Articoli

Carlo Freccero e il cigno nero dell’informazione

Rivoluzione a Rai 2. La nuova rete di Carlo Freccero sarà molto diversa da quella attuale: nazionale, «sovranista», centrata sull’informazione. Poi intrattenimento e satira, con il possibile ritorno di Daniele Luttazzi. Infine, la fiction, qualche programma chiuso e qualcuno che comincia ad aver paura. Battagliero e spiazzante, alla prima uscita da (bis)direttore di Rai 2, nel giorno dell’anniversario della nascita della televisione (3 gennaio 1954), Freccero mette un’anteprima davanti alla conferenza: la presentazione di Eva Crosetta, conduttrice di Sulle vie di Damasco, la rubrica religiosa rinnovata con don Ivan Maffeis d’intesa con la Cei. Il programma vero, invece, è una raffica di fuochi d’artificio, annunci e conti da saldare. Mentre tutti attendono l’incipit su Simona Ventura alla conduzione di The Voice of Italy, la vera notizia è la creazione di una striscia di approfondimento quotidiana subito dopo il tg della sera: «Ce l’hanno sia La7 che Mediaset su Rete 4 e non ce l’ha la Rai. È una lacuna enorme, da colmare prima possibile, tanto più con l’avvicinarsi delle elezioni europee».

Seduto in prima fila c’è il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano: «Fra noi c’è grande sintonia, lavoriamo entrambi sul politicamente scorretto. Le risorse della striscia vanno cercate nel tg. Sarà l’ad Fabrizio Salini a benedire questa iniziativa perché un programma così è di tutta la Rai. È nel dna del servizio pubblico. Un tempo c’era Enzo Biagi, ultimamente ha prevalso il conformismo, speriamo sia finito». A chi ha scritto che controprogrammerà Rai 1, il direttore di Rai 2 replica che certi articoli lo hanno «divertito. Se Salini è Don Chisciotte io sono il suo Sancho Panza». E per fugare i dubbi cita le prime righe del piano editoriale: «Il mio obiettivo è conferire identità a una rete complementare dell’ammiraglia Rai nell’epoca delle over the top (le piattaforme multinazionali dello streaming ndr)». Quindi non una rete sovranista a 5 stelle opposta alla Rai 1 filoleghista… «Io faccio televisione, punto e basta», si spazientisce: «Rai 2 è generalista quindi una rete necessariamente nazionale, che esalta l’identità, in opposizione alle piattaforme multinazionali». Perciò bisogna recuperare la memoria storica, cominciando già da domani sera con C’è Celentano, uno speciale per ricordare che il Molleggiato è nato in Rai, e la centralità dell’informazione in chiave pluralista. Dal 7 gennaio, per preparare il terreno all’approfondimento, il tg verrà allungato di 20 minuti al posto di Quelli che… dopo il tg di Luca Bizzarri, Paolo Kessissoglu e Mia Ceran, confermati la domenica e ripagati forse in seconda serata (basterà a Beppe Caschetto?). Al posto di Night Tabloid, «titolo demenziale», Annalisa Bruschi e Alessandro Giuli condurranno Povera patria, approfondimento di economia e politica nel tentativo di capire perché i governi nazionali devono sottostare alle regole europee e che conseguenze hanno i trattati e il vincolo del 3%. Nemo si sdoppierà in due programmi. Uno, ancora senza titolo e affidato ad Alessandro Sortino, vedrà due politici confrontarsi con l’aiuto di reportage, mentre Realiti sciò racconterà con lo stile affettuoso e crudele di Enrico Lucci l’Italia che cerca di costruirsi un’identità con i selfie e i social.

