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Il nichilismo di Corona è una macchina di soldi

Se la realtà si trasforma in reality, se non c’è distinzione tra pubblico e privato, se la vita diventa show, se la persona coincide col personaggio, se la normalità è trasgredire, se la quotidianità è ossessiva, se i soldi sono idolo assoluto, allora tutto è consentito e Fabrizio Corona può dire senza tema di smentita io sono Dio, io sono l’Italia. Quella vera, però, è Io sono notizia, non a caso il titolo della docuserie in cinque episodi da ieri disponibile su Netflix. Sfilano fotografi, impresari, giornalisti, persone dello showbiz per ritrarre il re dei paparazzi: Lele Mora e Costantino Vitagliano, Marianna Aprile e Platinette, lo scrittore Enrico Dal Buono e l’avvocato socio di follie, Tommaso Delfino. Poi la madre Gabriella Privitera, e l’ex moglie Nina Moric, visibilmente provata e autrice della confessione più dolorosa: aver «ucciso» i due gemelli che portava in grembo perché incompatibili con la scalata al successo pianificata dalla coppia. Lui glielo ha chiesto e lei ha acconsentito, ricorda Nina. Lei ne è rimasta ferita, io no, chiosa Fabrizio.
Del resto, tutto, rapporto coniugale compreso, è finalizzato al fatturato. Le notizie sono intercettate o costruite a freddo. La storia tra Flavia Vento e Francesco Totti, la separazione di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti, Simona Ventura e Giorgio Gori, le vallette e i politici. Anche il carcere si trasforma in un set, un teatro di scoop giornalistici. Poi l’onda di popolarità s’impenna ancora con Belén Rodriguez. Lele Mora racconta l’apprendistato del ragazzone e il loro rapporto ambiguo. Corona commenta: «Non è che puoi vendere l’anima al diavolo se il diavolo sei tu». La madre parla del ruolo del padre, Vittorio, schivo protagonista della Milano degli anni Ottanta e cofondatore della Voce di Indro Montanelli. Anche Marco Travaglio ricorda, commuovendosi, Vittorio. Al padre in fin di vita lui è costretto a dire di essere indagato per associazione a delinquere ed estorsione. Ogni persona è un mezzo con un fine. Anche lui è il mezzo di sé stesso: «La nuova cassa di denaro passa dalla creazione di un personaggio, che è Corona», spiega. È il trionfo dell’autonarrazione. È l’autofiction prima dei social network. È la comunicazione che crea la notizia.
«È un profeta del nulla», sintetizza Dal Buono. «Io non credo nell’amore puro, nella giustizia, nell’impegno sociale, nelle istituzioni. Io non credo in nulla», conferma lui. Le rivelazioni, le confessioni, i retroscena e gli orditi diabolici di Io sono notizia scolpiscono il monumento a un campione di nichilismo non privo di fascino. Quello di un genio del male.

 

La Verità, 10 gennaio 2026