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I turbamenti esistenziali di Augias catechizzato da Zuppi

Riparte la nuova stagione di La torre di Babele e Corrado Augias che conduce il programma (La7, lunedì, ore 21,30, 720.000 telespettatori, share del 4.3%) è turbato perché il mondo va a rotoli. Ci sono le guerre, c’è il cambiamento climatico, ci sono state le elezioni in Sassonia e in Svezia e presto ci saranno quelle in Israele, quelle di medio termine in America e poi quelle italiane. Il turbamento è tanto e c’è bisogno di trovare la bussola che orienti in mezzo al caos. Chi c’è di meglio per farsi aiutare se il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. Eccolo seduto sulla poltroncina dirimpetto al conduttore che legge brani dalla Magnifica humanitas di Leone XIV e ne elogia la capacità, unica figura di sovrano che ha saputo farlo, di guardare oltre la prospettiva delle prossime elezioni e le polemiche sulle preferenze sì o no. L’elogio di Augias è accompagnato dall’imbarazzo che lo costringe a separare l’elemento umanistico dalla «visione religiosa che si può condividere o no» e a ribadire che la redazione del programma è tutta «composta da non credenti». E ancora: «Non possiamo certo trasformarci in una trasmissione papalina», avverte prima di proporre un altro brano del Pontefice dall’intervento al Meeting di Rimini di qualche settimana fa. In certi momenti, tra il cardinale e il giornalista ateo sembra di assistere a una disquisizione accademica, che si sviluppa per categorie filosofiche. L’insistita sottolineatura del conduttore sul suo essere non credente non riesce tuttavia a nascondere quali siano le questioni che lo turbano davvero e su cui vorrebbe l’approvazione del presidente della Cei. Prima questione: perché il mondo va a destra? C’è tanta paura e ci sono molti modi di reagire alla paura, suggerisce il cardinale. Di fronte all’emergenza di Ceuta, per esempio, l’Europa dovrebbe rispondere unita e non dividendosi, osserva Zuppi, mandando un messaggio chiaro al nostro governo e appagando i desideri del suo interlocutore. La seconda questione che turba il conduttore è perché non possiamo decidere autonomamente quando staccare la spina e morire come piace a noi? Qui il confronto si fa ancora più vivace perché la realtà irrompe nella sua crudezza con l’avvicinarsi del momento finale che Augias avverte in modo stringente. Così, le domande partono dalla sua esperienza personale di sofferenza vissuta in ospedale. Ma Zuppi non si fa impressionare: la sofferenza deve essere accompagnata e può essere attraversata in modo positivo come prova il fatto che «lei adesso è qui» e ne sarà contento. L’evidenza esistenziale supera le convinzioni filosofiche.

 

 

La Verità, 16 settembre 2026