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Nelle barzellette alla fine c’è un italiano, al Milan no

Tra il nuovo Milan di Gerry Cardinale e certe barzellette d’antan intercorre una piccola ma significativa differenza. «Ci sono un inglese, un tedesco, uno spagnolo e un italiano», cominciavano così quelle storielle. La variante rossonera odierna riguarda le nazionalità: «Ci sono un americano, uno svedese, un tedesco, un austriaco e uno spagnolo». La vera differenza è che non si tratta di preliminari ma della storia per intero perché, dopo di loro, l’italiano non è contemplato. Se non vogliono abbandonarsi alla disperazione, ai tifosi del Diavolo non resta che aggrapparsi all’ironia. Il Milan, la squadra italiana che ha vinto il maggior numero di Champions League, seconda solo al Real Madrid, è destinata alla rovina. Nei giorni scorsi, sull’asfalto delle strade del Giro d’Italia, per dare rilevanza extra calcistica al proprio grido di dolore, qualcuno ha scritto a calce: «Cardinale devi vendere». Io spiegherei perché: «Cardinale, non sei capace».

Breve rewind. Prima dopo e durante l’imbarazzante finale di stagione, culminato con la sconfitta casalinga con il Cagliari che l’ha escluso dalla Champions, il tifoso milanista ha appreso che:

  1. Nelle recenti sessioni di mercato, i soldi introvabili per gli acquisti chiesti da Massimiliano Allegri si materializzavano in caso comparisse un calciatore che piaceva all’ex ad Giorgio Furlani.
  2. Zlatan Ibrahimovic, Senior advisor di RedBird, telefonava ai calciatori spifferando i pensieri negativi dell’allenatore sul loro conto.
  3. Durante la fase finale del campionato, lo stesso Ibrahimovic e il patron Cardinale avevano contattato Andoni Iraola, il tecnico rivelazione del Bournemouth, per sostituire Allegri.
  4. Il quale, a sua volta, aveva avuto un abboccamento con Aurelio De Laurentiis per prendere il posto di Antonio Conte sulla panchina del Napoli.

Tutto questo avveniva mentre si manifestava abnegazione per il raggiungimento dell’agognato obiettivo stagionale. In queste condizioni, poteva essere davvero raggiunto? Ora quanto hanno diritto a sentirsi presi per i fondelli i tifosi rossoneri?  Dopo la decapitazione della governance di Milanello (Allegri, l’ad Furlani, il direttore sportivo Igli Tare e quello tecnico Geoffrey Moncada), due allenatori hanno respinto le avance di Ibrahimovic e Cardinale: il già citato Iraola e Xavi, ex calciatore e tecnico del Barcellona. Una volta c’era la coda alla porta per venire al Milan, adesso quella porta viene sbattuta dall’esterno. Ogni giorno spunta un nome nuovo. Il terzultimo è Arne Slot, il coach che ha appena divorziato dal Liverpool. Olandese. Il penultimo è Mauricio Pochettino, commissario della nazionale statunitense. Argentino. L’ultimo e il più accreditato è Ralf Rangnick, fautore dei successi di Salisburgo e Lipsia, attualmente Ct dell’Austria in lizza ai Mondiali americani. Tedesco. In realtà, il suo ruolo sarebbe di direttore dell’area sportiva, con carta bianca nella scelta dell’intero organigramma, dalle giovanili al coach della prima squadra. Che, probabilmente, ma non è detto, sarebbe Oliver Glasner, recente trionfatore della Conference League con il Crystal Palace. Austriaco. Dopo la decapitazione, sono tante le caselle da riempire a Milanello, ma sembra che persino Ibrahimovic, anche lui sbilanciato sugli States, dove sarà commentatore di Fox sports, non approvi l’eccesso di potere che si concentrerebbe nelle mani di Rangnick. E per una volta pare non avere torto. In tutti i casi, sia lui che Pochettino e Rangnick metterebbero la testa sul Milan solo a Mondiali conclusi. Ovvero, a preparazione già avviata (da chi?) e mercato già ampiamente impostato (ancora, da chi?).

