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Contratti Mediaset: cosa faranno Bonolis, De Filippi e Raffaele

Il 4 luglio prossimo, una settimana dopo la Rai, anche Mediaset presenterà i palinsesti per la prossima stagione. I dirigenti della tv commerciale vorrebbero arrivare alla serata di gala con inserzionisti e giornalisti con tutte le loro cose a posto. I contratti con le star, s’intende. E allora, senza troppe Continua a leggere

Altro che Bonolis, alla Rai servirebbe Davide Parenti

Più che a Paolo Bonolis, se davvero volesse dare un segnale di cambiamento della nuova Rai, Campo Dall’Orto potrebbe pensare a Davide Parenti, il padre delle Iene. 58 anni, muscoli e capelli che destano l’invidia di molti suoi coetanei, con Antonio Ricci, Parenti è l’autore di tutta la linea spregiudicata trasgressiva satireggiante, ovvero del giornalismo anti-giornalismo delle reti Mediaset. Qualche giorno fa ha dato le dimissioni (il contratto scade tra un anno). Motivo presunto: la mancata messa in onda di un servizio in cui si documentava che Fabrizio Corona, già prenotato da Costanzo per il suo Uno contro tutti, aveva percepito denaro in nero. Mediaset ha risposto con il parere di un legale: quel servizio avrebbe danneggiato le “nostre reti televisive per via della posizione legale del soggetto”.

Il quintetto di conduttori che si divide nelle due serate di messa in onda: Fabio Volo, Miriam Leone, Nadia Toffa, Pif e Geppi Cucciari

Il quintetto di conduttori delle Iene: Fabio Volo, Miriam Leone, Nadia Toffa, Pif e Geppi Cucciari

Il caso Corona è solo l’ultima incazzatura che ha fatto traboccare il vaso, ma il problema viene da lontano. È una certa stanchezza, la voglia di fare cose diverse e di sperimentare di Parenti. Non che gli ultimi tentativi, Open Space con Nadia Toffa e X Love con Nina Palmieri, siano stati un successone. Anzi. Anche la scelta della conduzione collegiale delle Iene non ha dato le soddisfazioni sperate. Parenti lo sa, troppo lunga è la navigazione nella tv borderline del Biscione. Dalla sua ha l’attenuante che in un paio d’anni prima se n’è andato il Trio Medusa e poi ha salutato la Gialappa’s. Personaggi non facili da sostituire. Qualche malumore filtra anche da dentro la squadra. All’inizio Le Iene erano un laboratorio artigianale, adesso sono diventate una corazzata con 70/80 persone che ci lavorano. Sarà, però, mentre il format argentino cui è ispirato, Caiga quein caiga, ha chiuso nel 2010, Le Iene sono ancora lì con i loro abiti e occhiali neri su camicia bianca (divisa mutuata dal film tarantiniano). Fate un nome di conduttore di tendenza della tv attuale e troverete un passato da Iene. Da Victoria Cabello a Claudio Bisio, da Alessandro Cattelan a Marco Berry, da Frank Matano a Alessandro Sortino fino a Luca e Paolo, solo per parlare delle partecipazioni durature ora archiviate, son tutti cresciuti lì. Non che sia solo merito di Parenti. Uno come Enrico Lucci, per dire, ha fatto la gavetta prima di diventare “il nostro Maradona”. E non che lui, Parenti, abbia fatto solo questo. Anche Lupo solitario, Matrioska, Araba fenice e Barracuda con Daniele Luttazzi, per esempio: tutta roba molto borderline… Però se gli chiedi quali sono i programmi di cui va più fiero, oltre alle Iene cita Milano-Roma – ve lo ricordate? – e Scherzi a parte. Una iena ragionevole?