Sul terreno dell’intrattenimento spuntano invece i problemi: budget e scadenza del mandato. Tra 11 mesi Freccero lascerà e deve sparare le cartucce senza poter firmare contratti di esclusiva, ma solo a programma. Vale per la Ventura («la number one dei talent, anche se è diventata una zia generosa con tutti») prenotata per The Voice, per il quale però non c’è uno studio disponibile fino a metà marzo e ricorrere a uno studio esterno vuol dire raddoppiare i costi. E vale per Costantino della Gherardesca. Quindi si rendono necessarie delle scelte, concentrando le risorse dalle 19 alle 24. Detto fatto e I fatti vostri, «programmi da Rai 1», hanno sorte segnata. Come pure Ncis, «poliziesco fortemente identitario di una certa America». Nel daytime tanto sport e repliche di serie d’autore come Rocco Schiavone e L’ispettore Coliandro. Restando nella serialità, da marzo ecco The Good Doctor, «prodotto perfetto per Rai 2, la cui prima stagione è stata inspiegabilmente trasmessa da Rai 1». Altri progetti: un grande e sentito omaggio a Gianni Boncompagni realizzato da Renzo Arbore, Il Collegio ambientato durante il fascismo e il sogno del ritorno di Daniele Luttazzi: «La satira è essenziale, Berlusconi e Renzi non ci sono più…». Infine, il sogno minore è un programma per la terza serata intitolato L’ottavo blog, incentrato sull’informazione proveniente da siti come L’intellettuale dissidente e L’Antidiplomatico, e dai blog di Enzo Pennetta e Federico Dezzani. «Saranno loro i saggisti del futuro», giura Freccero. E chiude: «Io canto il cigno nero, per far risaltare il conformismo di quelli bianchi…».

 

La Verità, 4 gennaio 2019

«Sto lontana dai reality: la vita privata è privata»

Buongiorno Luisa Corna. Da qualche tempo la rivediamo in televisione con più assiduità: le manca un po’ di visibilità o le piacerebbe tornare a condurre un programma?

«Ma no. Ho fatto giusto un paio di interviste in Rai. E sono stata ospite quest’estate di Barbara D’Urso a Domenica live».

In che occasione?

«Avevo inciso un singolo in omaggio a Mia Martini in collaborazione con l’Associazione Minuetto onlus Mimì sarà. Sua sorella Leda mi aveva fatto conoscere Col tempo imparerò, un brano struggente registrato da Mia, proponendomi di cantarlo. Ho accettato con molta umiltà, per affetto verso di lei e tutte le donne che non si arrendono davanti alle difficoltà della vita».

Tornando alla televisione?

«Non mi manca. Mi mancherebbe se non avessi la possibilità dei concerti e del contatto con il pubblico che che per me è la cosa più importante. Ai live vedo che l’affetto dei fan c’è sempre. Poi oggi ci sono anche i social…».

Perché a un certo punto l’abbiamo persa di vista?

«Nel 2011 ho scelto di dedicarmi alla musica. In questi anni la televisione ha cominciato a privilegiare un tipo di programmi nei quali non mi ritrovo. Varietà se ne fanno sempre meno, tutto gira intorno ai reality show. Me ne hanno proposti alcuni, ma ho preferito rimanerne fuori. Non per snobismo, ma perché non mi sentirei a mio agio».

Però li guarda?

«Capita».

Che cosa in particolare non la convince?

«Vorrei andare in televisione per esprimere ciò che so fare. Non voglio sembrare presuntuosa, ma mi sembra che nei reality devi metterti in gioco con tutta te stessa. Penso che la vita privata debba restare tale, mentre nei reality è la parte principale. Non do giudizi, semplicemente non fa per me».

Com’è sbocciato il suo amore per la musica a Palazzolo sull’Oglio?

«Da bambina. All’oratorio, padre Lino suonava il pianoforte e io stavo sempre ad ascoltarlo. Dopo un po’ m’inserirono nel Coro della Rocchetta di Palazzolo. Quando mi chiedevano cosa avrei voluto fare da grande rispondevo sempre allo stesso modo. Da piccoli si è determinati e a volte i sogni si avverano. A 16-17 anni ho iniziato a frequentare a Milano il Centro professione musica di Franco Mussida della Premiata Forneria Marconi. Poi anche il Centro teatro attivo, per togliermi l’accento bresciano e imparare a intrattenere. Vedevo Mina che sapeva cantare e condurre, vedevo i musical nei quali bisognava saper fare tutto…».

