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Come ti scarico il Freccero non più allineato

Il tiro al Freccero è il nuovo gioco di culto della gente che piace. Nella Terza repubblica si porta con vezzosa nonchalance, e un pizzico di livore, più o meno come l’apertura al gender perché no?, o il fastidio per gli ospiti non filo Pd nel salotto di Lilli Gruber. Nel caso di Carlo Freccero, bisdirettore di Rai 2, la faccenda è più divertente. Perché, curiosamente ma neanche troppo, i detrattori dell’ultim’ora dell’ex guru tornato sul luogo dell’editto sono i fan della penultima. Totem intoccabile, deus ex machina e re Mida fino al precedente giro di giostra, ora è un cialtrone, un inetto impresentabile, e il sottofondo di disapprovazioni e di dinieghi accompagna ogni sua mossa. Custodi del bon ton tv, sacerdoti di ortodossie, interpreti del pensiero corretto esternano disappunti, prendono distanze, segnano in rosso le intemperanze del saltimbanco dei palinsesti. Gli esempi si sprecano. Un autorevole osservatore dei media come Francesco Siliato, prof universitario che registra quotidianamente i verdetti Auditel nell’account di Twitter @StudioFrasi, perde la proverbiale indipendenza per segnalare con cinguettii ad hoc quanto certi programmi frecceriani si discostino dalla media di rete. Il principe indiscusso della critica, sua maestà Aldo Grasso, conclude le sue note sul Festival di Sanremo suggerendo «il programma che Freccero non farà mai: il reality della Sala stampa, con televoto». Contrariato si mostra pure Luca Bottura, autore in palmo di mano ai giornaloni che si proclama fan pentito del nostro uomo ora che si è schierato dalla parte dei gialloblù. Si potrebbe continuare, ma questo è il punto perché, gratta gratta, c’è il sospetto che dietro le analisi e le disquisizioni alate, ci sia la scelta di campo di Carlo il caldo. E allora non gliene si fa passare una, i flop di Popolo sovrano e di Povera patria soprattutto. Niente attenuanti riguardanti budget e vincoli di convivenza con altri dominus dei palinsesti. Fosse rimasto nell’alveo giusto tutto sarebbe perdonato, magari con annessa promozione al rango di vittima del perbenismo bigotto. Oggi però i perbenisti sono altri. Mentre lui rimane il solito convinto paladino del primato della libertà e della televisione anche sulla politica. Per questo ha cavalcato il berlusconismo e l’antiberlusconismo, e cavalca il pop e il situazionismo, il Sessantotto e il sovranismo. Quanto ai programmi, si fanno, si disfano e si aggiustano (e speriamo che The Voice of Italy funzioni). Lunga vita al fuori corso Carlo Freccero: non ci fosse, nel grigiore del pensiero unico uno così bisognerebbe inventarlo.

La Verità, 27 marzo 2019