Articoli

Conti, lo showman renziano incassa 4,5 milioni in 3 anni

Se c’è un volto che identifica e riassume il renzismo televisivo è quello abbronzato del fiorentino Carlo Conti. Un brand, un marchio. Una presenza e un attivismo che hanno molto di simbolico. Certo, dirà qualcuno in vena di distinguo, Conti lavora in Rai da ben prima che Matteo Renzi assurgesse al ruolo di premier megagalattico 2.0. Vero. Ma altrettanto vero che, come che sia, da un paio d’anni a questa parte il peso del conduttore di Tale e Quale Show è andato crescendo in maniera esponenziale. E ora il cumulo di ruoli e cariche fa sospettare anche un discreto cumulo di euro. L’altro giorno sul Giornale Giancarlo Mazzuca, consigliere di amministrazione della tv pubblica, si è chiesto quanto Conti «riesca a incamerare tra radio, tv e pure Sanremo dove è, ormai, intoccabile». Alla domanda, finora caduta nel vuoto, La Verità è in grado di rispondere: stando all’ultimo contratto da poco rinnovato, pare senza eccessivi ritocchi, Conti guadagna 4,5 milioni in tre anni. Una cifra che sembra iperbolica. Ma, tutto considerato, fino a un certo punto.

Matteo Renzi, ospite del programma di Maria De Filippi, «Amici»

Matteo Renzi, ospite del programma di Maria De Filippi, «Amici»

Conti Carlo, nato a Firenze il 13 marzo 1961, sposato e padre di Matteo – di cui, secondo le cronache, il premier avrebbe dovuto essere padrino di battesimo ma, per sopraggiunti impegni, venne rimpiazzato all’ultimo momento da Leonardo Pieraccioni – Conti, dicevo, è il conduttore principe di Rai 1 avendo presentato nella scorsa stagione ben dieci programmi, tra i quali il fortunato I migliori anni, nonché alcuni eventi estivi. I suoi ruoli più prestigiosi tuttavia sono altri: la direzione artistica e la conduzione del Festival di Sanremo, dal 2015, la direzione artistica di RadioRai, da giugno di quest’anno, data in cui ha lasciato la guida dell’Eredità, altro successo consolidato. Per far intendere quanto sia potente, l’altro giorno uno come Albano Carrisi ha annunciato in un’intervista a un importante settimanale di avere tre canzoni pronte, «in cui credo molto… Spero che piacciano a Carlo Conti perché voglio tornare a Sanremo», ha auspicato ossequioso Albano. Ora, a rigor di logica, con un artista che vanta un blasone festivaliero di una vittoria due secondi e tre terzi posti, la prospettiva dovrebbe essere rovesciata. Cioè: dovrebbe essere Conti a sperare in Albano e non viceversa. Ma tant’è.

Dunque, l’altro giorno, Mazzuca rigirarava il quesito nel 730 del conduttore-autore-direttore artistico eccetera: «Visto che gli altri non parlano, vorrei che facesse lui outing sui suoi compensi… Chiedo troppo?». Trascorsi alcuni giorni bisogna rispondere affermativamente. A differenza di quelli di dirigenti e giornalisti, i contratti delle star sono protetti dal segreto aziendale per non favorire aste e andirivieni da un’emittente all’altra. Detto che Conti è un fedelissimo Rai con il dna della tv pubblica nel midollo, ecco accontentato Mazzuca e altri curiosi come lui. Oltre alle varie cariche, bisogna considerare che in Rai c’è chi, avendone meno, guadagna altrettanto o più di Conti. E non va dimenticato che gli artisiti producono valore aggiunto per tutta l’azienda. Puntualizza Franco Siddi, anche lui consigliere d’amministrazione Rai: «Conti ha una professionalità acclarata e il suo compenso non è tra i più elevati. Tuttavia, è ora di calmierare certi cachet e smettere di pagare le star come calciatori. E se, abbassando i compensi», continua il consigliere in quota Pd, «rischiamo di perdere qualche talento, pazienza. La Rai ha una missione pubblica. Anziché preoccuparci solo di duecento volti noti, dovremmo iniziare a pensare agli altri dodicimila dipendenti che hanno stipendi a livelli minimi».

Giorgio Panariello, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni durante lo show «Aria Fresca»

Giorgio Panariello, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni durante lo show «Aria Fresca»

