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Donnarumma, Pirlo, Chiesa: calciomercato folle

È il calciomercato più pazzo e incomprensibile dell’ultimo decennio. Giocatori in lizza per il Pallone d’oro che rischiano la disoccupazione. Campioni mondiali che vanno ad allenare nella serie B degli Emirati Arabi. Alti dirigenti che tornano al primo (o secondo) amore, luogo di delitti e successi. Quello che sta succedendo nelle sedi delle società di calcio, negli hotel dei ritiri e negli uffici di agenti e direttori sportivi può ispirare tanti piccoli romanzi gialli, parabole a lieto fine o thriller dall’epilogo amaro. Poteri degli euro e dei petrodollari. E superpoteri di procuratori sempre più «dittatori» del pianeta calcio. In questa estate inquieta alcune telenovele – da quella di Theo Hernandez a quella di Victor Osimhen fino a quella di Luka Modric – sono già passate in archivio, altre restano da scrivere.

Gigio Donnarumma, il superstite scomodo. Con Ousmane Dembelé e Désiré Doué è stato uno degli artefici della conquista della Champions League. Non a caso è entrato nella short list del Pallone d’oro. Eppure, Luis Enrique e i dirigenti del Paris Saint-Germain gli hanno indicato la via d’uscita: «Abbiamo preso un portiere bravo con i piedi». Per la partita di Supercoppa di stasera contro il Tottenham non è stato convocato. La sua vera colpa? Essere l’ultimo fuoriclasse del Psg delle figurine, quello di Messi Neymar Mbappè, senza i quali Luis Enrique ha vinto la Champions. E, viste le paratone contro Liverpool e Arsenal, senza Gigio l’avrebbe vinta lo stesso? I suoi 12 milioni d’ingaggio lo instradano verso la Premier.

Dusan Vlahovic, il prigioniero. Del suo stipendio. All’inizio, giornali e tv lo davano sicuro al Milan di Massimiliano Allegri. Ma col passare dei giorni sono emerse alcune difficoltà. Il mercato della Juventus, che ha preso Jonhatan David dal Lille e vuole confermare Kolo Muani, è bloccato dal suo cachet (12 milioni) divenuto scintillante mentre il talento è rimasto grezzo. Un bel grattacapo per i capoccia della Continassa. Non sarà che, dopo averlo illuso, Allegri lo lascerà a bagnomaria a Torino consumando una piccola vendetta contro la sua ex squadra?

Ademola Lookman all’ultimo dribbling. Il funambolo nigeriano dell’Atalanta è concupito dall’Inter che si è spinta fino a 45 milioni. A Bergamo resistono perché ne vogliono 50 e perché gli ruga rinforzare un’avversaria diretta. Nel frattempo, a Zingonia Lookman non l’hanno più visto (non è una battuta). Dopo il mancato passaggio al Psg dell’anno scorso, Ademola e la società avevano stabilito che di fronte alla lauta offerta di un top club sarebbe partito. «Accordo valido per l’estero», hanno puntualizzato i Percassi che lo marcano stretto. Riuscirà a dribblare anche loro per andare a comporre il tridente da sogno con Lautaro e Thuram?

Adriano Galliani, il deus ex machina. A 81 anni è il più in forma di tutti. Dopo che avrà completato la vendita del Monza agli americani di Beckett Layne Ventures, tornerà al Milan (di RedBird). Sponsor Zlatan Ibrahimovic, ha incontrato Gerry Cardinale nello yacht di Flavio Briatore. Per riaverlo in società, ridandole il peso che ha perso nel palazzo del calcio, gli verrà ritagliato un ruolo inedito di superconsulente con ampi margini di manovra. Ibrahimovic, Allegri, Galliani: attenti a quei tre, è stato scritto (anche se la prima volta c’era Berlusconi). Certi amori non finiscono…

Andrea Pirlo, panchina errante. Dentro il campo usava il compasso, a bordo cerca ancora casa. Dopo il quarto posto con la Juventus, l’esperienza in Turchia al Fatih Karagümtük e l’esonero dalla Sampdoria per la mancata promozione in A, il regista tutto eleganza e materia grigia prova a ripartire dallo United Fc di Dubai, Serie B degli Emirati Arabi. Il presidente Ilie Cebanu l’ha presentato così: «Lui incarna i valori e le ambizioni del nostro club, e crediamo che possa essere una figura chiave per portarci a un livello superiore». Di sicuro i valori che percepirà (non si sa quanti) porteranno il suo conto a un livello ancora maggiore.

