parecchi grattacapi ai vertici Mediaset. Viene da pensare che il difetto sia all’origine. Se il palinsesto consiste nel reality permanente (Isola, Grande Fratello, Temptation island, Grande Fratello vip), la deriva ultrash è inevitabile. Creando un’abitudine, il pubblico ne chiederà dosi sempre maggiori e disturbanti.

Per la cronaca, ieri il Grande Fratello ha dovuto scusarsi per una telecamera installata erroneamente nel bagno femminile che ha mandato in onda una concorrente seduta sulla tazza del water.

La Verità, 13 aprile 2018

Rivoluzione in vista, ecco come sarà XF10

Era finita da una manciata di minuti la finale di XF9 con l’inattesa vittoria di Giosada sui superfavoriti Urban Stranger che già TvZoom, il sito diretto da Andrea Amato, lanciava un sondaggio sui giudici: “chi verrà eliminato dopo questa edizione di XFactor? Fedez, Mika, Elio, Skin?”. Quesito tutt’altro che peregrino, perché, al culmine di un ottimo risultato della finale (9,7 per cento di share sommando gli ascolti di Sky Uno e Cielo in chiaro per circa 2,3 milioni di telespettatori, più 17 per cento rispetto alla finale dello scorso anno che totalizzò l’8 per cento e due milioni di persone), non altrettanto positivo durante il percorso di avvicinamento, è giusto prevedere una svolta per la decima edizione. Un cambiamento consistente, se non proprio una rivoluzione, ancor più giustificato se proseguirà la sfida a distanza con il Grande Fratello, l’ex Ferrari dei reality, che ha fatto registrare un trend positivo rispetto all’edizione della primavera 2014, ma ha segnato un netto calo nella puntata finale (22 per cento di share con 4,3 milioni di spettatori contro 24,2 e 4,7 milioni dell’edizione numero 13 quando andava in onda il lunedì).

A questo punto conviene mettere un po’ di ordine nei numeri e chiedersi se lo scontro diretto, il derby tra reality e talent show, non riproduca in un certo senso, gli effetti già visti per il raddoppio dei talk show al martedì sera (diMartedì su La7 e Ballarò su Raitre) con conseguente divisione del target. Quella di Mediaset è stata una chiara scelta di controprogrammazione: con il Grande Fratello al giovedì si voleva coprire XFactor. Obiettivo raggiunto solo parzialmente perché la controprogrammazione si è rivelata un’arma a doppio taglio, per due motivi. Il primo è che ormai il brand del talent è molto radicato soprattutto nel pubblico giovanile e femminile, lo stesso del Gieffe. XFactor è un fenomeno di costume, un argomento di discussione tra amici, un marchio che fa tendenza: quello che Grande Fratello è stato un decennio fa. Il secondo motivo, più tecnico, è che, contestualmente, le reti Mediaset sono uscite dalla piattaforma Sky e il pubblico sintonizzato sul talent, difficilmente, durante le lunghe pause pubblicitarie, cambia telecomando per sintonizzarsi su Canale 5 in digitale. Ma siccome vale anche il processo contrario, il non-zapping dal digitale al satellite, ecco che, salvo che per la finale dove XFactor è risultatoo chiaramente in crescita, hanno perso qualcosa sia il reality che il talent.

Chiusa la lunga parentesi sugli ascolti, torniamo agli scenari futuri e al sondaggio sui giudici di XF9. Ieri in un’intervista al Corriere della Sera, con molta astuzia Skin ha auspicato la continuazione della sua carriera nel talent (“l’anno prossimo vorrei vivere qui”; facendo il giudice a XF10? “Non ne abbiamo ancora parlato… Se tornerò l’anno prossimo saprò come mettere a frutto quello che ho imparato in questa edizione”).  Ma è sotto le orecchie di tutti che, con tutta la carica e l’empatia dimostrata verso i ragazzi e nonostante l’apprezzabile impegno, il problema della lingua persiste. Si vedrà. Un po’ più solidi appaiono gli altri componenti della giuria. Mika e Fedez, però, hanno tenuto a puntellare la loro posizione esplicitando in diretta l’orgoglio di lavorare nel miglior show musicale in circolazione, come conferma anche il livello degli ospiti nazionali e internazionali (dai Coldplay a Moroder). Quanto a Elio, lasciare da vincente non sarebbe un errore. Chi ha il posto assicurato anche per il prossimo anno è invece Alessandro Cattelan, la cui conduzione, al netto di qualche euforia di troppo (per esempio, dopo l’infelice esibizione di Battiato), è brillante e agile allo stesso tempo. Infine, a proposito di diretta, è apparso un po’ stucchevole quel “Ciao Milanooo” ribadito a squarciagola come un mantra da tutti. Non sarebbe da stupirsi se, nella prospettiva del cambiamento, quel “ciao” dovesse essere sinonimo di addio, in vista di un trasferimento dello show a Roma o altrove…