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Bertolino antifuga cervelli Fazio e Crozza sbagliano

Fondazione Tim sull’innovazione È sbarcato ieri su La7 MeravigliosaMente, programma sull’innovazione di Enrico Bertolino e realizzato da Zerostudio’s per Fondazione Tim. A metà tra l’educational e la divulgazione scientifica, il comico visita in altrettante puntate cinque università dell’eccellenza italiana (Pisa, Genova, Padova, Milano, Torino). La prima notizia è che esistono nonostante le classifiche internazionali. La seconda è la comunicazione smart con cui Bertolino incontra ricercatori di robotica che progettano pancreas per diabetici gestibili con wi-fi, o ingegneri che studiano il trasporto con levitazione magnetica che ridurrà di 2/3 i viaggi sulle linee Tav. Il tutto in agenda «tra due anni».

Errori di programmazione/1 Il primo è Che fuori tempo che fa, il talk show di Fabio Fazio nella seconda serata del lunedì su Rai 1. Con l’eccezione della copertina di Maurizio Crozza, la tavolata con gli ospiti sembra una sorta di «avanzi» del Tavolo con Nino Frassica della domenica. In passato c’è chi ha proposto qualcosa di dignitoso con il marchio Avanzi, ma stavolta c’è da confrontarsi con lo schiacciasassi Grande Fratello Vip. E non basta il traino della Nazionale, tanto più se dopo la fine del match c’è mezz’ora di bar sport, per far superare la sensazione di già visto.

Errori di programmazione/2 L’altro svarione riguarda Fratelli di Crozza in onda su Nove al venerdì (3.5%) come nelle annate su La7, dove quest’anno c’è Propaganda Live di Zoro che gli rosicchia il pubblico militante. Più male gli fa su Tv8 la prima tv in chiaro di X Factor che lo supera regolarmente (4.5% circa). Se non si vogliono cambiare abitudini tocca rassegnarsi.

Correzione per Skroll Dopo un mese di preserale nell’illusione che facesse da traino a Mentana, Andrea Salerno ha deciso di spostare la striscia di Marco D’Ambrosio alias Makkox prima di un altro tg, quello della notte. Gli ascolti delle 19.30 erano scesi sotto l’1%, mentre la replica dopo mezzanotte resisteva attorno al 2% (e il doppio di telespettatori). I frequentatori dei social sono nottambuli.

I capolavori di Taodue L’altro giorno a proposito di Squadra mobile. Operazione Mafia Capitale di Canale 5 Aldo Grasso ha scritto che «vengono in mente tante cose». A cominciare dal «cinema dell’impegno civile (i film dei fratelli Taviani, di Germi, di Petri, di Pontecorvo, di Rosi, di Scola…) così centrale negli anni ’70 del Novecento. Le non poche serie della Taodue da Distretto di polizia a R.I.S., da Squadra antimafia a Le mani dentro la città, solo per citare alcuni titoli, affondano le loro radici culturali proprio in quella stagione in cui il nostro cinema provava a raccontare misteri e storture del nostro Paese».

La Verità, 15 ottobre 2017

Le mito-biografie dei boss di Saviano

Insomma, la realtà è sempre più forte della narrazione. E anche della rappresentazione. Sono andati in onda l’altra sera i primi due episodi di Kings of crime, sottotitolo Roberto Saviano racconta le vite dei boss (share dell’1.54% su Nove, del 3.34 su tutti i canali Discovery in simulcast). Nella prima parte lo scrittore ha tenuto una lezione a un gruppo di studenti su Paolo Di Lauro, capoclan che ha ispirato il Pietro Savastano di Gomorra – La serie. Nella seconda ha intervistato in una località segreta e a volto oscurato il collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri, a lungo suo braccio destro. Aspettiamo di vedere il terzo episodio su El Chapo perché, di primo acchito, la tentazione di dire che Saviano tende a camorrizzare il pianeta, suffragata anche dalla citazione di Curzio Malaparte posta a esergo («Che cosa vi aspettate di trovare a Londra, a Parigi, a Vienna? Vi troverete Napoli. È il destino dell’Europa di diventare Napoli») è forte.

