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Patù, il talk tridimensionale floppa ma merita fiducia

È stato un flop, un disastro assoluto con appena l’1.5% di share e 155.000 telespettatori (1.4% e 259.000 nell’anteprima), eppure Patù – La passione delle idee, in onda mercoledì sera su Rai 2, il programma condotto da Roberto Inciocchi va difeso e incoraggiato. Innanzitutto, perché la «passione» del titolo tratto dal nome di un paesino del Salento a sua volta derivato da pathos, è visibile nel modo di scegliere e affrontare gli argomenti attraverso storie, testimonianze e contributi insoliti. Questo nuovo format degli Approfondimenti diretti da Paolo Corsini avrà vita dura in una serata presidiata da È sempre cartabianca su Rete 4, talk show classico, da Chi l’ha visto? su Rai 3, crime investigativo, e da Una giornata particolare su La7, divulgazione storica. Patù è diverso dai concorrenti che hanno pubblici già consolidati e dovrà perciò sudare parecchio per farsi largo. Inciocchi, ex Sky e poi al timone di Agorà ha le spalle per posizionarsi anche in primetime. E, per quanto si è visto nella prima puntata, merita di essere aspettato per la sua differenza. In primo luogo, l’assenza di polarizzazioni e tifoserie. Per dire, si è scelto di non parlare del caso Garlasco (ma di Pietracatella, dove madre e figlia sono state avvelenate dalla ricina) proprio perché sull’omicidio di Chiara Poggi il pubblico è schierato in due fazioni. La seconda particolarità è che la politica non la fa da padrona, e anche questa ha l’aria di essere una forma di prevenzione contro le risse di opinioni. Non per questo, però, si sono evitati temi divisivi come la crisi di Gaza, avvenendo l’esordio del programma la sera del 7 ottobre. Ciò nonostante, si è riusciti a parlarne con gli ospiti convenuti, Paolo Mieli, Claudia Fusani e il nostro Francesco Borgonovo, in un modo persino propositivo, esemplificato dal racconto di due chef, uno palestinese e una israeliana, che collaborano da diversi anni e hanno appena vinto insieme il Campionato mondiale di cous cous di San Vito Lo Capo. E questa è la terza originalità di Patù: il tentativo, riscontrabile nei vari temi trattati, dalla crisi degli ulivi del Salento alla tragica vicenda di Silvia Gaggini che ha visto l’ex marito uccidere il loro figlio prima di togliersi la vita in carcere, di suggerire un bagliore di speranza. Un tentativo che, a differenza dei talk show polarizzati, approfondisce davvero l’argomento offrendo un’ipotesi di risposta. Insomma, un talk tridimensionale rispetto ai soliti duelli manicheisti. Quella imboccata da Inciocchi è una strada in salita perché noi telespettatori siamo ormai disabituati a un ascolto impegnato e privo di pregiudizi.

 

La Verità, 9 ottobre 2026