Tipo schivo, che non frequenta, mai visto nei locali notturni e nelle gallery fotografiche di gossip, Parenti è un lombardo tutto lavoro e lavoro. Tempo libero non è sicuro ne abbia. Va molto a zonzo d’estate, ma anche in viaggio è riuscito a inventarsi Turisti per caso con Siusy Blady e Patrizio Roversi. “Con un lavoro così è difficile staccare con la testa. Solo da poco ho imparato a far vacanza… Nuoto, faccio windsurf…”. Poi si dedica ai figli. Per il resto: lavoro, idee, vita di squadra, laggiù, nel terzo palazzo in fondo, quello più nascosto del quartier generale di Cologno Monzese. Possono passare settimane o mesi senza che i capi di Mediaset lo vedano. Qualcuno ha detto che ha una bellezza da bagnino alfabetizzato. “In quella definizione mi ci ritrovo”, ammise lui, un passato da insegnante di ginnastica e poi da corrispondente dell’Unità a due lire a pezzo. Dai compensi da fame dell’Unità agli spettacoli per le feste dell’Unità il passo fu breve. S’inventò Gran Pavese, con Roversi e Blady, e Minoli che lo vide ne trasse delle pillole per Mixer. Con quella carta il terzetto si presentò da Ricci e Lupo solitario andò in onda.

Il cast del film tarantiniano, tra i quali Michael Madsen, Quentin Tarantino e Harvey Keytel

Il cast del film tarantiniano. Si riconoscono Michael Madsen, lo stesso tarantino e Harvey Keytel

Quasi trent’anni dopo eccolo con una lettera di dimissioni in mano. Strategia d’uscita vera o solo tattica? Le Iene sono riproponibili fuori da Mediaset, in un’altra cornice, con una squadra diversa, magari senza Lucci? La prossima settimana Parenti incontrerà i dirigenti Mediaset per trovare un’intesa. Per la nuova stagione è già previsto il ritorno al comando del programma di Ilary Blasi e Teo Mammucari, entrambi sotto contratto. Facile che il caso rientri. Però…

Celentano e Adrian insieme su Canale 5 per 13 serate

Celentano torna in tv. Su Canale 5. Per tredici prime serate. Un ritorno in grande. Un evento. Anzi, l’evento. L’accordo tra Adriano e Mediaset, ovvero tra il Clan e Alessandro Salem, direttore generale dei Contenuti che ha carta bianca da Piersilvio Berlusconi, è ormai definito. Restano da perfezionare solo pochi dettagli, ma nella sostanza si può annunciare che Adrian, il travagliato fumetto autobiografico d’intonazione utopista-ecologista, in un primo tempo pensato per Sky e poi, di slittamento in slittamento (per divergenze con i fornitori di Cometa Tv e poi di Mondo Tv) divenuto oggetto di causa legale tra la tv di Murdoch e lo stesso Clan, andrà in onda dal febbraio prossimo su Canale 5. Sembrava cosa fatta già per la stagione in corso, poi la decisione dell’artista di tornare in sala d’incisione per un progetto con Mina ha suggerito di rivedere il calendario delle produzioni celentaniane.

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Ma non tutto il ritardo vien per nuocere. Infatti, l’allungamento dei tempi comporta una robusta sorpresa. Questa è la notizia: Adrian non andrà in onda da solo, ma sarà accompagnato dal Molleggiato in carne e ossa. Per tredici serate, quanti sono gli episodi, Celentano realizzerà uno show inedito, all’interno del quale si svilupperà la storia del fumetto disegnato da Milo Manara (scritto con la collaborazione del grande Vincenzo Cerami) e musicato da Nicola Piovani. Così congegnato, ha tutte le carte in regola per essere l’evento televisivo della primavera 2017. Da tempo, dopo il boom epocale di Rockpolitik su Raiuno (anche se andò in onda privo del logo della rete) e le due serate dall’Arena di Rock Economy trasmesse da Canale 5, si attendeva il ritorno di Celentano in televisione. E da tempo si attendeva di vedere Adrian, il controverso cartoon al quale il suo ideatore crede moltissimo. Le due attese ora si fondono in una…

