Cobolli lotta come un leone, ma Zverev sfata il tabù
Disteso sulla terra rossa, Alexander Zverev si gode il momento di felicità. Alla quarta occasione ce l’ha fatta a conquistare il suo primo slam. Onore a Flavio Cobolli che ha lottato per cinque set. A Roma Adriano Panatta aveva dato appuntamento a Jannik Sinner per la premiazione sul Philippe Chatrier del Roland Garros. Invece, con grande eleganza, ha consegnato il trofeo al tedesco con il profilo da guerriero normanno, vincitore con il punteggio di 6-1 4-6 6-4 6-7 6-1.
La curiosità attorno a questa finale inedita riguarda soprattutto Alexander Zverev, già tre volte finalista di slam (Open Usa 2020, Parigi 2024 e Australian open 2025) e mai vincitore: gli sfuggirà questa irripetibile occasione, in assenza di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, di conquistare il primo major? Sascha si avvicina alla trentina e chissà mai quando gli ricapiterà, inchiodato al numero tre delle classifiche ora che anche Novak Djokovic ripiega. Dall’altra parte c’è Flavio Cobolli, faccia d’angelo di strada, adolescenza fra Trigoria della Roma calcio e il Parioli, il circolo dei grandi. Quello di Adriano Panatta, che oggi è in tribuna d’onore per premiare il vincitore 50 anni dopo il memorabile 1976 quando i francesi lo ribattezzarono «Panattà» e, vedendo le sue volée in tuffo, scrissero che «cammina sulle acque».
Come Zverev anche Cobolli detto «Cobbo» è allenato dal padre. In questo i due amici si somigliano, come si somigliano i rapporti vivaci tra padri e figli del tennis. «Ammiro Flavio più come uomo perché come tennista può migliorare ancora tanto», ha detto Stefano Cobolli. Di rimando, il ragazzo gli fa pesare quando predisse che non sarebbe mai entrato nei primi 10. Invece, grazie all’exploit di questo torneo è già in top ten. E ora, in caso di vittoria, si isserebbe al numero cinque. Zverev non progredirebbe in classifica nemmeno vincendo, ma sfaterebbe un tabù che cambierebbe curriculum, autostima e conferenze stampa. Le carte in regola le ha tutte come dimostra il disco rosso alzato in faccia alla nouvelle vague, i vari Rafael Jódar e Jakub Menšík incontrati sul suo cammino. Cobbo invece consacra il momento di gloria di les italiens, con Matteo Arnaldi e Matteo Berrettini nei quarti di finale di un torneo senza Lorenzo Musetti e Jannik Sinner, fuori al secondo turno.
Zverev è più esperto e abituato a questi match, ha un servizio più potente, un rovescio più sicuro e un registro di gioco più limitato. Il suo punto di forza è la regolarità, soprattutto sulla diagonale del rovescio. Cobolli possiede un dritto esplosivo, maggior varietà di colpi, è dotato di gambe fenomenali che gli consentono grandi recuperi. La sua arma può essere la smorzata, perché Zverev non è un fulmine quando deve correre in avanti. I precedenti dicono 3-1 per il tedesco che per la prima volta si presenta da favorito alla finale di un major. Ma in questa primavera siamo uno pari, Cobbo vincitore a Monaco, Sascha a Madrid. Sarà decisiva la testa. Cioè, concentrazione, tranquillità e capacità di stare lì a giocarsi ogni singolo punto.
Pronti via, c’è il break e l’italiano deve subito inseguire. Sascha è solido con il rovescio e incrocia stretto con il dritto. Cobbo affretta i colpi nel tentativo di rientrare, ma diventa falloso. Il primo set è perso in un soffio. Bisogna liberarsi della tensione e aspettare con pazienza l’occasione buona. All’inizio del secondo set, Flavio è più disinvolto ed efficace al servizio. Riduce gli errori, introduce la smorzata e ottiene il break. Ora è Cobolli a comandare, i suoi turni di servizio si accorciano, quelli di Zverev si allungano. Al decimo game un ace e un lungolinea di rovescio portano l’italiano sull’uno pari. La situazione è capovolta. Flavio è più intraprendente, mentre Sascha ha perso sicurezza. Nel quarto gioco del terzo set, quando Cobbo annulla due palle break la fiducia cresce. Invece, mentre l’italiano si fa prendere dalla fretta, il tedesco non fa regali e si prende il terzo set. Ma il break conquistato all’inizio del quarto rimette subito in partita l’italiano. Nel sesto gioco il tedesco rientra. Il nemico di Flavio è la fretta che lo rende falloso. Il tie-break è un mezzo romanzo. Dopo un passante miracoloso, Cobolli manca una palla set facilissima, ma si rifà con un lungolinea di dritto. Si va al quinto. Flavio cede subito il servizio e poi ancora una seconda volta. Nel quarto gioco non sfrutta tre palle break per provare a rientrare. Finisce in un batter d’occhio. Vince il tedesco con il profilo da guerriero normanno, ma il ragazzo con la faccia d’angelo di strada può competere con i migliori del mondo. A presto.
La Verità, 8 giugno 2026
