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«Strane queste sardine, in piazza contro l’opposizione»

Reduce da un’incursione in Campania, tra Sorrento e Positano, anche lì Matteo Salvini ha trovato ad accoglierlo il movimento delle sardine.

È più contento o preoccupato vedendo che mobilita le piazze contro?

«Sono contento della tanta gente che viene ad ascoltare e che partecipa. Non sono mai preoccupato per me personalmente, ma le manifestazioni fatte contro l’opposizione e con il sostegno del governo, mi sembrano un evento che accade raramente e non propriamente nelle democrazie. Capisco che si vada in piazza contro le scelte sbagliate di un governo. Non capisco che si manifesti preventivamente contro l’opposizione, temendo che vada al governo».

Quindi è un fatto che la stupisce, ma non la preoccupa?

«È un fatto che dà valore aggiunto perché tutti si accorgono di quello che facciamo. Sono felice che dove andiamo noi ci siano proposte, mentre fuori ci sono mediamente insulti e vaffanculo. Sono due idee di Italia ben diverse».

Dalle sardine arrivano fischi e insulti?

«Se si dà un’occhiata sui social se ne trovano di tutti i colori e quindi lasciamo perdere. Non mi cambia la vita, ne ho viste tante…».

La inseguono di città in città…

«Mi spiace per loro. Chi insegue Salvini vuol dire che ha tanto tempo. Finché restiamo nell’ambito democratico e del rispetto ci può stare. Quando questo inseguimento fa parte di un complesso mediatico e di demonizzazione dell’avversario ricorda il circolo perverso degli anni bui del secolo scorso. Gli appelli degli intellettuali contro una persona non hanno mai fatto bene all’Italia».

In Emilia Romagna le sardine hanno oscurato lo scandalo di Bibbiano?

«Mi ha sconcertato che qualcuno di loro abbia detto che “almeno non si parla più di Bibbiano”. Come se le famiglie che chiedono chiarezza e rispetto non esistessero. Mi auguro che quelli che la pensano così siano persone isolate. Colgo l’occasione di questa intervista per ricordare a chi sta amministrando bene la giustizia che le famiglie aspettano risposte, e che non si possono attendere i tempi della politica per avere sentenze chiare, magari sperando che tutto finisca nel dimenticatoio. Prima del voto ci sono ancora due mesi di appuntamenti e incontri, perciò sono fiducioso. In Umbria ho vinto qualche caffè e scommetto che il 26 gennaio in Emilia Romagna vincerò qualche tisana con Lucia Borgonzoni governatrice».

C’è chi sostiene che la sua campagna elettorale la oscura.

«È l’unica accusa che riescono a farmi. Me l’hanno fatta anche in Sardegna, in Basilicata, in Umbria, ora in Emilia Romagna. Forse il Pd si vergogna di sé stesso e dunque non capisce quanto sia normale che il leader di un partito vada nelle piazze a incontrare le persone. Forse a Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti potrebbe bastare un bar».

Che cosa ha trovato a Sorrento e Positano?

«Intanto voglio sottolineare che fino a qualche anno il fatto che i sindaci di Sorrento e Positano entrassero nella Lega sarebbe stato considerato un film di fantascienza. Sono due cittadine ben amministrate, con la raccolta differenziata al 70%, che appartengono a quella Campania da valorizzare, mandando a casa De Luca e De Magistris».

Come risponde a Conte che l’ha definita «sovranista da operetta»?

«Il Presidente del consiglio è più impegnato a insultare me e difendersi dalle accuse di conflitti di interessi e inchieste sui servizi segreti che a risolvere i problemi del Paese. Lo vedo piuttosto confuso. Se si riferisce alla vicenda del Meccanismo europeo di stabilità è in torto marcio, perché tutti noi gli abbiamo sempre detto che non andava modificato. Oggi togliamo pure l’opinione di Salvini che è un pericoloso sovranista, anche l’Abi (Associazione bancaria italiana ndr) dice che questo trattato è pericoloso per i risparmi degli italiani. Il dubbio è che per salvare la sua faccia abbia dato la sua parola che l’Italia avrebbe detto approvato il trattato Salvastati. Che, in realtà, serve a salvare le banche tedesche con i soldi degli italiani».

Nel giugno scorso eravate al governo con il M5s: perché Conte avrebbe dovuto disattendere le indicazioni che venivano dai suoi partner?

«Il no a quel trattato era opinione comune sia della Lega che dei 5 stelle. Un’indicazione ribadita in ogni occasione pubblica e privata. Non capisco come si possa trasformare il no in un ni, un sì, un forse. Se domani Conte chiamerà La Verità dicendo che non firmerà mai un trattato del genere per me la polemica è chiusa. Invece, vedo che si trincera dietro supercazzole del pacchetto, delle tempistiche… Per me, o è sì o è no».

Mes, Ilva, manovra: quanto durerà ancora il governo giallorosso?

«È durato già troppo perché i messaggi economici lanciati sono devastanti. Se alle imprese nel mondo trasmetti l’idea che l’Italia è un paese inaffidabile poi è difficile recuperare».

Conte dice che il suo governo ha tagliato le tasse per 26 miliardi, 23 di mancato aumento dell’Iva più 3 di taglio del cuneo fiscale.

«In realtà, la Corte dei conti certifica l’esistenza di 17 miliardi di tasse in più. Se passano come taglio delle tasse il mancato aumento dell’Iva, allora grazie tante… Anche l’anno scorso l’Iva non è aumentata. Del resto, gli italiani l’hanno capito, non a caso in questo periodo abbiamo visto in piazza i benzinai, i vigili del fuoco, i poliziotti, i pensionati, gli agricoltori, il mondo della scuola è in agitazione, per non parlare delle partite Iva alle quali è stata scippata la Flat tax fino a 100.000 euro. Per recuperare denaro, l’ultima che hanno inventato è la tassa sulla sigaretta elettronica. Mentre tutto il mondo normale aiuta chi smette di fumare anche con le sigarette elettroniche che sono meno dannose, noi stiamo pensando di tassarle. Mi sembra che siano alla canna del gas».

