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«La preside» di frontiera nuovo eroe della fiction

Che la scuola sia diventata la nuova frontiera della formazione dei nostri giovani ce lo dicono, spesso tragicamente, le cronache quotidiane. Anche la fiction, persino quella delle reti generaliste, solitamente più lenta di riflessi rispetto alla serialità delle piattaforme internazionali, se n’è accorta. Al posto di poliziotti e investigatori, professori, insegnanti e presidi sono i nuovi eroi delle serie tv, premiate dagli ascolti. Dopo che, a dicembre su Rai 1, si è conclusa in modo discutibile la terza stagione di Un professore, sono contemporaneamente in onda due storie di presidi, la prima su Canale 5, frutto della fantasia degli sceneggiatori ma, basata sul revenge porn, non così distante dall’attualità, la seconda, su Rai 1, ispirata alla vicenda di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’istituto alberghiero di Caivano, in Campania. Prodotta per Rai Fiction da Bibi film e Zocotoco, ideata da Luca Zingaretti, La preside è diretta da Luca Miniero.
A interpretarla con discreta efficacia c’è Luisa Ranieri, bionda come la vera ex professoressa di educazione fisica (Rai 1, ore 21,51, sempre più tardi, 4,5 milioni di spettatori, 27,4% di share). Mentre tutti si scansano, temeraria, Eugenia accetta tra gli applausi dei colleghi la destinazione all’istituto Anna Maria Ortese del Parco verde, regno del clan di Giuliana ’a Vesuviana (Daniela Ioia). L’edificio è ridotto quasi una discarica, ma non abbastanza per impedire l’attività di una folcloristica tintoria. La percentuale di frequenza scolastica vicina allo zero compete con l’assenteismo del corpo insegnante. Accompagnata dalla batteria della colonna sonora che ne sottolinea decisionismo e autoironia, la preside si rimbocca le maniche, ripulisce letteralmente la scuola, tampina i professori lavativi, va a fare l’appello degli studenti nei palazzoni fatiscenti dell’edilizia popolare, stanandoli dalle loro insane abitudini. Insomma, fa della riqualificazione dell’istituto e del recupero dei ragazzi una sorta di missione, al punto da trascurare inevitabilmente il suo ruolo di moglie e madre. Altrettanto inevitabile è che la sua opera entri in rotta di collisione con gli affari dei boss locali. La via del riscatto è stretta come quella che percorre tutti i giorni da casa a scuola sotto gli occhi minacciosi dei camorristi. La scuola è un avamposto sulla frontiera della criminalità, ma ha bisogno di eroi che resistono nella trincea della formazione delle giovani generazioni. Tanto più che oggi, dell’antica alleanza tra genitori e insegnanti non c’è più traccia.

 

La Verità, 21 gennaio 2026

Un video ricatta Ferilli: è fiction ma pare cronaca

Una storia, niente di più. Una storia di attualità, plausibile, normale, verrebbe da dire, nella sua perversione. Una storia della porta accanto, simile a quelle che ascoltiamo spesso nelle cronache dei telegiornali. Una vicenda di revenge porn, la diffusione sul web di video intimi, per vendetta o umiliazione. È la trama di A testa alta – Il coraggio di una donna, la miniserie in sei episodi (tre serate) di Canale 5, protagonista Sabrina Ferilli nei panni di Virginia Terzi, una preside di liceo stimata dai colleghi e premiata dalle autorità per la sua professionalità (mercoledì, ore 21,45, oltre 4 milioni di telespettatori, share 25,2%). Virginia è anche moglie di Luigi (Fabrizio Ferracane), affermato avvocato, e madre di Rocco (Francesco Petit), il figlio sedicenne che frequenta lo stesso liceo. Al momento della proclamazione come preside dell’anno, il sindaco (Augusto Fornari) annuncia l’approvazione del progetto di attività interdisciplinari «A testa alta», voluto dalla dirigente scolastica contro le dipendenze digitali. Ma l’idillio è subito infranto. Sui cellulari di professori e studenti diventa virale il video rubato delle effusioni intime della preside con quello che si scoprirà essere l’insegnate di educazione fisica dell’istituto (Raniero Monaco Di Lapio). Con la collaborazione della tv locale, lo scandalo scuote l’intera comunità del borgo in riva al lago. Lo tsunami dissesta anche la famiglia di Virginia, il marito respinge le accuse di trascurare la moglie, il figlio stenta a reggere il sarcasmo di Alex (Andrea Pittorino), il figlio bullo del sindaco. Ogni mattina è un incubo percorrere il corridoio d’ingresso della scuola davanti agli sguardi inquisitori e agli sfottò. A Virginia non resta che rifugiarsi a casa di Cecilia (Gioia Spaziani), la sorella ispettrice di polizia, pronta a sostenerla e aiutarla nella ricerca dell’autore del video. Ma mentre emergono altri motivi di scontro in famiglia, le indagini non progrediscono. Così l’ex preside modello si trova di fronte alla scelta: resistere o farsi da parte, dandola vinta al ricattatore? Una professionista chiacchierata può svolgere un ruolo educativo in una scuola pubblica? Quanto la fragilità privata ne intacca l’autorevolezza di dirigente scolastica e incrina la credibilità dello stesso liceo?
La storia avanza tra dubbi morali (o moralistici) e indizi thriller a caccia del nemico. Diretta da Giacomo Martelli e prodotta da Banijay Studios Italy, A testa alta – Il coraggio di una donna è un racconto semplice, senza ambizioni autoriali, che incuriosisce perché parla di noi.

 

La Verità, 9 gennaio 2026