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Riuscirà La7 ad ammortizzare l’addio di Crozza?

A La7, bisogna riconoscerlo, hanno dei buoni comunicatori. Gente lucida, che sta con i piedi per terra, come insegna l’editore, quel risanatore di aziende in crisi che risponde al nome di Urbano Cairo. Continua a leggere

La Rai sfuma, Crozza-Renzi-dentone is back

Renzi-dentone is back, ne sentivamo la mancanza. Maurizio Crozza è tornato al suo bersaglio prediletto. Alla parodia che, insieme al funambolico Germidi Soia, lo chef vegano di culto, gli riesce meglio. Venerdì sera lo ha rimesso al centro del suo Paese delle meraviglie, come ai bei tempi. Già la scorsa settimana si era rivisto, protagonista dell’appassionata liaison con Maria Elena Boschi. Ieri la storia, a metà tra gossip e politica, è proseguita con la rappresentazione di una processione in onore di “Santa Boschi protettrice, gufo chi non te lo dice; viva viva Santa Boschi con i suoi riccioli d’or”. Renzi-dentone avanzava ondeggiando il turibolo dell’incenso davanti ai fedeli che sorreggevano il palchetto della “gran badessa delle riforme, arcivescova del Parlamento, gran camerlengo del governo, carmelitana che sarebbe scorretto definire scalza, visto l’amore per le décolleté di Jimmy Choo”. Non le sembra di esagerare, lo punzecchiava il solito Andrea Zalone. “Esagerare? Questa santa ha abolito il Senato, ha cancellato il bicameralismo perfetto, ha modificato la legge elettorale, ma soprattutto: ha portato il lucida-labbra in  consiglio dei ministri”. Insomma, un Crozza in splendida forma, archiviate le titubanze delle prime serate della nuova stagione quando, in concomitanza con le sirene della Rai, la caricatura del premier era curiosamente desaparecida.

Si sa come vanno queste cose. Ci sono tante componenti da far combaciare. Tanto più se si tratta di far cambiare squadra al primatista di ascolti di una rete (ieri 7,37 per cento, La7 terza rete assoluta dietro Canale 5 e Raiuno), peraltro tatticamente indisciplinato e difficilmente integrabile in una Rai che, dopo la vicenda dell’intervista a Salvo Riina, patisce la crescente irritazione dei custodi dell’ortodossia renziana. I rumors provenienti da Viale Mazzini dicono, peraltro, di un Campo Dall’Orto piuttosto tiepido all’idea di arruolare il comico genovese. Non sarà che avrà imboccato la fase discendente? Comunque sia, mettendosi dalla sua parte, il gioco non vale la candela: perché autocensurarsi se poi è probabilissimo che non si arrivi a niente?

Ieri sera in platea c’era anche Urbano Cairo: “il mio editore, ti ha mandato un messaggino Renzi?”, lo ha stuzzicato Crozza. Perché sì, gag sul Corriere della Sera a parte (Cairo bravissimo “a comprarsi tutta l’Italia senza tirar fuori una cazzo di lira”), il messaggio era quello dell’editore che marca il territorio. Il contratto del comico con La7 scade a fine 2016 e certamente l’editore vuole prolungarlo. Coincidenza, in sala c’era anche Beppe Caschetto, sul quale Crozza ha scherzato in lungo e in largo. “Cairo non ha una lira perché tutto quello che ha lo dà a me. Ve lo giuro, con quello che mi paga dovrei giocare anche nel Torino. Sempre che il mio agente sia d’accordo. Cairo lo sa. Il mio agente è un po’ come mia moglie, un po’ più geloso”. Pausa studiata: “No… c’è anche Caschetto! Non inquadratelo… L’agente più potente d’Italia… Sai quando si dice in Italia decide la gente? Ecco, è lui: l’agente, elle apostrofo. Tutto quello che succede in Italia, Rai Mediaset La7 surruscaldamento globale, decide lui… Secondo voi chi ce l’ha messo Renzi a Palazzo Chigi?”. La tecnica dell’iperbole per ridimensionare un’idea (vera) funziona sempre. Qui si tratta di Caschetto onnipotente, per il quale il suo artista ha chiesto un applauso. I bene informati dicono che in questo periodo il superagente non ha esattamente l’umore alle stelle. Forse qualche operazione non gli sta riuscendo. La7 non sta andando bene. E Cairo non molla nessuno, neanche Floris se a qualcuno venisse in mente, i contratti vanno rispettati e Caschetto è marcato a vista. “Comunque, sia chiaro – è ripartito Crozza parlando del referendum sulle trivelle – io voto quello che mi dice Caschetto. Qualunque cosa abbia deciso, e non vi posso dire cosa perché siamo in par condicio, io vado a votare per tre motivi. Primo, è un mio diritto. Secondo, è un mio dovere. Terzo, ha detto Renzi di non farlo”. Applausi. La riserva antirenziana di Crozza è tornata.