Detto questo, che non è poco, le vere questioni sono altre. Innanzitutto, la sopravvivenza dello stesso Ibrahimovic alla falcidia di cui sopra. Zlatan è l’uomo di fiducia di Cardinale. I due hanno una sintonia temperamentale, ma anche d’affari, avendo Ibra acquistato delle quote, successivamente aumentate, della finanziaria di RedBird. Paolo Maldini, licenziato a sorpresa tre anni fa, aveva declinato l’offerta per evitare conflitti d’interessi. Oltre a Ibrahimovic, l’altro uomo di fiducia del patron è Massimo Calvelli, ex tennista ed ex amministratore delegato dell’Atp (Association of tennis professionals). Pare destinato a occuparsi dei progetti collaterali del gruppo, tipo la Nba Europe, ma chissà. Nell’incertezza, per non perdere il vizio, i due superconsulenti stanno litigando sulle scelte da fare: l’unica cosa che non cambia è l’incapacità di imparare dagli errori. Calvelli vorrebbe Rangnick uomo forte, Ibra preferisce Pochettino in panchina e lo spagnolo Ramon Planes, attuale ds dell’Al-Ittihad, a fare il mercato.

Per scegliere i dirigenti, possibilmente cominciando dal vertice e scendendo nella piramide, bisognerebbe avere un progetto chiaro in testa. Purtroppo, sembra che a Zeta&Gerry difetti. Sì, certo, indicano genericamente il «modello Como» costruito da Robert e Michael Hartono. I fratelli indonesiani hanno affidato a Cesc Fabregas la guida della squadra che quest’anno ha espresso il miglior calcio della Serie A e soffiato proprio al Milan l’ultimo posto per la Champions. Ma il Como è una piccola società senza l’assillo di una tifoseria con un passato di eccellenza in Italia e in Europa. Per Zeta&Gerry però la storia del Diavolo è dribblabile come un terzino. Non a caso è stato dato il ben servito a Maldini, un cognome un marchio una bacheca. E con identica stoltezza si è venduto Sandro Tonali, un predestinato col sangue rossonero. Adesso si cercano i nuovi tecnici, ignorando cultura e tradizione del club. Intanto, nel mondo reale, Rafa Leao ha chiesto la cessione, Luka Modric potrebbe tornare al Real Madrid da dirigente, Adrien Rabiot seguirà Allegri a Napoli e Mike Maignan si guarda attorno.

Ricapitolando. Nella barzelletta del Milan ci sono un americano, uno svedese e, a Mondiali finiti, un tedesco e un austriaco. O, in alternativa agli ultimi due, un argentino e uno spagnolo. Una Torre di Babele che parlerà inglese, nella quale l’unica certezza è l’assenza di un italiano che sappia cosa sono il Milan e la Serie A.

Dicono che l’ambiente sia prostrato. Ma potrebbe andare anche peggio. Potrebbe piovere.

 

Il Foglio, 6 giugno 2026

 

Lista delle sviste del Milan: il taumaturgo non si vede

Da inguaribile tifoso milanista mi ero illuso che stavolta la barca si sarebbe raddrizzata. Non ho mai amato il calcio speculativo proposto da Massimiliano Allegri. Ma stavolta, a fronte del plebiscito con poche eccezioni che ha accompagnato il ritorno sulla panchina del Milan del tecnico livornese, dipinto come un taumaturgo da (quasi) tutte le firme addette ai lavori, mi son detto: stiamo a vedere, magari è l’uomo giusto. Dopo un campionato fallimentare con ammutinamenti di giocatori e faide di spogliatoio; dopo anni in cui si è tentato di sostituire il direttore sportivo con l’algoritmo; dopo una stagione in cui si sono ingaggiati Paulo Fonseca e Sergio Conceição, per non parlare di Emerson Royal e poi di João Félix, ho pensato: magari Allegri può riportare un po’ d’ordine e ristabilire le gerarchie giuste. Purtroppo, serve anche riportare anche uno straccio di gioco in campo. E qui, viste le prime premesse, mi pare che tocchi attendere ancora.
Ecco una rapida lista delle sviste che, ahimé, fanno temere l’ennesima disillusione.

