Taylor Sheridan fa ancora centro con Landman
Dopo che, alla fine della prima stagione, il proprietario dell’impero (John Hamm, quello di Mad man) lo ha nominato, sul letto di morte, presidente, il risolutore della grande compagnia petrolifera (il premio Oscar Billy Bob Thornton) deve uscire allo scoperto. Soprattutto deve allearsi con la vedova (Demi Moore) per respingere le mire dei concorrenti e delle banche che vogliono rientrare dai prestiti. «Ora sono io a capo del più grande gruppo petrolifero indipendente del Texas occidentale e vi dimostrerò in cosa sono diversa da mio marito: sono molto più cattiva di lui», è l’autopresentazione della signora alla cena dei notabili con cappello da cowboy.
La seconda stagione di Landman (persona che si occupa dei diritti minerari e delle terre nel settore del petrolio e del gas) in onda su Paramount+, un episodio ogni domenica, si annuncia ancora più provocatoria della prima. Al centro della scena c’è ancora di più il tuttofare interpretato da Thornton. Scafato, con metri di pelo sullo stomaco, caustico quanto basta. Ora, oltre a fronteggiare i cartelli della droga deve anche indirizzare gli investimenti e organizzare l’ufficio legale dove rivaleggiano due avvocati di sesso e generazioni diverse. Niente in confronto ai grattacapi che sorgono quotidiani dentro casa. Con il loro esibizionismo ad alto rischio in un universo tutto maschile, l’ex moglie (Ali Larter) e la figlia teenager (Michelle Randolph) costringono l’uomo a ricorrere con frequenza al cinismo già suo alleato nella gestione degli affari. Anche l’ombroso primogenito (Jacob Lofland) è fonte di preoccupazioni dopo che si è ingenuamente lanciato nel business dell’oro nero andando a cozzare con il marchio di un pericoloso trafficante (Andy Garcia). Le premesse sembrano interessanti.
Scritto da Taylor Sheridan (lo stesso di Yellowstone e Tulsa king), questo neo western, tratto dal podcast Boomtown di Imperative Entertainment e Texas Monthly che racconta la nuova epopea del greggio che ha «cambiato il nostro clima, la nostra economia e la nostra geopolitica», è sostenuto da un grande cast e da una cornice di scenari giallo polverosi e calienti. I dialoghi schietti e venati d’ironia dei manovali e dei miliardari protagonisti hanno procurato alla serie l’etichetta di prodotto «per maschi bianchi». Di sicuro non è roba per palati chic. Ma, detto questo, al netto del sentore di razzismo al contrario che emana un’espressione simile e considerato il tenore della produzione dominante in tutte le piattaforme, vien da replicare semplicemente: meno male, lunga vita alla scorrettissima Landman.
La Verità, 28 novembre 2025