Chi erano i suoi insegnanti?

«Daniela Ghiglione, Lella Costa…».

Poi cosa accadde?

«Iniziai a esibirmi nei locali con un gruppo che si chiamava Te chì la band, in dialetto milanese, con chiara allusione al liquore messicano».

Con che musica è cresciuta?

«Con il blues e il soul, con Stevie Wonder e gli standard jazz. Poi Mina, Lucio Battisti, Fabrizio De André».

Il primo concerto?

«Paolo Conte e poi Giorgio Gaber».

Il primo disco?

«Uno di Mina, poi Celentano che ascoltavano anche i miei».

Come presero la sua volontà di fare la cantante?

«Mio padre aveva un’azienda e io stessa avevo studiato ragioneria nella prospettiva di lavorare in famiglia. Quando si accorse che mi piaceva cantare, pur con un filo di perplessità – perché insomma, il lavoro è un’altra cosa – mi disse: “Se vuoi, provaci. Però qui il posto ce l’hai sempre”».

Ma le cose andarono bene…

«Entrai nel coro di Miguel Bosè. Poi m’iscrissi al Festival di Castrocaro, presentandomi da sola… Conducevano Gigi Sabani e Rosita Celentano. Ogni settimana ti richiamavano se superavi le selezioni in base al gradimento del pubblico».

E?

«Arrivai seconda. Anzi, prima mi avevano detto che avevo vinto, poi si corressero, in diretta».

Poi però tradì la musica per la moda…

«Mi avvicinarono nei locali dove cantavo: “Perché non provi qualche servizio fotografico?”. Ci pensai un po’, non avevo vent’anni, ma poteva essere un modo per mantenermi. Entrai nella Fashion, una delle agenzie più importanti. A una delle prime sedute c’era anche Fabrizio Ferri… Ho girato il mondo, sono stata più volte a New York, in Australia, l’Europa l’ho vista tutta. È stato un periodo intenso, ho imparato tanto».

Quando tornava a Palazzolo pativa lo sbalzo dal mondo glam alla vita del paese?

«Ho una famiglia unita, torno volentieri a casa. Dicono che quelli del Sagittario siano persone curiose, che amano viaggiare, ma che allo stesso tempo tengono i piedi per terra. Quella della modella è una professione faticosa, ci si alza presto. A me non interessava la vita notturna. Finito di sfilare me ne stavo in albergo, spesso sola o con qualche collega. Perciò quando tornavo a casa ero felice di riabbracciare i miei e le amiche che sono tuttora quelle della scuola».

La seconda deviazione dalla musica è stata la televisione.

«Seppi che Michele Guardì e Fabrizio Frizzi cercavano cantanti per Domenica in. Non avevo nemmeno l’agente, ma ci provai. Cantai accompagnandomi al pianoforte e andò bene. Alla fine di quell’anno mi contattò Corrado Mantoni per propormi di affiancare Giampiero Ingrassia nell’edizione estiva di Tira e molla su Canale 5. Dopo l’estate mi proposero di partecipare a Controcampo di Sandro Piccinini. Stavo fra il pubblico e facevo qualche domanda. Poi a un certo punto decisero che potevo affiancare il conduttore».

Arrivò anche il cinema.

«Mi chiamò Panariello per interpretare una fotoreporter della quale si innamorava lui stesso che faceva il giornalista. Quando, per promuoverlo, andai ospite di Taratatà di Vincenzo Mollica, Fausto Leali mi propose di partecipare in coppia alla selezione per Sanremo».

Arrivaste quarti.

«Il brano s’intitolava Ho bisogno di te».

Cantate ancora insieme, i timbri vocali si completano.

«Fausto è un amico, ed è bresciano, parliamo in dialetto».

Coltiva altre collaborazioni?