  1. Sabato sera, dopo la clamorosa sconfitta casalinga con la neopromossa Cremonese, mister Allegri ha detto: «Non si possono prendere due gol così. Non abbiamo la percezione del pericolo». Ma il compito di insegnare a non prendere quei gol e a percepire il pericolo a chi spetta se non al tecnico? (Carlo Ancelotti dice sempre che «il bravo difensore è pessimista»).
  2. Sempre compito del tecnico, mi pare sia anche capire che tipo di difensori ci sono in rosa. Se non hai capito che i tuoi sono disordinati (Pavlovic) e impulsivi (Tomori) è grave. Il mercato è ancora aperto: serve come il pane un leader della difesa, un difensore esperto (quello che fu Kjaer nell’anno dello scudettto), tipo Kim o Koulibaly.
  3. Allegri ha parlato della necessità di «vincere le partite sporche» e di «sfruttare positivamente gli episodi». Contro la Cremonese! È l’esemplificazione plastica della sua filosofia di calcio speculativo: non pensare degli schemi offensivi, ma «sfruttare positivamente gli episodi» (calci piazzati, mischie, situazioni, errori degli avversari…), «vincere le partite sporche», «con più cattiveria».
  4. ⁠Che le partite con le squadre che si chiudono siano le più difficili è noto. Proprio contro queste squadre servono schemi offensivi per scardinare i catenacci. Non bastano difesa e contropiede che possono funzionare con chi ti attacca (vedi Liverpool in amichevole).
  5. Proprio il paragone col Napoli che si fa in questi giorni che vinse lo scudetto dopo aver perso 3 a 0 con il Verona, è sbagliato perché, a differenza di questo Milan, il Napoli gli schemi offensivi li ha: palla a Lukaku che la smista per le incursioni dei centrocampisti, palla a Politano per il tiro o il cross per Lukaku e McTominay. Contro le piccole servono giocatori che saltano l’uomo, colpitori di testa che finalizzano i cross…
  6. Fofana non mi sembra una mezzala del centrocampo a tre. In due anni che è al Milan l’avrò visto tirare 30 volte senza mai, dico mai, centrare lo specchio della porta (Allegri pensa che con Loftus Cheek possano arrivare a 15 gol a stagione). Lo vedrei in mezzo, vertice basso del centrocampo, spostando Modric mezzala, più vicino alle punte perché più abile nell’ultimo passaggio e nel tiro.
  7. Per ritardi in fase di copertura, impacci nella gestione della palla e emotività a San Siro, per ora Estupinian mi ricorda Emerson Royal.
  8. Secondo me, Gimenez non ha il fisico per fare il centro boa in mezzo all’area, tipo Lukaku o Zapata. È uno che preferisce allargarsi per triangolare, tirare o fare l’assist (vedi gol di Pulisic al Bari).
  9. ⁠Nonostante le insistenze di Allegri e di quasi tutti gli osservatori, Vlahovic non lo prenderei. Intanto perché, dopo Higuain, Bonucci e Caldara, dalla Juve non prenderei neanche Maradona (pace all’anima sua). Poi perché diventerebbe subito un caso particolare, un osservato speciale in spogliatoio. Perché come gioco (non boa, ma spazi…) somiglia a Gimenez e, infine, perché non farei mai un favore alla Juve, diretta concorrente.
  10. Temo che senza alcuni accorgimenti anche il 3-5-2 non risolva né i problemi di gioco in fase costruttiva né di tenuta in fase difensiva. Il giocatore che trae più vantaggi da questo modulo è Saelemaekers, non a caso sempre il migliore in campo. Troppo poco…

Spero tanto di sbagliarmi e che Massimiliano Allegri e Igli Tare ci facciano vincere lo scudetto.