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«Giuramento d’Ippocrate anche per i giornalisti»

È pronta a salire sulle montagne russe? Ho un certo numero di domande, mi appello alle sue doti di sintesi… «I tempi televisivi dovrei conoscerli. Cominciamo?».

Volto gradevole di La7, ex moglie di Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid, compagna di Marco Tardelli, mamma di tre figli, autrice del saggio Madri. Perché saranno loro a cambiare il nostro Paese (Rizzoli). È ciò che si sa di Myrta Merlino, conduttrice dell’Aria che tira, in onda tutte le mattine dalle 11 all’una e mezza.

Chi era la bambina Myrta Merlino?

«Era una bambina diventata adulta troppo presto. Avevo genitori speciali a cui devo molto, ma erano due sessantottini poco genitori. Mia madre venne arrestata a Parigi quando mi aveva in pancia».

Studi e frequentazioni giovanili?

«All’università ho scelto economia, ma poi, con la mia fretta di arrivare, sono passata a Scienze politiche. Sono stata tra i primi studenti a sperimentare l’Erasmus con uno stage a Bruxelles. Entravo nel palazzo della Commissione europea con il buio e ne uscivo quand’era di nuovo buio».

Non entusiasmante.

«Ero disperata. Fortunatamente da lì avevo iniziato a mandare brevi note al Mattino di Napoli. Cominciai a muovere i primi passi nel giornalismo, una volta il mitico Pasquale Nonno mi disse: “Piccerè, tu si brava… sei sicura di voler fare l’economia che sta a pagina 30 del giornale?”. All’epoca aveva ragione lui, alla lunga ho avuto ragione io».

Prima di arrivare a La7?

«Ho lavorato 12 anni in Rai con Giovanni Minoli, straordinario maestro e mangiatore dei suoi allievi».

Maestro prolifico.

«Mi ha insegnato tutto, dal montaggio alla musica. I miei autori mi odiano perché non mi sfugge niente».

Come passò a La7?

«Mi chiamò Gianni Stella, soprannominato Er canaro. Era amministratore delegato della rete allora di proprietà di Telecom e io avevo intervistato Franco Bernabè, il presidente: “Vuoi fare un programma di economia su La7?”. Era l’occasione per iniziare a camminare con le mie gambe».

Quindi accettò.

«La cosa strana è che mi proposero la seconda serata e ora conduco un programma pop del mattino. La vita ha più fantasia di noi».

All’Aria che tira ha scelto una conduzione morbida, materna…

«Mi fa piacere che la definisca materna perché siamo davvero una famiglia. Quando ho iniziato, dieci anni fa, lo share era dell’1,7%, il programma durava mezz’ora e io ero una giornalista tutta impostata. Adesso dura due ore e mezza e l’anno scorso abbiamo chiuso al 7%».

Dieci anni, duemila puntate: ora è meno impostata?

«Sono più in tv che a casa, ma sono la stessa persona in onda e fuori, nel bene e nel male, comprese le battute di cui a volte mi pento».

Con l’eccezione di Massimo Giletti, La7 è piuttosto filogovernativa, lei anche?

«Credo di essere una persona equidistante e post ideologica. Matteo Salvini lo conosco da quando era un ragazzotto che andava in giro per i mercati con le felpe e mi chiamava lui: “Myrta, facciamo un collegamento?”. Ho ottimi rapporti con politici di sinistra e di destra. Credo che il mio tratto umano si veda. Mi appassiono a certe battaglie, come avvenne per quella degli esodati, sui quali avrò fatto cento puntate attaccando il governo Monti. Poi mi capitò di difendere Elsa Fornero perché ritenevo sbagliato scaricare su di lei tutte le colpe».

Si può dire che la sua conduzione è meno militante di altre della rete?

«A La7 non ci sono parole d’ordine. Siamo piccoli, si fa tanto da soli, a volte con pochi mezzi. Non ho mai avuto pressioni dall’editore o dal direttore, che è un uomo di sinistra. Da Corrado Formigli a Giovanni Floris, tutti andiamo in onda con la nostra personalità».

I talk show settimanali sono maschili, mentre le strisce quotidiane sono condotte da lei al mattino, Tiziana Panella al pomeriggio, Lilli Gruber la sera.

«Questo mi piace molto. Spesso ci incaponiamo su cose inutili… ministra anziché ministro… uff, tutte polemiche pretestuose. L’altro giorno mi hanno chiamato per commentare l’enciclica Fratelli tutti dicendo che papa Francesco si è dimenticato le sorelle. Ma che m’importa! Io ho avuto una mamma femminista al momento giusto, non ho stress femministi ritardati».

Quel commento l’ha fatto?

«No. Invece padre Enzo Fortunato da Assisi mi ha chiesto di scrivere su SanFrancescopatronod’Italia.it un piccolo articolo sull’enciclica e quello sì, l’ho scritto volentieri. Sono anche onorata di partecipare alla consulta femminile del Consiglio per la cultura diretto dal cardinal Gianfranco Ravasi che mi ha chiamato sapendo che sono battezzata, ma non praticante».

Quando partirà il programma della domenica pomeriggio?

«Ne parliamo da un po’, è un progetto che mi appassiona. La domenica è sinonimo di famiglia, perciò l’idea è far leva sulla familiarità che si è instaurata con il pubblico per raccontare la politica, l’economia e la cronaca. Spero che questo progetto veda presto la luce».

Cosa vuol dire come ha scritto su Avvenire che «nell’Italia del coronavirus non c’è più spazio per il talk fine a sé stesso»?

