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Le convergenze parallele tra Sky e Netflix

«Se non puoi sconfiggere il nemico, fattelo amico». L’antico detto di Giulio Cesare illumina anche le strategie dei giganti televisivi. Da rivali che erano, Sky tv e Netflix, sono diventati alleati. È la clamorosa novità di ieri nello scacchiere delle telecomunicazioni. Un accordo inaspettato e sorprendente. Ci vorrà ancora qualche giorno per conoscere i dettagli economici della nuova alleanza. Così come per conoscere i costi dei nuovi pacchetti di abbonamento. Per ora è stato annunciato che sarà la piattaforma di Sky Q a diffondere film, serie e documentari della multinazionale californiana. Dal 2019, prima nel Regno unito e, a seguire di pochi mesi, in Germania, Austria e Italia, Sky tv distribuirà ai suoi abbonati anche i contenuti di Netflix. I telespettatori potranno accedere all’offerta Netflix con un semplice click su una applicazione, come avviene adesso per aprire ad esempio Sky box sets. Chi è già titolare di un abbonamento alla streaming tv potrà migrare il proprio account nel nuovo pacchetto Sky, o accedere all’app di Netflix utilizzando i dettagli dell’account esistente.

Andrea Zappia, ad di Sky Italia

Andrea Zappia, ad di Sky Italia

L’annuncio della partnership ha preso in contropiede tutto il sistema delle telecomunicazioni. Il primo motivo di sorpresa deriva dal fatto che finora Sky e Netflix erano considerate concorrenti. Con 23 milioni di abbonati in 7 Paesi (Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria, Italia, Spagna e Svizzera), Sky è il gruppo leader dell’intrattenimento in Europa. Per contro, con più di 117 milioni di abbonati in oltre 190 paesi, che ogni giorno guardano più di 140 milioni di ore di programmi, tra cui film, serie, documentari e lungometraggi, Netflix è il più grande servizio di intrattenimento via Internet del mondo. Ora i giganti rivali si alleano. Gli interessi convergono. In un mercato che inizia a mostrare segnali di rallentamento se non di riflusso, una convivenza che consentisse l’espansione di entrambi stava diventando problematica in molte aree geografiche. Ancor più a fronte delle ambizioni per la nascita di un grande polo europeo della Vivendi di Vincent Bolloré. Che, ora, dopo l’annuncio di ieri (che segue lo slittamento al 23 ottobre dell’udienza sul contenzioso con Mediaset per l’acquisizione di Premium) dovrà rivedere radicalmente le proprie strategie.

La nuova partnership tra Sky tv e Netflix si colloca in una posizione di forza all’interno di un mercato tutt’altro che illimitato. Continuare a guerreggiare poteva rivelarsi autolesionista, devono aver ragionato i massimi vertici aziendali: meglio collaborare e giocare d’anticipo. L’ad di Sky Italia, Andrea Zappia, ha parlato di «una tappa rivoluzionaria nel nostro percorso di innovazione tecnologica e culturale». E di «accordo senza precedenti», grazie al quale «Sky Q diventa la piattaforma dove è possibile trovare tutti i migliori contenuti di intrattenimento al mondo, accessibili con un solo click». Il ceo del Gruppo Sky, Jeremy Darroch, ha osservato che «riunendo i contenuti Sky e Netflix sotto lo stesso tetto, al fianco dei programmi targati Hbo, Showtime, Fox e Disney, stiamo rendendo l’esperienza di intrattenimento ancora più semplice e immediata per i nostri clienti». L’ad di Netflix, Reed Hastings, ha suggellato l’intesa: «Siamo lieti di collaborare con Sky per riunire sotto lo stesso tetto il meglio delle ultime tecnologie e dello storytelling».

Reed Hastings, fondatore e ad di Netflix

Reed Hastings, fondatore e ad di Netflix

Il secondo motivo di sorpresa per l’annuncio di ieri è legato al risiko internazionale delle televisioni. Cordate e alleanze date per acquisite devono essere corrette. Nei giorni scorsi gli osservatori seguivano con curiosità il rincorrersi delle offerte di acquisto al vaglio dei vertici di Sky da parte di altri grandi player internazionali. L’offerta di 25 miliardi di euro cash di Comcast, gigante americano della tv via cavo, per la maggioranza della pay tv britannica. Quella di Disney, che in dicembre aveva messo sul piatto 50 miliardi di dollari per acquisire la maggioranza di Fox, Sky compresa. Infine, la proposta della stessa 21Century Fox di Rupert Murdoch per il 61% non già di sua proprietà (proposta stoppata dall’antitrust britannico). Ora la nuova partnership con Netflix rende Sky tv ancora più appetibile e le quotazioni dovranno essere aggiornate. Il sistema dell’audiovisivo è in continua fibrillazione. Lo dimostrano anche i movimenti che riguardano Chili, la piccola società di tv on demand nata da un’idea di Stefano Parisi nel 2012. Dopo l’ingresso di Warner Bros e Paramount-Viacom al 4% e Sony Pictures al 3% ai quali è seguito quello della famiglia Lavazza con 25 milioni per il 24%, ieri si è avuta notizia dell’investimento di 6 milioni di euro della 21Century Fox per il 4% del capitale. Evidentemente il semaforo rosso dell’authority londinese all’espansione di Murdoch (già proprietario nel Regno unito di un impero editoriale che comprende, tra gli altri, quotidiani come il Times e il Sun), ha suggerito al tycoon australiano di dirottare la sua liquidità sull’Italia. Lo scacchiere delle telecomunicazioni è in continua evoluzione.