Per tornare a Conti, forse sarebbe convenuto non caricarlo di troppe responsabilità. Ma non è facile come dirlo. Oltre al successo dei primi due Festival, il conduttore può vantare una vicinanza con il premier che non è solo nelle origini geografiche. Più che lo snobismo salottiero di Daria Bignardi o l’arborismo goliardico di Fabio Fazio, l’ex sindaco di Firenze si specchia nella cultura dell’intrattenimento pop che è la stessa di Conti. Non a caso da ragazzo partecipò alla Ruota della Fortuna e tuttora preferisce andare ospite di Maria De Filippi piuttosto che di Michele Santoro. Una sintonia a prova di reciproci endorsement. Dopo l’ultimo Festival il premier esternò: «So che forse non gli faccio un favore. Ma posso dire che Carlo Conti è stato come sempre impeccabile nel gestire Sanremo?». Parole che finirono dritte al Tg1 della sera. Dal canto suo, il conduttore si era più volte sbilanciato. Alle primarie del Partito Democratico: «Sarebbe una bella ventata. Speriamo ce la faccia. Il voto è segreto. Ci tengo molto a questa cosa. Se per caso dovessi andare a votare, però, voterò Renzi». Al momento della conquista di Palazzo Chigi: «È giovane e pieno di energia, capace di rendere la politica non meno seria, ma meno seriosa». E avanti così, fin da quando Renzi aveva 18 anni e «veniva a vedere Aria Fresca, il programma che facevo con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni in Toscana». Il programma che, attualizzato, i tre amiconi stanno portando in tour in questi giorni. Chissà se il premier tornerà a vederli.

La Verità, 23 settembre 2016

Stipendi Rai, gli errori di CDO e l’ipocrisia dei politici

Ci sarà un motivo se l’unico broadcaster europeo che pubblica in rete stipendi e compensi di dirigenti e giornalisti è la BBC. E ci sarà un motivo se tutti gli altri servizi televisivi statali, da France2 a Ard e Zdf, non lo fanno. Continua a leggere

Campo Dall’Orto e Maggioni vincono il Million Dollar Rai

Gol in contropiede e pronostico ribaltato. Sembrava che i dirigenti della Rai fossero attanagliati dall’incombere del Piano per la Trasparenza voluto dalla nuova legge di riforma della tv pubblica (e sollecitata da alcuni politici) Continua a leggere

Il borsino di 5 star binarie, tra Rai e Mediaset

Seconda puntata sulla prossima Mediaset, e non solo. Come detto, dopo alcuni significativi cambiamenti strutturali e l’ingresso di nuovi editori internazionali nella tv generalista la situazione è piuttosto fluida. Tutto il sistema Continua a leggere

La tv di Freccero e quella di Campo Dall’Orto. Tre domande

Ma insomma, come sono questi palinsesti Rai? E perché uno che se ne intende come Carlo Freccero ha votato contro? Le domande sorgono spontanee, e la risposta alla seconda – senza che il giudizio dello Continua a leggere

Come comunicano i direttori della Rai renziana

Il rinnovamento c’è, poche storie. Il 33 per cento dei programmi, il 43,8 su Raitre… Uno sforzo che, chi vuole, può anche disconoscere insistendo sui grandi ritorni, Santoro, Lerner eccetera. Tuttavia, è innegabile che un cambiamento si stia vedendo anche nella comunicazione. Intanto, il nuovo claim: Per te, per tutti. E poi la stessa presentazione dei palinsesti, con video numeri e slogan, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, luogo di cultura e con una storia, dove sono stati convocati tutti i volti, vecchi e nuovi, della tv pubblica. Per far capire che la Rai è avvicinabile. Anche se un po’ patinata, come dice Carlo Freccero…

Anche i direttori di rete hanno fatto uno sforzo di comunicazione e di empatia, sia con i giornalisti che con gli investitori pubblicitari. E hanno imparato a iniziare i loro interventi con le parole chiave delle loro reti, terminandoli in crescendo, con l’annuncio più forte. Sono andati complessivamente benino, con qualche inciampo e qualche sbavatura.

Andrea Fabiano. Sfortunato signor Nessuno. Quando fa il suo ingresso sul palco davanti agli inserzionisti che riempiono la platea della Sala Verdi s’inceppa la voce off dello speaker e lui comincia a parlare senza presentazione. Chi è quel ragazzo con barba in abito grigio e un po’ di fogli tra le mani? Il video ha già detto che l’Uno di Raiuno sta per “unica, universale e numero uno negli ascolti”. Ok, si presume ne sia il direttore, ma come si chiama? Lui spera che la sfortuna non lo accompagni quando si comincerà a far sul serio, da settembre in poi. “La musica sarà il nostro tappeto rosso: il grande intrattenimento in seconda serata”. Ma anche in prima, Mina e Celentano, Renato Zero, due serate in cui “Giletti celebrerà uno dei poeti più importanti della nostra storia, Mogol”. L’importante è esagerare. Dimenticanza studiata: Valter Veltroni, autore di Dieci coseSbavatura al mattino: alla conferenza stampa rimane in renziana camicia bianca (Campo Dall’Orto tiene la giacca).

Ilaria Dallatana, l’anticonformista. È la parola che le piace di più, chissà quanti like metterebbe su facebook. La usa ogni due frasi, alternandola a eclettico. Raidue invece non ha alternanza perché è entrambi, anticonformista e eclettica. Anche Teo Mammucari è anticonformista, ma pure Costantino della Gherardesca e Alessandro Sortino lo sono. Un po’ tesa anche nelle risposte: “Lo so, questa cosa di Gori, che è un mio grande amico e spero che lo resti per tutta la vita, me la porterò sempre dietro…”. Basta saper distinguere tra definitività e contingenze, ma se il reality Il Collegio lo fa proprio Magnolia e a Bergamo, dove Gori è sindaco, un po’ te la sei cercata. Lei, comunque, ostenta sicurezza e va dritta per la sua strada, senza curarsi troppo di trappole e collaboratori, distillando la sua frase celebre: fare il direttore di rete è il lavoro più bello del mondo. Auguri.

