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Il Tg1 titola ogni servizio per dare potere al pubblico

Si può sempre migliorare. Si può sempre trovare qualcosa di nuovo, anche all’interno di un copione ultra-consolidato com’è quello del Tg1. Da un paio di sere, senza cerimoniosi annunci e pompose conferenze stampa, il telegiornale in onda alle 20 su Rai 1 ha introdotto i titoli in ogni singolo servizio. Sembra un dettaglio e lo è; ma, come spesso accade, i dettagli manifestano un’intenzione più ampia. Andare incontro alle esigenze del pubblico e cogliere i cambiamenti in atto non solo nella comunicazione, per esempio.
I titoli evidenziati in ogni singolo servizio sono un’abitudine dei notiziari delle reti all news che, oltre all’argomento in primo piano, informano sulle altre notizie del momento con il rullo che scorre sotto il titolo principale. Il telegiornale diretto da Gian Marco Chiocci non può certo proporre un’informazione così tambureggiante. Il pubblico del Tg1, soprattutto della sua edizione serale, è mediamente più tradizionale, stagionato e compassato di quello di una rete di news h 24. Tuttavia, anche per l’italiano medio e le famiglie con la tv accesa all’ora di cena, alcune abitudini sono cambiate. Il telegiornale lo si sbircia più che ascoltarlo attentamente, magari resta in sottofondo mentre si prepara la cena o la si consuma. Può accadere che, privilegiando la conversazione, si abbassi o si azzeri l’audio. Insomma, la fruizione delle notizie non è più quella rituale, di qualche anno, forse decennio, fa. Ricordate? Il telegiornale è sacro, si esagerava. Preistoria. Con l’esplosione della tecnologia e dei social media, viviamo perennemente immersi nell’infosfera, l’ambiente comunicativo globale, composito e composto da un’infinità di fonti d’informazione sia analogiche che digitali, sia cartacee che virtuali. Ecco perché il consumo del notiziario serale si è fatto sempre più labile e frammentario. Si guarda con la coda dell’occhio, si ascolta a spezzoni, magari alzando il volume solo quando la notizia interessa. Una sintonizzazione fragile.
Introdurre i titoli per ogni singolo argomento è un contributo di chiarezza. Un servizio offerto ai telespettatori che possono sfogliare il telegiornale quasi come fosse un quotidiano. Questa notizia mi interessa, alzo il volume; quest’altra la conosco già, posso voltare pagina. I titoli dei singoli argomenti sono un servizio che incrementa il potere discrezionale del telespettatore. Forse varrebbe la pena di estendere l’innovazione anche all’edizione delle 13.30.

 

La Verità, 30 aprile 2026

Calciomercato – L’originale enoteca con uso di cucina

Ormai anche i tifosi iniziano a svegliarsi. Archiviato lo scudetto del Milan e la coda della Nations League, competizione di dubbia necessità e sovente causa d’infortuni, siamo entrati a tutti gli effetti nell’estate del calciomercato. Saranno due mesi d’attesa della ripresa del campionato, quest’anno già a metà agosto per far spazio ai Mondiali qatarioti ai quali, com’è noto, assisteremo da spettatori (dis)interessati. Due mesi di attese di notizie di acquisti e vendite di calciatori da un club all’altro. Si diceva dei tifosi più smaliziati rispetto alla narrazione (pardon) dei troppi specialisti della materia. Il web pullula di nuovi e vecchi siti imperniati su trasferimenti imminenti, incombenti, prossimi, sicuri o molto presunti di allenatori, campioni, seconde e terze file. Un’estate fa, per dire, qualcuno vedeva Pep Guardiola già sulla panchina della Juventus. Esiste un gergo sempre più codificato che svela quanto la notizia sia consistente o un totale miraggio. Sono formule che i lettori hanno imparato a decodificare. Per esempio, il nome del calciatore preceduto dal sostantivo «idea» («Idea Suarez», «Idea De Paul») significa che siamo alla pura invenzione. Stesso grado di concretezza quando l’identità del giocatore è preceduta dal sostantivo «suggestione». Anche «Piace» («Piace Koulibaly», «Piace Lewandoski») descrive un’incursione nell’anticamera delle ipotesi, remote o remotissime. I quotidiani, soprattutto quelli specializzati, devono pur vendere in assenza di eventi, perciò il segreto è creare il tormentone anche dal nulla, sicuri che dirigenti e manager non perderanno tempo a smentire notizie fantomatiche. Lo stesso si deve dire per i tanti talk show che pullulano nei palinsesti tv, tra i quali il più attendibile è Calciomercato – L’originale (tutte le sere su Sky Sport), condotto da Alessandro Bonan con la complicità di Gianluca Di Marzio e Valerio Spinella (alias Fayna) e la partecipazione di vari ospiti. Detto che Di Marzio è il più informato e concreto tra i calciomercatisti in circolazione e che Fayna alimenta il gossip con video e social, il programma di Sky è un talk sportivo con uso di cazzeggio come certe enoteche «con uso di cucina». Tuttavia, anche L’originale ha le sue pause, i suoi rallentamenti, le sue maniere patinate. Graffiate da qualche imprevisto, come l’irruzione di Silvio Baldini, mister del Palermo neopromosso in B, proclamatosi fieramente estraneo all’ipocrisia che regna nel calcio. Cosicché, giocando su normalità e follia, Bonan gli ha dedicato Je so’ pazzo di Pino Daniele… Sempre per cazzeggiare, ovviamente. E ingannare l’attesa della notizia.

 

La Verità, 15 giugno 2022