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Tra boomers e millennials overdose di giovanilismo

Che bellooooo! Wow! Che ficooo! È un diluvio di esclamativi il contrappunto del nuovo giocone di Rai 2 che sancisce il ritorno nella tv pubblica di Alessia Marcuzzi. La missione nazionale è salvare dall’inabissamento la rete, ma la showgirl transfuga da Mediaset (per mancanza di offerte) ha contrattualizzato prima che l’emergenza deflagrasse. In fondo, visti i flop in serie e la supervisione dell’attuale direttore dell’Intrattenimento prime time che risponde ancora al nome dell’ineffabile Stefano Coletta, poteva pure andare peggio. Qualche volta la legge di Murphy viene smentita, ma non di molto perché Boomerissima non floppa, ma si accontenta di andare malino (Rai 2, martedì, ore 21,30, 1,5 milioni di telespettatori, share dell’8,5%). Dunque, il giocone di cui sopra consiste nel far gareggiare due squadre di vip e semivip, una composta da boomers e l’altra da millennials e sai la novità. I giochi e le cavalcate intergenerazionali, come argomentano sociologi e cantautori, sono il segreto per attrarre i target e se l’obiettivo è perennemente quello di attrarre il pubblico giovane, di sicuro c’è che anche in questo caso il più fedele è quello più stagionato. Perciò, vai con l’amarcord e l’operazione nostalgia, tra quiz sul ritornello della canzone di successo da completare e indovina l’anno… Per dire il grado di difficoltà, si mostra la caduta del Muro di Berlino: che anno sarà? Il tutto, come si diceva, condito dal clima ridanciano di cui la Marcuzzi è primatista mondiale, pronta per altro a sdoppiarsi e triplicarsi nel ruolo di conduttrice, showgirl, ballerina, supportata di volta in volta da qualcuno dei componenti delle due squadre, vogliosi di cimentarsi. Primi fra tutti gli autoironici Katia Follesa e Maurizio Lastrico, protagonisti di una sorprendente arringa finale, Ema Stokholma ed Elena Santarelli, che le canzoncine le sanno proprio tutte. Così, sulla parodia del provino di Flashdance davanti a Luca Tomassini e delle indimenticate Charlie’s Angels, la serata viaggia senza pretese verso il finale del gioco inevitabilmente incentrato sulla cultura pop televisiva e attorno agli anni Ottanta e Novanta, decenni di riferimento della conduttrice, ovviamente non imparziale. Tra le due generazioni contrapposte la mediazione non può essere che il giovanilismo in dosi massicce. Alla fine l’ingresso di Raf (Self control e Cosa resterà di questi anni Ottanta), certamente più boomer che millennial con la sua trentennale storia d’amore con Gabriella Labate, smorza un filo la baldoria. Ma almeno fornisce un perché alla serata.

 

La Verità, 19 gennaio 2023

Tutti i motivi per non guardare i reality show

Abiezione. Forse basta una sola parola per descrivere la deriva che hanno preso certi reality show. Una deriva di cui non era difficile immaginare l’inevitabilità. Quando decidi che i canali Mediaset debbano averne sempre uno in palinsesto l’escalation è nell’ordine delle cose. Bisogna sempre alzare l’asticella. All’in giù, però. Un gradino alla volta. Di reale c’è soprattutto l’abiezione. Il campionario della pornografia dei sentimenti viene continuamente aggiornato. Approssimativamente: gli eccessi trash del Grande Fratello 15 condotto da Barbara D’Urso che causano la fuga degli sponsor, il machiavellico canna gate della scorsa Isola dei Famosi capitanata da Alessia Marcuzzi, il molto discutibile ingresso di Lory Del Santo che scelse il Gieffe vip per elaborare il lutto per la morte del figlio e la successiva incursione di Fabrizio Corona (do you know?) per rimestare nel privato della coppia Totti-Blasi prima e dopo il matrimonio. Infine quello che hanno sotto gli occhi i telespettatori dell’attuale edizione dell’Isola, la numero 14, sempre condotta dalla Marcuzzi, con nuovo capolavoro di Corona, rivelazione di corna in diretta, licenziamento degli autori e nuovo ritiro degli sponsor. Non si sa cosa sia peggio: supporre di esser finiti dentro una situazione sfuggita all’apprendista stregone di turno o, al contrario, di assistere a una montatura lucidamente allestita da qualche architetto dell’estremo. Crescono i dibattiti, le dichiarazioni, le articolesse: tutto il circo dell’infotainment si pronuncia e si schiera con questi o con quelli. Riccardo Fogli o Fabrizio Corona? Aldo Grasso o Alba Parietti? Chissenefrega. Da tempo ho deciso che il tempo è prezioso. Credo esista una gerarchia, un ordine, nell’usarlo. È così poco e, soprattutto, non siamo noi a stabilire quanto ne abbiamo a disposizione. La logica del vedere «fin dove arrivano» non mi seduce.

Lo spettacolo dei cosiddetti morti di fama sembra una riedizione moderna non troppo lontana dei circenses di epoca romana: i combattimenti dei gladiatori, le lotte con gli animali… Una forma di anestesia collettiva, di evasione da qualcosa. Allora era dalle politiche dell’imperatore, oggi chissà, probabilmente da sé stessi, dall’io. È per questo che, assistendovi, si intristisce. Siamo drogati di notizie, stimoli, sollecitazioni, tecnologie: per bucare questa mole di nozioni e informazioni bisogna tirare di più la corda. C’è sempre qualcosa di nuovo che si può inventare. Questi spettacoli continueranno a non avermi: non li ho visti e non mi piacciono. Il fatto che gli ascolti scemino mi mette di buon umore.

La Verità, 11 marzo 2019