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Daria Bignardi, la più furba. A proposito di citazioni, al mattino ne fa subito una di troppo. “Aaron Sorkin diceva: se hai un problema con la storia, comincia dal problema”. Il suo problema è che deve dire troppe cose, presentare troppe novità, il 43,8 per cento di programmi cambiati. Soprattutto, deve citare tutte le star presenti in sala. Benvenuto Gianluca Semprini. Bentornato Gad. Benvenuto Pif. Franca (Leosini) dove sei? Serve a fare squadra, a galvanizzare il gruppo. Furba Bignardi. Con il nuovo taglio lascia intravedere il capello ingrigito, segno di maturità raggiunta. Ma se ha cambiato così tanto, il problema qual era? La rete lasciata da Vianello: chissà cosa farebbe Soorkin. Forse non la infarcirebbe di volti di Repubblica (Lerner, De Gregorio e Augias e Giannini se accetterà di restare).

Aaron Sorkin, sceneggiatore, tra l'altro, di film come The Social Network e Steve Jobs

Aaron Sorkin, sceneggiatore, tra l’altro, di film come The Social Network e Steve Jobs

Angelo Teodoli, in trasferta. A Milano il direttore di Rai Gold, romano purosangue, giocava fuori casa più di tutti. Più ancora del pugliese Fabiano. In trasferta davanti ai giornalisti, e ancor più davanti agli investitori. Mica facile spiegare cos’è Rai Gold. E anche la nuova mission di Rai4, la rete lanciata da Freccero e dalla sua squadra, e ora spinta a trasformarsi in generalista ma allo stesso tempo rivolta ai Millenials. Che poi sono gli under trenta. Il direttore di rete sarà anche il mestiere più bello del mondo, come dice Dallatana, ma per Teodoli sarebbe stato più facile parlare semplicemente di giovani. E nemmeno sarà facile quadrare il giovanilismo con le ambizioni generaliste. Auguri anche a lui.

5 cose nuove (più una) della Rai renziana

Il cambio di passo è netto. Una svolta anche nella comunicazione, quella registrata alla presentazione dei palinsesti Rai della prossima stagione, con tutte le star e i volti noti, vecchi e nuovi, a far squadra, in Continua a leggere

Campo Dall’Orto: “La mia Rai? Digitale e con tante serie”

No, non se l’aspettava tutto ‘sto casino attorno alla Rai. “È una pressione trasversale, che coinvolge tutte le parti politiche, anche quelle che dovrebbero sostenere le decisioni del presidente del Consiglio”. Continua a leggere

Mika e Semprini in Rai. Sky sta perdendo appeal?

Niente di che, ragazzi. Niente di epocale. Però qualcosa si muove. L’abbiamo già visto dalle parti di Discovery Italia e La7. Adesso registriamo altri movimenti significativi in zona Sky e Rai. C’è da stare allerta, c’è da lavorare. In pochi giorni due novità sul fronte del mercato tv. Mika sarà la star musicale e non solo dell’autunno di Raidue, quattro serate di one man show che potrebbero accendere la rete diretta da Ilaria Dallatana. Gianluca Semprini, invece, il volto dei Confronti di SkyTg24, sta trattando con Raitre per andare a condurre o il nuovo Ballarò, short version, oppure una striscia quotidiana sui fatti della giornata alla quale sta pensando Daria Bignardi. La firma ancora non c’è, ma tutto fa pensare che arriverà presto.

Questi sono i fatti. Prima Mika, tra qualche giorno Semprini. Cioè: anche Sky perde qualcuno, subisce i contraccolpi di un mercato che, ora che la crisi rallenta, quest’anno si sta facendo più dinamico. È vero, Mika aveva declinato l’ipotesi di un terzo anno a XFactor. Forse il banco della giuria, tra Fedez e Elio, cominciava a stargli stretto. “Ho sempre coltivato segretamente l’ambizione di condurre uno show tutto mio. Ora questo sogno si realizza”, ha dichiarato il cantautore anglo-libanese. Andasse bene la prova su Raidue, non è da escludere che, molto amato dal pubblico giovane e femminile, possa sconfinare anche sulla prima rete, magari in occasione del Festival di Sanremo. Un passo alla volta.

Quanto a Semprini, fosse confermato il suo approdo a Raitre, potrebbe essere un passo verso un’informazione più anglosassone, fattuale e per nulla incline alle rissosità dei nostri talk show.

Mika e Semprini, due figure e due percorsi molto molto diversi, ma due uscite da Sky e due arrivi in Rai. È presto, prestissimo, per dire che Sky perde appeal. Anche Agatha Christie direbbe che due indizi non bastano. Però…

Riuscirà La7 ad ammortizzare l’addio di Crozza?

A La7, bisogna riconoscerlo, hanno dei buoni comunicatori. Gente lucida, che sta con i piedi per terra, come insegna l’editore, quel risanatore di aziende in crisi che risponde al nome di Urbano Cairo. Continua a leggere