«Che sono sempre più allergica alle chiacchiere inutili. Si parla delle cure contro il Covid e si scatenano guerre tra le regioni e il governo, tra Lazio e Lombardia… I problemi della pandemia si sono sovrapposti a quelli strutturali. Chi fa informazione, credo debba aiutare la comunità facendo servizio pubblico».

Per esempio spiegando con il portavoce dell’Associazione funzionari di polizia Girolamo Lacquaniti le sanzioni relative all’uso delle mascherine?

«Penso serva a mostrare che le forze dell’ordine sono dalla parte dei cittadini. Si ricorda la contestazione a quelle persone che prendevano il sole nella spiaggia deserta? Oltre a spiegare le regole, c’è un’esigenza di pacificazione perché siamo tutti nella stessa barca».

L’ho vista sollevata dopo un’ospitata a Vittorio Sgarbi.

«Sono amica della sua compagna, Sabrina Colle: “Tu lo rendi buono”, mi dice».

Si parla troppo dell’emergenza sanitaria?

«I dati di questi giorni m’indurrebbero a dire di no. Anche medici bravi come Roberto Burioni in passato hanno detto che la mascherina non serviva. Ora l’infettivologo Matteo Bassetti sostiene che se si è da soli all’aperto non serve. Ma se incontri qualcuno e non ce l’hai? Non me la sento di minimizzare».

Non crede, come ha detto Sgarbi, che ci sia troppa enfasi sul male e poca valorizzazione del bene? Troppo allarmismo?

«Sto molto attenta a non innescare l’allarmismo, ma mi arrabbio parecchio se vedo che bisogna fare otto ore di coda per sottoporsi ai tamponi. O se, nonostante si sappia da quattro mesi che il vaccino antinfluenzale è importante, ora in farmacia non si trova».

Massimo Cacciari ha detto che non serve lo stato di emergenza per far indossare le mascherine in assenza di distanziamento.

«Credo che dobbiamo trattare gli italiani da persone adulte, non come bambini da tener buoni agitando l’uomo nero. Penso che lo stato di emergenza serva a favorire una maggiore velocità di reazione, ma su questa polemica politica non voglio infilarmi».

Nei Paesi europei che stanno peggio dell’Italia non c’è.

«Sono diversi da noi, nel bene e nel male. Quando Emmanuel Macron ha anticipato l’apertura della scuola ero contenta, ma ora vedo che ha un problema enorme. Donald Trump è uscito dall’ospedale perché è guarito, ma Anthony Fauci ha detto che è stato imprudente perché il coronavirus comporta ricadute. Siamo in mezzo al guado, è difficile dire cos’è bene e cos’è male. Personalmente, cerco di essere umile e intellettualmente onesta».

Crede che anche i giornalisti televisivi debbano ripensare il loro modo di lavorare?

«Sul Corriere della sera ho scritto che ci vorrebbe un giuramento di Ippocrate per i giornalisti. Per questo abbiamo creato dilloamyrta@la7.it, l’indirizzo al quale abbiamo ricevuto 70.000 mail. Il tanto dolore visto aumenta la voglia di dare una mano. Quando tutte le mattine vedo i numeri dell’Auditel il senso di responsabilità cresce ulteriormente».

Da quando è esplosa l’epidemia c’è qualcosa che non rifarebbe?

«Non conoscevamo questo virus. Nessuno che sia onesto può dire di non aver mai detto una cazzata. Appena si diffuse chiesi a Burioni se ci si poteva suicidare con il coronavirus e lui rispose di no».

Gli chiese anche se poteva mangiare in diretta gli involtini primavera.

«La Cina all’inizio non sembrava così opaca. Ripensandoci, mia madre, che era una sinologa, mi diceva che il mix tra capitalismo sfrenato e partito unico poteva essere economicamente formidabile, ma civilmente molto pericoloso. Purtroppo questa storia ce l’ha dimostrato».

Il vostro compito è informare o influenzare, per esempio inginocchiandosi per Black Lives Matter?

«Mia figlia mi aveva mostrato il filmato integrale dell’uccisione di George Floyd, sette minuti terribili. Non volevo influenzare nessuno, ma manifestare quello che sentivo. Penso che a volte bisogna prendere posizione anche su vicende che sembrano lontane. Se molti anni fa Rosa Parks non fosse rimasta seduta su quell’autobus probabilmente le cose non sarebbero migliorate, seppure ancora troppo lentamente».

È difficile fare informazione sull’epidemia mentre il suo ex marito è commissario straordinario per il Covid-19?

«Domanda retorica. Credo di aver mantenuto equilibrio senza mancare di rispetto al padre miei figli».

Ex moglie di Arcuri, ora compagna di Marco Tardelli: l’attraggono gli uomini ombrosi?

«È stato così a lungo, m’ingarellavo con me stessa davanti alle persone complesse. Marco si autodefinisce chiuso e timido, ma per me è il sole, un uomo positivo e generoso. Mi sono conquistata tutto con le unghie e i denti, invece lui è la mia botta di culo».

Rischiate di diventare soggetti da gossip?

«Abbiamo cercato a lungo di tener bassa la nostra storia per rispetto dei figli. Poi una foto su Chi ha ritratto una sua mano sotto la mia giacca e Vittorio Feltri scrisse un pezzo intitolato “Tardelli e la mano Myrta”. Dopo quattro anni di grande amore se un giornale ci fa delle domande e delle foto, perché no? L’altro giorno un paparazzo ci seguiva, l’abbiamo salutato tranquillamente. Viviamo con molta serenità».

 

La Verità, 10 ottobre 2020