Dunque, Saviano in giacca e cravatta ci racconta il boss Di Lauro. È materia che possiede alla grande essendo il contenuto del suo bestseller, del film che ne fu tratto e della serie di Sky, esportata in tutto il mondo. Ora ce la ripropone in forma biografica e qui, forse, si cela il pericolo. Il racconto è sostenuto da immagini d’archivio, ritagli di giornali, testimonianze. Chi ha visto la serie vi ritrova la strage del bar Fulmine, l’urina fatta bere dal boss al luogotenente come atto di sottomissione, la ragazza del pusher torturata e bruciata, l’inafferrabilità del capoclan. Solo che, mentre nella rappresentazione della fiction il male è autoevidente, nella narrazione delle gesta del boss, della sua imprendibilità, del rispetto di cui gode e del suo potere invisibile, il rischio della mitizzazione è in agguato. Paradossalmente, per sottolineare la pericolosità del sistema e dei suoi capi, Saviano ne accentua inevitabilmente il potere di fascinazione, senza che le immagini di crudeltà e spietatezza ne rendano la feroce perversione. Più asciutta e diretta risulta la testimonianza dell’intervista con Maurizio Prestieri, il suo tormento, il riconoscimento dei danni procurati, il non dirsi pentito, perché il pentimento è un fatto spirituale. Qui il rischio di mitizzazione non c’è perché c’è l’ammissione di una vita vissuta dentro un incubo: «Io sono stato a New York, ho girato il mondo. Come un malato terminale. Perché un camorrista sa la vita è breve, che alla fine ci sarà il conto, più o meno salato. O la morte o il carcere. Però la morte… Quando vivi questa vita la morte appartiene sempre agli altri, mai a te». Anche Saviano si ritrae e ascolta.

 

La Verità, 6 ottobre 2017

Crozza gioca (non troppo) con Caschetto burattinaio

Per l’esordio della seconda stagione sul Nove Crozza si è contornato di nuovi «Fratelli». Niente Matteo Renzi e senatore Razzi. Ripescato dal repertorio il solo Beppe Grillo in occasione della travagliata investitura di Luigi Di Maio alla kermesse pentastellata di Rimini. Marco Minniti, sceriffo anti immigrati che piace più a destra che a sinistra, Giuliano Pisapia, leader imbranato e sprovvisto di carisma, Vittorio Feltri che sforna titoli truculenti e l’ineffabile maestro yoga Roberto Laurenzi intercettato su youtube che va a sostituire lo chef vegano Germidi Soia, sono le new entry della nuova collezione (venerdì, ore 21.17, share del 3.5% che diventa 5 sommando gli ascolti degli altri canali del gruppo). La share non è eccelsa e forse Crozza non è più al centro del dibattito politico mediatico come un paio d’anni fa. Però, no problem. Con navigata ironia il comico genovese ci ha giocato sopra fin dalla prima canzonetta. «Forse farei più share andando in pizzeria… Incontro molti fan che mi dicono: adesso dove sei, è un peccato che in tv non ti si veda più… Guarda che forse ti sbagli tu. Ti do le prove, anche se piove sono sul Nove, capito dove?».

Maurizio Crozza nella parodia di Beppe Caschetto

Maurizio Crozza nella nuova parodia di Beppe Caschetto, suo agente

Il colpo di teatro, però, è lo sdoganamento parodistico di Beppe Caschetto, il suo (e di molti altri) agente. Inafferrabile: «Su internet ci sono solo due foto sgranate». Potentissimo: «Tutto quello che vedete in tv, dal meteo a Sanremo, l’ha deciso lui». Luciferino: «Se fa un patto col diavolo ci rimette il diavolo». A tutti chiede: «Come state? Fatturate?». La maschera di Crozza lo presenta come un Gene Hackman in salsa emiliana. Che propone a Roberto Saviano di fare il giudice di X Factor e al capo della fiction Mediaset una serie con Geppi Cucciari nel ruolo di madre Teresa. Inarrestabile, dialoga persino con papa Francesco per suggerirgli come risultare ancor più popolare. Molto esposto a causa del discusso contratto di Fabio Fazio, in questo momento Caschetto è nel mirino della Commissione di Vigilanza e di Michele Anzaldi che scalpita per una legge che ridimensioni il ruolo dei manager, impedendo loro di operare contemporaneamente da agenti e produttori. Un tantino autoreferenziale, obiettivo della gag è smontare l’idea del burattinaio occulto. Basteranno due risate?