 

Il Celentano divertito che elogia Lucarelli bastian contrario

Celentano è tutti noi. È il mito, l’icona, il perfetto arcitaliano, intelligente, arguto e pop allo stesso tempo. Come si fa a contraddirlo? Impossibile: ha ragione per contratto. Ha ragione per default. Ok? Perfetto! Poi però cominciamo a leggere e proviamo a ragionare. Adriano, nome di battesimo, è anche un istintivo, un bambino grande, geniale e adorabile allo stesso tempo. E lo è ancor più quando non ha vicino Claudia Mori, l’anima sanamente cinica della coppia. Bene, l’altra sera “Claudia era particolarmente stanca e per una volta è andata a letto presto e senza di me”, scrive lui sul blog Ilmondodiadriano.it  parlando di Eccezionale veramente trasmesso da La7. “Tutto a un tratto mi accorgo di essere in compagnia di quattro simpatici e una ragazza non solo simpatica, ma arguta. A partire dal bravissimo Gabriele Cirilli, Paolo Ruffini, Abatantuono e l’amico Renato con il quale ho condiviso due film di successo. E poi lei, l’affascinante Selvaggia che fra i giurati, devo dire, lei è quella che ci azzecca più di tutti”.

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Sopra le righe del post una foto mentre si sganascia, a sottolineare che la sera dello show ha “riso parecchio!”. Beato lui. Poche cose sono più opinabili di ciò che fa veramente ridere. Soprattutto se non siamo di fronte a campioni della comicità come l’altra sera. Lo dimostrano anche le valutazioni discordanti dei tre giudici e dell’impareggiabile Renato Pozzetto.

E lo dimostrano anche le frequenti e convincenti bocciature “dell’affascinante Selvaggia che fra i giurati è quella che ci azzecca più di tutti”. Adriano invece si è divertito assai e ha “riso parecchio!”, col punto esclamativo. Mah…

Se Lucarelli dovesse giudicare il suo programma…

Evidentemente ci credevano parecchio. Da giorni su La7 era in corso il countdown che avvertiva il ridursi dell’attesa che separava dalla messa in onda. Meno tre, meno due, uno… Anche le vistose paginate di pubblicità sui quotidiani con il poker composto dai giurati e dal presentatore, più ridanciani che mai, indicavano che l’appuntamento, deciso prima della nomina a direttore di Fabrizio Salini, era Eccezionale veramente. Nel frattempo Piazzapulita di Corrado Formigli era stata spostata al lunedì, non si sa con quanto piacere del conduttore. In termini di audience il risultato non è stato pessimo: nella serata di Don Matteo e dell’edizione speciale delle Iene (spostate occasionalmente dal martedì), il 3,73 per cento (854mila spettatori) ci può stare. Oltre gli ascolti, la nota lieta della serata è arrivata dalla partecipazione di Renato Pozzetto nel ruolo di quarto giudice, un gigante in trasferta, lapidario e fulmineo nei giudizi. Purtroppo è tutto il resto che non gira: la giuria, lo studio, il livello delle gag abbastanza modesto, il pubblico che applaude in continuazione, stimolato da Gabriele Cirilli che lodevolmente si sfianca per convincersi e convincere che siamo di fronte a “un contest” di qualità; che sono stati visionati “più di 500 provini” (o erano “seicento”, o “quasi mille”); che il premio finale di 100mila euro e due anni di contratto con la Colorado Film di Diego Abatantuono è astronomico; che vedremo prove di “comicità trasversale, dalla barzelletta allo stand up”; che il livello è alto; che la giuria è quanto di meglio, autorevole e competente, severa ma equa eccetera.

