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Un idolo planetario è protetto dalla vita privata?

Non se ne può più dello tsunami di retorica che ci ha travolto da quando è morto Diego Armando Maradona, ritenuto dalla maggioranza degli addetti ai lavori il più grande calciatore di sempre. Non se ne può più dell’alluvione di iperboli, pianti, esaltazioni, devozioni, inginocchiamenti a favor di telecamera, tipo quello del campione del mondo Bruno Conti ai Quartieri spagnoli di domenica. Di quanto letto sui giornali ha già scritto con la sagacia che conosciamo Mario Giordano, ma ciò a cui si continua ad assistere nei vari talk show non solo calcistici è, se possibile, persino peggio. Non parliamo poi di ciò che avviene sui campi di gioco. Al minuto di silenzio prima delle partite e il lutto al braccio indossato da tutti, giocatori e allenatori, è stata aggiunta la stucchevole interruzione del gioco con applauso, al decimo minuto del primo tempo di ogni match. Sia chiaro, Maradona è stato un fuoriclasse assoluto, probabilmente, come detto, il più grande sul terreno di gioco. Ma, ahinoi, assai meno grande fuori dal campo. Messo insieme, questo show planetario si chiama idolatria e sa un po’ di disperazione: c’entrerà la tragedia della pandemia?

Ho perciò sperato che qualche distinguo ce lo regalasse Marco Tardelli, ruvido campione del mondo nel 1982 (siamo figli del suo urlo di rabbia felice dopo il gol alla Germania), coraggiosamente intervistato dalla compagna Myrta Merlino, napoletana, all’Aria della domenica su La7. Le premesse sembravano buone: «Si può giudicare Diego in tanti modi. Si può giudicare Maradona e poi Diego Armando Maradona perché credo che Maradona sia stato un capolavoro del calcio». Ma poi anche Tardelli è planato su Maradona antisistema, figlio della rivoluzione, figlio del popolo che cercava riscatto come Napoli, e l’hanno trovato insieme… Alla fine, Merlino ha mostrato l’intervista concessa al regista Emir Kusturica («Che giocatore sarei stato se non avessi sniffato cocaina»), rimproverando bonariamente Tardelli, solitamente ligio alle regole, di essere tollerante con il Pibe de oro: «Non sono tollerante, non entro nella sua vita privata. Della sua vita privata fa quello che vuole. Mi ha dato delle emozioni in campo, non per quello che ha fatto nella vita privata». E meno male. Ma quando si è idoli globali, com’è stato Maradona, la distinzione tra vita pubblica e privata sparisce. Ammiriamo le opere del pittore Caravaggio, condanniamo le sue azioni criminali. Sono sicuro che, a proposito di vita privata, lo sappia bene anche Tardelli, in quel momento intervistato dalla sua donna.

 

La Verità, 1 dicembre 2020