Stefano Pioli, il pendolare. Un anno a Riad a 10 milioni e ritorno in patria a 3: se non è amore… Dalla panca dell’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo a quella della Fiorentina che già fu sua dal 2017 al 2019, anni sereni ma turbati dalla morte di Davide Astori. Oltre all’amore c’è la voglia di riscatto, di dimostrare di essere un vincente e che lo scudetto conquistato con il Milan nel 2022 non è stato solo un regalo dell’Inter. Pioli sa creare il gruppo come pochi: tornerà on fire a Firenze?

Ardon Jashari, lo scacchista. Ha solo 23 anni ma la tenacia e l’arguzia di un quarantenne. Saputo dell’interesse del Milan, la squadra che da Cham (Svizzera) andava a vedere in macchina da bambino, ha detto «fermi tutti». Vane le più laute offerte dalla Germania, dalla Premier e dal Paese dei Balocchi. Ha lasciato che i dirigenti del Bruges imbastissero aste, mostrassero i muscoli e lo invitassero a rimanere. Poi ha incontrato il presidente e chiesto il mantenimento del patto che prevedeva la sua partenza davanti a un’offerta superiore ai 30 milioni: voglio andare al Milan e basta. Scacco matto.

Hakan Chalanoglu, fidarsi dei turchi? Mai come quest’estate Hakan ha sentito così seducenti le sirene da Istanbul, che pure non è la sua città, essendo nato a Mannheim (Germania). Dopo l’ultimatum di Lautaro post sconfitta in finale di Champions («Chi vuole restare all’Inter resti, chi vuole andare arrivederci»), il suo sembrava un addio scritto. Invece, il Galatasaray non ha formalizzato l’offerta. Foto sorridente con Martinez e tutto risolto? Quasi, perché sempre da Istanbul sembrava farsi avanti il Fenerbache di José Mourinho. Sembrava, però. Mai fidarsi dei turchi (anche se nati in Germania).

Alvaro Morata, l’inquieto. Il Como dov’è appena approdato è la sua quarta squadra in un anno, dopo Atletico Madrid, Milan e Galatasaray. Nel frattempo, ha rimesso in piedi il matrimonio con la modella veneziana Alice Campello, quattro figli insieme. Laborioso anche il trasferimento dalle rive del Bosforo a quelle del Lario. C’erano di mezzo i soliti turchi che, nonostante abbiano acquisito a titolo definitivo Osimhen, hanno preteso congrue indennità per interrompere in anticipo il prestito dal Milan del capitano della Nazionale spagnola. Cesc Fabregas, già suo compagno al Chelsea e in Nazionale, lo ha stregato.

Federico Chiesa, il figliol prodigo. In attesa di un padre che lo riaccolga. «Fuori dal progetto» di Thiago Motta, ha impennato l’orgoglio ed è migrato in Premier League, sponda Liverpool. Purtroppo, la concorrenza di gente come Mohamed Salah e Cody Gakpo lo ha presto immalinconito. Figuriamoci ora con l’arrivo di Florian Wirtz, Hugo Ekitike e Jeremie Frimpong, 280 milioni in tre. Non convocato per la recente tournée asiatica, il nostro Federico è rimasto tra le brume a ripassare Yesterday. Arne Slot, il tecnico dei Reds, dice che a loro serve ancora (?), ma se vuole tornare in Nazionale Rino Gattuso gli ha suggerito di rimpatriare. Citofonare Antonio Conte?

 

La Verità, 13 agosto 2025

La storia vintage di Jashari nel calcio dei trilioni

Una storia unica, una vicenda romantica d’altri tempi. Nel calciomercato di questa folle estate, dove c’è chi s’incolla a Temptation island e chi non perde un trafiletto sulle indagini sul delitto di Garlasco, tra contratti ultramilionari e trasferimenti in lontane città del Golfo Persico c’è anche la storiella sentimentale di un giocatore che vorrebbe coronare il sogno che aveva da bambino. Proprio così. L’abbiamo sentito un miliardo di volte quando un giocatore posa con la maglia della sua nuova squadra ripete sempre la formuletta: si compie il sogno che avevo da bambino. Nel caso di Ardon Jashari, centrocampista svizzero che milita(va) nella squadra belga del Bruges e si è promesso al Milan, non si sa ancora se questo sogno coronato. E forse anche per questo la vicenda merita di essere rivisitata come una piccola parabola. Ognuno ha le proprie perversioni: c’è chi segue il gossip dei tradimenti di Raoul Bova e i trappoloni orditi da Fabrizio Corona, uno ogni estate, e chi si fa con le notizie di calciomercato e i mirabolanti cambi di casacca degli eroi pallonari. Nella società della comunicazione selvaggia non ci sono limiti alle patologie. Tuttavia, finché non si fa del male a nessuno, certi eccessi si possono tollerare, anche perché alimentano succosi spicchi di mercato, dalle riviste specializzate nelle storie di corna e ai reality show fino alle rubriche televisive e alle paginate dei quotidiani sportivi sui trasferimenti multimilionari dei calciatori.