Ecco, la giuria. Del capitano, il mitico Diego, va apprezzata l’umiltà di mettersi in gioco in prima persona per il suo marchio storico. Il suo impegno diretto ha tutta l’aria di essere una condizione imprescindibile per la realizzazione del progetto e l’inaspettato buonismo con cui ha valutato i concorrenti sembra un grande sforzo per dare plausibilità a tutta l’operazione. Purtroppo, proprio questo buonismo la rende poco credibile. Il colpo di grazia alla credibilità, che per un nuovo format è tutto, arriva invece da Paolo Ruffini. Può Ruffini giudicare il talento e le esibizioni comiche di qualcuno? Infine, Selvaggia Lucarelli, giornalista che porta in giro la sua fama di bella ma carogna, blogger, maitre à penser del gossip, giurata di Ballando con le stelle con all’attivo collisioni dialettiche con Asia Argento, Morgan, Enrico Papi e Platinette. Bene: nove volte su dieci concordavo con le sue bocciature. Perciò, la domanda sorge spontanea: se fosse una giurata televisiva (non c’è due senza tre), applicando il suo abituale metro di giudizio, Lucarelli promuoverebbe Eccezionale veramente o pigerebbe sull’emoticon con le labbra all’ingiù per far sospendere immediatamente il programma?

 

 

 

 

Crozza nella Rai delle Meraviglie

Il problema principale di Crozza nella Rai delle Meraviglie è se potrà continuare a prendere per i fondelli Renzi. Avete notato che nelle prime tre serate della nuova stagione su La7 il premier dentone è desaparecido? Sì, un piccolo richiamo nella prima puntata nelle vesti di partner di Denis Verdini, vero ras degli intrighi parlamentari. Meno di un cameo. Una citazione, ma significativa, è arrivata invece nell’ultima serata, dove il mattatore è stato un Donald Trump razzista, nazista, guerrafondaio. Risate facili, che si porterebbero benissimo anche su Mamma Rai.  Ma ecco la chiusa di Crozza: “Con un Trump così, noi ci lamentiamo di Renzi…”. Inconfutabile. E a chi fosse sfuggito: “Di fronte a Trump, Renzi Alfano e Brunetta tutta la vita. No, scusate, Brunetta mi è scappato”. Brunetta.

Ieri, dopo l’incipit tutto per Mentana e il secondo blocco sulle primarie americane, la terza tranche è stata dedicata ad un must come Antonio Razzi. Poi la sarabanda di Floris e diVenerdì, con il quartetto di collegati Pagnoncelli, Luttwak, Cacciari e Freccero (voglio portare chiunque su Raiuno… E Crozza?), mentre il finale è stato per lo strepitoso Germidi Soia. Nella collezione primaverile del Paese delle Meraviglie l’artista genovese ha scelto di rinnovare quasi completamente la galleria dei personaggi. Lentamente e impercettibilmente la carica provocatoria e satireggiante trascolora in una comicità più  soft ed ecumenica. Non più De Luca e Maroni, meno papa Bergoglio e Mattarella. Dentro il cuoco vegano, Trump (“l’abbiamo scritto ieri pomeriggio”) e la parodia carnevalesca dei talk show. Ma la vera novità delle prime tre serate è la sparizione di Renzi. La squadra degli autori è affiatata, il mattatore molto versatile, si può disinvoltamente improvvisare e assorbire qualche illustre omissione, senza perdere troppo smalto (6,95 per cento di share).

