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Il «tutto» di Concita è solo un birignao elitario

L’ambizione che sconfina nella presunzione fa capolino già nel titolo: Da Venezia è tutto (Rai 3, tutti i giorni, ore 20.15, share attorno al 4%). Certo, c’è il doppio senso della formula di congedo degli inviati… ma se per caso qualcuno volesse dire la sua sulla Mostra del cinema di Venezia con un altro programma, un’altra rubrica, una semplice opinione? «That’s all» era il timbro finale alle riunioni di redazione di Miranda Priestly (Meryl Streep nella reincarnazione di Anna Wintour), mitica direttrice della prestigiosa Runway in Il diavolo veste Prada, e la coincidenza svela la pretesa definitiva della conduttrice Concita De Gregorio. Che non sia tutto della mostra veneziana ciò che ci propone, ma solo il suo personalissimo punto di vista, lo si capisce in fretta. L’entusiasmo per Human Flow, per dire, ambiziosa opera sui migranti del dissidente cinese Ai Weiwei, non è per nulla condiviso dalla critica più influente. Però De Gregorio-Priestly-Wintour lo presenta come «un film mondo» che ambisce a generare conversioni al bene e all’amore per i poveri e i disperati. Prima l’etica dell’estetica, insomma. Ma, prima ancora, i tic e il birignao dell’ambiente propalati senza lesinare. Contare, per credere, il diluvio di «è un attore straordinario», oppure di «è un film che ho molto amato». In fondo, parliamo tra noi che capiamo di cinema, e se il telespettatore vuole proprio capirci qualcosa anche lui, si acculturi. Qui discutiamo dei destini di Roma, degli immigrati e dell’umanità. L’élite culturale trionfa. Una certa degnazione nell’accogliere e congedare attori e critici, graziati dall’ospitata, lo conferma. Ripetere i titoli dei film in questione è uno spreco di tempo perché tutti capiscono tutto dai cognomi dei registi: «Oggi hai visto Schrader e anche Del Toro…». Fortuna che Fabio Ferzetti, critico di lungo corso, s’incarica di spiegare chi sono e quali film hanno diretto a beneficio del pubblico che non è solo quello delle terrazze romane. Purtroppo nei servizi girati dalla conduttrice e autrice il soccorso divulgativo è assente e i tic rimangono in tutta la loro supponenza: «Hai finito Opzetek, stai facendo Genovese… e poi farai Cucchi…», ammicca ad Alessandro Borghi incontrato sul litorale ostiense sul futuro ruolo di «madrino (pronunciato alzando gli occhi al cielo, ndr) o padrino della Mostra». Via De Gregorio il boldrinismo è sbarcato anche al Lido. Se Da Venezia è tutto si prefigge di allontanare il grande pubblico dal cinema l’obiettivo è raggiunto.

La Verità, 3 settembre 2017