La Verità, 2 marzo 2018

Campo Dall’Orto: una nuova direzione Rai per l’animazione

Niente domande sul caso Vespa e l’intervista a Salvo Riina. C’è stato troppo rumore in questi giorni e, dunque, meglio lasciar decantare le polemiche. Che, presumibilmente, rinfocoleranno mercoledì prossimo con l’audizione unificata in Vigilanza del direttore editoriale dell’informazione, Carlo Verdelli, e del direttore di Raiuno, Andrea Fabiano. Dunque, a Venezia per la ventesima edizione di Cartoons on the Bay, Antonio Campo Dall’Orto ha scelto di buon grado di restare concentrato sull’argomento di giornata. Dando, però, anche una notizia: nascerà in tempi che si presumono relativamente brevi una nuova direzione che si occuperà del settore dell’animazione, cartoni, fumetti e prodotti per bambini. Serve una “testa unica” che sappia e possa razionalizzare questa grande area produttiva, stando al passo con le esigenze della globalizzazione e della multimedialità. Niente di ufficiale, ancora: bisogna prima presentare il piano industriale, il 20 aprile prossimo, e approfondire l’idea in Consiglio d’amministrazione. Ma la prospettiva è questa.

“I nuovi scenari dell’industria dell’animazione visti da una media company” era il titolo dell’intervento previsto dal direttore generale. Che ben presto ha lasciato spazio alle domande degli addetti ai lavori per quello che, promosso dalla Rai e realizzato da Rai Com, radunando creativi e produttori tra gli altri di Disney, Turner Italia, De Agostini, è il più importante appuntamento europeo dell’animazione, dopo il Festival di Annecy, in Francia. Quanto la nuova Rai consideri strategica questa industria (80 produttori, tremila addetti, 100 milioni di fatturato annuo), rivolta agli under 18 in tutti i diversi stadi d’età (22 canali tv in Italia) lo si evince proprio dalla presenza di Campo Dall’Orto, prima volta di un direttore generale della Rai, nella giornata di chiusura della manifestazione.

“Con la sua venuta potremo andare sulla notizia”, aveva auspicato l’amministratore delegato di Rai Com Luigi De Siervo: così è stato. “Del resto, il direttore generale mostra da sempre grande attenzione per i nuovi linguaggi dell’animazione grazie alla sua esperienza professionale, anche internazionale”, aveva sottolineato il padrone di casa del festival. Non potrebbe essere diversamente per un servizio pubblico che, senza dimenticare la sua vocazione (dal primo maggio stop alla pubblicità su Rai YoYo), vuole proporsi come media company attenta alla cross-medialità, ormai più che nuova frontiera l’unica percorribile se si vuole stare dentro il mercato. È questo pensare in grande l’obiettivo del servizio pubblico annunciato da Campo Dall’Orto a Venezia. “Fino a qualche tempo fa la Rai si è concepita unicamente come televisione, con i suoi generi e le sue frammentazioni. Poi c’erano quelli di internet, ma erano un’altra cosa e stavano lì in fondo. Era la filosofia degli anni ’90. Ora cominciamo ad avere consapevolezza che lavoriamo per costruire l’immaginario. È un approccio più globale, che concepisce in modo unitario fin dall’origine l’intera filiera del prodotto”, ha sottolineato il dg Rai. Ben venga anche l’intesa tra Vivendi e Mediaset se serve ad accelerare questo processo: “La nascita di nuovi soggetti sarà in grado di attrarre più talenti e noi, come servizio pubblico, avremo comunque un ruolo crescente anche grazie all’introito maggiorato del canone, circa 175 milioni in più all’anno da destinare alla produzione creativa”.

Il termine di paragone finale però è quello che abbiamo visto in azione con l’ultimo Star Wars, “un evento dell’immaginario, globale, pervasivo, multimediale e che anche contenutisticamente ha dentro tutto: animazione, fantascienza…”. Il sistema dell’audiovisivo europeo e italiano dovrà fare i conti con l’industria che sta dall’altra parte dell’Atlantico. Ma per far questo anche la Rai in quanto servizio pubblico dovrà cambiare passo, “superando la parcellizzazione in voga fino ad oggi. Per questo, sapendo che le storie resteranno sempre centrali e il talento decisivo, sarà necessario unificare i vari momenti della produzione: dalla creatività alla realizzazione, dalle scelte editoriali fino alla distribuzione e commercializzazione di un prodotto”. Perciò servirà una “testa unica che razionalizzi tutta la filiera”, ha continuato Campo Dall’Orto. Confermando a precisa domanda che si tratta “di una nuova direzione che verrà messa a punto in accordo con il CdA” e in vista della presentazione del nuovo piano industriale. Solo a quel punto si capirà meglio se questa nuova struttura farà capo a Rai Fiction, a Rai Cinema o, più probabilmente, sarà indipendente.

Per tornare a parlare del caso Vespa, di liberatorie firmate dopo l’intervista e di censure di cui, bizzarramente, si preoccupano in coro gli esponenti di quasi tutte le forze politiche, ci sarà tempo da domani in poi…