I tempi supplementari di Che tempo che fa

Dopo la puntata dell’infelice intervista a Belén Rodriguez con gaffe collaterale nei confronti di Filippa Lagerback (“guardate chi ci siamo persi… io non ero presente al provino…”, mostrando quello alla showgirl argentina), domani sera Fabio Fazio torna con Che fuori tempo che fa (ospiti Claudia Gerini, Stefano Accorsi, Margherita Buy e Max Pezzali oltre  a Nino Frassica, Fabio Volo e Gigi Marzullo) e domenica con Che tempo che fa (Charlize Theron). Ormai i due programmi seguono registri diversi con gruppi di lavoro distinti. Solo Marco Posani e Massimo Martelli sono presenti in entrambi. Da quest’anno Michele Serra non fa più parte della squadra, mentre le altre firme storiche come Pietro Galeotti e Luca Bottura si dedicano all’edizione domenicale, con le interviste classiche. Nella versione rinnovata del “talk al tavolo”, che ha avuto anche l’apprezzamento di Campo Dall’Orto, cresce il ruolo di Veronica Oliva, mentre entrambi le edizioni (che fanno buoni ascolti) sono curate da Anna Lisa Guglielmi, figlia dello storico direttore di Raitre.

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Mediaset stringe sulla Raffaele prima che su Giletti Massimo Giletti non è una priorità di Mediaset. Lo stimato conduttore dell’Arena ha un contratto con la Rai che scade nel giugno 2017 ed è più che probabile che rinnovi. Il cruccio di Giletti è che vorrebbe essere considerato una firma di Raiuno, intestandosi qualche speciale, qualche approfondimento come in passato gli ha concesso Giancarlo Leone. Ma non sembra sia aria. Così si sta guardando intorno e non gli dispiace se lo si viene a sapere. Dalle parti del Biscione però, è più stringente la situazione di Virginia Raffaele, il cui contratto termina nel giugno prossimo, e per la quale si stanno mettendo a punto alcuni progetti. Attorno alla bella imitatrice, rivelazione dell’ultimo Sanremo, si alza il canto delle sirene, più ancora che per Maurizio Crozza. Lo sa bene Beppe Caschetto, agente di entrambi.

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Si sono dimenticati il direttore di Raiuno Lancio in grande stile un paio di giorni fa in Viale Mazzini per Laura & Paola, lo show di Raiuno che schiera Paola Cortellesi e Laura Pausini. Per la prima volta era sceso nella Sala degli Arazzi anche il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Il varietà era stato ideato durante la gestione di Giancarlo Leone, ma la conferenza stampa di presentazione è stata la prima uscita pubblica di Andrea Fabiano. Tuttavia, sulle grandi testate, dal Corriere della Sera a Repubblica, dalla Stampa al Giornale, da Libero ad Avvenire, il nome del nuovo direttore di Raiuno non è comparso. Svista collettiva, accordo censorio o semplice latitanza dell’ufficio stampa della rete?

Povero Pierino Stroncatura sul Fatto quotidiano del Grand Hotel Chiambretti su Canale 5. “Se i naufraghi si giudicano dal mare in cui sono finiti, allora non c’è dubbio, il peggior naufragio dell’anno è quello del Grand Hotel Chiambretti – ha scritto Nanni Delbecchi -. Che uno dei personaggi un tempo più geniali della nostra tv… si sia ridotto a fare il Biscardi dell’Honduras in una specie di processo del martedì con tanto di fasi salienti della puntata, è una cosa che prima fa tristezza e poi nient’altro, si è già cambiato canale”. Potrebbe essere Chiambretti il misterioso e “irriverente conduttore che ama la radio a cui verrà affidata nella prossima stagione televisiva una nuova striscia quotidiana su Raidue diretta da Ilaria Dallatana”, come scritto da Dagospia? Potrebbe: Chiambretti e Dallatana si conoscono fin dai tempi di Markette, prodotto da Magnolia per La7.

Quel duro di Mihajlovic Andrà in onda stasera alle 23 su SkySport1 e SkyCalcio1 (ma poi sarà disponibile on demand) una sorprendente intervista a Sinisa Mihajlovic, terza dopo quelle a Mancini e Donadoni, all’interno di Mister Condò – Gli allenatori si raccontano. Un dialogo oltre schemi e tattiche sul campo nel quale il tecnico serbo del Milan ha rivelato un inedito tratto umano: “Io un duro? Sono nato in un Paese dove bisogna essere duri non per scelta, ma per necessità di sopravvivere… Spesso dico che quando uno ha fatto due guerre non può avere paura di una partita di calcio. Sono pressioni che a me piacciono e io riesco a dare il meglio di me quando ci sono pressioni, perché per me il calcio è importante, ma è pur sempre un gioco, non è la vita”. Meno male…

