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Guerrieri, un principe del foro con poco equilibrio

Com’è empatico l’avvocato Guido Guerrieri interpretato da Alessandro Gassmann nella serie di Rai 1 diretta da Gian Luca Maria Tavarelli. Empatico e solo, però. Un personaggio screziato. Che ha le crisi di panico e si sposta sempre in bicicletta. Nonostante il cognome, è fragile e dolente, ma frequentatore di palestre di boxe. Con il cuore infranto dalla fine del matrimonio con Sara (Daniela Virgilio), ma cedevole al fascino delle donne che gli ronzano attorno. Insomma, un maschio alfa, però tenero, sensibile e altruista. Un uomo complesso e dalle mille sfaccettature quasi fosse uscito da un romanzo o da una sceneggiatura di Gianrico Carofiglio. Infatti.

Nella Bari vecchia – patria del romanziere, ex magistrato nonché parlamentare pd, dove il Comitato per il No al referendum ha appena riunito per una marcia antiriforma giudici, avvocati e personale giudiziario assortito – questo principe del foro di due metri dorme sul divano dell’ufficio perché non ha ancora smaltito l’abbandono della moglie di cui resta innamorato. Tuttavia, gli basta incrociare la misteriosa compagna (Catrinel Marlon) di un detenuto, suo assistito (Giordano De Plano), accusato di traffico internazionale di stupefacenti, per dimenticare le pene post divorzio e cambiare velocemente divano. In quello della dolce signora, di professione fisioterapista, la cura resa necessaria dall’aggressione di quattro ceffi fa miracolosamente sparire i dolori e si trasforma rapidamente in passione erotica. Poi, in sella alla fedele bici gialla, Guerrieri schiva le trappole della criminalità, si adopera per aiutare un giudice in odore di corruzione (Stefano Dionisi) di cui è confidente, slalomeggia tra visite in carcere dai propri clienti, drink in locali chic frontemare e sedute di boxe con i bicipiti in bella vista. Lo chiamano legal drama e, come va di moda da qualche tempo, la messa in onda è preceduta da un lungo trailer in anteprima. Tuttavia, qui, più che i trucchi dell’arte forense, incuriosiscono le acrobazie sentimentali del protagonista. Per tenere insieme tutto, Gassmann eccede in smorfie, motteggi e ammiccamenti senza mai risultare davvero credibile quanto lo era stato nel ruolo del Professore. La serie che si sviluppa in otto episodi s’intitola Guerrieri – La regola dell’equilibrio e raramente un titolo è parso così divergente dalla trama (Rai 1, ore 21.40, share del 22,7%, 3,9 milioni di telespettatori): il nostro avvocato ha un’indole tutt’altro che battagliera e, quanto all’equilibrio, risulta quanto mai precario.

 

La Verità, 11 marzo 2026

Gassmann prof moderno e una storia borderline

Dante Balestra vorrebbe essere il nostro John Keating. Ma tra Alessandro Gassmann e Robin Williams le differenze sono parecchie. Come tra Un professore e L’attimo fuggente. In realtà, la serie in onda su Rai 1 (giovedì, ore 21,40, share del 20,2%, 4,2 milioni di telespettatori) è un remake di Merlì, una produzione catalana arrivata a tre stagioni. Per la nostra rete ammiraglia è stato coinvolto Alessandro D’Alatri alla regia, l’«head writer» (senza pomposità, il capo degli sceneggiatori) è Sandro Petraglia, la società realizzatrice Banijay studios Italy. Dopo otto anni di lontananza, ora che la madre deve trasferirsi a Glasgow per lavoro, Dante torna a Roma per prendersi cura del figlio Simone. Affiora così il comprensibile rancore del ragazzo verso il padre inadempiente, nonché marito adultero. Per di più, il genitore finisce a insegnare filosofia proprio nella classe frequentata da Simone. Una situazione borderline. Non l’unica.

Balestra è un professore anticonformista che tiene lezioni all’aperto, affascina gli studenti con il suo carisma scapigliato e si prodiga per recuperare quelli più marginali. Di interrogazioni, invece, non si hanno notizie. L’unico che vi ricorre è l’odioso docente di latino, ridotto a macchietta. Purtroppo non è il solo luogo comune della sceneggiatura. Un altro è la lezione sull’amore platonico partendo dai graffiti sul muro della scuola, al fine di scongiurarne la riverniciatura. Un ulteriore è che, al primo incontro, il famigerato Dante si porta a letto la collega di matematica, prossima al matrimonio. E quando i due decidono d’interrompere la storia, non senza avvinghiarsi in sala insegnanti, sono fatalmente scoperti proprio dal figlio che non mancherà di presentare il conto. Tuttavia, lungi dal ravvedersi, Dante continua ad accendere relazioni alla frequenza di una per episodio. Placandosi, verosimilmente, solo nel rapporto con Anita (Claudia Pandolfi), confusa madre di Manuel con la quale anni addietro aveva condiviso una notte di ansie per i loro bambini, ora compagni di classe. Chi non riuscirà a placarsi, scoprendo la sua passione per Manuel, è proprio Simone. Chissà se al prof (fintamente) anticonformista basteranno le citazioni di Kant e Virginia Wolf per sciogliere l’intricato groviglio di sentimenti e inclinazioni. Ciò che è sicuro è che il progressismo educativo oggi di gran moda trova in Dante Balestra un esemplare credibile e ruffiano al punto giusto.

Infine, quanto lavoro per il gettonato Gassmann: poche settimane fa era un bastardo di Pizzofalcone, ora impersona un John Keating di Villa Borghese. Non sarà troppo anche per lui?

 

La Verità, 20 novembre 2021