Il fumettone con buoni e cattivi di cui c’era bisogno
La tigre ruggisce, ma starei con i piedi ben piantati a terra. Dopo i primi due episodi di Sandokan, lunedì primo dicembre, con un inatteso boom di ascolti su Rai 1 (5,7 milioni di telespettatori, 33,9% di share), si sono lette recensioni inneggianti al ritorno della televisione e alla tv generalista resiliente. Sarà, ma già l’altra sera l’audience si è contratta a 4,4 milioni e il 27,6%, numeri sempre positivi, ma più normali. Cos’è successo di strabiliante? Una fiction con una trama nota, personaggi forti e facilmente identificabili, con scenari esotici (le coste della Calabria per rendere il Borneo e Singapore), un’atmosfera fiabesca e sconfinamenti nel fumetto, un robusto budget a disposizione di produttori di lungo corso (Lux Vide e Freemantle per Rai Fiction) conquista una grande fetta di pubblico: è il caso di esaltarsi? Siamo davanti a un racconto rassicurante di cui, forse, oggi si avverte il bisogno. A una serie meglio doppiata che recitata, nonostante il cast altisonante con Can Yaman nel ruolo della «tigre della Malesia», Alanah Bloor in quello della «perla di Labuan» e Alessandro Preziosi nei panni di Yanez de Gomera.
La trama viene romanzi dai Emilio Salgari. Sandokan è un pirata senza particolari ambizioni se non quella di proteggere la sua libertà e quella del «fratellino» Yanez fin quando, sull’isola di Labuan, sede del consolato britannico frequentato dall’ambiguo sultano del Brunei, s’imbatte in Marianna Guillonk, l’irrequieta figlia del console, corteggiata dal cacciatore di pirati e fumatore d’oppio, il capitano James Brooke (Ed Westwick). Grazie alla pratica della schiavitù, gli inglesi controllano anche la preziosa produzione di antimonio delle miniere e così Sandokan s’incarica anche di liberare gli uomini trattati come bestie dall’Impero britannico. Finché non arriverà a scoprire qualcosa di inatteso sul suo passato.
Insomma, da che parte stiano i buoni e i cattivi è ben chiaro: sarà questo il segreto di tanto successo? In un momento denso di nubi non si cercano troppe sfumature e complessità autoriali. L’analisi dei target conferma la visione intergenerazionale. C’è il pubblico stagionato che ricorda lo sceneggiato del 1976 ed è interessato a confrontare Can Yaman («sono dimagrito 10 chili, ho praticato equitazione, ho studiato il copione in inglese») con Kabir Bedi («mi fecero nuotare, cavalcare, tirare di scherma e correre, oltre che fissare intensamente la macchina da presa»). Ma c’è una anche quota di pubblico giovane, interessato ai muscoli e allo sguardo tenebroso dell’attore turco, fucina di gossip, come testimonia il tifo sui social di numerosi account femminili.
La Verità, 10 dicembre 2025