 

Alla Champions di Premium manca il tono dell’evento

Con l’eliminazione della Juventus ad opera del Bayern Monaco l’avventura italiana nella Champions League è giunta al capolinea (a completamento del triste epilogo anche l’eliminazione della Lazio in Europa League). Anche se rimangono da giocare le fasi finali, agonisticamente assai interessanti, l’esclusione delle nostre squadre è propizia per fare il punto sul primo anno di esclusiva Premium. Per la pay tv di Mediaset, questa stagione è, in realtà, da considerarsi come una sorta di anno zero durante il quale si dovevano testare la macchina, i conduttori, le sinergie tra redazione e telecronisti, i commentatori e gli opinionisti e, nel complesso, l’offerta dell’intero pacchetto. Il martellante battage della primavera-estate aveva creato molte aspettative a riguardo della confezione dell’evento. Ma, a ben guardare, è stata forse proprio la dimensione dell’evento a latitare, in particolare nello studio di Premium Champions-League. C’è qualcosa di routinario, una patina dimessa nella gestione degli appuntamenti. Entrando nel dettaglio, nella squadra delle voci non si sono registrate novità di rilievo. I telecronisti sono sempre Sandro Piccinini, che sembra aver rinfoderato le sciabolate, e Pierluigi Pardo, tendente a elevare i decibel per rendere l’enfasi dei momenti topici. Più sporadica la voce di Roberto Ciarapica. I commenti tecnici sono affidati prevalentemente ad Aldo Serena e Antonio Di Gennaro, con rare presenze del pur apprezzato Roberto Cravero.

Il punto più debole del pacchetto è però lo studio post-partita. Non tanto nella conduzione di Sandro Sabatini (ex Sky) che ha voluto farsi affiancare da Giorgia Rossi, tutto sommato un buon mix di competenza ed effervescenza, quanto nella resa degli opinionisti fissi. È anche la logistica a non aiutare: Alessio Tacchinardi con la Juve o Federico Balzaretti con la Roma, Arrigo Sacchi o Paolo Rossi e Graziano Cesari sono affiancati su tre seggiole, sperduti e inevitabilmente dimessi in uno studio senza pubblico, che sembra una piazza vuota. Tolto Sacchi, che col suo passato di guru e la sua ossessione calcistica manifesta ancora autorevolezza da studioso, agli altri commentatori sembrano difettare approfondimento e aggiornamento. Non manca la lettura tecnico-tattica del match, quanto la conoscenza ampia del movimento calcistico, i link internazionali, l’evoluzione in chiave moderna e, di conseguenza, la capacità di collocare il singolo match e il nostro calcio in un contesto più ampio. In questo modo si rischia di rimanere dentro una prospettiva provinciale come dimostrano le polemiche tra Sacchi e Allegri. O l’eccessivo spazio dato a piccole beghe nostrane (la Juve si è offesa per un tweet di Reina inneggiante al gol di Thiago Alcantara… Càspita!). Non che un tavolo o una scrivania, magari l’uso di un monitor o di un tablet risolvano tutti i problemi e trasformino d’improvviso Balzaretti e Tacchinardi in scienziati di questa disciplina opinabilissima che si chiama calcio. Però aiuterebbero. Di più ancora, aiuterebbe un po’ di studio.

Il bello verrà adesso che non ci sono più italiane. Visto il panel delle qualificate, la Champions mantiene una buona dose di fascino che, se non porterà nuovi abbonati a Premium, potrebbe essere il banco di prova per sperimentare nuove soluzioni e nuovi volti in vista della prossima stagione. Quando, in lizza potrebbero esserci ancora Juventus, Napoli e Roma, tifoserie ben distribuite lungo tutto lo Stivale (solo con la qualificazione di una milanese, le cose andrebbero numericamente meglio). Il tetto di 2 milioni superato già a dicembre e  gli ascolti dei match clou (1,5 milioni abbondanti e il 5,72% di share per Bayern-Juventus) incoraggiano a investire nuove risorse nell’esclusiva della competizione che sta trainando la crescita della pay di Mediaset. Ma bisogna cambiare passo.