«Nel 2007 con Tony Hadley degli Spandau Ballet abbiamo inciso un brano per la colonna sonora del film Russian Beauty e, di recente, Sananda Maitreya, più conosciuto come Terence Trent D’Arby, mi ha coinvolto nell’album Prometheus e Pandora, inciso per il trentennale della sua attività artistica. Siamo stati in tournée».

Canta il blues, il soul, la musica napoletana. Chi apprezza tra gli artisti attuali?

«Tiziano Ferro, Elisa, anche i Maneskin mi sembrano centrati nel loro stile».

E il rap?

«Ci sono dei rapper che trovo interessanti per i testi oltre che per la loro comunicativa. Tra questi, J-Ax che ha scritto un brano meraviglioso dedicato a suo figlio. Al tempo stesso il genere rap ha prodotto il trap, i cui interpreti oggi stanno avendo grande successo soprattutto grazie a internet dove affrontano temi importanti di disagio sociale con una certa esaltazione e leggerezza. Poiché questo particolare genere musicale è destinato a un pubblico adolescenziale facilmente influenzabile, credo sia importantissima una maggiore vigilanza e diffondere messaggi dai contenuti non negativi».

Segue i talent show musicali?

«Trovo che siano un fatto positivo. Oggi i giovani non sanno più come entrare nel mondo della musica. Certo, lì è già un po’ tutto pronto. Ci sono i coach e il pubblico che ti ascolta in condizioni di favore. Ai ragazzi che mi chiedono consiglio su cosa fare suggerisco di tentare i provini dei talent, perché fuori c’è il deserto. Mettendoli però in guardia sul fatto che un conto è avere una bella voce e saper cantare qualche cover, un altro è diventare un artista che sa stare sul palco».

Che rapporto ha con la politica?

«Quello di un cittadino normale. Seguo i telegiornali, m’informo».

Come vede il cambiamento verificatosi alle ultime elezioni?

«Sono piuttosto confusa. Fatico a farmi un’idea definitiva. Mi sembra che non si faccia abbastanza per far crescere il Paese. Appena si muove qualcosa, la burocrazia e la pressione amministrativa finiscono per soffocare tutto».

Che cosa pensa del movimento Me too?

«Penso che, con tutti i suoi limiti, possa servire a difendere le donne che per tanto tempo sono state viste come oggetto del desiderio. Ai tempi di mia madre e di mia nonna le condizioni erano peggiori. Ma ancora oggi, nel mondo del lavoro, spesso non c’è parità e a volte le donne vengono viste come facile preda».

Ha mai subito molestie?

«Mai».

Nessuna invadenza che l’ha costretta a mollare qualche ceffone?

«Appena mi accorgevo di qualche insistenza eccessiva evitavo persone e circostanze».

Si divide tra Palazzolo e Brindisi dove c’è il suo compagno.

«Per fortuna ci sono due aeroporti comodi e funzionanti».

Come si vive vicino a un ufficiale dell’arma dei Carabinieri?

«Imparando il senso del dovere e la responsabilità di dedicarsi con generosità al benessere degli altri».

Che trasmissione vorrebbe per tornare in televisione?

«Oggi sembra obsoleto parlare di varietà. È un genere che va rinnovato e aggiornato».

Le è piaciuto Stasera a casa Mika?

«Molto. Mika ha un’eleganza e una grazia naturali. Anche la scenografia era innovativa».

Altri?

«Renzo Arbore che se ne sta defilato e ogni tanto spunta con la sua leggerezza sapiente. E poi Fiorello, anche lui quando esce dalle retrovie…».

Come ha trascorso il Natale?

«Avendo viaggiato spesso per motivi di lavoro, il Natale per me e la mia famiglia è sempre stato un momento speciale per ritrovarsi tutti insieme. Credo che oltre al business della festività, questo sia un periodo giusto per rallentare e fare spazio ai valori più autentici e agli affetti più cari, ai famigliari, ai parenti e agli amici che non si ha avuto modo di abbracciare da tempo».

 

La Verità, 31 dicembre 2018