Con l’apertura della frontiera araba, da qualche anno la campagna estiva di acquisti e vendite dei giocatori ha registrato una fantasmagorica accelerazione. Prima c’erano sostanzialmente due mondi che si contendevano le prestazioni degli eroi in mutande, Europa e Sudamerica, con qualche appendice nell’America settentrionale e la breve parentesi, già chiusa, della Cina, dove alcuni calciatori andavano a finire la carriera allettati da vagonate di milioni. Ora si assiste a un andirivieni continuo da Riad e dintorni di giocatori anche relativamente giovani e allenatori che, dopo appena un anno di cibo, tuniche e veli sauditi, salgono sull’aereo che li riporta nell’amato Occidente, accettano una manciata anziché un baule di milioni ma si consolano con la ribollita al posto del cous cous. L’ultimo caso è quello di Stefano Pioli, passato dalla panchina dell’All-Nassr di Cristiano Ronaldo a quella più confortevole della Fiorentina. Dietro di lui potrebbe tornare in quel di Firenze, anche Franck Kessie, altro pentito dell’emigrazione lastricata di petrodollari, scomparso dal calcio che conta dopo l’addio al Milan e un’inutile annata a Barcellona, e finito all’All-Ahli di Gedda sul Mar Rosso. A fronte di due ritorni nobili, degne di segnalazione sono due andate fresche di firma sotto una sfilza di zeri. Quella di Andrea Pirlo, il predestinato, l’architetto campione del mondo 2006, sul contratto che gli ha sottoposto lo United Fc di Dubai che milita nella serie B degli Emirati Arabi. E quella di Mateo Retegui, venduto dall’Atalanta per 68 milioni all’Al-Qadsiah, compagine senza troppe ambizioni con sede ad Al Khobar sul Golfo Persico, 11 ore di volo da Milano. Si è trasferito laggiù a 26 anni per 20 milioni di dollari all’anno e sembra contento, chissà i suoi famigliari e il neo Ct della Nazionale, Rino Gattuso. Ma così va il mondo del calcio, drogato dalle ambizioni degli sceicchi e dal gigantismo della Fifa che organizza carrozzoni come i Mondiali per club di un mese in piena estate negli Stati Uniti (Jurgen Klopp: «È la peggior idea mai vista nel calcio. La prossima stagione vedremo una raffica ancora maggiore di infortuni»).

In questa cornice risalta la storia dal sapore vintage di Ardon Jashari, un calciatore che ha compiuto 23 anni, nato a Cham in Svizzera, da dove, quand’era ragazzino, andava tutte le domeniche a San Siro in macchina con i genitori per vedere il Milan. Bene. La trattativa per il suo trasferimento nel club rossonero dura da un mese e mezzo nonostante fra il giocatore e il Bruges ci fosse un patto per il quale, a fronte di un’offerta consona di un grande club, l’avrebbero lasciato partire. Per il cartellino la sua società ha sempre chiesto 35 milioni di base più cinque di bonus. L’accordo tra il giocatore e il Milan è definito da tempo: 2,5 milioni per quattro anni, ma il ragazzo è disposto anche a ridursi l’ingaggio per agevolare la trattativa. L’ultima offerta del Milan per il cartellino del miglior giocatore del campionato belga nonché nazionale svizzero è di 33,5 milioni di base fissa più due di bonus facilmente raggiungibili (la possibilità che la squadra si qualifichi per la Champions una volta nei prossimi cinque anni) e altri due per obiettivi meno facili, per un totale di circa 38 milioni. Quello che conta però è che i 35 milioni di base siano sostanzialmente garantiti. Invece no. Per i dirigenti del Bruges non è così, offerta respinta. Siamo al muro contro muro perché il Milan ha fatto sapere di ritenere la sua offerta ragionevole e non si spingerà oltre. Prendere o lasciare. E mentre il club belga ha dovuto chiudere i profili social per le incursioni poco urbane dei tifosi rossoneri, in mezzo c’è il giocatore con la sua favola romantica. Un ragazzo fermo nella decisione, che ha rifiutato altre proposte da Borussia Dortmund, Nottingham Forest e Aston Villa e vuole andare solo al Milan. Anzi, davanti all’ultimo niet del Bruges e al tentativo dei dirigenti di creare un’asta sollecitando altre società della Premier a pagare i 40 milioni richiesti, il ragazzo ha annunciato che non giocherà più con la maglia a strisce nerazzurre.

Anche i sogni hanno un prezzo. Vedremo se quello di Ardon si realizzerà.

 

La Verità, 31 luglio 2025