La ricerca del figlio diventa un thriller adrenalinico

Nell’ultima settimana è entrata nella top ten delle serie Netflix più viste di sempre e una ragione ci sarà, nonostante le critiche acidule di qualche critico dai gusti patinati. In realtà, una certa sorpresa la provoca il successo di Ovunque tu sia, otto episodi di una quarantina di minuti tratti da I will find you di Harlan Coben, autore ben sfruttato dalla serialità di tendenza. Non si tratta, infatti, del classico prodotto con le quote assegnate alle minoranze che ingrossano il pubblico arcobaleno delle piattaforme streaming, bensì di un family thriller che ha per protagonista un padre (il Sam Worthington di Avatar) condannato all’ergastolo, da innocente, per l’omicidio del figlioletto. La vera originalità della storia è la trama centrata sul confronto tra una serie di coppie: sono padre e figlia anche i due poliziotti che indagano (Chi McBride e Logan Browning), madre e figlio i titolari della fondazione non profit (Madeleine Stowe e Milo Ventimiglia), padre e figlio il direttore del carcere e l’amico del condannato.
Dopo cinque anni di galera privi di rapporto con i famigliari che hanno creduto alla sua colpevolezza, improvvisamente davanti al detenuto nel carcere di Boston si palesa la cognata (Britt Lower), giornalista investigativa a riposo forzato, mostrando la foto di un bimbo con la stessa voglia sulla guancia di quello ucciso. È la leva che scatena la determinazione del papà a ritrovare il figlioletto e a provare la propria innocenza. Ed è l’innesco di un action ricco di colpi di scena che coinvolgono e spiazzano ripetutamente il telespettatore. Evasione dal carcere, inseguimenti, depistaggi, pistole puntate con annesso ultimatum, game over ribaltati: il padre e la zia del bimbo sembrano Bonnie e Clyde e riescono a scamparla sempre all’ultimo, mentre le piste a un punto morto aprono nuove strade. I notiziari martellano la grande storia del padre inafferrabile, ma la cognata-partner respinge le avance dell’ex direttore bramoso dello scoop. Chi sono quelli che hanno falsificato le prove della morte del piccolo Matthew, rapendolo e pilotando le testimonianze al processo? Quali scheletri nel passato della famiglia giustificano una vendetta tanto diabolica? È corrotta anche la polizia che insegue il padre che cerca il figlio? Chi c’è dietro la fondazione che gestisce una serie di orfanotrofi? E come funzionano le donazioni nella clinica della fertilità dove lavora la mamma del bimbo rapito? Le domande si aprono una sull’altra come scatole cinesi. Così, senza bisogno dell’aura che avvolge altri titoli, qui l’adrenalina scorre a fiumi e si fatica a interrompere la visione sequenziale.

 

La Verità, 4 agosto 2026