Nota un rinnovato attivismo delle procure verso di lei?

«Non ci si abitua mai. Mi domando se qualcuno in procura ad Agrigento sia ossessionato da me e non abbia altri reati veri da perseguire visto che mi stanno onorando della seconda o terza inchiesta. Il 90% della magistratura è sana, equilibrata e non politicizzata, poi c’è una piccola parte che storicamente prova a usare le aule di tribunale come cabine elettorali. Va bene, mi sorbirò un tot di processi vari ed eventuali».

Secondo lei, se si dovesse votare in Parlamento sul sequestro di persona per la Open arms, stavolta il M5s la difenderà come in occasione del voto sulla Diciotti?

«Se è coerente, sì. È sempre stata una scelta mia e dell’intero governo difendere i confini e disincentivare gli sbarchi. Lo stop all’immigrazione clandestina era nel programma elettorale, vediamo al voto. Non sono preoccupato, ma curioso».

È rispuntata anche un’intercettazione relativa a una cena con l’imprenditore Luca Parnasi, già arrestato per un’indagine sui lavori dello stadio di Roma. C’è stata o no quella cena?

«Ce ne sono state più d’una. Io ceno e pranzo sistematicamente con imprenditori. Anche stamattina ne ho incontrati una quindicina. Con Parnasi sono anche andato allo stadio e mi piaceva il progetto di quello per Roma. Poi, se ha sbagliato e commesso degli errori, giudicherà la giustizia italiana».

In quella cena si sarebbe concordato un finanziamento alla Lega di 250.000 euro attraverso l’associazione «Più voci».

«Io non faccio l’amministratore. Non raccolgo denaro, ma idee. Le persone che collaborano con me lavorano in modo corretto. Lo dice lo stesso Parnasi: “Non erano soldi dati alla Lega”; non ho motivo di dubitarne».

Quando è nato il nuovo Salvini, istituzionale e dialogante?

«Io non mi accorgo di tutti questi cambiamenti. Ho letto un lungo articolo che spiegava la mia scelta di indossare il dolcevita e i pantaloni di velluto a Bologna con il fatto che l’Emilia Romagna è di sinistra e quindi anch’io mi adeguavo allo stile locale. Mi sono divertito, pensando che d’inverno mi sono sempre vestito così. A volte sono dialogante altre volte burbero, ho sempre provato ad ascoltare. Se mi chiedono un giudizio su Mario Draghi, rispondo».

Magari senza candidarlo al Quirinale, però.

«Non ho candidato nessuno. Anche in passato a precisa domanda ho risposto che ha fatto bene il suo lavoro. Come si fa a parlare oggi del Presidente della Repubblica che si eleggerà tra due anni e mezzo? Draghi non mi sento di dire che è una pessima persona, tutt’altro. Certe sfumature si notano più da fuori. Il leader del primo partito nazionale deve ascoltare tutti. Per esempio, mi ha fatto molto piacere l’intervista del cardinal Camillo Ruini».

Che ha incontrato qualche giorno fa. Ci può svelare qualcosa degli incontri riservati di questo periodo con Ruini, con l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, e con Liliana Segre?

«No. L’incontro con Ruini è di dominio pubblico e spero sia il primo di una serie di altri. Ruini è una persona di una ricchezza tale… dalla quale ho solo da imparare. Gli altri incontri, se ci sono stati, rimangono riservati».

L’impegno diplomatico maggiore del nuovo Salvini è nella direzione della Chiesa e del Vaticano?

«Ci sono stati tanti incontri anche prima. Incontri che rimangono per me e per chi c’era. Sicuramente l’apertura anche pubblica di qualche cardinale ha favorito un dibattito importante, ma anche prima avevo incontrato qualcuno in Vaticano. La distanza è molto più ridotta di quanto la raccontano Famiglia cristiana e Avvenire, per i quali io dovrei essere già all’inferno e la Lega dovrebbe essere fuori legge. Fortuna che i cattolici, come i buddisti e gli appartenenti a ogni religione, pensano con la loro testa».

Pensa che avrebbe potuto sospendere il riferimento alla droga che fa male nel giorno della condanna dei carabinieri per la morte di Stefano Cucchi?

«No, perché penso 365 giorni all’anno che la droga fa male. C’è troppa informazione e politica che strizza l’occhio agli stupefacenti. C’è chi dice che fa bene, che tiene svegli».

Matteo Renzi dice al Pd di non andare a elezioni perché si regalerebbe il Quirinale alla Lega.

«Abbiamo al governo gente che oltre a essere incapace è pericolosa perché impedire le elezioni altrimenti vincono gli altri e occupano le istituzioni è qualcosa di volgare. Se gli italiani ci voteranno non manderemo certo un marziano al Quirinale. Non so come potranno resistere altri due anni e mezzo al governo litigando su tutto».

Qualcuno ipotizza anche un avvicinamento tra i due Matteo in vista di un bipolarismo alternativo che porterà a escludere Conte, Zingaretti e Di Maio.

«Sono anni luce lontano da Renzi e in ogni caso penso che di Conte e Zingaretti rimarrà poco nella storia patria. Lavoro affinché potremo tornare più efficienti ed efficaci al governo. Tra un anno, sei mesi o quando sarà. Ma presto o tardi sarà».

 

La Verità, 22 novembre 2019