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Il servizio pubblico degli inviati dei tg di cui si tace

Certo, non sono «gli inviati di Report», una categoria a parte che gioca nella Champions del «giornalismo d’inchiesta», altra specifica elettiva. Sono solo inviati quotidiani, che entrano nelle nostre case tutti i giorni, di solito all’ora di cena. Sono i giornalisti del Tg1 (e anche degli altri tg) che non godono della visibilità dei loro colleghi, autori di appelli e ultimatum alla Rai, l’azienda per cui lavorano. Chi si ricorda delle loro firme e quali servizi realizzino? Il telegiornale lo si guarda sempre distrattamente, mentre si apparecchia o sparecchia la tavola, o con l’audio spento per non intralciare la conversazione. I giornalisti dei notiziari tirano la carretta day by day, tra un’alluvione, un femminicidio e un reato commesso da un irregolare. Cose quotidiane alle quali abbiamo fatto il callo. E l’anno fatto anche loro, gli autori dei servizi relativi. Invece no. Qualcosa forse è successo nella redazione del Tg1 perché nello stretto giro di un paio di giorni ha messo a segno una piccola sequenza di colpi. Scoop, si dice nel gergo della materia. C’è un giornale da fare, tutti i giorni più volte al giorno. E allora facciamolo al massimo, alla Vasco Rossi, senza porci limiti. Nulla è scontato se non ciò che si crede già di sapere e non si sottopone alla prova della curiosità. E allora ecco che Leonardo Zellino, uno che si è fatto tutto il mese di gennaio a Crans-Montana, s’imbarca su un aereo per il Camerun e va a scovare Gomes Tavares, per non accontentarsi dei video reticenti che il produttore esecutivo dell’attentato a Sigfrido Ranucci disposto dal mandante Valter Lavitola, inviava per calmare le acque qui in Italia. Oppure Giuseppe La Venia, firma dei servizi sul fatto del giorno, che intervista, senza svelarne il volto, l’uomo che ha tentato per primo di calmare Abderrahim Fakir, l’irregolare morto a Modena in circostanze da chiarire: da quel giorno il soccorritore vive nascosto perché subisce minacce e intimidazioni. O, infine, Stefano Fumagalli, inviato di esteri reduce da Ceuta, che vola fino al confine tra il Nepal e il Tibet per realizzare i reportage dalle zone colpite dall’ultima alluvione. Si potrebbero fare anche altri nomi, da Felicita Pistilli a Ignazio Ingrao a Roberta Ferrari… Colleghi senza auree particolari, senza piedistalli, senza trapezi e autocompiacimenti narcisistici, che fanno il loro lavoro: informano i telespettatori confezionando un notiziario credibile. Solo per fare servizio pubblico. Un servizio al pubblico.

 

La Verità, 31 agosto 2026