La Verità, 24 settembre 2017

Ps.«Sempre sul Nove ci starò ancora un po’, che voglia o no», piagnucolava ancora Crozza in quella canzoncina. Ma con qualche significativa licenza. Tutti i lunedì in seconda serate rifarà capolino su Rai 1: con un colpo da maestro il potente Caschetto è riuscito a procurargli la copertina di Che fuori tempo che fa di Fabio Fazio.

Crozza e il dubbio d’esser finito nel cono d’ombra

Tutto buio intorno, Maurizio Crozza appare cantando «Ti chiami Nove, ti amo Nove». È la sera del debutto sulla nuova rete di Discovery Channel e un brivido di trepidazione corre nelle gag del comico genovese. Il timore del salto nel buio serpeggia nei testi del nuovo Fratelli di Crozza, copione identico allo show di La7, ma personaggi completamente nuovi (venerdì, ore 21,15, share del 5,4%, 1,4 milioni di telespettatori: tanti per il nuovo canale, pochi per il comico). Crozza ricorda quand’era bambino, non c’era il telecomando e i fratelli più piccoli servivano per cambiare canale: è stato questo il motivo del boom demografico. Da quando c’è il telecomando nessuno fa più figli. Adesso ci sono tante reti, il Nove è «lo sgabuzzino della tv» e attorno non ci sono più gli amici e bersagli prediletti, il maratoneta Enrico Mentana e «Giova» Floris, sbertucciati con parodie e sit com dalla presa sicura. Nel palinsesto del Nove i programmi di punta sono Alta infedeltàUndressed e Adamo ed Eva e «io sono l’unico che va in onda vestito, in diretta e che non fa sesso». Perciò, giusto chiedersi «perché l’ho fatto? Per Soldi», contrattacca. Ma Soldi ha l’iniziale maiuscola e di nome fa Marinella, amministratore delegato di Discovery Italia, «una che ha detto no a Renzi» quando l’aveva chiamata per fare il direttore generale della Rai. La trovata funziona e serve a fugare le dicerie sulla reale motivazione dell’addio a La7: basta chiedere a Urbano Cairo se i soldi con la esse minuscola c’entrano nulla.

Maurizio Crozza nella caricatura di Maurizio Mannoni

Maurizio Crozza nella caricatura di Maurizio Mannoni

Qualche volto noto però c’è anche sul Nove e allora, per familiarizzare con il pubblico, si può cominciare con Giunte da incubo, parodia di Cucine da incubo, in cui Crozza-Cannavacciuolo va in missione per risollevare le sorti dell’amministrazione Raggi. Il pubblico sottolinea certe risate fragorose ma, con l’eccezione di Michele Emiliano, l’imitazione più riuscita, Crozza non sembra perfettamente a suo agio. Non ancora a fuoco le caricature di Maurizio Belpietro, conduttore di Dalla vostra parte esageratamente razzista, e di Maurizio Mannoni, gestore di Linea Notte che dialoga tra gli sbadigli con Giovanna Botteri a New York e Federico Rampini a San Francisco. «Criticare l’informazione di destra è facile, si sa come sono Feltri, Belpietro e Sallusti, la schiuma esce dalla bocca. A sinistra invece… la schiuma esce dal flûte…». E così ce n’è anche per Paolo Mieli, Eugenio Scalfari e Andrea Scanzi. Il capitolo dedicato ai giornalisti è il più corposo della serata. Quasi che Crozza voglia sollecitare l’attenzione, anche polemica, del mondo della comunicazione per giocare di sponda, trarne visibilità e non finire nel cono d’ombra. Si vedrà.

La Verità, 5 marzo 2017

Riuscirà La7 ad ammortizzare l’addio di Crozza?

A La7, bisogna riconoscerlo, hanno dei buoni comunicatori. Gente lucida, che sta con i piedi per terra, come insegna l’editore, quel risanatore di aziende in crisi che risponde al nome di Urbano Cairo. Continua a leggere