Il secondo problema di Crozza nella Rai delle Meraviglie è di tipo produttivo. A La7 il programma fornito “chiavi in mano” dalla ITV Movie di Beppe Caschetto costa circa 400mila euro a serata. E va notato che dura poco più di un’ora, forse meno al netto dei break pubblicitari. Ci sono da pagare gli autori, l’orchestra, il teatro di via Mestre a Milano e la star. Un budget elevato per la rete del risparmioso Urbano Cairo. Ma l’editore stringe i denti e allarga la borsa: con il 7 per cento abbondante di media, Crozza nel Paese delle Meraviglie è di gran lunga il programma di punta della rete e se il suo protagonista dovesse andarsene ne risentirebbe parecchio anche diMartedì, secondo per ascolti (5 per cento circa), dove la sua copertina garantisce a Floris un robusto contributo di audience.

Tuttavia, i rumors crescono. Rispetto a qualche anno fa, nelle ultime stagioni La7 ha perso centralità, il contratto tra il comico e la rete di Cairo scade a fine 2016 (la Rai potrebbe pagare la penale per anticiparne l’arrivo in autunno) e chi lo frequenta dice che Crozza è irrequieto. L’approdo naturale è la Rai meravigliao di Campo Dall’Orto. Ma, con un budget così, Raitre non se lo potrebbe permettere, mentre il repertorio sarebbe difficile da gestire nella Raiuno di don Matteo. Non resta che Raidue. Chissà, pur di favorire il clamoroso passaggio già sfumato nel 2013, precedente che conforta Cairo, Caschetto potrebbe persino rinunciare alla produzione “chiavi in mano”. Ecco di cosa hanno parlato l’altro giorno lui e Gori nell’ufficio di Ilaria Dallatana. Di Crozza. E di Virginia Raffaele, anche lei nella scuderia del principe degli agenti e con il contratto con Mediaset in scadenza nel 2016.

Come si spiega il flop di 1992 su La7

Domenica scorsa la serie 1992 su La7 ha fatto registrare nel primo episodio l’1,20 per cento di share (343mila telespettatori) e l’1,42 per cento nel secondo (314mila). È il punto più basso toccato dalla fiction ideata da Stefano Accorsi e prodotta da Wildside per Sky Italia (che la trasmise in primavera) dopo i primi due appuntamenti, iniziati al 3,10 per cento (815mila nel primo episodio e 650 nel secondo), scesi al 2,62 nel secondo (meno di 600mila spettatori) fino allo spostamento nella programmazione dal venerdì alla domenica.

I bene informati dicono che l’editore Urbano Cairo sia alquanto contrariato per questi dati che frenano la risalita negli ascolti in atto a La7 con conseguente benefico influsso sulla raccolta pubblicitaria (+10 per cento in dicembre e segno positivo anche in gennaio). Ma che lo sia altrettanto, se non di più, perché i dieci episodi della serie, spalmati su cinque serate (e chissà se, a questo punto, si arriverà alla fine), sono costati 3 milioni e mezzo, in pratica 700mila euro a serata. Una cifra pagata dalla precedente proprietà (Telecom Italia Media) che si avvicina parecchio ai costi medi di una fiction per Raiuno o Canale 5 (circa 800mila euro a serata) con altri risultati.

A questo punto viene da chiedersi come mai una serie accolta con favore al suo esordio su Sky stia invece naufragando appena preso il mare aperto della tv generalista.

Formulo schematicamente alcune ipotesi esplicative di questa differenza di rendimento secondo scuole di pensiero diverse, lasciando ai lettori di scegliere la o le preferite.

  1. Sky gode di un pregiudizio positivo da parte della stampa specializzata che elogia a prescindere ogni sua produzione.
  2. Realizzare uno show per un pubblico di nicchia, istruito e d’élite, è molto più facile che accontentare una platea di massa.
  3. Ogni prodotto ha bisogno di un “ambiente” che la traini, di un clima culturale che la favorisca. Sky è brava a instaurarlo per i suoi show mentre le tv generaliste non ci riescono.
  4. Ora che siamo immersi in grandi crisi internazionali (e i talk show si occupano d’immigrazione, terrorismo e banche), quella di Tangentopoli risulta un’epoca psicologicamente lontana.
  5. Buona parte dei telespettatori abituali di La7 sono anche abbonati a Sky e, semplicemente, hanno già visto, o almeno adocchiato, la serie.

