Tag Archivio per: Focus

«Paradosso Mattei» fa luce su un mistero rimosso

Paradosso Mattei: i misteri di una vita irripetibile è il quinto di sei documentari trasmessi da Focus (canale 22 del digitale terrestre) per approfondire le vicende opache o rimosse del Novecento italiano. Dall’incidente diplomatico con gli Stati Uniti durante il sequestro dell’Achille Lauro all’avanguardia tecnologica della Olivetti, fino, appunto, alla tragica morte di Enrico Mattei, avvenuta il 27 ottobre 1962 quando cadde il piccolo aereo su cui viaggiava. Lo scopo è comporre una piccola biblioteca della memoria il più possibile attendibile e «onesta», anche là dove le certezze definitive sembrano ipotetiche.

«Finisce a Bascapè, in provincia di Pavia, la vita di Enrico Mattei e nello stesso istante comincia il caso Mattei (come si intitolerà il film interpretato da Gian Maria Volonté ndr)», sintetizza Gianluca Mazzini, autore dell’indagine che ci introduce nelle pieghe di uno dei più intricati misteri italiani, incidente o attentato? Per farlo, il reporter si avventura tra le numerose inchieste, i filmati dell’epoca e le testimonianze di Sabino Cassese, già collaboratore di Mattei, di Vincenzo Calia, il magistrato che dopo le indagini durate dal 1994 al 2003 ne accertò l’origine dolosa, e di Lupo Rattazzi, presidente della compagnia aerea Neos che, invece, basandosi sui documenti del 1962, contesta l’ipotesi criminosa. Tra investigazione e contestualizzazione storica, Mazzini ricostruisce il profilo del carismatico presidente dell’Eni, convinto che l’Italia non potesse rassegnarsi allo strapotere delle Sette sorelle. Anziché liquidare l’Agip, nata nel Ventennio, decide di rivitalizzarla, avviando le prime trivellazioni nella «cassaforte aperta» della Pianura padana. La scoperta dei giacimenti di metano a Caviaga e di petrolio a Cortemaggiore sono le basi del boom economico. L’Eni non può restare «un gattino pronto per essere divorato da cani affamati». Per rompere l’accerchiamento, appoggiato dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, intavola rapporti con l’Urss, grande produttrice di petrolio. Ma la strategia di «sovranismo energetico» è vista con sospetto crescente dai colonialisti petroliferi.

Già all’epoca, Amintore Fanfani parlò di «abbattimento dell’aereo», ipotesi poi confermata dalle inchieste di Pavia e dalle sentenze della Corte d’assise di Palermo. Negli anni immediatamente successivi alla morte del presidente dell’Eni crollò l’intero scenario allestito per aggirare le Sette sorelle: il premier iracheno Abd al-Qarim fu ucciso dalla Cia, John Fitzgerald Kennedy assassinato a Dallas e il governatore algerino Ahmed Ben Bella destituito. Sembra spionaggio internazionale, è storia.

 

La Verità, 8 novembre 2025

La Seconda guerra in un doc migliore di tanti libri

Bisogna essere grati a Pietro Suber per il lavoro che ha portato alla realizzazione di Lili Marlene – La guerra degli italiani, il documentario in onda stasera e domani su Focus, il canale Mediaset al tasto 35 del digitale terrestre e al 414 della piattaforma Sky, a ottant’anni dalla dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940. Bisogna essere grati a Videonews che ha dato risorse e tempo necessari per confezionare questo film che andrebbe mostrato nelle scuole, più utile di tanti libri di storia, per far capire davvero chi siamo e da dove veniamo. Il merito di autori e produttori risiede anche nel fatto che in Lili Marlene non ci sono tesi precostituite come quelle che pilotano tanti doc approntati per la narrazione mainstream. Una nota a parte merita anche la scelta felice di alternare grandi pezzi rock con le canzoni d’epoca che abbiamo sentito cantare dai nostri genitori.

Avvalendosi della collaborazione dello storico del fascismo, Amedeo Osti Guerrazzi, e della sceneggiatrice Donatella Scuderi, Suber ha coinvolto fra gli altri l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si racconta balilla, Eugenio Scalfari che ricorda che tutti gli italiani erano fascisti salvo diventare antifascisti quando il regime cadde, Pupi Avati, che rivela il fremito dal quale è percorso ancor oggi quando sente parlare in tedesco, Dacia Maraini che parla della fame che spinge a mangiare «anche serpenti». La parabola del regime, dalla proclamazione delle leggi razziali alle vendette della Resistenza, è vista attraverso le immagini dell’Istituto Luce e gli occhi di Pierfrancesco Ciano, nipote di Galeazzo, il genero del Duce che fu ucciso dopo che, il 25 luglio 1943, aveva votato per la destituzione di Mussolini. L’autore ha scovato nelle pieghe di alcuni eventi poco frequentati dalla storiografia corrente come la strage di Castro dei Volsci e la tragedia dell’Arandora Star, i racconti di persone scampate ad agguati e sevizie. Tra i quali è difficile isolare quelli più strazianti o le ammissioni più dolorose. Come quella dell’ex capo partigiano Edoardo Succhielli, che con l’uccisione di due tedeschi provocò la cruenta rappresaglia di Civitella Val di Chiana: «La Resistenza non è mica tutta fatta di azioni ben studiate, ben congegnate. Quella fu un’azione sbagliata, noi abbiamo purtroppo portato la rovina in quel paese». O come la storia di Fiamma Morini, ex ausiliaria della decima Mas che si dichiara «fascista dentro», e di Carlo Bretzel, ex partigiano sul Grappa che, messi a confronto, documentano il permanere di una riconciliazione difficile. Testimonianze proposte senza pregiudizi. Da ascoltare e meditare.

 

La Verità, 10 giugno 2020