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Panatta e «il signor Mattarella» incoronano Sinner

Jannik Sinner è imperatore di Roma. Pronostico confermato. Al termine di un match senza grandi colpi di scena, la superiorità tecnica del numero 1 del mondo s’impone: 6-4 6-4. Il rosso non tradisce. È il sesto Master 1000 consecutivo, dopo Parigi Bercy, Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid. Un filotto da record inavvicinabile. Il terzo consecutivo sulla terra, un tris riuscito solo a Rafael Nadal. Di Novak Djokovic, invece, Sinner eguaglia il successo in tutti i nove Master 1000 del circuito, tra i quali mancavano proprio gli Internazionali d’Italia. Le vittorie consecutive di quest’anno sono 34. Una collezione di record. «Sono passati 50 anni dall’ultima vittoria italiana. Sono contento che uno di noi ha ottenuto questo risultato. C’è stata tanta tensione, ma sono contento», ha detto a caldo appena terminata la partita.
«Chi vince qui entra nella storia», ha sentenziato Adriano Panatta, uno che sa di cosa parla. Vincendo qui inaugurò il trionfante 1976, Roma Parigi Coppa Davis. Ora che Nicola Pietrangeli, l’altro storico trionfatore degli Internazionali d’Italia (1957 e 1961) non c’è più, è lui al fianco di Sergio Mattarella quando consegna la coppa a Sinner. «Sono sempre molto emozionato quando c’è il signor Mattarella…», abbozza Jannik. «In qualche modo riesco sempre a mettermi in posizioni non piacevoli quando devo stare davanti al presidente», dice strappando il sorriso di tutti i presenti. «Adriano, dopo 50 anni abbiamo riportato a casa questo trofeo molto importante», osserva, più a proprio agio, provocando l’ovazione del Centrale. «Non posso dire di averti visto vincere su questo campo, forse i miei genitori non si erano ancora messi insieme», continua sul filo dell’autoironia. Panatta sorride. Lui e Sinner, due tennisti e anche due uomini che più diversi è difficile. Estroso, romantico e irregolare nell’applicazione sportiva il primo, metodico, concentrato e votato al miglioramento continuo il secondo. Ma uniti dalla stima reciproca e dalla passione per il tennis. E, in un certo senso, anche dal desiderio di Adriano di vedere finalmente un altro italiano alzare al cielo la coppa che lui conquistò 50 anni fa. Prima di smarrirla, forse in qualche trasloco, come ha rivelato.
Mezzo secolo dopo siamo qui, per vedere se il nostro numero Uno è anche il gladiatore del Foro italico. A sottolineare il clima di festa è presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proveniente dalla visita fuori programma ai feriti di Modena e Bologna. Vicino a lui siede il presidente della Fit Angelo Binaghi, e attorno numerosi ministri ed esponenti politici in giacca e cravatta. Poco più in là, la famiglia Sinner è al completo, papà Hanspeter, mamma Siglinde, emozionatissima, il fatello Mark e Laila Hasanovic, fidanzata di Jannik. A un certo punto si era pensato che, a causa della trasferta straordinaria, il capo dello Stato avrebbe rinunciato alla presenza sul Centrale. Invece non ha voluto mancare, fedele alla fama di portafortuna per gli atleti italiani, accreditata dai media, cominciando dalle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Insomma, se Sinner non va al Quirinale, Mattarella va al Foro italico. Per mettere, astutamente, il timbro su questa storica vittoria, presentandosi alla premiazione insieme a Panatta. E avendone un ritorno di popolarità.
La festa del tennis italiano comincia poco prima del suo arrivo con il successo di Simone Bolelli e Andrea Vavassori che piegano la resistenza della coppia Granollers/Zeballos (7-6 6-7 10-3). 66 anni dopo quello di Pietrangeli e Sirola, un doppio italiano conquista Roma. «Un trofeo che non è nostro, ma di tutti voi che ci avete trascinato fin qui con l’affetto e il sostegno…», dice Simone. Parole di stima per gli avversari da Vavassori: «Siete una coppia fantastica. Questo è il doppio, due amici che giocano insieme».
L’unico deciso a guastare la festa del tennis tricolore è Casper Ruud, numero 25 della classifica mondiale ma in un momento di grande forma, come conferma il cammino sicuro per conquistare la finale contro Jannik. Il piano di gioco del norvegese è chiaro. Un tennis atletico, impostato sul fisico e su scambi lunghi, facendo leva sulla verosimile maggiore stanchezza dell’italiano dopo la maratona di due giorni contro Daniil Medvedev. Jannik sembra patire un pizzico di emozione per la pressione e le tante attese che lo circondano. Il famoso appuntamento con la storia. Subito break e, per fortuna, controbreak. Meglio non far scappare Casper che giostra con il dritto, il suo colpo migliore. Pian piano, però, emergono solidità e varietà del tennis di Jannik che nel nono gioco, con tre ottime palle corte, conquista il break e va a servire per il primo set. Con due dritti e uno smash vincente, lo incamera senza problemi. Il secondo set si apre con un altro break in favore di Sinner. La partita sembra indirizzata oltre che nel punteggio anche nel gioco. Quello di Ruud non crea problemi al rosso di Sesto Pusteria. Concentrato, concreto, ora efficace con la prima di servizio e con entrambi i colpi base. Poi c’è la smorzata, il suo colpo in più, sempre più chirurgico e disinvolto, la chiave con cui scardina le difese del norvegese. Che si scoraggia: l’italiano fa tutto meglio di lui. Ruud prova, comunque, a resistere e nell’ottavo gioco si conquista anche una palla break, che Jannik annulla con una prima seguita da un dritto vincente.
Arrivano tre championship point. Il Foro canta Sinner Sinner. Jannik alza le braccia e si distende in un largo sorriso. La festa può cominciare. Jannik scrive «Grazie» sul vetro della telecamera. Ma siamo noi a ringraziarlo.

 

La Verità, 18 maggio 2026