Sono curioso di conoscere la vostra opinione.

Il boom di Zalone e i vampiri di La7

Quei vampiri di La7. Sono giorni che succhiano ascolti da Quo vado?, il film sbanca-botteghino di Checco Zalone (dal primo gennaio a oggi ha incassato 50 milioni, per circa 7 milioni di spettatori). La vampirizzazione è quella tecnica attraverso la quale un soggetto attinge copiosamente alle risorse di un altro ricavandone dei vantaggi in termini di energie, vitalità, produttività. Parlando di televisione, la vampirizzazione di qualche fenomeno di massa serve ad incrementare gli ascolti della rete o del programma che la pratica. Il che non è esattamente dare conto di una tendenza, di un fatto che attraversa e coinvolge la società. È proprio sfruttarne la forza, salire in groppa al gigante e farsi scarrozzare qui e là.

Son giorni che il palinsesto di La7 campa sul fenomeno Zalone. C’è Bersaglio mobile di Enrico Mentana dedicato a 1992, la serie prodotta da Wildside per Sky Italia e trasmessa per la prima volta in chiaro venerdì scorso? Niente di più efficace che innescarlo mandando in onda La prima Repubblica, colonna sonora del film, sulle immagini di Andreotti Craxi Forlani Pertini e compagnia. E così, sebbene all’inizio si avvertisse un certo spaesamento a rituffarci in Tangentopoli ora che siamo immersi nella crisi del terrorismo internazionale, l’avvio zaloniano ha aiutato lo stesso Mentana a superare un certo gap per chiedersi se “davvero con Mani Pulite tutto cambiò” e condurre in porto un dibattito ricco di notizie (compresa quella inedita di Di Pietro che all’epoca votò Msi).

Ma torniamo alla vampirizzazione. Di solito è il cinema a farsi trainare della televisione per lanciare un suo prodotto. Le continue ospitate di registi e attori a caccia di pubblicità a Che tempo che fa sono sotto gli occhi di tuttiStavolta accade il contrario. Tagadà vuole parlare della crisi occupazionale? La trovata migliore è trasmettere Zalone che parla del fascino del posto fisso. L’hanno visto in tanti, hanno riso tutti o quasi: vuoi vedere che si divertono anche alle 3 del pomeriggio nel salotto di Tiziana Panella? Il successo di Quo vado? cresce e travolge record su record. Si può mettere a tema anche il boom cinematografico tout court con fior di ospiti, come accaduto a Coffee Break di sabato mattina. L’han fatto tutti i giornali, fin dal 3 gennaio scorso, due giorni dopo l’uscita. Può farlo alla grande anche la rete diretta da Fabrizio Salini, insediato proprio in questi giorni. Domenica sera, all’ora in cui va in onda Otto e mezzo, ecco uno Special  Guest monografico su Checco Zalone, lungo blob di ospitate di Luca Medici (il vero nome del comico barese) dalla Bignardi, da Victoria Cabello, da Crozza, persino da Antonello Piroso (a proposito, che fine ha fatto?). Risultato: 2,94 per cento di share e 815mila spettatori, che sono più  dei 647mila (2,44 per cento) del film Pronti a morire che l’ha seguito.

Nella sua memorabile ospitata proprio chez Fabio Fazio, il 29 dicembre scorso, Checco Zalone aveva previsto in anticipo quello che sarebbe successo. Il conduttore lo canzonava sull’obbligo di battere il record di Sole a catinelle (con 52 milioni, il film italiano più visto da quando c’è l’euro) e sull’ansia da prestazione che l’uscita di Quo vado? poteva provocargli. Otto milioni e mezzo di spettatori al cinema non sono roba di tutti i giorni. “Già, 8 milioni e mezzo… Difatti non aveva senso che venissi qui… Tu quanti spettatori fai?”, aveva gigioneggiato il comico. “Ma… io per fare 8 milioni e mezzo impiego 20 anni, trenta…”, era stato al gioco Fazio. “Sì, fai 3, 4 milioni… Quindi il senso della mia ospitata è dire ai miei tre o quattro milioni in più: guardate questa trasmissione…”. Tutto chiaro no?