In Untamed la natura ostile cela i segreti dell’anima
Selvaggio, ruvido e indomabile come la natura. Come certe foreste o certe pareti inviolabili di montagna. Anche se sono quelle del Parco nazionale di Yosemite, in California. La traduzione nel titolo della miniserie è Untamed, sei episodi prodotti da Warner Bros appena usciti e in testa al gradimento del pubblico di Netflix. I protagonisti quasi si specchiano uno sull’altro. Il cupo ranger della Sezione investigativa del National park service, Kyle Turner, interpretato da Eric Bana (Hulk), e la natura dei tremila chilometri quadrati del grande Parco californiano (in realtà la serie è stata girata nella provincia della British Columbia, in Canada). Maestosa, scoscesa e fitta di segreti come l’anima turbata degli agenti che indagano sulla misteriosa morte di una ragazza che precipita dalla cima del costone di una parete per scalatori. L’ipotesi che si tratti di un suicidio non convince Turner e il suo capo (Sam Neill, quello di Jurassic Park) che gli affianca Naya Vasquez, un’agente messicana alle prime armi (Lily Santiago), appena arrivata da Los Angeles. La collaborazione tra loro, però, è tutt’altro che fluida. Entrambi convivono con vicende traumatiche che affondano nel passato: Turner si sente in colpa per aver perso l’unico figlio in circostanze ancora poco chiare e si è separato dalla moglie (Rosemarie DeWitt); Vasquez è una madre single, in fuga da un marito violento che continua a inseguirla. Man mano che le indagini procedono, inoltrandosi nei cunicoli più impervi del Parco popolato da nativi americani, ma anche da strane sette e da clan di spacciatori, l’intrigo si fa fitto e impenetrabile come la vegetazione della foresta. Anche perché, nel frattempo, un’altra agente comincia a fare domande su un caso irrisolto dallo stesso Turner, cinque anni prima. Così, mentre il ranger solitario comincia a condividere il dolore che lo lacera riavvicinandosi all’ex moglie, si allontana la soluzione del mistero della ragazza precipitata dalla montagna.
Sceneggiata da Mark L. Smith (e dalla figlia Elle), già autore di Revenant – Redivivo e della serie American primeval, pur priva di particolari innovazioni registiche, Untamed si giova del continuo raffronto tra le attraenti ma inquietanti panoramiche naturali e le ombrosità dei protagonisti, alle prese con i propri demoni che affiorano come certi cadaveri sulle acque di uno stagno di montagna. Non siamo certo di fronte a un capolavoro, ma a qualcosa di vedibile in una stagione non particolarmente ricca di offerte.
La Verità, 20 luglio 2025
