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Chiara Francini stravince, Fedez si conferma penoso

Le pagelle della terza serata del 73° Festival di Sanremo

I duetti, più bassi che alti. Voto: 5

Tra 28 cover se ne salva meno di una decina. Sostanzialmente quelle in cui spuntano i leoni della canzone. Questione di spessore, non anagrafica. Vogliamo mettere Edoardo Bennato con Ditonellapiaga? O Elisa con Carla Bruni? Ottima Let it be in versione gospel di Mengoni a sua volta in versione queer. Colpiscono la supersexy Elodie e le movenze ancora feline di Lorella Cuccarini. Ma qui la musica c’entra meno.

Il ricordo delle foibe, un rattoppo. Voto: 5

Inserito all’ultima ora su invito del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Amadeus ha balbettato prima dicendo che non si può commemorare tutto, poi assicurando che era già previsto, infine anche leggendo maluccio una pagina dal libro La bambina con la valigia. Una cosa evidentemente aggiunta per dovere.

Chiara Francini, avercene. Voto: 8,5

La migliore delle co-conduttrici, sovverte la liturgia salendo la scala anziché scenderla, dando del lei ai colleghi («c’è una gerarchia»), incarnando la diva d’altri tempi. Il meglio non è sempre il futuro. E sovverte pure le aspettative sulle donne dell’Ariston: con quel personalissimo monologo sulla maternità mancata la meno attesa si dimostra la più efficace.

Ultimo ed Eros borgatari. Voto: 8

Sarà la provenienza comune, l’umiltà di chi non si sente guru, la sintonia tra loro si è toccata con le orecchie e il cuore, anche quando a Ramazzotti sono mancate le parole. La periferia passa nei testi e nelle voci di carta vetrata. E vince. Con Un’emozione per sempre, Adesso tu e Più bella cosa tutto l’Ariston si alza per cantare e applaudire.

Articolo 31 e Fedez sempre uguali . Voto: 3

Quando arrivano sul palco si pensa: toh, il marito di Chiara Ferragni sa anche suonare la chitarra. Oddio, suonare… Gli altri due con cappellino e pigiama luccicante saltellano qui e là in omaggio all’eterno giovanilismo con esiti patetici. Le orecchie vorrebbero ribellarsi, per fortuna finiscono presto. Ma congedandosi non riescono a non lanciare il messaggio: «Giorgia, legalizzala». Penosi.

 

 

 

 

La rivincita pop di D’Alessio arruola tutti i big

È stata una garbata rivincita la festa che Gigi D’Alessio ha offerto l’altra sera su Rai 1 per i trent’anni di carriera. Un grande concerto con ospiti di primissimo piano, tutti coinvolti e grati dell’invito del cantautore napoletano. S’intitolava Gigi uno come te trent’anni insieme la serata speciale trasmessa dalla piazza del Plebiscito gremita di un pubblico che ha accompagnato tutte le canzoni degli interpreti che si sono susseguiti e non a caso il protagonista ha chiesto al regista d’inquadrare più la piazza del palco (nella folla il cartello di una ragazza: «Sposami»), «perché siete il coro più bello del mondo» (venerdì, ore 21,30, share del 24,5%, 3,5 milioni di telespettatori). Una festa con dentro il sapore della rivincita, come annunciato dal brano di apertura: «Non mollare mai/ Manda avanti il cuore che domani vincerai/ Non ho mai dimenticato/ Le porte in faccia ricevute/ La risposta era la solita per me/ Ci faremo noi sentire, le faremo poi sapere/ Ma il telefono non mi squillava mai». La rivincita era quella piazza piena, la prima serata della rete ammiraglia, la partecipazione dei maggiori big della musica e dell’intrattenimento italico. A cominciare da Eros Ramazzotti (medley con Un’emozione per sempre, Più bella cosa…), per proseguire con una Fiorella Mannoia in gran forma e il duetto sulla sempre commovente Quello che le donne non dicono di Enrico Ruggeri, con Amadeus, immancabile in ogni show di Rai 1, per un altro medley con brani anni Novanta e poi via via tutti gli altri, Luchè, Vanessa Incontrada, Stefano De Martino, Achille Lauro, Vincenzo Salemme, il figlio Lda che si esibisce con il padre al pianoforte. Un trionfo di napoletanità non piagnucolosa, anzi, internazionalissima nel tributo a Renato Carosone (Tu vuo’ fa l’americano, Torero, O’ Sarracino), apice della serata, con Rosario Fiorello, apparso a sorpresa. Anche nelle parole dello showman siciliano è strisciato il sapore della rivincita: «Ieri, mentre provavamo, dentro il Palazzo Reale qui di fronte c’era il G7 dei ministri della Cultura d’Europa, era riunito il Gotha della cultura. Invece qui c’erano l’ex re dei matrimoni e l’ex re del karaoke… chiamavamo il nostro ministro: Franceschini… Dario… I suoi colleghi chiedevano lumi… E lui: no, non li conosco…». Un duetto concluso da un capolavoro crossover, specialità di Fiorello: Come suena el corazòn di D’Alessio interpretata sulle note di The Wall di David Gilmour per un’inedita band Gigi Floyd. Una bella serata, la rivincita di un cantautore considerato troppo pop per godere degli elogi della critica ufficiale.

 

La Verità, 19 giugno 2022